di Fabio Marcelli*
Il Fatto Quotidiano, 18 luglio 2025
Sono ripartite le litanie ma la responsabilità dell’efficacia non è “del diritto internazionale”. Sono gli Stati, come il nostro, a rifornire di armi e appoggio politico chi compie reati. La situazione internazionale, col suo odioso corredo di guerre e genocidi, in un mondo apparentemente sempre più proiettato verso la catastrofe bellica definitiva e il conseguente ritorno all’Età della Pietra (copyright Albert Einstein), sta scatenando le consuete lamentose litanie sulla fine del diritto internazionale e sull’impossibilità della giustizia internazionale (di cui il 17 luglio si celebra la Giornata mondiale, ndr). Prima di pronunciare sentenze definitive e inappellabili, che solitamente si coniugano all’instaurazione di uno stato di frustrazione psicologica che spinge coloro che ne sono colpiti all’inazione, all’abbandono di iniziative politiche e giuridiche e alla contemplazione dei paradisi artificiali, occorre tuttavia riflettere attentamente sulla natura del diritto internazionale stesso.
di Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni
L’Espresso, 18 luglio 2025
Colloquio con John Burris, avvocato per i diritti civili. “Trump cavalca la furia giustizialista: riapre prigioni, allarga penitenziari e aumenta le detenzioni. Così la giustizia diventa un dramma sociale. E un business senza scrupoli: intorno alle carceri private ci sono interessi economici importanti, è una filiera da cui sono in molti a trarre profitto. Per questo vogliono che la gente continui a finire in gabbia”. In principio era il muro. Ora sono le sbarre. Nel secondo tempo di Donald Trump alla Casa Bianca, le carceri sono diventate il nuovo feticcio. Rinchiudere e ostentare i muscoli: la ricetta del “law and order” è servita ogni giorno alla base più intransigente del popolo Maga.
di Luca Celada
Il Manifesto, 18 luglio 2025
La testimonianza di Gabriel Valladolid, bracciante agricolo. “In questi giorni si raccoglie la lattuga. Un lavoro che spezza la schiena, non si ferma mai. Chi di voi con la previdenza sociale lo farebbe con questo caldo? Nessuno, ve lo dico io”. All’annuncio dello sciopero parliamo con Gabriel Valladolid, sulla cinquantina, scarponi da lavoro sporchi di fango (“ne vado orgoglioso”). Ci racconta i suoi 35 anni nei campi, la sua storia, antica come la terra riarsa dal sole della Central Valley, il paniere che sfama mezzo paese. La pianura che da sopra Sacramento scende fin sopra Los Angeles, 500 km irrigati intensivamente che sono la regione agricola più produttiva del paese.
di Angela Stella
L’Unità, 17 luglio 2025
Coro di critiche per la task force sulle misure alternative annunciata dal ministero che tirerà le somme solo dopo l’estate. Giachetti: “Modo per bloccare la nostra pdl”. Serracchiani: “Servono misure immediate”. Due giorni fa il governo ha deciso di affrontare l’emergenza carceraria. Come? Con l’istituzione di una task force tra Ministero della Giustizia, magistratura di sorveglianza e singoli istituti penitenziari per favorire la definizione delle posizioni di 10.105 detenuti cosiddetti definitivi (6.079 italiani, 4.026 stranieri, con pena residua sotto i 24 mesi, per reati diversi da quelli ostativi di cui all’articolo 4 bis della Legge di ordinamento penitenziario e che negli ultimi 12 mesi non hanno riportato sanzioni disciplinari gravi) potenzialmente fruitori di misure alternative alla detenzione in carcere.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 17 luglio 2025
Il ministro che annuncia pene alternative per diecimila detenuti è il Nordio che ci piace. Perché vuol dire che non solo il guardasigilli è consapevole di quei 63.000 detenuti stipati come galline d’allevamento laddove, sia pure strettini, ne dovrebbero stare non più di 47.000, ma anche che è pronto a rimboccarsi le maniche. Il suo sguardo si è soffermato prima di tutto sui detenuti condannati in via definitiva. Non per una svolta radicale come sarebbe quella di incoraggiare il Parlamento all’approvazione della proposta di legge Giachetti-Bernardini sulla liberazione anticipata e l’aumento di detrazione dei giorni. Ma per sollecitare l’applicazione delle norme che consentirebbero la “concessione” di detenzione domiciliare, affidamento in prova ai servizi sociali e semilibertà.
