di Osservatorio Carcere e Osservatorio Doppio Binario e Giusto Processo dell’UCPI
camerepenali.it, 19 luglio 2025
La tenuta costituzionale del regime differenziato del 41 bis resta ancorata alla sua temporaneità e alla stretta correlazione a comprovate esigenze di sicurezza. La Cedu ha messo un freno all’automatica privazione dei diritti fondamentali della persona umana, ancorché detenuta. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha di nuovo riscontrato una violazione dei diritti di un detenuto sottoposto al regime differenziato di cui all’art. 41-bis Ord. pen., recentemente agli onori delle cronache per la assurda vicenda che ha interessato diversi difensori, destinatari di segnalazione ai rispettivi Consigli dell’Ordine di appartenenza per aver salutato troppo affettuosamente i loro assistiti al termine di un colloquio. La “specialità” del regime detentivo, evidentemente, passa anche per la censura di rapporti umani considerati addirittura “criminalmente solidali”.
di Norina Di Blasio
La Repubblica, 19 luglio 2025
La salute nei luoghi di pena è un tema spesso trascurato, quasi un tabù. “Entrare in un carcere per vedere con i propri occhi come vivono i detenuti è un’esperienza che andrebbe resa obbligatoria nella scuola dell’obbligo”. Lo afferma Antonella Camposeragna, del Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio, Asl Roma 1. Prima di entrare in stato di reclusione sei costretto a lasciare tutto fuori: tutti gli effetti personali, a partire dal telefono; entrare di per sé significa essere esclusi dal mondo. Poi c’è il rumore dei blindati alti quattro metri, di acciaio, che si chiudono alle spalle, a confermarti che sei in un luogo ‘a parte’. Eppure, il carcere è un mondo osmotico: persone entrano ed escono, operatori entrano ed escono.
di Bernard Bolze
L’Unità, 19 luglio 2025
La festa è finita! Gli Incontri estivi sul confinamento, dal nome Concertina*, hanno appena smontato, a Dieulefit, nella provincia francese della Drôme, il loro tendone. Si va avanti verso il 2026 e alla sesta edizione. “Appetiti” è stato il tema di questa quinta edizione, così pensata: “Negli Appetiti c’è il desiderio. L’esperienza della privazione della libertà è infinitamente più complessa di come ci viene rappresentata. I luoghi di confinamento celano le più grandi frustrazioni e gli appetiti più sfrenati. La prigionia li acuisce, privando di tutto. L’alterazione dei sensi può anche portare alla perdita dell’appetito. Orco o passero, a ciascuno il suo (...)”.
di Giuseppe Bonaccorsi
Il Dubbio, 19 luglio 2025
“Se nulla fa la società, che non urla per denunciare quello che sta succedendo nelle nostre prigioni e per difendere la dignità dei detenuti, nulla fa la politica che è lo specchio della società ed è alla perenne ricerca del consenso”. “Spesso sento dire: “Chi ha sbagliato deve pagare”. Ed è vero. Ma la pena in carcere, per essere giusta, deve contenere in sé un seme di speranza. Non può ridursi a un parcheggio di carne umana, non può diventare una condanna all’asfissia, alla solitudine, alla follia”. Lo dice il segretario della nuova Dc, ex presidente della Regione Sicilia e soprattutto ex carcerato Totò Cuffaro.
di Oliviero Mazza
Il Dubbio, 19 luglio 2025
Per contrastare la montante ondata di populismo punitivo, Vittorio Manes e Nicolò Zanon hanno recentemente suggerito, dalle colonne de Il Sole 24 Ore, di introdurre nella Costituzione la previsione di maggioranze parlamentari qualificate per l’adozione di ogni nuova legge penale. Proposta certamente interessante e suggestiva, ma non inedita, dato che già Enzo Musco, nel 2004, l’aveva formulata nel suo bel volume dal titolo “L’illusione penalistica”. Questo va sottolineato perché sono trascorsi inutilmente oltre vent’anni da quando Musco notava che “la legislazione penale non può più essere il frutto della mera discrezionalità politica di una maggioranza, ma necessita di un larghissimo consenso parlamentare, al fine di evitare abusi e prevaricazioni”.
