di Daniele Mastrogiacomo
La Repubblica, 29 maggio 2019
In palio il controllo del "corridoio d'oro" per il transito della droga nell'Amazzonia. Un cenno con il capo e poi l'inferno. I detenuti che chiudono i padiglioni, isolano due ali del carcere, tirano fuori gli spazzolini da denti affilati come coltelli e punteruoli. Spuntano le corde e i lacci di pelle. Poche armi ma sufficienti a fare quello che devono fare. Lo scontro tra i miliziani dei due Cartelli è feroce, rapido, spietato. Non è una rivolta. È un regolamento di conti. C'è da stabilire chi comanda. All'esterno. Chi controlla il "corridoio d'oro" dell'Amazzonia, quello dove transitano le tonnellate di coca e metanfetamine da spedire negli Usa e in Europa. Alla fine restano a terra in 57. Sgozzati, soffocati, smembrati.
Accade in due tempi. In quattro diversi carceri di Manaus, cuore dello Stato di Amazonas, in Brasile. Domenica pomeriggio, giorno di visite, i parenti che si accalcano, abbracciano mariti, fratelli e figli, portano cibo e vestiti. I capi di Primeiro Comando da Capital e Comando Vermelho, i primi dominanti a San Paolo i secondi a Rio de Janeiro, danno l'ordine alle gang che li sostengono. Il carcere finisce nelle mani di due gruppi. La battaglia dura poche ore. Nessuna fuga. Chi può resta in disparte, gli altri si azzannano senza pietà. Si contano 15 vittime. Era accaduto anche due anni fa. Sempre nel penitenziario Anísio Jobim. Con una differenza: la rivolta era una scusa per evadere e nella fuga si erano risolti vecchi conti in sospeso. Nessuno era riuscito a entrare nel carcere per 17 ore, c'erano stati 56 morti.
Il ministro della Giustizia, Sergio Moro, l'ex pm di Lava Jato, spedisce sul posto gli agenti dell'unità speciale creata proprio per intervenire nelle sommosse. Arrivano quando tutto è finito. Ma non sanno che è solo il primo tempo. Il secondo scatta lunedì pomeriggio. Questa volta è peggio. È la vendetta. I quattro carceri restano di nuovo in balìa dei due gruppi. Colpiscono con punteruoli e strozzano con le corde. Veri professionisti delle arti marziali, commentano gli agenti dopo aver visionato i video di sorveglianza. Il bilancio è ancora più grave: i morti sono 42.
All'esterno si radunano le moglie, le madri, le sorelle e le cugine dei detenuti. Premono sulle recinzioni di metallo, le facce contratte e disperate che guardano verso le mura del carcere. Sanno quello che sta accadendo. Sono impotenti. Sperano solo che i propri cari se la cavino. Moro è sommerso dalle polemiche. Ma scarica la responsabilità sul Dipartimento degli istituti penitenziari di Amazonas. Assicura che manderà la Forza nazionale di sicurezza pubblica, incaricata dal 9 gennaio 2017 proprio di garantire l'ordine nel carcere di Anísio Jobim dove è rinchiuso il vertice dei due Cartelli. I tentativi di disperderli nelle prigioni del paese è sempre fallito. Meglio tenerli tutti insieme. Isolati in Amazzonia. Ma è proprio da qui che continuano a guidare il traffico e a ordinare la conquista di nuovi territori.
di Errico Novi
Il Dubbio, 28 maggio 2019
L'anno giudiziario del Cnf. Si può fare a meno degli avvocati? No, in generale. Ma ancor meno in una fase così tellurica per il quadro politico del Paese. È un messaggio che forse l'avvocatura non ha neanche più necessità di veicolare da sola.
Saranno probabilmente le istituzioni dello Stato a riconoscerlo, senza particolari sollecitazioni, all'inaugurazione dell'anno giudiziario del Consiglio nazionale forense, prevista per domani alle 11 a Roma. Parleranno nell'ordine la seconda carica della Repubblica Maria Elisabetta Alberti Casellati, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e i vertici di Cassazione e Consiglio di Stato, vale a dire Giovanni Mammone e Filippo Patroni Griffi.
Il presidente del Cnf Andrea Mascherin terrà la sua relazione subito dopo il saluto della presidente del Senato. Ma appunto, il massimo rappresentante dell'avvocatura potrebbe persino non dover provvedere direttamente, nel rammentare l'imprescindibilità della professione forense all'interno del sistema democratico. Nel pieno di un'agitazione così frenetica degli schemi su cui si regge l'assetto istituzionale, il dato è nei fatti e non potrà sfuggire alle autorità chiamate alla cerimonia.
