di Irene Manzi
Il Domani, 17 luglio 2025
Se la scuola genera ansia invece che apprendimento, la responsabilità è anche della politica, prigioniera del merito come ideologia. Il legislatore dovrebbe fare un passo indietro e lasciar lavorare la pedagogia, dando però gli strumenti economici, gli investimenti necessari, offrendo dignità al lavoro del docente in termini di retribuzione, di formazione, di qualità del lavoro. In questi giorni le scelte compiute da alcune ragazze e ragazzi durante l’esame di maturità hanno avuto una grande attenzione mediatica e aperto un dibattito che, purtroppo, ha in larga parte assunto la forma ormai consolidata della presa di posizione da una parte o dall’altra, con l’approccio da tifoserie che sembra così tanto caratterizzare il nostro tempo.
di Angela Nocioni
L’Unità, 17 luglio 2025
Non gli hanno fatto vedere l’avvocato che l’aspettava fuori dal carcere. Rinchiuso subito in Cpr. Se ne riparla a settembre causa trasloco del Giudice di pace. Gaefar Mohamad, egiziano, dell’Italia ha visto solo il carcere dove è stato ingiustamente recluso per 21 mesi. Ma non era uno scafista, si erano sbagliati anche questa volta. Succede davvero troppo spesso. Quando il il Tribunale di Locri lo riconosce innocente e lo scarcera, non passa da libero nemmeno un minuto, gli viene impedito di vedere il suo difensore e viene sbattuto nel Cpr di Caltanissetta. Ricorre contro l’espulsione, gli rispondono che deve aspettare l’8 settembre per trasloco dell’ufficio del giudice di pace. Sono passati un anno, 9 mesi e 8 giorni dal suo arrivo in Italia e lui, assolto e scarcerato, non ha mai passato un’ora da libero.
di Giovanna Cavallo*
L’Unità, 17 luglio 2025
Contrapporre i diritti umani alla legge del più forte: il mandato di Francesca in Palestina è di estrema importanza. Ma come Falk, suo precursore, è finita nel mirino. Dal momento che è impossibile smentire le sue denunce, la denigrano come persona. Il primo mandato speciale delle Nazioni Unite fu istituito contro l’apartheid in Sudafrica. Oggi, il mandato sulla Palestina si inserisce in quella stessa traiettoria: affronta una realtà di occupazione militare protratta e violazioni su vasta scala. Viviamo un ritorno alle logiche imperiali: forza geopolitica, alleanze militari e interessi economici prevalgono sulle norme del diritto internazionale. Le istituzioni multilaterali vengono svuotate di potere o piegate ai più forti. I Relatori Speciali diventano bersagli: ostacolati, screditati, ignorati. Attaccare Albanese non significa solo contestare le sue parole, ma delegittimare l’intera architettura della responsabilità internazionale. Si sostituisce il confronto giuridico con lo scontro ideologico. Difendere il ruolo di Francesca Albanese oggi significa difendere la possibilità che il diritto internazionale abbia ancora voce in un mondo dove prevale la legge del più forte. Proteggere i relatori speciali, le Nazioni Unite e Francesca Albanese, significa difendere i principi di legalità, giustizia e umanità a livello globale.
di Anna Maselli
Corriere del Veneto, 17 luglio 2025
Il cooperante veneziano arrestato il 15 novembre 2024 senza un’accusa formale. Don Ciotti: “Troppe ambiguità in questi mesi”. Alberto Trentini detenuto in Venezuela da 8 mesi, la madre: “Meloni, un silenzio assordante. Il governo deve attivarsi subito”. “Oggi sono otto mesi esatti che mio figlio Alberto è in prigione ma tutto tace e tace anche la nostra presidente del Consiglio”. Armanda Colusso, madre di Alberto Trentini, il cooperante detenuto in Venezuela dal 15 novembre 2024 senza un’accusa formale, non ce la fa più. E martedì mattina, davanti al tribunale di Roma dove si è tenuta una nuova udienza sull’omicidio di Giulio Regeni (le due famiglie sono assistite dalla stessa avvocata, Alessandra Ballerini), ha richiamato le istituzioni alle proprie responsabilità, in particolare la premier Giorgia Meloni che ha telefonato alla famiglia qualche mese fa ma non ha mai pronunciato pubblicamente il nome di Trentini.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 16 luglio 2025
Femminicidio, fine vita, carceri. Tre temi sui quali al Senato il lavorio si sta intensificando prima della pausa estiva prevista per i primi di agosto. In alcuni casi per il bisogno di incassare almeno una delle tante leggi-bandiera del centrodestra, in altri per necessità. Perché le emergenze vere - quella dei detenuti ammassati in celle destinate a riempirsi sempre più, o quella dei malati terminali - esistono ed esigono risposte. E a premere sull’acceleratore sono soprattutto le opposizioni. Con qualche apertura recente del centrodestra alle proposte per ridurre il sovraffollamento carcerario, come la “pdl Giachetti”, sia pur rimodulata. Tanto che ieri il ministro di Giustizia Carlo Nordio ha reso noto di aver accertato, tramite una task force istituita a Via Arenula, che “10.105 detenuti definitivi” per reati non ostativi, con pena residua sotto i 24 mesi” e che non hanno avuto “sanzioni disciplinari gravi negli ultimi 12 mesi”, sono “potenzialmente fruitori di misure alternative alla detenzione in carcere” (non di liberazione anticipata).
