di Davide Mattiello*
Il Fatto Quotidiano, 19 luglio 2025
Chiara Colosimo, meloniana di ferro, ha fatto della “strage di via D’Amelio” il grimaldello per entrare dentro quel pezzo di passato drammatico e consegnarlo ai posteri in un’altra versione. Mentre la vendetta della destra attraverso la strage di Via D’Amelio potrebbe consumarsi definitivamente, c’è il rischio di trovarsi ad un passo da un nuovo 12 marzo 1992, nella distrazione quasi totale.
di Enrica Riera
Il Domani, 19 luglio 2025
Il 25 luglio dello scorso anno l’attivista aveva denunciato quanto accaduto dopo un’azione dimostrativa e pacifica realizzata dal movimento presso il palazzo comunale. Oggi il gip archivia la posizione dell’agente donna che aveva realizzato la perquisizione. Ma chiede una nuova imputazione. C’è una novità sulla vicenda giudiziaria che riguarda l’attivista di Extinction Rebellion che il 25 luglio dello scorso anno aveva denunciato la perquisizione personale subita all’interno della questura di Bologna dopo un’azione dimostrativa e pacifica realizzata dal movimento presso il palazzo comunale.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 19 luglio 2025
L’istituto che prevede prima la sospensione del processo e poi, in caso di esito positivo sul reinserimento sociale dell’imputato, l’estinzione del reato non dispone alcuna preclusione per la carcerazione cautelare o i domiciliari. La richiesta dell’imputato maggiorenne di sospensione del processo per ottenere l’estinzione del reato tramite un percorso di messa alla prova che dia esito positivo è richiesta che necessariamente il giudice deve vagliare in base agli elementi sulla gravità del reato come indicati dall’articolo 133 del Codice penale.
di Valter Canavese
manifestosardo.org, 19 luglio 2025
Di persone recluse, istituti di detenzione in Sardegna e, più in generale, dei temi che emergono nel mondo penitenziario in Sardegna, ne abbiamo parlato con Irene Testa, Garante regionale delle persone private della libertà personale all’indomani della presentazione della relazione sulle carceri in Sardegna relativa al 2024. Da sempre impegnata nei diritti civili, anche per l’estrazione politica che la vede da anni nel partito Radicale, la garante traccia un quadro con molte ombre - in Sardegna c’è un sovraffollamento della popolazione carceraria dell’83% - e ben poche luci.
di Camilla Curcio
Il Sole 24 Ore, 19 luglio 2025
L’intervista a Lucia Castellano, provveditrice regionale dell’Amministrazione penitenziaria della Campania: “Non basta offrire opportunità di lavoro, serve responsabilizzare i detenuti”. Plasmare un carcere “umano” e attento ai diritti delle persone non è una missione impossibile. E passa da una sinergia positiva che mette in campo azioni di sistema mirate, investimenti intelligenti e percorsi di reintegro sociale proiettati oltre le quattro mura della cella. Ne è convinta Lucia Castellano, provveditrice regionale dell’Amministrazione penitenziaria della Campania e, tra i vari incarichi, anche ex direttrice del carcere di Bollate.
di Mauro Gentile
La Voce e il Tempo, 19 luglio 2025
Dal ministero della Giustizia arrivano alla Regione Piemonte oltre 2 milioni e 600 mila euro per finanziare la realizzazione di percorsi di orientamento, formazione, housing sociale e attivare una rete per favorire il reinserimento sociale e lavorativo di persone sottoposte a misura penale esterna o in uscita dagli istituti penitenziari. “Il sostegno finanziario al progetto regionale da parte del ministero della Giustizia” commenta Bruno Mellano, garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione “appare come una conferma per il lavoro messo in campo in questi anni.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 19 luglio 2025
La Procura indaga sul decesso, in cella, di un detenuto romeno di 58 anni. L’uomo, in buona salute, sarebbe uscito tra sette mesi. Nel 2024, alla Dogaia in sei si sono tolti la vita. Sulla “strana” morte di un detenuto romeno di 58 anni in una cella del reparto isolamento della Casa di reclusione della Dogaia di Prato, una delle più turbolente carceri d’Italia, la procura ha aperto un’inchiesta per omicidio. Il corpo senza vita del recluso, che stava scontando una sanzione disciplinare, è stato rinvenuto ieri mattina dagli agenti di polizia penitenziaria durante un normale controllo. All’interno della camera, come ha sottolineato lo stesso procuratore Luca Tescaroli in un comunicato, non sono stati trovati lacci, corde, lenzuola o altri strumenti che possano far pensare a un suicidio. D’altra parte, l’uomo, finito dentro per violenza sessuale, maltrattamenti, calunnia, minacce e lesioni personali, sarebbe uscito per fine pena fra sette mesi, il 27 febbraio 2026: gli era rimasto poco tempo da scontare dietro le sbarre, cosa l’avrebbe spinto a togliersi la vita? Inoltre, a quanto pare, godeva di una buona salute e l’ipotesi di un decesso per cause naturali appare agli inquirenti piuttosto improbabile. Sarà in ogni caso l’esame autoptico del medico legale, già disposto dal magistrato, a chiarire i molti dubbi che avvolgono questa morte. Si stanno esaminando anche i filmati dell’impianto di videosorveglianza interno.
