di Irene Famà
La Stampa, 20 luglio 2025
Le riforme sono solo a colpi di slogan e parte dei fondi del Pnrr è ancora da spendere. Caos giustizia. I temi sul tavolo del ministero sono numerosi: questione carceri, giustizia penale e giustizia civile, risorse del Pnrr. E sullo sfondo ci sono i toni sempre più aspri tra governo e toghe sulla riforma costituzionale in discussione e non solo. Carceri affollate ma edilizia penitenziaria ferma al palo - Strutture fatiscenti, pochi posti per troppi detenuti, carenza di personale: questi sono solo alcuni dei problemi del sistema carcerario.
di Andrea Bulleri
Il Messaggero, 20 luglio 2025
Si pensa a una norma per ridurre gli appelli contro le sentenze di proscioglimento L’ipotesi di uno “scudo” totale e i paletti della Consulta (che lo bocciò nel 2007). “Rimedieremo”. Non è una promessa dal sen fuggita, quella arrivata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio subito dopo la notizia del ricorso dei pm di Palermo contro l’assoluzione di Matteo Salvini. “Nei Paesi civili, le sentenze di assoluzione non si impugnano”, è la linea del Guardasigilli. Che presto potrebbe tradursi in un nuovo intervento per rivedere questo aspetto del processo penale, almeno per quanto riguarda la maggior parte dei reati. E impedire che chi è già stato giudicato innocente una volta non si veda poi condannato in secondo grado.
di Angelo Picariello
Avvenire, 20 luglio 2025
Il procuratore antimafia Melillo: al sospetto si sostituisca l’attenzione. Parodi (Anm): dobbiamo poter esprimere le nostre considerazioni. Nordio studia intanto l’inappellabilità delle assoluzioni. Più che scontro, incomunicabilità. Ognuno per la sua strada, governo e magistrati: dopo l’annuncio della Procura di Palermo del ricorso in Cassazione contro la sentenza che ha assolto Salvini per la vicenda Open Arms - un “ricorso per saltum” che evita l’appello ma richiede una pronuncia della Suprema Corte - tiene banco la contromossa che il governo ha in mente, porre uno stop sull’impugnabilità delle sentenze di assoluzione.
di Enrica Riera
Il Domani, 20 luglio 2025
Le esternazioni del guardasigilli creano malumore nel governo. Che non può scaricarlo. Il sindaco indagato lunedì parlerà in aula. Carlo Nordio è dall’inizio della legislatura croce e delizia di Giorgia Meloni. Gaffeur semiprofessionista (contro le intercettazioni disse che i mafiosi non usano più il telefonino, si scoprì che Matteo Messina Denaro ne possedeva diversi durante la latitanza), re dei pasticci del caso dell’oligarca russo Artem Uss e della vicenda Almasri che ha portato pure la premier ad essere iscritta nel registro degli indagati, il ministro della Giustizia resta un intoccabile. Anche quando, da una piscina con Alfonso Signorini al Forte, attacca la magistratura a una manciata di giorni dal voto finale in Senato sulla riforma della giustizia.
di Simone Arminio
La Nazione, 20 luglio 2025
Paolo Sisto, il vicario di Nordio: sulla riforma noto un certo nervosismo, eppure è una rivoluzione democratica. Il ricorso per saltum sull’assoluzione di Salvini e il caso Open Arms? “È un esempio di testardaggine processuale, pur nella regolarità del gesto tecnico - chiarisce Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia, senatore di Forza Italia e avvocato di lungo corso -. Come corretta e ben scritta continuo a pensare sia la sentenza di assoluzione in primo grado nei confronti di Matteo Salvini”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 20 luglio 2025
Intervista al segretario nazionale di Md dopo le polemiche scaturite dalla vicenda Salvini-Open Arms. “Se passa la riforma della giustizia le bordate contro i giudici potranno condizionarli. Mentre le attuali istituzioni tutelano la magistratura dalle intimidazioni governative”. “Contro le toghe usano il manganello mediatico”. È netto Stefano Musolino, segretario nazionale di Magistratura democratica e procuratore aggiunto di Reggio Calabria, il giorno dopo il nuovo round di attacchi governativi alla magistratura sui casi Open Arms e Almasri.
di Francesco La Licata
La Stampa, 20 luglio 2025
Ieri si è celebrato il 33°anniversario della strage di via D’Amelio, che costò la vita al giudice Paolo Borsellino e ai 5 agenti della scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli. Così, come ogni anno, ci è toccato di assistere all’ipocrita e indebita appropriazione della memoria dei nostri martiri, caduti mentre portavano avanti, in perfetta solitudine, una difficilissima e pericolosa battaglia contro la “mafia totale” che aveva “conquistato” la Sicilia e si apprestava a varcarne i confini fino al resto del territorio nazionale.
di Alfredo Marsala
Il Manifesto, 20 luglio 2025
Memoria e animazione sociale sono stati il fulcro delle celebrazioni, nessuna passerella istituzionale. La strage di via D’Amelio “ha impresso un segno indelebile nella storia italiana”. Parole nette che il Capo dello Stato Mattarella ha pronunciato nel giorno dell’anniversario dell’assassinio di Paolo Borsellino e degli agenti di scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina. Sono trascorsi 33 anni da quel 19 luglio del 1992, ma sono tanti gli interrogativi senza risposta sui quali la procura di Caltanissetta sta tentando di fare luce indagando sui depistaggi.
di Attilio Bolzoni
Il Domani, 20 luglio 2025
Informazione mischiata a disinformazione intorno al dossier su Mafia e Appalti che, secondo un generale ancora oggi indagato nel contesto delle stragi del 1993, è il movente dell’uccisione del magistrato. Una tesi sostenuta anche dalla commissione antimafia e che piace alla procura di Caltanissetta. L’operazione è stata orchestrata da gente del mestiere, che ha sapientemente mischiato informazione e disinformazione, una campagna a vasto raggio iniziata in sordina un paio di anni fa ed esplosa in tutta la sua virulenza quest’estate. È l’”Operazione Borsellino”, quella che sta segnando il trentatreesimo anniversario della strage di via Mariano D’Amelio, la verità e nient’altro che la verità sull’attentato che il 19 luglio del 1992 ha fatto saltare in aria l’amico più caro di Giovanni Falcone.
di Lucio Musolino
Il Fatto Quotidiano, 20 luglio 2025
Scioccante rapporto dell’Anticorruzione sulle condizioni del cibo per detenuti e agenti. Allarme per la correttezza degli appalti. Topi e insetti nelle cucine. Nessuna tracciabilità degli alimenti. Assenza dell’attestato Haccp. Mancata sostituzione dei filtri degli erogatori d’acqua. Irregolarità nella gestione e pulizia della cucina e dei magazzini. Ma anche “mancata verifica dell’etichettatura dei prodotti alimentari, scadenze non sempre monitorate, mancata verifica dello stato e funzionalità delle attrezzature di refrigerazione”, comprese quelle sulla temperatura del cibo nei frigoriferi. Il tutto garantito da “attestazioni di conformità positive”.
- Roma. A Rebibbia ancora un suicidio. “Così il carcere è una condanna a morte”
- Monza. Trovato impiccato nella sua cella, detenuto di 29 anni muore in ospedale
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