di Alfonso Raimo
huffingtonpost.it, 15 luglio 2025
Intervista con l’ideatore della proposta cui ha aperto il presidente del Senato: uno sconto di pena aumentato e retroattivo per i detenuti che si sono comportati bene. “La mia proposta sarà modificata per venire incontro alle esigenze di tutti i partiti. L’importante è farla alla svelta”. Per ora il no solo da Lega e M5S. È possibile un’intesa tra tutte le forze politiche - con l’eccezione dei Cinque Stelle - per una misura di clemenza che consenta di alleggerire il sovraffollamento nelle carceri. “Ora si può fare. Basta solo un po’ di coraggio”, dice Roberto Giachetti, deputato di Italia viva e padre della proposta alla base del provvedimento. “Non ne faccio una questione personale. Ai partiti dico: togliete il mio nome, chiamatela come vi pare, pure legge Pippo, e modificatela. Ma l’importante è che si faccia, perché la vita nelle carceri italiane è al limite”.
di Vincenzo Scalia*
L’Unità, 15 luglio 2025
In carcere, al momento di lottare per i diritti di chi sta dentro, le divisioni politiche saltano. Questa trasversalità va mantenuta anche fuori. Una volta, in Sicilia, le vecchie generazioni raccomandavano ai nipoti di non augurare mai a nessuno di finire in carcere, di ammalarsi e di diventare povero. Una raccomandazione che andrebbe rinnovata nel contesto attuale, in particolare verso chi si definisce di sinistra. E non si tratta di distinguere tra radicali e moderati, riformisti e rivoluzionari. La confusione tra la giustizia sociale, ovvero la possibilità per tutti di fruire dei diritti fondamentali, e il giustizialismo, ovvero la regolazione delle questioni sociali a mezzo della risorsa penale, caratterizza tutto lo spettro politico di sinistra.
di Stefano Anastasìa
garantedetenutilazio.it, 15 luglio 2025
Non rieduca, non reintegra, lede la dignità umana. Il sistema penitenziario italiano tradisce ogni giorno la Costituzione. Anche oggi un uomo si è tolto la vita dietro le sbarre. È successo proprio oggi, mentre scrivo queste parole, ma potrebbe essere successo anche oggi, nel giorno in cui queste parole vengono lette da un loro occasionale lettore. Un giorno vale l’altro e ogni giorno è buono per morire, in carcere: questa, purtroppo, è una drammatica verità del nostro sistema giudiziario, e noi vi ci stiamo drammaticamente abituando.
di Filippo Blengino
L’Unità, 15 luglio 2025
Insieme a una delegazione di Radicali Italiani, varco i cancelli di una delle tante - troppe - strutture penitenziarie italiane. In un reparto sovraffollato oltre ogni decenza, incontro Andrea, 50 anni, casertano, sguardo fisso e voce bassa. Mi racconta una storia che non dimenticherò mai. Mi parla di Antonio, 22 anni. Dividevano la cella fino a due giorni prima. Antonio era finito dentro per il furto di uno scooter. Nessuna arma, nessuna violenza, niente sangue. Ma cinque mesi di carcere. Cinque mesi in attesa di giudizio. Nessuna condanna, ma già punito. Soffriva di ansia e depressione, e negli ultimi giorni era diverso: più nervoso, più spento.
di Vito Daniele Cimiotta
terzultimafermata.blog, 15 luglio 2025
Nel silenzio opprimente delle carceri, dove i corpi sono prigionieri ma anche le parole sembrano destinate a essere relegate nel buio, nascono giornali che sono autentici fari di verità e resilienza. I giornali scritti dai detenuti non sono semplici fogli di carta: sono ponti vitali tra due mondi, scrigni di dignità umana, luci che rischiarano l’ombra dell’indifferenza e dell’oblio in cui troppo spesso viene confinato il sistema penitenziario. Nel gennaio 2025, la chiusura improvvisa de La Fenice, testata del carcere di Ivrea, ha squarciato questo fragile equilibrio. Quel giornale aveva osato raccontare la realtà nuda e cruda: muffa nelle celle, acqua calda inesistente, sovraffollamento soffocante. Denunciare queste condizioni avrebbe dovuto essere un atto di civiltà e responsabilità; invece è stata la scintilla che ha acceso un oscurantismo istituzionale pronto a soffocare ogni voce scomoda con la scusa dell’”ordine e sicurezza”.
