di Michela Allegri
Il Messaggero, 16 luglio 2025
I giudici: “Bilanciare le esigenze di affettività del detenuto e quelle di sicurezza”. Il caso di Davide Emmanuello, capoclan di Cosa nostra, dietro le sbarre dal 1993. Una corrispondenza durata 17 anni, migliaia di lettere che nel corso del tempo sono diventate sempre più affettuose, un rapporto che, parola dopo parola, si è trasformato in una vera e propria storia d’amore tra una donna e un boss di Cosa Nostra, detenuto in regime di 41 bis. Ora la Cassazione ha stabilito che i due si potranno incontrare: Davide Emmanuello, assistito dagli avvocati Valerio Vianello Accorretti e Lisa Vaira, ha vinto una delle sue battaglie contro il carcere duro, al quale è costretto dal 1993.
di Valeria Di Corrado
Il Messaggero, 16 luglio 2025
Solo il nome fa paura. Il 41-bis, detto anche “carcere duro” è un regime detentivo speciale applicato agli appartenenti ad organizzazioni criminali, terroristiche o eversive, “in presenza di gravi motivazioni di ordine e sicurezza pubblica”. Comporta una drastica riduzione dei contatti con il mondo esterno, rispetto al regime carcerario ordinario, per “spezzare il vincolo associativo”. Secondo l’ultimo report del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, aggiornato al 29 maggio 2025, ci sono 733 persone dislocate nelle 12 sezioni 41-bis presenti in Italia. Si è assistita a una lenta e progressiva crescita negli anni, considerato che nel 1993 erano 473. Questo perché il numero delle revoche del “carcere duro” è significativamente inferiore rispetto ai nuovi ingressi.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 16 luglio 2025
Il Senato avanza nella riforma della giustizia, mentre le opposizioni denunciano pericoli per l’autonomia della magistratura. Crescono in aula le tensioni politiche. Il Senato ha approvato ieri l’articolo 3 del ddl sulla separazione delle carriere, che prevede da un lato la creazione di due Consigli superiori della magistratura, uno per i magistrati inquirenti ed uno per quelli giudicanti, e dall’altro la modalità del sorteggio per i membri togati e laici. Oggi riprenderà l’esame del provvedimento, in particolare degli emendamenti all’articolo 4 che invece istituisce l’Alta corte con competenze disciplinari sui magistrati. Il voto finale dovrebbe essere martedì 22 luglio.
di Marco Patarnello*
Il Dubbio, 16 luglio 2025
Sta per chiudersi l’approvazione - in prima lettura- della riforma costituzionale. Si chiude senza dibattito parlamentare e con uno scontro culturale privo di qualsiasi effettivo confronto. Stiamo per cambiare profondamente la nostra raffinata Costituzione senza avere neppure chiaro quali siano gli obiettivi e se la riforma possa effettivamente perseguirli. Quali siano i costi. Quali i benefici. Certo, abbiamo sentito molti slogan: eliminare le correnti, separare le carriere, spoliticizzare la magistratura. Ma le riforme costituzionali non si fanno con gli slogan, si fanno con gli argomenti, con i confronti anche ruvidi, ma approfonditi. Tanto più che - se le cose andranno come sembra- l’ultima parola dovranno dirla i cittadini, con il referendum. Ma se continuiamo con questo chiasso indistinto, con questo scontro fazioso fatto solo di slogan, sulla base di cosa si esprimeranno i cittadini?
di Milena Gabanelli
Corriere della Sera, 16 luglio 2025
Basta entrare in un ufficio di una qualunque procura italiana per avere un’idea delle dimensioni, in termini di quantità di carte, di ogni singolo procedimento. Centinaia di faldoni con dentro migliaia di atti stipati negli armadi a muro, appoggiati sui tavoli, sugli scaffali, per terra. Fascicoli che vanno e vengono da un ufficio all’altro, dall’aula di un tribunale all’altra. Per eliminare questa montagna di carte si comincia a informatizzare nel 2019. L’appalto è affidato dal ministero della Giustizia alla Sirfin Pa, una piccola Srl del gruppo Accenture, per una durata di 60 mesi più 12. Si tratta di un contratto quadro da 100 milioni, ma per sapere quanto di questa cifra è specificatamente dedicata alla digitalizzazione del processo penale occorrerebbe guardare dentro ogni singolo applicativo. Impossibile: l’appalto è secretato.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 16 luglio 2025
In Commissione è stato bocciato l’emendamento sulla prevenzione primaria. Il primo Piano antiviolenza dell’esecutivo Meloni non ha coinvolto i Cav e “non è omogeneo né strutturale”. Un accordo tra maggioranza e opposizioni sul reato di femminicidio è stato trovato in commissione al Senato. Il testo dovrebbe arrivare in aula domani, ma sulla nuova fattispecie le posizioni di chi lavora nel contrasto alla violenza di genere sono diverse. C’è chi considera importante l’introduzione di un reato specifico che spieghi la matrice del delitto - la cultura sessista all’origine - che lo definisca, ne stabilisca l’esistenza per poi porre in atto misure di prevenzione. Secondo altre, invece, è l’ennesimo strumento repressivo del governo Meloni, senza che sia accompagnato da misure preventive. E, dunque, privo di una reale capacità di deterrenza di un fenomeno socio-culturale complesso.