di Daniele Masseglia
La Nazione, 17 luglio 2025
Il ministro della giustizia al “Caffè” della Versiliana ha illustrato le sue priorità. E sul caso Garlasco: “Dopo tutti questi anni forse si dovrebbe dire basta”. Portare a termine la riforma per la separazione delle carriere, svuotare le carceri, snellire i processi aumentando l’organico dei magistrati. L’agendina del ministro della giustizia Carlo Nordio darà priorità a questi temi, come il Guardiasigilli ha annunciato ieri al “Caffè” della Versiliana, intervistato dal giornalista Stefano Zurlo.
agenparl.eu, 17 luglio 2025
Una misura concreta per affrontare l’emergenza carceraria attraverso la leva della liberazione anticipata, ampliando in via temporanea e retroattiva le maglie della legge Gozzini. È questa la proposta al centro dell’intervista rilasciata all’Huffington Post dal deputato di Italia Viva, Roberto Giachetti, promotore dell’ipotesi di una “liberazione anticipata speciale” che, nei prossimi giorni, potrebbe essere trasformata in una legge condivisa da un ampio arco parlamentare. La proposta, che fino a pochi mesi fa sembrava accantonata, ha ricevuto nuova linfa grazie all’apertura del presidente del Senato, Ignazio La Russa. Una svolta che - osserva Giachetti - “assicura il sostegno non solo della seconda carica dello Stato, ma anche di una parte significativa di Fratelli d’Italia”.
di Concita De Gregorio
La Repubblica, 17 luglio 2025
Due notizie dal carcere, ieri, che danno da pensare. La prima. Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade, si è collegato in video col tribunale di Genova nel quale è in corso il processo Morandi - il crollo del ponte - per cui è imputato insieme ad altre cinquantasei persone. Si è collegato dal carcere di Rebibbia, dove è stato trasferito ad aprile. Castellucci è detenuto da quando la Cassazione ha reso definitiva la sua condanna a sei anni di reclusione per la morte di quaranta persone che viaggiavano su un pullman caduto da un viadotto autostradale nell’Avellinese, il 28 luglio del 2013.
di Alessio Di Florio
pressenza.com, 17 luglio 2025
A Vasto un quarantenne si è tolto la vita nella Casa Lavoro dieci giorni fa. “Anche oggi un uomo si è tolto la vita dietro le sbarre. È successo proprio oggi, mentre scrivo queste parole, ma potrebbe essere successo anche oggi, nel giorno in cui queste parole vengono lette da un loro occasionale lettore. Un giorno vale l’altro e ogni giorno è buono per morire, in carcere: questa, purtroppo, è una drammatica verità del nostro sistema giudiziario, e noi vi ci stiamo drammaticamente abituando”.
di Massimo Lensi
thedotcultura.it, 17 luglio 2025
In questi giorni infuocati di luglio, è difficile non pensare ai luoghi di detenzione. I liberi - non tutti, ma molti - arrancano sotto un caldo che fiacca e ammala. Figuriamoci chi è recluso. Per le donne e gli uomini in carcere, il caldo non è solo insopportabile: è insostenibile. E chi non lo sa, può almeno immaginarlo. Le loro condizioni sono più precarie di altre, aggravate dalla detenzione stessa e da un sentimento sempre più acuto di abbandono istituzionale. Corpi accatastati nel “carcer”, il recinto. Cambiasse pure la latitudine, saremmo comunque al punto di partenza: il problema non è il termometro, è la carcerazione. È la scomparsa della dignità.
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