di Claudio Cerasa
Il Foglio, 18 luglio 2025
Colloquio con Flick: “Quando la giustizia smette di occuparsi dei fatti verificati e inizia a occuparsi di sospetti, di teoremi, di fenomeni concentrandosi sul consenso nasce un problema”. Lo sconcerto nella “repubblica dei giudici e dei pm”. Una chiacchierata con il giurista ed ex ministro di Prodi. Giovanni Maria Flick è un importante giurista italiano. È stato ministro di Grazia e Giustizia nel primo governo Prodi, è stato presidente della Corte costituzionale tra il 2008 e il 2009. È un uomo di sinistra, è un giurista cresciuto nel mondo progressista, ma da anni, in modo discreto ma deciso, ha iniziato una sua personale battaglia culturale per provare a mettere di fronte agli occhi della politica, sia quella di destra sia quella di sinistra, una verità necessaria: i danni creati da una repubblica fondata sulle esondazioni della magistratura. Flick ha accettato di dialogare con il Foglio su questo tema, in modo schietto, sincero e sorprendente, mettendo insieme tre elementi apparentemente molto diversi l’uno dall’altro.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 18 luglio 2025
Nordio: “Evitano la cella grazie a me, che cosa ne pensa il Pd? Ecco come ridurrò i detenuti”. “Con la mia riforma, a Milano oggi hanno tutti evitato il carcere. Vorrei sapere cosa ne pensa il Pd”. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, parte dall’operazione anticorruzione sull’urbanistica milanese per parlare delle carceri e annunciare le nuove misure in arrivo “a breve”. Rivendica la sua norma sull’arresto posticipato all’interrogatorio. Non coglie l’invito a ritirare la legge Salva Milano: “Le leggi non vanno presentate o ritirate sulla base di ciò che suscita emotività”. E sulla corruzione dice: “Nel merito non so se ci sia o no. Le leggi ci sono. Ma è illusorio pensare che possano fermare un fenomeno che c’è dai tempi di Cicerone”.
di Enrico Bellavia
L’Espresso, 18 luglio 2025
Puntare soltanto sul dossier del Ros è fuorviante. Nell’anniversario della strage, ricordiamo il contesto. Ostacolato, ignorato. Tradito. Ucciso. E poi tradito ancora. Per 33 anni. È una gigantesca perpetua impostura quella perpetrata ai danni della memoria di Paolo Borsellino. Iniziata, nel nido di vipere del Palazzo, ben prima del furto dell’agenda rossa, in mezzo ai resti fumanti della carneficina di via D’Amelio. Seguita nel buio di un’indagine sbilenca. Schiantatasi sulle bugie di Scarantino, il pupo vestito da pentito. Protrattasi nella rincorsa a verità di comodo. Continuata nel vortice di carte mischiate a proteggere carriere, complicità, connivenze e silenzi inossidabili. Proseguita ora nell’obliquo tentativo di revisionare l’intera storia.
di Paolo Persichetti
insorgenze.net, 18 luglio 2025
Ho conosciuto Vincenzo T nel carcere Mammagialla di Viterbo. Era il 2003, da pochi mesi ero stato riconsegnato all’Italia dopo undici anni di esilio. Ceduto con un sotterfugio in un’alba di fine agosto alla polizia italiana sotto il tunnel del Monte Bianco. Le televisioni avevano lungamente diffuso le immagini del mio arresto attorniato da poliziotti nel cortile della questura torinese, evento salutato con un brindisi nella dimora in Costa Smeralda dell’allora capo del governo Berlusconi. Trascorse alcune settimane in osservazione ero stato trasferito nella sezione penale del carcere. Si faceva sera, il corridoio del reparto era affollato perché le celle in quel luogo venivano aperte per le ore di socialità pomeridiana.
di Valentina Santarpia
Corriere della Sera, 18 luglio 2025
“Lo abbiamo bastonato di brutto”. Oggi Federico, all’epoca 18enne, avrebbe compiuto 38 anni. Il padre: “I nostri sogni spazzati via dalla pazzia criminale degli uomini”. Le telefonate al 113, le manette e le botte: la storia dall’inizio. Il telefonino di Federico Aldrovandi squilla a vuoto su una panchina la mattina del 25 settembre 2005. Il suo corpo giace tumefatto, sdraiato supino sull’asfalto, con le braccia allargate che disegnano una croce, così come lo ha mostrato Filippo Vendemmiati nel suo bel documentario, È stato morto un ragazzo. Il papà Lino lo sta aspettando con angoscia, quando intorno alle 11 del mattino vede arrivare due poliziotti al cancelletto di casa. Non è un bel segnale. Chiede, a bruciapelo: “È morto?”. E loro non dicono di no.
