di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 23 luglio 2025
Il caso di Laura Santi riapre il dibattito sul fine vita e sul testo all’esame del Senato. Dal ruolo del servizio sanitario al comitato di valutazione, i nodi più critici. La morte della giornalista umbra Laura Santi, nona persona in Italia ad accedere al suicidio assistito, apre ancora una volta il dibattito sul fine vita. E offre l’occasione per domandarsi in che modo la legge proposta dalla maggioranza potrà modificare le “regole” già in vigore e incidere sulle scelte dei pazienti.
di Lorenzo D’Avack
Il Dubbio, 23 luglio 2025
Dal dopoguerra in poi è il segno distintivo della comune appartenenza all’umanità. Nell’ambito dei dibattiti o degli scritti concernenti problematiche bioetiche e giuridiche è difficile non incontrare “il principio della dignità della persona”, richiamato anche da posizioni fra loro contrastanti. Esemplare in tal senso l’attuale disputa concernente il bene vita o il rapporto scienza e diritti dell’uomo. La necessità e l’opportunità di marcare il rapporto fra l’uomo e la dignità ha origine da un passato di offese ad essa a seguito delle tragiche esperienze di totalitarismi e di regimi dittatoriali. Nasce così il riferimento alla dignità delle persone come valore fondante di tutti i diritti e come dato intangibile da rispettare e tutelare prima di ogni altra cosa.
di Filomena Gallo*
La Stampa, 23 luglio 2025
Se fosse stata in vigore la legge che questo Governo ha proposto Laura non sarebbe stata libera di scegliere. In ricordo di Laura Santi: una vita per il diritto all’autodeterminazione Laura Santi era una mia amica. Sono stata anche sua avvocata ma il nostro legame andava oltre il ruolo professionale: era profondo, umano, politico. Laura era una persona luminosa, determinata e consapevole. Ha lottato fino alla fine per vedere riconosciuto un diritto che dovrebbe appartenere a tutti: il diritto all’autodeterminazione.
di Claudia Fanti
Il Manifesto, 23 luglio 2025
I venezuelani espulsi dagli Usa e detenuti in Salvador: “Abusati e torturati”. Sono al momento 59 i detenuti politici rilasciati dal governo Maduro - in tutto si dovrebbe arrivare a un’ottantina - contestualmente all’accordo raggiunto fra il segretario di Stato Usa Marco Rubio e il governo venezuelano per la liberazione di dieci cittadini statunitensi reclusi in Venezuela in cambio della scarcerazione di 252 migranti venezuelani illegalmente rinchiusi nel mega carcere salvadoregno Cecot (Centro di confinamento del terrorismo). Un accordo, seguito a una lunga e complessa trattativa, celebrato con grande soddisfazione in Venezuela, dove il procuratore generale Tarek William Saab ha annunciato l’avvio di un’indagine contro il presidente salvadoregno Nayib Bukele e i suoi alti funzionari per il trattamento riservato ai 252 migranti deportati dagli Usa, i quali hanno denunciato torture, aggressioni fisiche e psicologiche e abusi sessuali.
di Mario Baudino
La Stampa, 23 luglio 2025
Scrivevano (sotto pseudonimo) per una piattaforma taiwanese dedicata a un nuovo genere di grande successo, noto come damnei: che intreccia temi gay, fantasy e fantascienza. Secondo la BBC, almeno una trentina di giovani autrici cinesi che scrivono per lo più su una piattaforma taiwanese (Haitang Literature) sono state arrestate quest’anno, da febbraio a oggi. Il loro crimine non è quello di intelligenza col nemico (notoriamente la Cina considera Taiwan una parte ribelle del suo territorio nazionale), ma di aver scritto storie di argomento omosessuale nell’ambito di un nuovo genere popolarissimo anche in Cina, ovviamente, noto come danmei: che intreccia temi gay generalmente maschili, fantasy e fantascienza, non senza tentazioni, pare, Bdsm; e piace soprattutto a un pubblico femminile. Sono testi per così dire riservati, che richiedono al lettore quantomeno di nascondere il proprio computer (agli occhi della censura cinese) con una Vpn, e pagare l’accesso in moneta virtuale.
