di Adriano Prosperi
Left, 11 aprile 2015
Il consenso universale che circonda ogni uscita di Francesco ha molto di ambiguo e strumentale. Ed è funzionale alla restaurazione dì una nuova età democristiana. Come ha osservato di recente Thomas Piketty, i partiti di centrosinistra al governo hanno cessato da tempo di difendere le classi popolari: davanti alla crisi della deindustrializzazione, invece di rafforzare le istituzioni pubbliche e i sistemi di protezione sociale esistenti, i partiti di governo hanno scelto di abbandonare le classi popolari e i ceti medi.
Noi italiani lo sappiamo bene. Scomparso da tempo perfino lo spettro verbale della "patrimoniale", da noi si fanno avanti ricette come quella di colpire le "pensioni d'oro" e ridisegnare la curva delle pensioni. Sulla pelle dei lavoratori si è abbattuta la cancellazione dell'art. 18, ultima fondamentale conquista della politica dell'abbandono delle tutele e dei servizi pubblici essenziali - si pensi alle ferrovie, alla sanità, alla scuola pubblica e all'università, ai beni culturali e al paesaggio. Si capisce perché le classi popolari votino per le destre, osserva Piketty pensando al caso francese.
Ma in Italia le cose vanno in altra direzione: un partito che si definisce ancora di centrosinistra continua a riscuotere la maggioranza dei consensi, almeno di coloro che ancora pensano di partecipare alle elezioni. Quella italiana è una variante che non si spiega con la miseria delle destre nostrane ma chiede di essere analizzata. E qui bisogna ricorrere alla celebre formula di Tornasi di Lampedusa: bisogna che tutto cambi perché tutto resti com'era. Formula suggestiva e persuasiva quanto misteriosa. Quel che resta com'era è l'ingiustizia sociale, il rapporto di sopraffazione dei vincitori sui vinti, le classi popolari: quel che cambia è la retorica.
Renzi ne offre un buon esempio nel colorare di rosa la realtà. Si pensi alla storia della ripresa dovuta al Jobs Act: una vera invenzione della politica parlata. Secondo Renzi, a inizio 2015 avremmo avuto 82.000 posti di lavoro in più: un segno di speranza. Ma la realtà dei dati Istat ha calato la suo gelida carta: la disoccupazione è salita di nuovo sfiorando il 13% complessivo mentre quella giovanile tocca la cifra terrificante del 42,3%.
Comunque, bando alla realtà, l'ottimismo di Stato è necessario. Perché da noi lo stato d'animo diffuso è lo scoramento. Una volta l'orgoglio nazionale scattava quando Coppi e Bartali vincevano il Tour de Trance. Oggi che la Ferrari è un'azienda in mani non italiane è difficile rivitalizzare l'esultanza del tifo. Ma c'è nella retorica della comunicazione pubblica qualcosa che è cambiato, contribuendo a che tutto resti com'era.
Parliamo di Chiesa e religione. Col papato argentino di Francesco è caduto in desuetudine lo sfacciato legame delle gerarchie ecclesiastiche con gli affari della destra finanziaria più feroce e gaudente incarnata da Berlusconi. Oggi la denunzia delle sofferenze ha trovato un grande amplificatore nell'uomo che fa affluire torme umane in piazza San Pietro; ma si è anche aperta la possibilità di trasformare la protesta in un dolce e gratificante lamento devoto sulla malvagità umana. Le classi popolari sono ridiventate i poveri del mondo preindustriale. La parola dominante è misericordia. Ci sarà un giubileo col suo nome.
Il consenso universale che circonda ogni uscita di Francesco ha molto di ambiguo e di strumentale: se ieri, in mezzo a una massa di indifferenti più o meno credenti, c'era anche qualche laico (magari devoto), oggi ci sono solo devoti, non importa se credenti o meno. Il furbissimo partito renziano ha colto l'opportunità che gli si offriva per restaurare una nuova età democristiana dove la carità prevarica sulla giustizia e la misericordia ha la meglio sui diritti: provate un po' a parlare di moschee da costruire o di diritti di cittadinanza per chi vive e lavora da noi.