di Luca Serranò
La Repubblica, 19 luglio 2025
L’autopsia chiarirà le cause del decesso di un detenuto romeno di 58 anni. Alla Dogaia è l’ennesimo caso nel giro di pochi giorni. Lo scorso 5 luglio aveva guidato la rivolta nel carcere, insieme ad altri dieci detenuti. Ieri, nella cella di isolamento in cui era stato confinato in seguito alla protesta, l’hanno trovato morto nel suo letto. Una morte sospetta, secondo la procura, forse legata proprio al ruolo di vertice nelle dinamiche criminali della casa circondariale. Si indaga per omicidio volontario sul caso di Costel Scripcaru, 58 anni, cittadino romeno che stava scontando condanne per diversi reati (anche violenza sessuale) alla Dogaia di Prato; solo l’ultima tragedia nel carcere della città toscana, teatro dall’inizio dell’anno di una impressionante catena di violenze - compresa l’aggressione con olio bollente contro il killer delle escort Vasile Frumuzache - e dove solo poche settimane fa sono stati sequestrati decine di cellulari e ingenti quantità di stupefacente.
di Bernardo Bassoli
latinatu.it, 19 luglio 2025
Morto un detenuto lo scorso 16 luglio all’interno del carcere di Latina. Le cause della morte, ufficialmente, sono ascrivibili a un malore. “La morte di un detenuto è sempre una sconfitta per lo Stato. Quello che è accaduto a Latina è un grido d’allarme che non può essere ignorato,” dichiara Massimo Costantino, Segretario Generale Fns Cisl Lazio. “Abbiamo bisogno di assunzioni straordinarie e di un piano serio per ridurre il sovraffollamento, anche utilizzando le misure alternative previste per chi ha pene residue inferiori ai due anni”. Secondo Costantino, la situazione attuale ostacola il percorso rieducativo dei detenuti. “Non possiamo permettere che le carceri diventino luoghi di abbandono e di tragedie annunciate”.
di Paolo Marino
Libertà, 19 luglio 2025
Svolta nelle indagini sulla fine del 27enne originario del Burkina Faso che era legato a Lugagnano. Svolta nelle indagini sulla morte di Adama Compaore, il 34enne originario del Burkina Faso - molto legato a Lugagnano, dove aveva familiari e amici - morto il 12 giugno scorso in un letto d’ospedale, dove era stato ricoverato dopo il trasporto d’urgenza dal carcere di Parma. Un uomo di 27 anni nato in Nigeria è indagato per omicidio volontario. Si tratta di un altro detenuto, anch’egli custodito nella casa circondariale di Parma. Potrebbe trattarsi di un compagno di cella, ma in merito gli inquirenti mantengono il massimo riserbo.
- Venezia. Agenti accusati di pestaggio su un detenuto: “Lesioni alla milza da verificare”
- Parma. “Mio padre va ai processi in ambulanza ma la richiesta dei domiciliari è stata respinta”
- Ancona. Celle piene di muffa, 5 detenuti in 10 mq: non possono stare in piedi tutti insieme
- Trento. “Il nuovo carcere di Spini di Gardolo è già sovraffollato, lo Stato rispetti i patti”
- Milano. Don Burgio: “Al Beccaria 9 detenuti su 10 sono minori stranieri non accompagnati”