di Francesco Petrelli*
Il Foglio, 15 luglio 2025
Il grave silenzio sulla tragedia delle carceri. Un hardware liberale e garantista mal si concilia con un software giustizialista. Pesa nel bilancio il grave silenzio tuttora serbato sulla tragedia delle carceri e la mancata risposta alle aperture che sono pure state espresse di recente da rappresentanti autorevoli della stessa maggioranza. Si tratta, infatti, di una crisi sia umanitaria che sociale che non può essere ignorata, restando prigionieri di slogan elettorali e di parole d’ordine che presuppongono una visione puramente repressiva del carcere e della pena, populisticamente appagante ma contraria ad ogni effettiva utilità in termini di sicurezza. Se si vuole essere “garantisti nel processo” non si può al tempo stesso essere “giustizialisti nell’esecuzione delle pene”.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 15 luglio 2025
Alcune disposizioni del decreto Sicurezza trovano il proprio presupposto nella “qualità” dell’autore della condotta considerata più che nella offensività della condotta stessa. L’intenzione è quella di colpire l’appartenenza a certi “tipi” di individui. Alcune norme del decreto Sicurezza, come ha rilevato il Massimario della Cassazione, si basano non tanto sull’offensività della condotta sanzionata, quanto sulle qualità del suo autore. Si creano così artificiosamente “nemici della società”. Nonostante su queste pagine avessimo rilevato varie criticità, oltre a dubbi di costituzionalità, nel decreto Sicurezza, convertito in legge lo scorso 9 giugno, la relazione elaborata dall’ufficio del Massimario della corte di Cassazione, e duramente contestata dal governo, ha tracciato un quadro più grave rispetto a quello già delineato. L’Ufficio - giova ribadirlo - ha raccolto pareri di autorevoli studiosi e soggetti qualificati, citati nelle 577 note delle 129 pagine di cui consta il documento.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 15 luglio 2025
Continuano le segnalazioni verso gli avvocati che “abbracciano” i loro assistiti al 41 bis. Dopo la vicenda del legale di Alfredo Cospito, Flavio Rossi Albertini, segnalato dal carcere di Sassari per aver stretto la mano e dato due baci sulla guancia al suo assistito, ad essere redarguita per lo stesso motivo per la quinta volta è stata l’avvocato Maria Teresa Pintus. Ieri, infatti, ha ricevuto l’ennesima notifica da parte del suo Coa di appartenenza con la quale le viene appunto comunicato che il 5 giugno è giunto l’ennesimo esposto dalla casa circondariale di Bancali firmato dal direttore con il quale viene segnalata per comportamento professionale non corretto: “In data 09/ 05/ 2025, al termine del colloquio effettuato con il suo assistito AP, salutava quest’ultimo con una stretta di mano e due baci sulle guance”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 15 luglio 2025
Il giudice ha disposto la misura in carcere per l’uomo, senza fissa dimora, dopo che ha “saltato” la firma. “Ma sbattere un uomo in galera a luglio in una situazione di insostenibile sovraffollamento carcerario è una misura cautelare del tutto sproporzionata”. “Ma è giusto mandare nell’attuale inferno che stanno vivendo le nostre carceri un poveraccio che ha rubato due spazzolini e qualche bottiglia d’olio?”: a porsi la domanda è il penalista Vincenzo Comi che insieme alla collega Marina Colella assiste un cileno di 40 anni, G.G..
di Antonio Alizzi
Il Dubbio, 15 luglio 2025
La Cassazione: quanto detto agli interrogatori preventivi è considerato solo se ci sono elementi favorevoli al ricorrente. La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo, rigettando il ricorso presentato dalla difesa contro l’ordinanza emessa dal Tribunale di Catania. L’indagato, accusato di estorsione aggravata e associazione di tipo mafioso nonché di traffico di stupefacenti, aveva contestato la mancata trasmissione al Riesame, da parte del pubblico ministero, degli interrogatori resi dagli altri coindagati nel procedimento, ritenendo che tali atti potessero contenere elementi favorevoli alla sua posizione.
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