Adnkronos, 11 aprile 2015
Il Dap "decapita" la compagnia teatrale che "solo 3 anni fa aveva vinto l'Orso d'Oro al Festival del Cinema di Berlino interpretando, da protagonista, il film Cesare deve morire dei fratelli Taviani, sull'esperienza della compagnia teatrale Liberi Artisti Associati, composta da detenuti di Alta Sicurezza di Rebibbia Nuovo Complesso. Oggi il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria rischia di scrivere la parola fine su questa straordinaria esperienza trasferendo, per motivi di sfollamento, 5 detenuti dell'Alta Sicurezza di Rebibbia fra i quali uno degli attori principali della Compagnia teatrale nonché capocomico".
È la denuncia del Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni. "Una scelta che arriva come un fulmine a ciel sereno - ha commentato Marroni - perché coinvolge persone da tempo detenute a Rebibbia Nuovo Complesso che avevano fatto del Teatro una ragione di riscatto personale e sociale. I trasferimenti riguardano anche detenuti iscritti all'Università che, vedono, in tal modo, interrotto il loro percorso formativo. Una decisione anche in questo caso poco comprensibile, visto che lo stesso Dap ha indicato l'Alta Sicurezza di Rebibbia come riferimento nazionale per i detenuti che intendono frequentare corsi universitari".
"Fra i nomi più noti dei reclusi trasferiti, spicca quello di Antonio Frasca, universitario, capocomico della Compagnia Liberi Artisti Associati e protagonista del pluripremiato Cesare deve morire - continua Marroni - Al Garante risulta, fra l'altro, che l'uomo abbia già espiato il reato ostativo di cui all'articolo 416 cp. Con lui trasferito anche Giancarlo Polifroni, anch'egli attore e responsabile dell'orto del reparto di Alta Sicurezza. Insieme a loro, sono stati sfollati altri tre detenuti, fra i quali uno laureato e titolare di un assegno di dottorato all'Università La Sapienza di Roma". "Nella sezione di Alta Sicurezza di Rebibbia N.C., con questa decisione, viene mortificata una esperienza virtuosa che lo stesso Ministero di Giustizia aveva, negli anni, annoverato tra le buone pratiche dell'Amministrazione Penitenziaria", prosegue il garante dei detenuti del Lazio.
Sulla vicenda dei trasferimenti, il Garante Angiolo Marroni ha inviato una lettera al Capo del Dap Santi Consolo chiedendo "un ripensamento sulla decisione assunta che appare ispirata da criteri meramente burocratici, ignorando il contesto e la complessità in cui tale decisione si applica". "Ritengo - scrive Marroni - che questa decisione vada a compromettere le importanti attività trattamentali che per lunghi anni hanno fortemente caratterizzato il reparto di Alta Sicurezza di Rebibbia nuovo complesso e che, a mio avviso, indebolisce la scelta fatta, d'accordo con il Dap, di creare e potenziare proprio nell'Alta Sicurezza di Rebibbia il Polo Universitario nazionale del circuito penitenziario".
Adnkronos, 11 aprile 2015
"Nulla sarà smantellato. Rivedremo tutte le posizioni e se c'è stata qualche omissione, penseremo a recuperare". Lo assicura all'Adnkronos Luigi Pagano, vice capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, rispondendo all'allarme del Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, secondo il quale il Dap, con il trasferimento di alcuni detenuti dell'Alta Sicurezza di Rebibbia, fra i quali il capocomico della compagnia, decreterebbe la fine della compagnia teatrale che 3 anni fa vinse l'Orso d'Oro al Festival del Cinema di Berlino con il film 'Cesare deve morirè dei fratelli Taviani.
Le attività definite trattamentali, come il lavoro o lo studio, che hanno l'obbiettivo di reinserire socialmente il detenuto, "ci stanno a cuore e non smantelleremmo mai un'attività di questo genere. Prendiamo in considerazione la segnalazione del garante e, nel caso corrispondesse al vero, vedremo come poter recuperare", aggiunge Pagano. Il problema, secondo Pagano, nasce dalla "riorganizzazione dei circuiti carcerari che prevedono la ricollocazione dei detenuti secondo varie caratteristiche, come la posizione giuridica e il circuito di appartenenza. In questo processo ricollocamento si rischia di spostare anche qualche detenuto che partecipa ad attività trattamentali organizzate da tempo. Ma rassicuriamo tutti che ci sarà una rivalutazione completa delle singole situazioni".
