di Luca Serranò
La Repubblica, 24 luglio 2025
Ancora ombre sul caso di Costel Scrupcaru, il detenuto romeno di 58 anni trovato senza vita, venerdì scorso, in una cella di isolamento del carcere La Dogaia di Prato. Una morte che la procura considera sospetta, per il ruolo di vertice dell’uomo nelle dinamiche criminali della casa circondariale (era stato tra i protagonisti della rivolta dello scorso 5 luglio), ma anche per l’accertata libertà di movimento dei reclusi di maggior spessore criminale, capaci di far arrivare intimidazioni e pesanti minacce anche nella sezione di isolamento.
di Paolo Nencioni
Il Tirreno, 24 luglio 2025
La scoperta è stata fatta grazie al reclamo presentato da un detenuto. Ai tanti mali che affliggono la casa circondariale della Dogaia ora ne va aggiunto un altro, certificato da una perizia tecnica, che potrebbe provocare conseguenze abbastanza importanti, negative per le casse dello Stato, positive per i detenuti. Si tratta del problema della dimensione delle celle, che sono troppo piccole rispetto a quanto previsto dalla legge. In quasi 40 anni nessuno se n’era accorto, oppure qualcuno aveva fatto finta di non accorgersene.
di Luca Bonzanni
L’Eco di Bergamo, 24 luglio 2025
Si punta alla detenzione domiciliare per chi ha dipendenze. “Ma pochi i posti nelle comunità”. Edilizia penitenziaria, via Gleno non c’è. Don Tengattini: “Il disagio psichico è un problema grave, andava affrontato”. Tra gli addetti ai lavori circola una battuta venata di scoramento: al netto dei dettagli, sono le stesse proposte di un anno fa. Nel luglio del 2024 il governo varava un decreto legge sulle carceri: si prevedeva l’istituzione di un “albo” delle strutture residenziali per l’accoglienza e il reinserimento sociale di detenuti con problemi di dipendenza da sostanze stupefacente e con un residuo di pena inferiore ai 12 mesi, e sullo sfondo si ribadiva l’impegno a migliorare l’edilizia penitenziaria.
di Enrico Fresu
L’Unione Sarda, 24 luglio 2025
Adesso è ufficiale, lo scrive anche il Ministero della Giustizia: nel carcere di Uta apre il braccio del 41 bis. Ospiterà 92 mafiosi. L’inaugurazione è “prossima” e il dicastero si riserva di “comunicare la data effettiva”. Ma la nota inviata a tutti gli enti interessati è chiara: “Preparativi, ognuno per la sua competenza”. I destinatari della lettera inviata dal direttore generale del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Ernesto Napolillo, sono: i presidenti del Tribunale di sorveglianza e del Tribunale di Cagliari, il procuratore della Repubblica, il prefetto, il questore, il comandante provinciale dei carabinieri, il procuratore nazionale Antimafia di Roma, il provveditore dell’amministrazione penitenziaria regionale e il direttore generale della Asl. La missiva è inviata “per doverosa notizia, anche in termini di garanzia della sicurezza pubblica, nonché per l’eventuale adeguamento delle singole funzioni di competenza”.
di Francesco Alberti
buonasera24.it, 24 luglio 2025
Il 27 luglio anche i reclusi della Casa circondariale aderiscono alla staffetta del digiuno promossa da avvocati e magistrati per chiedere la riforma sulla liberazione anticipata. Appello al Parlamento: “Rivedere subito il disegno di legge Giachetti”. Da Taranto parte un segnale forte destinato a coinvolgere il sistema penitenziario di tutto il Paese. Dopo l’adesione di magistrati e avvocati, anche i detenuti della casa circondariale tarantina annunciano una giornata di sciopero della fame, prevista per il 27 luglio, per sostenere la staffetta del digiuno in corso da inizio mese. L’obiettivo è sollecitare un immediato riesame del disegno di legge sulla liberazione anticipata promosso dall’onorevole Roberto Giachetti.
Il Mattino, 24 luglio 2025
Lo scopo è il reinserimento dei detenuti con la creazione di figure come: barista o manutentori di macchine del caffè. Arriverà presto nel carcere di Secondigliano a Napoli, in un’area dedicata saranno messe a dimora piantine di caffè e sarà dato avvio alla coltivazione. L’iniziativa rientra in un’azione complessiva tendente al reinserimento dei detenuti attraverso progetti di formazione e qualificazione con la creazione di figure come quelle del barista. Lo ha ricordato il presidente di Kimbo spa, Mario Rubino, nel corso di un incontro con l’imprenditore e scrittore Oscar Farinetti in visita alla sua azienda a Melito (Napoli), proprio a due passi dall’Istituto penitenziario. Ha detto: “È una iniziativa nata in collaborazione con la Facoltà di Agraria dell’Università ‘Federico II’ - - e vuole contribuire a rafforzare l’aspetto sociale e di legame col territorio della nostra attività. Credo sia necessario offrire da parte nostra un contributo importante a chi è in difficoltà”.
