di Andrea Malaguti
La Stampa, 27 luglio 2025
È come se Laura Santi ci avesse riportati sulla terra, risvegliandoci da una specie d’ipnosi collettiva. Come se in questo mondo sconvolto dalla violenza di massa, con la sua morte - la scelta di nuotare fuori dalla vita - Laura avesse rimesso al centro l’essere umano e il suo senso, restituendone la drammatica bellezza. Andate a riprendere il pezzo straordinario scritto per La Stampa da Francesca Mannocchi mercoledì scorso. È una di quelle letture che hanno la forza di cambiare il nostro rapporto con la realtà. Di migliorarlo. Asciutto, intenso, straziante, pulito.
La Repubblica, 27 luglio 2025
Per i due esponenti nazionali del partito è la prova che lo Stato ha qualcosa da non fare vedere: “Da settimane chiediamo formalmente di entrare, come già facciamo regolarmente nelle carceri italiane, ma il ministero dell’Interno e la prefettura hanno scelto la via del silenzio e dell’opacità”. Poi, dopo un giorno, il via libera all’ingresso. “Nonostante il silenzio e il diniego del ministero dell’Interno” Matteo Piantedosi, ieri sera il segretario di Radicali Italiani Filippo Blengino e Bianca Piscolla, membro della Giunta nazionale, si “sono recati comunque all’hotspot di Lampedusa per tentare di verificare, almeno dall’esterno, le condizioni in cui vengono trattenute le persone migranti”, ma “una volta giunti nei pressi delle recinzioni, in un’area pubblica e priva di divieti, sono stati fermati e allontanati dall’esercito”. E’ quanto si legge in una nota dei Radicali Italiani.
di Diego Battistessa*
Il Fatto Quotidiano, 27 luglio 2025
Attenti al boom estivo dei giovani che vanno a “fare del bene”. Non basta “la buona volontà”: servono competenze specifiche, formazione settoriale, etica della cura e capacità di analisi critica. La professionalizzazione non è in contraddizione con l’impegno solidale: al contrario, è ciò che permette di moltiplicare l’impatto ed evitare danni involontari. In un’epoca segnata da crisi globali, tagli alla cooperazione e derive populiste, la solidarietà internazionale dovrebbe essere più urgente, più radicale e più trasformativa che mai. Eppure, molte iniziative di volontariato sembrano oggi allontanarsi da questi ideali. Al contrario: sempre più spesso si trasformano in palcoscenici dove a dominare non è la giustizia sociale, ma l’ego del volontario.
di Nathalie Tocci
La Stampa, 27 luglio 2025
È tardi, troppo tardi, per parlare di “catastrofe umanitaria”, di “indicibile e indifendibile sofferenza e carestia”, di “scene grottesche di bambini presi di mira” e dell’”inaccettabilità” dei “troppi morti civili” a Gaza. Sono giuste le critiche dell’Alto rappresentante dell’Ue Kaja Kallas e del primo ministro britannico Keir Starmer, giusto il “disgusto” del ministro degli Esteri britannico David Lammy, condivisibile l’appello del presidente francese Emmanuel Macron affinché la guerra cessi immediatamente e i civili vengano salvati. O meglio, le loro parole sarebbero state giuste se pronunciate un anno e mezzo fa. Oggi non più.
di Miriam Di Peri
La Repubblica, 27 luglio 2025
Salvini concorda con le parole della premier a Repubblica: un favore ad Hamas. Insorge l’opposizione. Conte a FdI: non voltate lo sguardo. “Gravi e inaccettabili” per il centrosinistra, “concrete e senza speculazioni” per il centrodestra. Le parole di Giorgia Meloni a Repubblica sul riconoscimento dello stato della Palestina hanno sollevato un vespaio e riacceso il dibattito attorno alla posizione dell’Italia rispetto al massacro in corso a Gaza. La premier ha preso le distanze dalla posizione di Emmanuel Macron, pronto a riconoscere lo stato di Palestina: “Io credo che il suo riconoscimento, senza che ci sia uno Stato della Palestina, possa addirittura essere controproducente per l’obiettivo”. Una linea condivisa anche con Matteo Salvini, secondo cui un riconoscimento adesso “sarebbe un regalo ad Hamas”.