Ansa, 11 aprile 2015
Preoccupazione per il progetto di trasferire l'Opg di Montelupo all'istituto fiorentino a custodia attenuata Mario Gozzini. A scriverla gli stessi detenuti dell'istituto, il cosiddetto Solliccianino. La lettera è stata citata dal consigliere regionale Fi Nicola Nascosti che ha tenuto una conferenza stampa sul trasferimento dell'Opg.
Nella missiva i detenuti sottolineano che la struttura non è adatta ad accogliere i pazienti dell'Opg ed esprimono timori che l'istituto possa perdere il suo carattere di custodia attenuata portando al trasferimento di chi vi è internato. I detenuti spiegano quindi di sentirsi "trattati come merce di scambio , e non come essere umani che hanno commessi degli errori ma che cercano di riprendere in mano la loro vita. Ci sembra che chi ha pensato questa nuova destinazione per l'istituto Gozzini, voglia privarci di quei pochi diritti che la nostra condizione ci consente"
Nascosti (Fi): errore trasferire Opg Montelupo a Gozzini
"Fermo restando la condivisione della necessità della chiusura degli Opg, non posso non esprimere delle riserve sulla gestione di tale importante decisione in Toscana, sulla quale peraltro aleggia più di un sospetto riguardo la finalità politico elettorale". Lo ha detto il consigliere regionale Fi Nicola Nascosti, in merito alla chiusura dell'Opg di Montelupo e al suo spostamento presso l'istituto Gozzini di Firenze, il cosiddetto Solliccianino.
La scelta di Solliccianino, ha aggiunto, "risulta calata dall'alto senza una adeguata conoscenza delle reali condizioni dell'istituto. Si tratta di una struttura in cemento armato con spazi non corrispondenti alle norme previste per i pazienti e quindi richiede una totale ristrutturazione, che richiederà 2 o 3 anni di tempo.
Questo significa che la Regione è in enorme ritardo rispetto alla ormai datata decisione di chiusura, il che rafforza l'idea che si tratti di una manovra politico elettorale". Nascosti ha poi annunciato di voler presentare un esposto per i costi, 11 milioni di euro stimati, per i costi che comporterebbe spostare l'Opg all'istituto Gozzini.
Il trasferimento, ha detto ancora, "comporterebbe poi la fine di un'esperienza positiva e all'avanguardia che finora ha prodotto ottimi risultati quale è stata ed è quella svoltasi all'intero dell'Istituto di custodia attenuata Gozzini. Pare ovvio, quindi, che i primi a risentire negativamente della chiusura di questa esperienza saranno proprio i detenuti" di Solliccianino.
di Lara Loreti
Il Tirreno, 11 aprile 2015
Dopo 8 anni, ecco l'edificio ristrutturato: celle confortevoli e tecnologiche. La Uil: "Perplessità sul numero del personale". Con la primavera, ventate di novità anche alle Sughere: dopo anni di polemiche, ritardi e un'inchiesta alla Procura della Repubblica di Roma, finalmente il nuovo padiglione delle Sughere ha aperto i battenti.
Nei giorni scorsi, sono arrivati i primi detenuti di "alta sicurezza", coloro, cioè, che hanno commesso reati gravi come quelli legati alla mafia. Si tratta di tutti uomini arrivati prevalentemente da Sicilia, Campania e Abruzzo. In un primo momento, sembrava che alcuni detenuti di alta sicurezza dovessero giungere in città anche da Prato, progetto poi sfumato perché le persone in questione stanno seguendo dei corsi di studi.
Arrivati a gruppi, i detenuti sono stati sistemati, così come prevede il regolamento, nelle celle singole, dotate di vari confort come docce private, tv al plasma, prese della corrente, angolo cottura in acciaio, phon e così via, oltre delle suppellettili canoniche come tavolo e sgabelli. Nelle prossime settimane, è previsto l'arrivo di altri detenuti, per un totale di 100-120 persone.