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 16 luglio 2025
Una task force del ministero della Giustizia valuterà entro settembre la fattibilità di interventi in favore dei reclusi con ancora due anni da scontare e che non abbiano avuto sanzioni disciplinari. In un’estate rovente, con il sovraffollamento carcerario ormai ben oltre la soglia di guardia, dal ministero di Giustizia si leva un primo segnale di fumo. Per ora si tratta di una ricognizione, nel senso che il dicastero fa sapere di aver accertato - dopo un “utile confronto” del Guardasigilli Carlo Nordio con la magistratura di sorveglianza - che “10.105 detenuti cosiddetti definitivi sono potenzialmente fruitori di misure alternative alla detenzione in carcere”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 16 luglio 2025
Il ministero della Giustizia riunisce tribunali di sorveglianza e Dap per istituire una task force. Si aprono le porte del carcere, ma niente amnistia né indulto: “Serve valutazione caso per caso”. L’emergenza carceraria non può essere più ignorata dal governo. Per questo oggi c’è stata una riunione a Via Arenula in cui ministero della Giustizia, Dap e i ventisei presidenti dei tribunali di sorveglianza di tutta Italia si sono riuniti per fare il punto della situazione e valutare in un’ottica di collaborazione interistituzionale eventuali soluzioni per alleggerire la popolazione carceraria.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 16 luglio 2025
L’obiettivo è affrontare le criticità del sistema carcerario in maniera sistemica, per fermare suicidi e sovraffollamento. Greco: “Situazione insostenibile”. Costruire una rete nazionale di avvocati capace di affrontare in modo sistemico le criticità dell’esecuzione penale e del mondo penitenziario, con un faro puntato sull’emergenza suicidi e sovraffollamento. È l’obiettivo da cui parte il “cantiere” aperto dal Consiglio nazionale forense, dove ieri si è tenuto un primo incontro operativo promosso dalla sua Commissione per le persone private della libertà personale.
di Walter Verini*
Il Dubbio, 16 luglio 2025
La battaglia contro la condizione disumana in cui versano le carceri italiane, condizione nella quale si trovano oltre 62.000 persone detenute (su una capienza di circa 48.000 posti) nella quale lavorano migliaia di agenti di polizia penitenziaria, anch’esse in situazioni di grave disagio e stress, ha conosciuto una tappa civile e significativa. È accaduto sabato scorso nel carcere di Rebibbia, per merito di Nessuno tocchi Caino, l’Associazione guidata da Rita Bernardini, Sergio D’Elia, Elisabetta Zamparutti.
di Andrea Sparaciari
La Notizia, 16 luglio 2025
Parla il vicesegretario dell’Anm Stefano Celli, che attacca il governo Meloni: “In carcere non sono garantiti i diritti umani dei detenuti”. Un documento pesantissimo contro le (non) politiche del governo Meloni su sovraffollamento carcerario. È quello sottoscritto all’unanimità il 12 luglio scorso dalla giunta dell’Anm. Abbiamo chiesto al magistrato Stefano Celli, vicesegretario generale Anm, di spiegarci perché questo atto tanto deflagrante.
- “Anche al 41 bis il detenuto può vedere la donna che gli vuole bene”
- 41 bis. Zagaria, Bagarella e Lioce. Tra i 733 al “carcere duro” i registi di stragi e terrorismo
- Carriere separate, il Senato dice sì a sorteggio e due Csm
- In uno Stato liberale creare un “Super-pm” è un grave errore e non bilancia il processo
- Guardate i fascicoli impilati nelle procure: la digitalizzazione si è impallata