di Paolo Giordano
Corriere della Sera, 27 luglio 2025
Anche tentare una descrizione è strano, riduttivo. Perché siamo oltre la possibilità di rappresentazione, fuori dalla portata massima delle parole. Arrivati a questo punto dovremmo avere il coraggio di lasciarci sopraffare. Smettere di difenderci, almeno individualmente, dall’abominio storico di una popolazione senza vie di scampo, che non sopravvive più fra le macerie dei bombardamenti, senza cibo né requisiti minimi di dignità.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 26 luglio 2025
Da una parte c’è esultanza per l’assegnazione dei 700 milioni di euro al piano carceri, qualche osservatore guarda con attenzione neutra ai tempi previsti per i cantieri, ma non mancano gli interventi argomentati che mettono nel mirino scelte e omissioni del governo. Il punto di partenza è noto: con quasi 16.000 detenuti in più rispetto ai posti disponibili, il sistema penitenziario italiano vive da anni in condizione di emergenza sovraffollamento. Il piano approvato dal Consiglio dei ministri promette meno di 10.000 nuovi posti entro il 2027, a fronte di un investimento superiore ai 700 milioni di euro. Un’impresa che, anche se cantierata senza ritardi, non basterebbe a riportare l’universo carcerario a dimensioni sostenibili.
di Renata Giordano
Quotidiano di Sicilia, 26 luglio 2025
Il Piano del Governo prevede 60 interventi edilizi in tre anni per recuperare quasi 10mila posti. Bisagna (Antigone Sicilia): “Non è la soluzione, servono depenalizzazioni e misure alternative”. Sono 758 i milioni che il Governo ha deciso di stanziare per contrastare il sovraffollamento carcerario in Italia. Un piano di 60 interventi spalmati sul triennio 25-27 con l’obiettivo di colmare un gap di 9.696 posti mancanti nelle strutture penitenziarie. Il sistema carcerario italiano, infatti, a oggi ha un deficit di 15.697 posti detentivi, che il Governo vorrebbe recuperare agendo su due fronti. Da un lato attraverso il piano di edilizia carceraria presentato in Consiglio dei Ministri lo scorso 22 luglio dal commissario straordinario Marco Doglio.
di Andrea Molteni
chiesadimilano.it, 26 luglio 2025
Nel pieno dell’estate in cui sovraffollamento, inattività e isolamento inaspriscono la sofferenza che nel 2025 ha già causato 45 suicidi, i provvedimenti del Governo rischiano di aggravare la crisi del sistema penitenziario, mortificando la speranza “giubilare” che la condanna non leda anche la dignità umana. L’estate, per chi è detenuto, non è solo una stagione calda: è un inferno. Alle temperature estreme si somma la drastica riduzione delle attività educative, culturali e ricreative. Con l’arrivo delle ferie per operatori e volontari, per chi resta in carcere comincia uno dei periodi più duri dell’anno, contraddistinto da solitudine, inattività e isolamento.
di Giulio Cavalli
La Nazione, 26 luglio 2025
A 50 anni dall’articolo 15, il lavoro in carcere resta un’eccezione: solo un detenuto su tre ha accesso a percorsi rieducativi. Il 26 luglio 1975 entrava in vigore la legge n. 354 sull’Ordinamento Penitenziario. L’articolo 15 di quella legge fu, all’epoca, un passaggio di rottura: “Il lavoro è uno degli elementi del trattamento rieducativo” e “salvo casi di impossibilità, ai condannati è assicurato il lavoro”. La norma si fondava sull’articolo 27 della Costituzione e imponeva una visione radicalmente diversa della detenzione: non più solo pena, ma percorso. Cinquant’anni dopo, il bilancio è una cronaca continuata di omissioni, distorsioni, fallimenti strutturali.
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