La struttura è organizzata in tre piani, ciascuno dei quali ospita 27 celle. Presenti anche l'infermeria e la cucina, anche se quest'ultima non è stata ancora aperta perché ci sono stati dei problemi. Per il momento, quindi, il cibo viene inviato al nuovo padiglione dalla vecchia cucina, dove vengono preparati i pasti per l'intero corpo dei detenuti, che ammonta a circa 150 persone.
In servizio nel nuovo padiglione attualmente ci sono trenta agenti della polizia penitenziaria, coordinati dal nuovo comandante, il commissario capo Marco Garghella (ha sostituito nei mesi scorsi la precedente, Morgana Fantozzi). Quando il padiglione funzionerà a regime - si suppone entro la fine di questo mese - gli agenti in servizio all'interno della nuova struttura saranno circa il doppio, quindi una sessantina.
Un numero che desta preoccupazione nei sindacati. Lo sottolineano i rappresentanti della Uil Penitenziaria: "Siamo perplessi perché temiamo che il numero del nostro personale non sia sufficiente per far fronte alle esigenze del nuovo padiglione. Il numero dei detenuti è destinato ad aumentare e ciò potrebbe creare problemi nella turnazione del personale - spiegano dalla Uil Penitenziaria - Infatti, se ora è possibile lavorare sei ore con quattro turni, quando si è in emergenza tutto si complica e si è costretti a fare tre turni da otto ore, con un sacrificio enorme per il personale. Come Uil monitoreremo la situazione per evitare che sia il personale a pagare scelte non congrue da parte dell'amministrazione".
Ansa, 11 aprile 2015
L'Istituto di San Gimignano è nato sotto una cattiva stella, ovvero con gravi responsabilità di chi negli anni Ottanta scelse di costruire il carcere in una vallata, lontano dalla cittadina e quindi con difficoltà di raggiungibilità e condizioni logistico-ambientali che ancora oggi pesano, a partire dall'approvvigionamento idrico e dalla linea Telecom scadente, con tutte le conseguenze del caso. Questo il commento del Garante dei diritti dei detenuti, Franco Corleone, che oggi ha visitato il carcere di San Gimignano, per diverso tempo caratterizzato da una direzione non stabile. Da qualche anno il direttore è in servizio permanente; attualmente la presenza dei detenuti è di 365, rispetto ad una capienza regolamentare di 235, con gli ergastolani che chiedono con forza la cella singola. A San Gimignano infatti i due terzi dei detenuti sono ad alta sicurezza, mentre un terzo a media sicurezza.
Da qui la necessità di rivedere il numero delle presenze - come ha sottolineato Corleone - e la possibilità di celle singole per gli ergastolani. Accanto a tante migliorie su cui intervenire, come i servizi igienici, i camminamenti stretti o i televisori piccoli che causano problemi alla vista.
Accanto alle ombre non mancano però le luci: la ben articolata situazione dell'infermeria, le cure odontoiatriche per i detenuti garantite dall'Asl di Siena, i corsi di scuola superiore, il progetto di una lavanderia industriale e di luoghi di socialità per i detenuti di media sicurezza.
www.spoletonline.com, 11 aprile 2015
Prosegue il progetto sperimentale per l'impiego di detenuti in lavori di pubblica utilità presso l'Ase di Spoleto, avviato nel mese di marzo in attuazione del protocollo d'intesa siglato a novembre scorso tra Amministrazione comunale - Assessorato alle Politiche sociali, Casa di Reclusione di Spoleto e Ufficio Esecuzione Penale Esterna del Ministero della Giustizia di Spoleto.
In questi giorni le attività di manutenzione stanno interessando alcune aree verdi del centro storico della città (giardini Casina Ippocastano e viale Giacomo Matteotti). Sono stati già completati lavori di manutenzione del verde nella zona del Cimitero Monumentale, della chiesa San Pietro, a Piazza Campello, attorno alla nuova sede della Prociv e in molte della fioriere diffuse nel territorio.