I segni di un riconoscimento della funzione dell'avvocato vanno colti in almeno due passaggi. Il primo è la presentazione a Palazzo Madama del ddl che introduce in Costituzione l'esplicito richiamo del ruolo del difensore. Un atto politico chiaro, anche per la sintonia con cui vede schierati i due partiti di maggioranza, Movimento 5 Stelle e Lega, i cui capigruppo al Senato hanno depositato insieme il testo. Non è una scelta di piccolo significato: in una fase che vede la politica, già scossa dall'emergere di due forze che hanno archiviato il vecchio bipolarismo, resa ancor più magmatica dai contrasti nella stesa alleanza di governo, l'avvocatura appare come custode non solo delle garanzie ma anche di una civiltà del confronto basata sul diritto. Più volte lo stesso Mascherin ha indicato nella professione forense il presidio dei valori e delle regole che fanno della democrazia il sistema del confronto e non una lotta consumata nell'odio. Tale funzione è evocata dal ddl sull'avvocato in Costituzione ed è ormai innegabile per chiunque abbia a cuore le sorti dello Stato.
Il secondo elemento che attesta il riconoscimento di un ruolo strategico della professione forense per il sistema democratico è nelle parole più volte pronunciate dal guardasigilli Bonafede sul Cnf come suo "punto di riferimento costante". Il ministro ne ha parlato, solo per citare l'occasione più recente, anche nel suo intervento alla prima seduta giurisdizionale del nuovo Consiglio nazionale forense, svoltasi nella sede di via Arenula, dunque all'interno dello stesso ministero della Giustizia. In quella occasione, lo scorso 16 maggio, Bonafede ha indicato la massima istituzione dell'avvocatura come un fattore di equilibrio e di stabilità nei rapporti tra la politica e il sistema giustizia.
E tale riconoscimento ha tanto più valore se si considera la distanza, che pure esiste, in materia di politica giudiziaria, tra la stessa avvocatura e l'attuale esecutivo. "Ci sono cose che condividiamo e altre che non condividiamo, ma il rapporto deve essere basato sulla lealtà e sull'offrire un'alternativa valida quando non siamo d'accordo", ha detto Mascherin in quell'occasione. Proprio considerata la differenza tra le vedute degli avvocati e quelle del governo, in particolare sul processo penale, il riconoscimento del guardasigilli dimostra come il ruolo dell'avvocatura sia comunque irrinunciabile.
L'inaugurazione di domani si terrà a Villa Aurelia, a partire dalle 11, e dopo la cerimonia vera e propria si svolgerà un confronto su un tema che forse dà sostanza e contenuto proprio a quel ruolo di mediazione civile prima ricordato. Il titolo, "Garantismo: un'idea di Stato", rimanda a un intervento firmato l' 11 maggio da Mascherin sul Corriere della Sera, in cui il presidente del Cnf argomenta, da una parte, la distinzione tra garantismo e innocentismo e, dall'altra, il valore profondo che la cultura delle garanzie ha non solo rispetto alla mediatizzazione del processo penale, ma anche riguardo al più generale rapporto tra Stato e cittadino. È questa un'idea riecheggiata più volte negli interventi di Mascherin alle cerimonie inaugurali della giustizia, e in particolare in quella svolta il 15 febbraio scorso presso la Corte dei conti.
Come aveva detto anche altre volte, Mascherin ha ribadito in quella occasione che la cultura del sospetto è il peggior antidoto all'illegalità, e che passi avanti contro i fenomeni di criminalità economica si compiono solo con "un contratto tra Stato e cittadino fondato sul reciproco affidamento", anziché sulla riserva del sospetto. Proprio in tale principio è il nucleo ultimo della differenza tra avvocatura e attuale governo anche sulla giustizia penale.