di Alessandro De Pascale
Il Manifesto, 23 luglio 2025
La Tailandia, primo paese asiatico a depenalizzare coltivazione e vendita della marijuana, ci ripensa. Protesta un settore in pieno boom. Isola di Phuket, Tailandia. Girando per le strade di una delle più battute mete turistiche balneari di questa nazione del sud-est asiatico, un po’ ovunque si vedono insegne al neon con la foglia di cannabis. Sulla maggiore isola del Paese, abitata sulla carta da meno di 400mila abitanti, attualmente si contano quasi 1.500 dispensari che vendono liberamente marijuana e derivati (dai biscotti alle bibite, passando per le caramelle). In alcune zone ce n’è uno ogni poche centinaia di metri. Nella capitale Bangkok, megalopoli da quasi 11 milioni di abitanti, sono 3.000. Persino in un piccolo e remoto centro come Mae Sot (circa 50mila residenti), situato nella parte nord-occidentale del Paese lungo il confine con il Myanmar, se ne contano una decina.
di Lorenzo Attianese
ansa.it, 22 luglio 2025
Ipotesi benefici su chi è in attesa di giudizio e per i tossicodipendenti. Un nuovo piano contro il sovraffollamento nelle carceri è pronto ad approdare sul tavolo del Consiglio dei ministri in queste ore. A meno di un mese dall’ultimo degli appelli lanciati dal presidente della Repubblica, il governo è pronto mettere in campo nuove misure per correre ai ripari per l’emergenza negli istituti penitenziari del Paese. In campo anche un decreto che prevede misure alternative per la potenziale uscita dal carcere di diecimila detenuti: tra le ipotesi ancora al vaglio ci sono anche misure per coloro che, solo nel caso di reati non ostativi, sono in attesa di giudizio o per i carcerati con pene residue minime. C’è poi il disegno di legge che dà la possibilità di assegnare i domiciliari o la collocazione nelle comunità ai carcerati tossicodipendenti e alcoldipendenti, fino ai piani di edilizia carceraria, anche ‘modulare’.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 22 luglio 2025
Detenuti dipendenti da alcol o stupefacenti da collocare in strutture di accoglienza. Oggi giornata intensa sul fronte delle politiche della giustizia. Nelle medesime ora in cui il Senato darà il via libera alla seconda lettura della riforma costituzionale della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, approderà in consiglio dei ministri il nuovo piano carceri del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Ieri il ministro è salito a Palazzo Chigi per fare il punto della situazione, presentare le misure in arrivo e concordarne l’applicazione. In campo una serie di interventi tra strutturali ed emergenziali.
di Angela Stella
L’Unità, 22 luglio 2025
Stando ad una notizia riportata ieri dal quotidiano Il Messaggero, oggi in Consiglio dei Ministri dovrebbe approdare il piano carceri voluto dal governo e messo nero su bianco dal Commissario per l’edilizia penitenziaria, Marco Doglio, per affrontare il tema del sovraffollamento carcerario, giunto al 134 per cento. A quanto riporta il quotidiano, gli interventi dovrebbero riguardare: l’aggiunta di alcuni nuovi blocchi detentivi, anche modulari, in carceri già esistenti; misure alternative per chi ha pene residue basse; l’invio dei tossicodipendenti nelle comunità.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 22 luglio 2025
Un detenuto di 26 anni si toglie la vita a Massa: è strage senza fine. Il 30 luglio la mobilitazione dei Garanti territoriali che chiedono misure urgenti. Mentre il dibattito politico e mediatico si sposta sui problemi di sicurezza in carcere (traffico dei telefonini e droga) che ancora una volta dà linfa vitale a nuove misure inutilmente repressive, i detenuti continuano a morire. Quando l’alba irrompe, in molti istituti penitenziari riaffiorano altre vite spezzate. Dal primo gennaio 2025 a oggi, 43 detenuti hanno scelto di porre fine ai propri giorni impiccandosi. Una strage silenziosa, consumata tra muri che dovrebbero garantire sicurezza ma che, troppo spesso, si trasformano in prigioni dell’anima.











