di Filippo Messana*
Corriere della Sera, 21 luglio 2025
Dobbiamo fare in modo che il posto di Magistrato di Sorveglianza non sia considerato come un modo per “spezzarsi la carriera” perché un “ufficio sine cura”. “Suicidi in carcere, un pesante fardello”. Così ha esordito il Ministro della giustizia Carlo Nordio in Parlamento, rispondendo al question-time sempre alla stessa domanda, posta male per la verità, dato che nessuno degli interroganti ha incalzato il Ministro sulle questioni che stanno a monte dei suicidi e che ne costituiscono l’inesorabile matrice.
di Francesco Merlo
La Repubblica, 21 luglio 2025
Hanno preso l’evaso per strada a Lloret de Mar, in Spagna, mettendogli una mano sulla spalla, e Andrea Cavallari “non ha fatto resistenza”, stringeva un telefonino, non era armato. E chissà perché solo al cinema stiamo tutti dalla parte di Steve McQueen e della sua “Grande fuga” sulla moto. Ci piace evadere nella tv di Prison Break e cantare la vita spericolata, ma nella realtà con chi stiamo? Detenuto modello a Bologna, Cavallari era fuggito il giorno della sua laurea in Legge, non legando lenzuola ma tradendo la fiducia del Tribunale di sorveglianza che lo aveva mandato all’università a discutere la tesi sul diritto d’impresa: 92 il voto. Non ci sono sondaggi e il Censis non studia cosa pensano gli italiani degli evasi veri. Questo ha 26 anni e non si era fatto crescere la barba né si era tinto i capelli. Aveva documenti, soldi falsi e 800 euro.
di Maria Raffaella Bisceglia
ilpattosociale.it, 21 luglio 2025
Oltre mille detenuti su 62mila hanno più di settant’anni secondo i dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. E secondo il Consiglio d’Europa, inoltre, l’Italia è il Paese europeo con più detenuti oltre i 65 anni d’età. Franco Della Casa, professore emerito di Diritto processuale penale all’Università di Genova, già docente di Diritto penitenziario nella stessa Università, parla di una “crescente moltitudine di invisibili”, riferendosi alla popolazione anziana detenuta. Valentina Calderone, Garante delle persone private della libertà personale del Comune di Roma, fa notare: “Se guardiamo la serie storica, dal 2005 il numero degli over 70 reclusi è costantemente cresciuto: dato che può essere collegato anche all’aumento degli ergastoli e che fa ipotizzare che una parte di queste persone siano diventate anziane in carcere”.
di Maria Sorbi
Il Giornale, 21 luglio 2025
La scommessa fragile degli Imam-educatori. Nel carcere minorile Beccaria di Milano sette detenuti su dieci sono musulmani, immigrati di seconda generazione (sì, i cosiddetti maranza). Una sproporzione tale rispetto agli italiani da rappresentare un’autentica bomba sociale. Da disinnescare al più presto. Vengono arrestati per rapine, violenza, spaccio. Arrivano tutti da situazioni di estremo disagio: non sono inseriti socialmente, non vanno quasi mai a scuola, detestano tutto ciò che è Occidente. E soprattutto sono facilmente manipolabili, si accendono per niente e quindi sono anche esposti a potenziali tentativi di indottrinamento e radicalizzazione jihadista. Basta che in carcere incontrino un “bro” più sicuro e incisivo che fomenti il loro rancore ed è facile che sposino concetti estremi e trasformino la loro fede religiosa in fanatismo.
di Maria Sorbi
Il Giornale, 21 luglio 2025
La jihadologa e consigliere scientifico della Fondazione Intelligence Culture and Strategic Analysis conosce bene le vie della radicalizzazione e sa che in un istituto di minori, soli, ribelli e fragili, c’è terreno a sufficienza perché cresca il fanatismo islamico. “È fondamentale togliere l’acqua alla propaganda jihadista”. Questa la lettura che Elettra Santori dà dell’ingresso dell’imam nel carcere minorile Beccaria di Milano. Lei, jihadologa e consigliere scientifico della Fondazione Icsa (Intelligence Culture and Strategic Analysis), conosce bene le vie della radicalizzazione e sa che in un istituto di minori, soli, ribelli e fragili, c’è terreno a sufficienza perché cresca il fanatismo islamico.
