di Luna Casarotti*
napolimonitor.it, 19 luglio 2025
Sembra un mosaico in accurata composizione, tassello dopo tassello per rafforzare il potere di chi lo esercita e silenziare la voce di chi lo subisce. Nelle carceri italiane, il tasso di sovraffollamento ha superato il 133 per cento nel giugno 2025: Milano San Vittore ha raggiunto il 220 per cento, Foggia il 212. Secondo il ministero della giustizia, tra gennaio e giugno si sono registrati trentasei suicidi, cui si sommano i novantuno del 2024, triste record assoluto nella storia penitenziaria. È il segno di un sistema al collasso, dove i corpi diventano esuberi amministrativi e la dignità si riduce a statistica.
di Marco Birolini
Avvenire, 19 luglio 2025
“Maranza? È una parola che non dice nulla”. Vista dalla strada, è solo un’etichetta appiccicata su una scatola vuota, dove puoi metterci dentro tutti e nessuno. Le Giovani Onde, gli educatori del Consorzio Solco arruolati dal Comune di Bergamo per intercettare i gruppi di giovani (tra cui tanti nordafricani) che fluttuano tra i quartieri cittadini, lo spiegano senza tanti fronzoli: “Nessuno si riconosce in quella definizione - spiega la coordinatrice Arianna Boroni. E se anche qualcuno si descrive così, lo fa per sfida. In strada esiste una grande pluralità, è difficile e anche inutile stabilire delle categorie”.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 19 luglio 2025
L’Ufficio del Massimario della Cassazione fa il punto sulle conseguenze della decisione n. 96/2025 della Consulta negando il potere di disapplicazione delle Corte di appello. C’è il rischio che una valanga di nuove eccezioni di costituzionalità blocchi il sistema dei CPR. A lanciare l’allarme è l’Ufficio del Massimario della Cassazione, che nella Relazione n. 65/2025 analizza le conseguenze della sentenza n. 96 della Corte costituzionale, e nega alle Corti di appello il potere di disapplicare direttamente le norme sui trattenimenti degli stranieri.
di Marco Cremonesi
Corriere della Sera, 19 luglio 2025
“Qualche pm evidentemente non si rassegna”. Matteo Salvini è torvo. Il ricorso della Procura di Palermo contro la sua assoluzione nel processo per i fatti della nave Open Arms non era affatto inatteso: “I miei avvocati si aspettavano la mossa della Procura”. Il vicepremier ha appreso la notizia mentre era “in viaggio da Palermo a Milano, me l’ha riferita Giulia Bongiorno che ringrazio sempre per la straordinaria vicinanza umana oltre che per la nota professionalità”. Salvini ammette però di non averla presa bene: “Onestamente, la mia prima reazione è stata un mix di stupore e di rabbia. Incazzatura, anche”. Il leader leghista si ferma prima di riprendere, di getto e in crescendo: “Ma come? Come è possibile? Dopo quattro anni di processo? Dopo decine di testimonianze che hanno portato all’assoluzione, si rischia di ricominciare tutto da capo?”.
di Luca Masera*
Il Manifesto, 19 luglio 2025
La sentenza del Tribunale di Palermo appare giuridicamente molto debole, e il ricorso della Procura era scontato, oltre che doveroso. Se non fosse ormai scontato l’attacco ai magistrati che prendono posizioni non gradite alla maggioranza, ci sarebbe da stupirsi delle durissime reazioni di diversi esponenti di Governo nei confronti del ricorso della Procura di Palermo contro l’assoluzione del ministro Matteo Salvini.