Fidarsi è l'opposto che vedere ovunque l'insidia della corruzione. Alcuni provvedimenti contestati dall'avvocatura, come diverse delle norme della "spazza corrotti", scontano lo scarto fra le due visioni ricordate. Un rapporto costruttivo fra politica e avvocatura non basta, ma è il presupposto indispensabile perché quella visione basata sulla diffidenza si rovesci nel suo contrario. Non è alle viste un cambio di strategia, da parte di Bonafede e del suo Movimento, dalla repressione del malaffare alla cultura dell'affidamento, ma i riconoscimenti arrivati, da parte del ministro, nei confronti dell'avvocatura, sono appunto un primo indispensabile passo.
di Maurizio Caprino
Il Sole 24 Ore, 28 maggio 2019
Tribunale di Milano, Quinta sezione penale, ordinanza 24 maggio 2019 nel procedimento RG 2249/19. Era fra i reati per i quali si sarebbe dovuto procedere solo su querela di parte e invece è rimasto procedibile d'ufficio. Per questo sulle lesioni personali stradali, introdotte poco più di tre anni fa dalla legge 41/2016 assieme all'omicidio stradale, il Tribunale di Milano (Quinta sezione penale, ordinanza del 24 maggio) ha sollevato questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta. I dubbi riguardano solo l'ipotesi in cui le lesioni derivino da un'infrazione "comune" al Codice della strada (nel caso dell'ordinanza, una mancata precedenza) e non da violazioni gravi come quelle su alcol o droga.
Situazioni "prive - si legge nell'ordinanza - di quel peculiare disvalore che caratterizza le condotte di guida più azzardate e pericolose" e in cui per soddisfare le esigenze di risarcimento della vittima (e contemperarle col diritto di imputati accusati di fatti non gravi) può bastare la polizza Rc auto, che è obbligatoria. Anzi, quando c'è un processo il risarcimento diventa più lento.
Tutto ciò va visto nell'ottica della deflazione dei processi, cercata con la riforma penale fatta nella scorsa legislatura (legge 103/2017), che delegava il Governo alla "più ampia estensione sistematica del regime di procedibilità a querela", prevedendola per i reati contro la persona puniti con pena pecuniaria o detentiva non superiore nel massimo a quattro anni. Salvo che per la violenza privata e i reati contro il patrimonio o quando il danno è di rilevante gravità oppure la persona offesa è incapace per età o infermità. Quest'ultimo caso aveva indotto il Governo a escludere le lesioni stradali dai reati da far diventare a querela di parte, quando ha esercitato la delega (Dlgs 38/2018). Ma per il giudice di Milano la legge 103/2017 si riferiva a infermità precedenti al sinistro (e il pm ha aderito a questa tesi). Di qui la questione di legittimità per possibile violazione all'articolo 76 della Costituzione (quello sulla delega legislativa).
di Roberta Scorranese
Corriere della Sera, 28 maggio 2019
Tra scelte difficili e amori sbagliati. Dario e gli altri: il riscatto in una macchina fotografica. "Ecco il mondo visto da chi non ha una casa". Dario ha 45 anni, una famiglia borghese che vive in Argentina e una macchina fotografica. E se non ci fosse il dormitorio di viale Ortles, a Milano, non saprebbe dove trascorrere la notte: una serie di errori, un amore sbagliato, scelte difficili lo hanno trasformato in un senzatetto.
E i suoi, dall'altra parte del mondo, non sanno nulla: "Mi vergogno", confessa, "non voglio che scoprano come vivo, per loro sarebbe un colpo troppo duro".
Raccontare la città - Però gli resta la macchina fotografica, con la quale ha scoperto di saper leggere e raccontare la città. E così, da oggi, i suoi scatti sono in mostra in uno dei "salotti" culturali più importanti di Milano, le Gallerie d'Italia Piazza Scala, nella mostra 13 Storie dalla Strada. Fotografi senza fissa dimora.
Oltre a Dario, altri dodici homeless hanno fotografato la città, soprattutto le realtà difficili o quelle che affrontano un faticoso riscatto, in un progetto sostenuto da Fondazione Cariplo, da tempo in prima linea nell'aiuto nelle situazioni disagiate, e da Ri-Scatti Onlus, che promuove progetti di integrazione sociale attraverso la fotografia.
Le foto - "La mia casa è sempre stata tutta la città", racconta Dario, che è partito proprio dalla sua vertigine di "sradicato" per documentare i bambini del Parco Trotter, posto difficile: in un certo senso anche loro sono alla ricerca di radici più solide, che si riuniscono attorno a laboratori creati per loro, per farli giocare e per farli disegnare.
Scorrendo le immagini, affiora una Milano fatta di murali ghignanti dai muri della metro, di famiglie che provano a condividere il peso dei giorni in esperimenti di co-housing, di una palestra dove tirare di boxe vuol dire salvarsi dalla perdizione. Ma anche un laboratorio di restauro e un orto collettivo.