di Gianni Alati
Il Dubbio, 19 luglio 2025
“Sarà una vera riforma, fa paura ma state certi che la faremo”. Ha detto ieri il ministro della Giustizia Carlo Nordio alla quarta edizione dell’evento “Parlate di mafia”, organizzato dai gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia. “All’inizio nessuno credeva in questa riforma perché tutte le volte che si era cercato di farla c’era stato un niet della magistratura. E la politica ha sempre ceduto perché aveva paura: noi non abbiamo paura. Sappiamo che ci saranno aggressioni di vario tipo - alcune in linea con la democrazia ossia in parlamento - altre meno quando la stampa altera alcune ricostruzioni e poi ne avremo anche delle altre”. “Ai miei amici scherzosamente ho detto: non c’è niente da fare ogni aggressione in più, è un pizzico di adrenalina che aumenta”.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 19 luglio 2025
Il venerdì nero in cui Carlo Nordio è esondato (per usare un’espressione cara al ministro della Giustizia, tanto da rivolgerla ai magistrati che criticano il suo operato). Ieri il guardasigilli, trovandosi nel contesto amico di “Parlate di mafia”, evento organizzato da Fratelli d’Italia, ha dichiarato a tutto campo. Mal gliene incolse. Anche perché questa volta non si tratta di gaffe, come l’ultima risalente a neanche 48 ore prima, sul sovraffollamento delle carceri che avrebbe contribuito a sventare i suicidi tra i detenuti, ma di attacchi alla magistratura di particolare virulenza.
di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 19 luglio 2025
Nel nuovo ordinamento la competenza disciplinare è affidata ad un’Alta Corte bizzarra e disfunzionale. Il Senato, respinti tutti gli emendanti, si appresta ad approvare il Ddl S. 1353. Presentare la riforma come “Separazione delle carriere tra giudici e Pm”, è “frode di etichette” (per usare una espressione della dottrina giuridica). Di altro, infatti, si tratta: si riscrivono, ben oltre quanto richiederebbe la separazione, i due articoli della Costituzione su composizione e attribuzioni del Consiglio Superiore della Magistratura, “pietra angolare” del nuovo ordinamento giudiziario (così Corte Costituzionale sent. n. 4/1986). Rimane sì all’esordio dell’art. 104 la proclamazione dell’indipendenza della magistratura da “ogni altro potere”, ma con le modifiche dei commi successivi e dell’art. 105 si ridefinisce il rapporto tra potere politico e potere giudiziario.
di Danilo Paolini
Avvenire, 19 luglio 2025
A oltre trent’anni da Tangentopoli un invito alla prudenza: la giustizia spettacolarizzata s’è spesso fusa con una narrazione mediatica che ha condannato gli indagati prima di qualsiasi sentenza. La buona notizia è che il bavaglio non c’è o che, se c’era, è caduto. Dell’inchiesta di Milano sul presunto giro di corruzione finalizzato al saccheggio edilizio della città sappiamo tutto. O meglio, sappiamo tutto quello che la Procura ha ritenuto di allegare alle richieste di arresto per alcuni indagati. Insomma, il divieto di pubblicare integralmente o per stralci le ordinanze di custodia cautelare - previsto appunto dalla cosiddetta “legge bavaglio” approvata nel dicembre scorso - si è sciolto come neve sotto il sole di luglio, paradossalmente grazie a una norma voluta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio per consentire agli indagati di difendersi: l’ordinanza cautelare, eventuale, è infatti anticipata dall’avviso di “interrogatorio preventivo”, a garanzia delle persone di cui gli inquirenti chiedono l’arresto. E così sono emerse le carte finite sui giornali in questi giorni, con tanto di intercettazioni e virgolettati. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha denunciato di aver saputo di essere indagato proprio dai giornali.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 19 luglio 2025
Trentatré anni sono passati e il dolore bruciante non si placa: notti insonni, lacrime trattenute e un lutto mai davvero compiuto, soffocato dalle inchieste giudiziarie che si rincorrono senza fine. In questo mare di tensione, Lucia, Fiammetta e Manfredi, figli di Paolo Borsellino, camminano a testa alta, custodi di una memoria rispettosa delle istituzioni. Sul fronte opposto esplode il caos: fanatismi, accuse scomposte e tesi sempre mutevoli, come onde in tempesta. Oggi, 19 luglio 2025, la commemorazione in via D’Amelio raduna migliaia di persone perbene, ignare di essere pedine di un copione già scritto: si deresponsabilizza in primis chi ha contribuito al mascariamento e isolamento in Sicilia, terra in cui Cosa Nostra ha prosperato, e si scaricano le colpe su Roma, sui vertici politici, sullo Stato. Così si offre alla mafia l’alibi che da sempre attende.
- La vendetta in Commissione Antimafia si consuma su Via D’Amelio
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