di Luciano Violante
Corriere della Sera, 21 luglio 2025
Le novità che si vorrebbero introdurre nel sistema giudiziario presentano delle criticità che andrebbero corrette. La cosiddetta riforma della giustizia, in corso di approvazione, si fonda su tre pilastri. Il primo è costituito dalla separazione dei Pubblici Ministeri dai Giudici, con due distinti Csm, uno per i pm e l’altro per i giudici. Il secondo sottrae ai magistrati il potere di eleggere i propri rappresentanti ai Csm, che sarebbero invece costituiti per sorteggio. Il terzo pilastro è costituito dall’attribuzione della funzione disciplinare ad un’Alta Corte, sottraendola ai due Csm, che manterrebbero solo le funzioni di gestione della “carriera”, dei pm l’uno, dei giudici l’altro.
di Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa, 21 luglio 2025
Sconcertanti, prima ancora che non condivisibili, sono talune esternazioni del ministro della Giustizia Nordio. C’è da chiedersi se esse siano il frutto meditato della questione affrontata o invece improvvisazioni tese a ottenere qualche titolo di giornale e attizzare il solito “scontro politica-magistratura”. È il caso dell’ultima, che promette di vietare al pubblico ministero l’impugnazione delle sentenze assolutorie di primo grado, come reazione al ricorso in Cassazione della procura della Repubblica di Palermo, contro la sentenza del Tribunale nel processo che ha visto imputato il ministro Salvini. Ignorando che la Costituzione all’art. 111 stabilisce che contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge. A meno che il ministro abbia in animo di modificare anche su questo la Costituzione.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 21 luglio 2025
Federico Cafiero de Raho, ex procuratore nazionale antimafia, oggi deputato del Movimento 5 Stelle. Perché dite che questa riforma della giustizia è un attacco alla Costituzione? “Credo che il punto sia ancora più generale. E cioè quello che il governo e l’attuale maggioranza politica hanno fatto in materia di giustizia”.
di Francesco Petrelli*
Il Foglio, 21 luglio 2025
L’interrogatorio “preventivo” si sta trasformando in una “condanna pubblica preventiva”. Un cortocircuito pericolosissimo che rischia di pregiudicare un iter procedimentale garantista pensato a protezione e salvaguardia degli indagati. Lo aveva detto qualche anno fa la Corte di Cassazione, in una sua nota decisione sui fatti di una presunta corruzione metropolitana, che non si doveva correre il rischio di “criminalizzare” indiscriminatamente i rapporti fra imprenditori e politici. Ma nonostante il condivisibile monito, la trasposizione di qualsiasi relazione personale dal piano del lecito a quello dell’illecito, aiutati da norme e giurisprudenze che si prestano all’operazione, appare così agevole da rendere purtroppo del tutto ineffettiva quella autorevole raccomandazione.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 21 luglio 2025
Tra gli assolti perché “il fatto non sussiste” anche l’ex sindaco Marcello Manna, accusato di aver siglato un patto con la ‘ndrangheta: “Anni difficili. La politica è subalterna al potere giudiziario”. Giovedì il Tribunale di Cosenza si è espresso in merito all’inchiesta denominata “Reset”, condotta dalla Dda di Catanzaro, all’epoca guidata da Nicola Gratteri, contro la ‘ndrangheta cosentina: 61 condanne e 63 assoluzioni. L’inchiesta del 2022 era esplosa con un clamore mediatico travolgente, come di solito avviene in certe località calabresi. Arresti in grande stile, volanti, elicotteri, uomini in divisa che circondavano il Comune che fu appunto sciolto nel 2023 per presunte infiltrazioni mafiose.
- Piemonte. Monica Formaiano nuovo Garante dei detenuti, Mellano lascia dopo 11 anni
- Massa Carrara. Detenuto di 30 anni si toglie la vita in carcere
- Latina. Detenuto morto per un malore: il caso riaccende i riflettori sulle condizioni delle carceri
- Cagliari. La chef Laura Sechi insegna alta cucina alle detenute: è il progetto “Le mani in pasta”
- L’Italia e il “no” al piano dell’Oms: scelta sbagliata