Il Fatto Quotidiano, 19 luglio 2025
La stretta di Germania, Francia e altri quattro Paesi Ue. Il ministro degli Interni tedesco, Alexander Dobrindt, ha riunito gli omologhi di Austria, Danimarca, Francia, Repubblica Ceca e Polonia: “Nel nostro Paese non esiste alcun diritto di soggiorno per i criminali gravi”. “Oggi sappiamo che con tutta evidenza in questo ambito non ce l’abbiamo fatta, come lei intendeva allora”, ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz a proposito della frase dell’ex cancelliera Angela Merkel che nel 2015, nel pieno della crisi migratoria, coniò il celebre slogan “ce la facciamo” ma anche “andrà tutto bene” (Wir schaffen das). A segnare la svolta arriva anche l’iniziativa che vede la Germania unirsi alla Francia e ad altri quattro Paesi Ue in una dichiarazione congiunta per una stretta sul diritto d’asilo e in particolare sui rimpatri degli irregolari.
di Walter Veltroni
Corriere della Sera, 19 luglio 2025
I dazi, le guerre, la fame e i morti di Gaza ci spingono verso ansia e angoscia. Ma bisogna reagire e agire. E recuperare il valore della speranza. Certe volte penso se nel 1943, durante il bombardamento di San Lorenzo o uno dei tanti attacchi aerei che hanno distrutto case, scuole, ospedali e seminato sangue e disperazione nel nostro Paese, un bambino come quello di Germania anno zero, quello che cammina tra le macerie di Berlino distrutta, fosse andato in mezzo alle persone che contavano i danni o che piangevano i loro cari morti dicendo: “Abbiate fiducia, perché tra 15 anni il mondo sarà in pace, conoscerà la più impetuosa fase di sviluppo mai vista”. E dicendo ancora: “Coloro che oggi si combattono l’uno contro l’altro si stringeranno la mano, si abbracceranno, collaboreranno tra loro. E proprio a Roma, poco lontano dai bombardamenti, magari ci saranno i Giochi Olimpici, nei quali chi oggi vuole sterminare l’altro se lo troverà a fianco, amico, e dormiranno nelle stesse case, mangeranno allo stesso tavolo”.
agenparl.eu, 19 luglio 2025
Il numero di detenuti ogni 100 posti disponibili è aumentato da 93,5 a 94,9 tra il 31 gennaio 2023 e il 31 gennaio 2024. “Il sovraffollamento carcerario rimane una sfida importante per un terzo delle amministrazioni penitenziarie in Europa”, secondo le statistiche penali annuali del Consiglio d’Europa sulla popolazione carceraria (Space I) per il 2024, pubblicate oggi. Nel complesso, in Europa, il numero di detenuti ogni 100 posti disponibili è aumentato da 93,5 a 94,9 tra il 31 gennaio 2023 e il 31 gennaio 2024, con differenze significative tra i Paesi. Nei Paesi con una popolazione superiore a 500.000 abitanti, quindici amministrazioni penitenziarie hanno segnalato un sovraffollamento grave: Slovenia (134 detenuti ogni 100 posti), Cipro (132), Francia (124), Italia (118), Romania (116) e Belgio (113).
di Elena Zacchetti
ilpost.it, 19 luglio 2025
Si trova poco lontano da Istanbul, in Turchia, e al suo interno sono detenuti migliaia di dissidenti e oppositori del presidente Erdogan. Mercoledì Ekrem Imamoglu, ex sindaco di Istanbul, è stato condannato da un tribunale turco a scontare 20 mesi di carcere per aver criticato un pubblico ufficiale. La sentenza non cambierà le sue condizioni: dalla fine di marzo è già detenuto sulla base di altre accuse ritenute politicamente motivate nella prigione Marmara a Silivri, una settantina di chilometri a ovest di Istanbul. Marmara è il più grande carcere di massima sicurezza in Europa per numero di detenuti, e anche il posto dove si sono tenuti alcuni tra i processi politici più importanti in Turchia degli ultimi quindici anni. Qui sono incarcerati migliaia di oppositori politici, intellettuali, attivisti e giornalisti arrestati con accuse pretestuose, perché critici nei confronti del governo del presidente turco Recep Tayyip Erdogan.
di Elisabetta Zamparutti
L’Unità, 19 luglio 2025
Grande è l’attenzione sulla guerra tra Iran e Israele o sul programma nucleare di Teheran. Totale la distrazione sull’impressionante numero di esecuzioni compiute dal regime clericale nei confronti dei propri cittadini. Cifre destinate ad aumentare e che non possiamo ignorare.
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