di Gianni Alemanno e Fabio Falbo
Il Dubbio, 23 luglio 2025
Dopo i due tentati suicidi sventati in extremis a Rebibbia grazie ad altre persone detenute, alla fine nel nostro carcere è arrivato il 42° suicidio in cella del 2025. Maurizio D.B. aveva 55 anni, detenuto dal 2019 con una pena di 15 anni di carcere. Era in cella singola del Braccio G12 di Rebibbia. Negli ultimi giorni era stato raggiunto dalla notifica di un’altra condanna, sempre per rapina, ad altri 7 anni di carcere. Nella notte di venerdì 18 si è impiccato alle sbarre della finestra della cella ed è stato trovato al mattino dopo dagli agenti della Penitenziaria con il corpo già freddo. Sembra che abbia lasciato una lettera d’addio, ma non ne conosciamo il contenuto. I media - a differenza dei due precedenti tentati suicidi - questa volta hanno dato notizia. Ma quello che le cronache giornalistiche non hanno detto (perché probabilmente non lo sanno) è che, in teoria, anche questo suicidio poteva essere sventato se le ispezioni periodiche notturne avessero funzionato secondo regolamento. Ma questi giri per controllare le celle, per il sovraffollamento e per la carenza di personale della Penitenziaria, sono ridotti e spesso vengono saltati.
di Angela Stella
L’Unità, 23 luglio 2025
I detenuti si rassegnino. Dietro l’angolo non c’è alcuna soluzione immediata da parte del Governo per fronteggiare l’emergenza carceraria. Se c’era infatti molta attesa per il Cdm di ieri che aveva all’ordine del giorno quattro provvedimenti in materia giustizia, poi, ascoltando il Ministro della Giustizia Carlo Nordio nella successiva conferenza stampa, si è scoperto che tutto quello che c’è in cantiere avrà tempi di concretizzazione lunghi anche perché, come ha ammesso il Guardasigilli, si tratta di riforme strutturali.
di Maria Brucale
Il Manifesto, 23 luglio 2025
La Corte europea dei diritti umani (Cedu) con sentenza pubblicata lo scorso 10 luglio 2025, nel ricorso n. 64753/14, “Gullotti contro Italia”, ha riconosciuto la violazione dell’articolo 8 della Convenzione che garantisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare, del domicilio, della corrispondenza, anche ai ristretti in regime di 41 bis. Il magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia aveva rinnovato nei confronti di una persona ristretta in regime di 41 bis, per un periodo di tre mesi, il divieto di corrispondenza epistolare con persone diverse dai parenti ammessi alle visite, in ragione della pericolosità soggettiva del detenuto in quanto collocato in regime differenziato.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 23 luglio 2025
“Il suo sogno oggi si trasforma in realtà e il nostro presidente, dall’alto dei cieli, credo sorrida e guardi soddisfatto il lavoro dei suoi allievi”, scandisce con ostentata emozione il senatore Pierantonio Zanettin, parlando dal banco che fu di Silvio Berlusconi. “La giustizia giusta gli è stata sempre a cuore”. Zanettin offre una particolare lettura dei trascorsi giudiziari di Berlusconi e accusa: “Egli è stato e continua a essere anche oggi vittima di una giustizia ingiusta, viziata dal pregiudizio ideologico e politico”. Nella logica di Forza Italia questa riforma dovrebbe mettere fine al presunto “uso politico della giustizia”, sebbene non incida in nessun modo sui tempi e i modi di conduzione di inchieste e processi. Ma il senatore azzurro celebra ugualmente con queste premesse “lo storico voto di oggi”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 23 luglio 2025
La riforma approvata in seconda lettura a Palazzo Madama: il testo ora attende l’ultimo via libera della Camera prima del referendum. “Riforma epocale, giornata storica, sogno di Silvio Berlusconi”: sono solo alcune delle espressioni pronunciate ieri nell’Aula del Senato che ha approvato con 106 voti a favore (FI, Lega, Fd’I, Nm, Azione), 61 contrari (Pd, Avs, M5S) e 11 astensioni (Italia viva) la riforma costituzionale della separazione delle carriere, alla presenza del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Al termine della votazione le opposizioni hanno messo in atto una protesta, mostrando la copertina della Costituzione italiana a testa in giù e gridando “vergogna, vergogna”.