di Ruben Razzante*
Il Giorno, 18 luglio 2025
Il degrado in cui versano le carceri italiane ha stimolato nelle settimane scorse alcune ferme prese di posizione da parte di associazioni culturali e di intere categorie di professionisti. Anche l’Ordine degli Avvocati di Milano ha deciso di non tacere. Il suo presidente, Nino La Lumia, ha annunciato nei giorni scorsi il progetto “Aria di umanità”, per cercare di garantire un ventilatore in ogni cella, come segno concreto di rispetto della dignità della persona anche nei mesi estivi, quando le condizioni ambientali nelle carceri diventano insostenibili. Il direttore dell’Ordine degli Avvocati di Milano, Carmelo Ferraro, anche come presidente del comitato “Mi’mpegno”, ha aderito alla giornata di digiuno a staffetta promossa da operatori della giustizia contro il sovraffollamento carcerario. “Un’adesione - ha chiarito Ferraro - che non è stata solo simbolica: il digiuno è in questo caso richiesta urgente di attenzione e responsabilità. Le condizioni disumane in cui versano molte strutture detentive italiane sono una ferita aperta per uno Stato di diritto. C’è una realtà quotidiana fatta di violazioni sistematiche: celle sovraffollate, carenze strutturali, assenza di percorsi rieducativi. Tutto questo è una violazione della dignità di chi è detenuto, e un grave pregiudizio per chi lavora all’interno degli istituti penitenziari, come il personale della Polizia Penitenziaria, costretto a operare in condizioni difficili”. Ferraro sta sostenendo l’iniziativa legislativa dell’onorevole Roberto Giachetti che, con un disegno di legge, ha proposto l’allargamento temporaneo della liberazione anticipata, per far fronte al dramma del sovraffollamento e garantire la funzione rieducativa della pena, prevista nella Costituzione.
*Docente di Diritto dell’informazione Università Cattolica
di Stefania Totaro
Il Giorno, 18 luglio 2025
Denuncia in piazza degli avvocati della Camera penale di Monza sulle condizioni di tanti detenuti. Cosa accadrebbe se vi rinchiudessero insieme ad altri in una cella di 4 passi per 2 che si trasforma in un forno in piena estate? Che ne sarebbe della vostra dignità di persone? Ieri una struttura delle stesse dimensioni è stata montata all’Arengario dagli avvocati delle Camere penali del distretto di Corte di Appello di Milano-Lombardia occidentale (Busto Arsizio, Como-Lecco, Milano, Monza, Pavia, Sondrio, Varese) per sperimentare concretamente cosa significa vivere nelle condizioni che migliaia di detenuti subiscono ogni giorno nelle carceri, Monza compresa. In uno spazio da condividere ridotto al minimo che con il caldo diventa l’inferno. Tanto che alcuni cittadini si sono mossi per fare avere dei ventilatori ai detenuti di via Sanquirico.
ilgerme.it, 18 luglio 2025
Tappare la bocca per mangiare ma non per denunciare l’indifferenza sui suicidi e il sovraffollamento nelle carceri italiane. Anche l’avvocata del foro di Sulmona, Alessandra Faiella, inizia lo sciopero della fame in segno di protesta per le condizioni precarie in cui vivono i detenuti delle case di reclusione. Faiella aderisce alla staffetta di protesta che a macchia d’olio si sta espandendo a livello nazionale, tra magistrati e avvocati. “Non riesco più a restare in silenzio”, spiega Faiella, snocciolando i dati horror in merito ai suicidi dietro le sbarre. Già 40 i detenuti si sono tolti la vita nel 2025. Un problema legato anche alle condizioni di vita quotidiane.
di Francesca Melis
L’Unione Sarda, 18 luglio 2025
Carla Puligheddu denuncia una situazione aggravata dagli effetti distorti del cosiddetto Decreto Caivano, in vigore dal settembre 2023. Un tasso di affollamento che sfiora il 150%, celle piene oltre ogni limite, spazi educativi ridotti al minimo e una tensione crescente tra le mura dell’Istituto penale per i minorenni di Quartucciu. A lanciare l’allarme è la Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Puligheddu, che denuncia una situazione mai vista prima, aggravata - secondo lei - dagli effetti distorti del cosiddetto Decreto Caivano, in vigore dal settembre 2023. “Quartucciu è l’IPM più colpito in Italia per sovraffollamento”, afferma la Garante, aderendo all’appello promosso da Antigone, Defence for Children Italia e Libera per chiedere un ripensamento radicale del decreto.
cremonasera.it, 18 luglio 2025
Le parole e i racconti di don Roberto Musa, cappellano del carcere di Cremona. Una serata molto partecipata quella promossa lunedì scorso a Pieve d’Olmi dall’associazione Olmo APS presso la Casa della Cultura: un momento intenso e toccante che ha messo al centro il tema dell’umanità carceraria, grazie alla presenza e alla testimonianza di Don Roberto Musa, cappellano del carcere di Cremona: “Vi racconto l’umanità del carcere” il titolo scelto per la serata di riflessione introdotta da Thomas Priori e moderata dalla giornalista Michela Garatti che ha guidato gli interventi e facilitato un dialogo tra don Roberto e il pubblico.
- Reggio Calabria. “Cinema Dentro”, uno spazio di incontro e dialogo tra magistrati e detenuti
- Roma. L’arte che cura: si chiama “Benu” ed è nel carcere di Rebibbia
- Il carcere non è un mondo a parte, ma un pezzo di società che richiede attenzione
- Gli errori giudiziari rovinano la vita. E costano quasi un miliardo di euro
- Pianosa: da colonia penale e fattoria a carcere di massima sicurezza per terroristi e mafiosi