Sulla strada - C'è tanta strada, insomma, quella che Dario e gli altri vivono ogni giorno. Massimo, per esempio, ha 56 anni e tre figli. Si sveglia la sera al dormitorio e "non posso credere di essere davvero lì", racconta. Perché quasi tutti, prima, avevano vite che consideravano normali. Poi, il buio. Però il riscatto, per loro, arriva anche dalla macchina fotografica: il progetto della Onlus ha permesso loro di seguire dei corsi.
Molti non ce l'hanno fatta, gli altri sono nella mostra curata da Dalia Gallico. E per qualcuno le cose cominciano a girare: Dario ha da poco trovato un impiego notturno, Massimo si aggrappa a un piccolo contratto che spera si possa rinnovare. Tutti, però si augurano di vivere di fotografia. Impossibile? No, la strada sa sorprendere tutti.
di Riccardo Mazzoni
Il Tempo, 28 maggio 2019
In principio fu la "bomba atomica" sui processi paventata dalla ministra Bongiorno a causa della legge spazza-corrotti che ha di fatto abolito la prescrizione, approvata a bocca storta dalla Lega; poi i contrasti sulla riforma della procedura penale che dovrebbe essere varata entro quest'anno ma di cui non è alle viste nemmeno uno straccio di testo condiviso; infine l'abuso d'ufficio che Salvini vuol cancellare dal novero dei reati ma che Di Maio difende invece tenacemente.
regioni.it, 28 maggio 2019
Serviranno per finanziare programmi di inclusione dei detenuti e sostegno a vittime di reato. Dieci milioni di euro a disposizione di Regioni e Province autonome per la formazione professionale e l'inclusione sociale e lavorativa dei detenuti, adulti e giovani adulti, e ulteriori 500mila euro destinati ad enti pubblici territoriali per la realizzazione di programmi a sostegno delle vittime di reato, lo sviluppo della giustizia riparativa e la mediazione penale. È la somma che il Consiglio di amministrazione della Cassa delle Ammende ha deliberato di stanziare in attuazione dell'Accordo, stipulato nel luglio 2018, con la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome per la promozione condivisa di interventi in favore delle persone in esecuzione penale.
di Carmelo Musumeci
welfarenetwork.it, 28 maggio 2019
Il Ministero spenderà milioni di euro per scoprire quei detenuti che dal carcere telefonano all'esterno. Non posso non essere d'accordo con le parole di Stefano Anastasia (Garante dei detenuti per le Regioni Lazio e Umbria) "Quanti soldi sprecati e quanta fatica inutile: ma perché non consentire di telefonare liberamente a tutti i detenuti (la stragrande maggioranza) che non hanno la censura sulla corrispondenza?".
di Piero Ferrante
gruppoabele.org, 28 maggio 2019
"Non c'è parola più polisemica di pena. Una parola che, nonostante i suoi tanti significati, non rimanda a nulla che ispiri fiducia o buoni sentimenti. Il carcere è una pena, non c'è dubbio che sia una pena. È, purtroppo, la pena per eccellenza. Nel nostro sistema, nonostante le illusioni normative di studiosi e giuristi, è proprio al carcere come pena che vengono affidate le sorti incerte di una società in crisi di valori e identità".
Il Sole 24 Ore, 28 maggio 2019
Delitti contro la fede pubblica - Falsità personale - Sostituzione di persona - Qualità della persona falsamente attribuite - Falsa qualità di avvocato - Configurabilità del reato. Posto che la professione va considerata una "qualità personale" cui l'ordinamento giuridico attribuisce effetti giuridici in quanto individua un soggetto nella collettività sociale, è indubbio che colui il quale si presenti falsamente come avvocato commetta il reato di sostituzione di persona di cui all'art. 494 c.p., fattispecie che fa appunto riferimento alle qualità giuridicamente rilevanti nella sfera soggettiva. Ciò che rileva è che la persona si sia qualificata falsamente come soggetto con specifiche competenze per un proprio interesse, costituito dall'incameramento di una somma di denaro che diversamente non gli sarebbe stata versata.
• Corte di cassazione, sezione II penale, sentenza 17 maggio 2019 n. 21705.