di Elvira Serra
Corriere della Sera, 16 luglio 2025
La magistrata è andata in pensione il 10 luglio: “A Milano 13 mila bimbi da affidare. Il figlio della coppia dell’acido? Giusto non darlo ai nonni”. La presidente del Tribunale per i minorenni di Milano, Maria Carla Gatto, il 10 luglio ha compiuto 70 anni (auguri!). Non è stato solo un compleanno importante, ma l’ultimo giorno di lavoro. Adesso è in pensione.
di Andrea Carugati
Il Manifesto, 16 luglio 2025
In arrivo il verdetto del tribunale dei ministri. Meloni e alleati vogliono negare l’autorizzazione a procedere. E hanno i numeri per farlo. Le opposizioni chiedono che il ministro torni in Parlamento: “Ha mentito, non può restare”. Dal governo un altro no: “C’è il segreto istruttorio”. “Non è né utile né opportuno che il governo riferisca su cose che peraltro non conosce, riferirà alla conclusione dell’indagine, quando ci saranno degli elementi utili per il confronto parlamentare, prima non avrebbe senso”. Luca Ciriani, ministro per i rapporti con il Parlamento, replica con un secco no all’ennesima richiesta delle opposizioni, formulata ieri durante la capigruppo del Senato, di poter risentire il ministro della Giustizia nelle aule parlamentari sul caso Elmasry.
di Francesco Palmieri
Il Foglio, 16 luglio 2025
Rosaria Capacchione appartiene a quella scuola di cronisti che lasciava l’”io narrante” nella penna perché conta la notizia, non chi tiene il taccuino. Preferisce l’ombra ai riflettori anche quando la notizia è lei, parte offesa nel processo contro il boss dei Casalesi Francesco Bidognetti e il suo avvocato, Michele Santonastaso, ai quali la Corte d’appello di Roma ha confermato le condanne rispettivamente a un anno e sei mesi e un anno e due mesi per minacce aggravate dal metodo mafioso. Hanno fatto il giro del mondo le immagini di Roberto Saviano, parte offesa anche lui, scoppiato in lacrime alla lettura della sentenza dopo un estenuante percorso giudiziario di diciassette anni. Capacchione ricorda a ciglio asciutto che quando venne letto quel documento minatorio in aula al processo Spartacus, il 13 marzo 2008, capì subito cosa fosse: “Un messaggio di condanna a morte, perché il linguaggio della mafia lo conosco bene”. Si occupava di camorra dal 1986 consumando le suole, spulciando gli atti giudiziari, ritagliando, coltivando le fonti e consegnando il proprio nome solo alla firma sotto gli articoli.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 16 luglio 2025
L’entusiasmo di Report e M5S è infondato. Lo Cicero, testimone inaffidabile e mai coinvolto operativamente nelle stragi, non menzionò Delle Chiaie. “Report aveva ragione sulla pista nera!”, proclama trionfalmente Sigfrido Ranucci sulla sua pagina Facebook, allegando un articolo de Il Fatto Quotidiano che annuncia la nuova udienza fissata dalla gip nissena Graziella Luparello, la quale ha disposto lo stop all’archiviazione della pista nera relativa alla strage di Via D’Amelio. Peccato che i titoli di molti giornali lascino intendere al lettore l’esistenza di un verbale in cui Paolo Borsellino si sarebbe interessato al coinvolgimento di Stefano Delle Chiaie, detto “er caccola” - politico di estrema destra e fondatore di Avanguardia Nazionale - nella strage di Capaci. Completamente falso.
- L’occasione persa di Violante
- Lombardia. Sempre più detenuti universitari, ma troppi ostacoli
- Frosinone. Chi era Sergio, il 30enne che si è suicidato in carcere schiacciato dalla solitudine
- Milano. Fotografia dell’abuso e dell’uso improprio di farmaci nelle carceri
- Firenze. “I detenuti psichiatrici di Sollicciano sono abbandonati”