di Walter Veltroni
Corriere della Sera, 24 luglio 2025
Trump, i social, le paure: non sappiamo più riconoscere i limiti ma quelle belve da tastiera non rappresentano l’umanità vera. Il mondo a rovescio. Il prevalere, persino nel discorso pubblico, dei peggiori sentimenti umani, sembra essere diventata ormai una norma alla quale si finge di non dare peso. “Ragazzate” e pronti per la discesa di un altro gradino. Sarò figlio di un altro tempo, ma mi sembra inaccettabile vedere che sul social di proprietà del Presidente degli Stati Uniti viene rilanciato un video confezionato con l’intelligenza artificiale che mostra Trump ridere sguaiatamente mentre il suo predecessore Obama viene ammanettato e poi detenuto in una cella. C’è tutto in quel video, anche un non celato spirito razzista e, soprattutto, pesa la decisione di “farlo proprio”, quasi istituzionalizzarlo, pubblicandolo laddove risulti indiscutibile la paternità. Così fu per quell’altro orrore del video, stessa tecnica, che immaginava potesse nascere un resort a Gaza, dove invece stavano morendo migliaia di esseri umani.
di Eleonora Camilli
La Stampa, 24 luglio 2025
Dal suicidio assistito in Italia alle possibilità in Svizzera, le chiamate dai malati terminali al centralino dell’associazione Coscioni: “Sbigottiti da uno Stato che non ci concede clemenza”. “Vorrei che mi aiutaste a morire in Italia. Vi prego, rispondete a questo mio accorato appello”. Vittorio (nome di fantasia) da quattro anni ha una diagnosi di adenocarcinoma al polmone, ma il tumore è ormai arrivato fino alle ossa. Le sue gambe si stanno lentamente paralizzando, il corpo non gli risponde più. La sua condizione, dice, ormai è invalidante e frustrante. “Da quando è subentrata questa malattia così cattiva ho cercato di pensare a quello che vorrei per il mio fine vita, perché la prospettiva è molto dolorosa - racconta l’uomo -. Sono già seguito dalle cure palliative, ma sono comunque profondamente infelice per il futuro che mi attende e sbigottito dalla stupidità di questo Stato che non concede clemenza nella scelta del fine vita”.
di Antonio Bravetti
La Stampa, 24 luglio 2025
Le parole della giornalista in un video prima di morire: “Bocciate questo ddl infausto, pensate a chi soffre”. Si va in Senato a settembre con 143 emendamenti. “Siate umani. Quello sul fine vita è un disegno di legge veramente infausto. Da esseri umani vi chiedo di bocciarlo”. Due giorni dopo la sua morte, Laura Santi si rivolge al Parlamento, alle prese con un ddl presentato in Senato. “Quando vedrete questo video io non ci sarò più, perché avrò deciso di smettere di soffrire, per mia squisita volontà”. Dodici minuti diffusi sulla sua pagina Facebook dal marito, in cui la giornalista di Perugia, morta lunedì con il suicidio assistito, ripercorre trent’anni di sclerosi multipla, di sofferenza, di cure palliative. “Vi prego con tutto il cuore, occupatevi delle sofferenze dei malati più gravi”, chiede a deputati e deputate, senatori e senatrici. Le sue parole vengono citate nella riunione delle commissioni Giustizia e Sanità del Senato e, con una decisione unanime di maggioranza e opposizione, il voto sugli emendamenti al ddl, previsto per ieri, slitta a dopo l’estate.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 24 luglio 2025
Così per la sentenza possono volerci anche due anni. Il Cpr di Gjader resta appeso ai giudici di pace. Intanto l’1 agosto decisione sui “paesi sicuri”. La causa sulla seconda fase del protocollo Roma-Tirana, che riguarda i trasferimenti dei migranti “irregolari” dal territorio italiano, andrà per le lunghe. La Corte di giustizia Ue non ha accolto la richiesta della Cassazione di applicare la procedura d’urgenza (la comunicazione è dell’8 luglio). In quel caso si sarebbe arrivati a sentenza in tre mesi, così possono volerci anche due anni: nella relazione annuale 2024 dell’organo giudiziario di Lussemburgo si legge che la durata media dei procedimenti è di 17,7 mesi considerando i vari iter (quindi anche quelle più rapidi: d’urgenza o accelerati).
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