Reati contro la fede pubblica - Delitti - Falsità personale - Sostituzione di persona - Attribuzione di falsa qualità personale cui la legge non ricollega alcuno specifico effetto giuridico - Reato - Sussistenza - Esclusione - Fattispecie. Non integra il delitto di sostituzione di persona la condotta di chi si attribuisce una falsa qualità personale cui la legge non ricollega alcuno specifico effetto giuridico. (Fattispecie in cui l'imputato si era presentato come agente dell'Ucigos, ufficio che, già all'epoca dei fatti, non rappresentava più un'articolazione della pubblica sicurezza, per essere stato sostituito dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione).
• Corte di cassazione, sezione V penale, sentenza 21 aprile 2016 n. 16673.
Reati contro la fede pubblica - Delitti - Falsità personale - Sostituzione di persona - Falsa attribuzione di una qualità cui la legge attribuisce effetti giuridici - Sussistenza del reato - Fine di esercitare illegalmente la professione - Necessità - Esclusione - Fattispecie. La falsa attribuzione della qualità di esercente una professione integra il reato di sostituzione di persona atteso che la legge ricollega a detta qualità gli effetti giuridici tipici della corrispondente professione intellettuale, mentre non è necessario che il fatto tenda all'illegale esercizio della professione o che miri alla mera soddisfazione di una vanità personale, essendo sufficiente che venga coscientemente voluto e sia idoneo a trarre in inganno la fede pubblica. (Fattispecie, nella quale l'imputato si qualificava come collega del medico curante della persona offesa).
• Corte di cassazione, sezione II penale, sentenza 10 luglio 2014 n. 30229.
Reati contro la fede pubblica - Delitti - Falsità personale - Sostituzione di persona - Falsa attribuzione della qualità di lavoratore dipendente a tempo determinato - Reato - Sussistenza. Integra il reato di sostituzione di persona la falsa rappresentazione della qualità di dipendente con rapporto di lavoro a tempo indeterminato in quanto la legge attribuisce a tale rapporto determinati effetti, tra cui il diritto alla retribuzione. (Nella specie il reo, al fine di monetizzare un assegno bancario privo di copertura, aveva rassicurato il prenditore sulla copertura del titolo qualificandosi come dipendente della ditta "Bartolini", indicando suggestivamente alla vittima un furgone di colore rosso parcheggiato davanti al suo negozio).
• Corte di cassazione, sezione II penale, sentenza 22 dicembre 2010 n. 44955.
Modena: detenuto morto nel carcere di Sant'Anna, disposta l'autopsia
Il Resto del Carlino, 28 maggio 2019
Dopo la denuncia presentata dai parenti dell'uomo, invalido al 75%. Sarà disposta l'autopsia sul corpo di un detenuto di 42 anni, A.L., morto nel carcere di Sant'Anna lo scorso venerdì. A disporre la consulenza tecnica la procura a seguito della denuncia presentata dai parenti della vittima, che era invalida al 75%.
L'uomo, bolognese d'origine, era finito in carcere a seguito di una condanna per violenza sessuale; fatti commessi sempre a Bologna. I parenti chiedono però di far luce su quanto accaduto, ipotizzando che il 42enne non abbia ricevuto le cure idonee visto il precario stato di salute. Secondo gli accertamenti dei sanitari, avvisati dalla direzione del carcere Sant'Anna, l'uomo si sarebbe spento a causa di un arresto cardiocircolatorio. L'esame autoptico fornirà risposte certe sul decesso del 42enne.
di Giuseppe Gargani
Il Dubbio, 28 maggio 2019
Le indagini dei pubblici ministeri nei confronti di amministratori e politici fanno notizia soprattutto alla vigilia delle elezioni e fanno gridare al complotto giudiziario. Un complotto che, ovviamente, non esiste nei termini ipotizzati, oppure esiste se valutiamo le situazioni da un particolare punto di vista, come è avvenuto nei giorni alla vigilia delle elezioni europee, quando si è gridato al ritorno di "Tangentopoli". Il rapporto tra politica e giustizia è da sempre critico e anomalo perché si dovrebbe reggere su un equilibrio tra i poteri presenti nella Costituzione e su una distinzione tra i gli stessi che è fortemente contestata.
- Mantova: educazione alla salute e biodanza in carcere
- Asti: nuova palestra per i detenuti di Alta sicurezza
- Viterbo: "un carcere depotenziato dalla mancanza di risorse umane ed economiche"
- Tolmezzo (Ud): per un'ora sotto gli idranti e lasciato una notte nella cella allagata
- Cagliari: "PGNR", Giovanna Maria Boscani e le forme d'arte tra le carceri sarde