Giustizia, la deriva panpenalista fa crollare ogni equilibrio. Quella sconosciuta cultura garantista
di Nicola Madia
Il Riformista, 23 luglio 2025
Dalle colonne de Il Sole 24 ore i professori Vittorio Manes e Nicolò Zanon, in un articolo dal titolo evocativo (Il primato perduto della libertà individuale), hanno magistralmente sottolineato la dilagante deriva panpenalistica che sta travolgendo il diritto primario della libertà. Libere interpretazioni denotano la tendenza a usare l’arma contundente del diritto penale per fronteggiare una collettività convinta che il crimine imperversi. Il nostro paese è tra i più sicuri del pianeta. Le statistiche dicono che il numero di tutte le tipologie di reati è in costante diminuzione e che il tasso di recidiva crolla per i condannati ammessi ai benefici penitenziari, i quali, potendo reinserirsi nella collettività, scelgono, in stragrande maggioranza, di condurre un’esistenza migliore di quella infernale assicurata dal crimine.
di Francesca Schianchi
La Stampa, 23 luglio 2025
Sì del Senato alla separazione delle carriere tra omaggi a Berlusconi e proteste. Ora si torna alla Camera, poi il referendum. Nordio: “Riprenda il dialogo con le toghe”. A vederla dall’alto, mezza vuota per buona parte della seduta e percorsa da un brusio continuo, l’Aula del Senato non sembrerebbe impegnata ad approvare “l’epocale riforma della giustizia”, come da trionfante definizione del ministro Carlo Nordio. Sembrerebbe più un clima da discussione generale su un tema secondario: si cambia la Costituzione tra un “colleghi abbassate la voce” e applausi di cortesia, non c’è attenzione né pathos, pure gli attacchi passano quasi inosservati, nessuno che sbraiti e si lamenti.
di Antonello Cosentino*
Il Manifesto, 23 luglio 2025
La riforma non riguarda la giustizia come servizio ai cittadini ma i rapporti tra la magistratura e gli altri poteri dello Stato. Per coglierne la portata bisogna guardare la Storia. Il vero bersaglio della riforma della magistratura approvata ieri dal Senato è il Csm: per formalizzare la separazione delle carriere, che di fatto c’è già, non sarebbe necessario modificare la Costituzione. Con la riforma il Csm verrà sdoppiato, e ciascuno dei due Consigli avrà minor peso istituzionale, verrà privato della potestà disciplinare, verrà composto da magistrati sorteggiati e non più eletti. Quest’ultimo punto è cruciale: spezzare il nesso di rappresentatività tra la magistratura e il proprio governo autonomo significa sottrarre a quest’ultimo il contributo derivante dalla dialettica di idee, visioni e valori che si sviluppano all’interno della magistratura e privarlo del portato della riflessione collettiva che emerge dal pluralismo degli orientamenti associativi dei magistrati.
di Mario Lavia
linkiesta.it, 23 luglio 2025
Battaglia in Parlamento, con toni concitati ed estremi. La destra ha votato compatta la legge costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, Azione anche, Italia Viva si è astenuta. Il Pd, oggi durissimo, qualche anno fa era a favore. Chi inneggiava a Silvio Berlusconi, chi a Giovanni Falcone, chi mostrava la Costituzione (quella più bella del mondo) capovolta: in un’accesa seduta il Senato ha approvato a sua volta - lo aveva già fatto la Camera - la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati. Adesso occorreranno altre due letture abbastanza scontate, e infine ci sarà il referendum confermativo, senza quorum, nella prossima primavera.
di Gabriella Cerami
La Repubblica, 23 luglio 2025
L’ex toga di Mani Pulite: “Se il pubblico ministero abbandona la cultura del giudice, il suo solo interesse diventa vincere la causa”. “Il governo vuole limitare il lavoro di controllo dei magistrati sui politici”. Gherardo Colombo, ex magistrato, pubblico ministero della Procura di Milano negli anni dell’operazione Mani pulite, considera la riforma della giustizia, che prevede la separazione delle carriere, “un danno per i cittadini”.
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