"Desidero ringraziare i quattro uomini che stanno lavorando con grande responsabilità e abnegazione ha dichiarato il Sindaco Fabrizio Cardarelli. Alla soddisfazione per essere riusciti ad avviare un progetto dal grande valore sociale, si aggiunge il piacere di vedere quanto attaccamento alla cosa pubblica e alla comunità di adozione stiano manifestando quotidianamente attraverso il proprio impegno e il proprio lavoro. Un ringraziamento anche alle istituzioni che hanno reso possibile questo progetto, la casa di Reclusione di Maiano, lufficio di Esecuzione Penale Esterna e il Magistrato di sorveglianza.
Il progetto infatti intende promuovere il reinserimento sociale anche attraverso l'occupazione in attività di pubblica utilità, da effettuarsi durante il periodo di espiazione della pena, garantendo al contempo ai detenuti l'acquisizione di competenze e conoscenze professionali spendibili nella fase post detentiva.
Le attività sono svolte dai detenuti a titolo completamente gratuito, assumendo così una valenza simbolica "risarcitoria" nei confronti della collettività cittadina che si avvarrà proficuamente di tali interventi manutentivi, altrimenti non realizzabili a causa della scarsità di risorse pubbliche disponibili. Il progetto, sulla scorta di questa prima esperienza, proseguirà con l'individuazione di ulteriori detenuti per le fasi successive che si protrarranno fino alla fine del 2016, con la possibilità di essere poi prorogato ed anche ampliato.
www.gonews.it, 11 aprile 2015
Il ragazzo ha sbagliato, per questo sta scontando una pena in carcere. Ma che il malessere dentro ci fosse prima o sia emerso dietro le sbarre, ora chiede al medico di essere sedato, qualcosa che lo tenga calmo e gli consenta di affrontare la giornata. Ma quel rimedio può far gola a molti, anche a un pregiudicato prepotente per preparare un cocktail di farmaci capace di alterare la giornata di un recluso o per avere una merce di scambio.
Dell'uso, dell'abuso e delle problematiche connesse alla diffusione degli psicofarmaci nelle carceri toscane si discute nella mattinata di martedì 14 aprile, a partire dalle 9, nel Giardino degli incontri della Casa circondariale di Sollicciano in via Minervini 2R nell'ambito di una iniziativa intitolata "Guida pratica all'uso di psicofarmaci nelle carceri toscane: per una riduzione del danno da uso improprio, abuso, accumulo, traffico interno", promossa dall'Azienda sanitaria di Firenze, d'intesa con l'Amministrazione penitenziaria toscana, la Casa circondariale di Sollicciano, la Regione Toscana e l'Università di Siena.
L'uso degli psicofarmaci in carcere pone problemi correlati con la percentuale elevatissima di individui tossicofilici, taluni affetti da disturbi di personalità severi, per i quali non vi sono prescrizioni con margini confortanti di risultato. Essi tendono a ricorrere in maniera impropria a tali prodotti, abusandone attraverso l'accumulo e lo smercio di quelli troppo spesso "pretesi" al di là della indicazione prescrittiva, quindi consegnati o somministrati, specie quando la formulazione in compresse, capsule, buste favorisce il traffico interno. Alcuni prodotti psicofarmacologici, come ad esempio le benzodiazepine in genere, il clonazepam in specie, o il biperidene cloridrato o la quetiapina sono molto richiesti dai tossicodipendenti. Il clonazepam è prescrivibile dal neurologo, avendo specifiche indicazioni antiepilettiche; il biperidene cloridrato è utilizzato per ridurre gli effetti collaterali dei neurolettici; la quetiapina è un antipsicotico di nuova generazione. Non sempre e non in tutte le carceri i medici si attengono alle limitazioni e alle opportunità prescrittive, essendo anche arduo resistere alle pretese dei reclusi, talvolta pericoloso. C'è poi una inclinazione a creare un mercato interno degli unici prodotti di abuso consentiti anche all'esterno.
Questo avviene per esempio con la somministrazione non controllata di farmaci, consegnati al detenuto, così come avviene talvolta con il metadone da parte dei Ser.T. esterni. Compresse, capsule o bustine, a differenza di farmaci in gocce o in sospensione, sfuggono così più facilmente anche ai controlli infermieristici e alimentano appunto un commercio parallelo. Questa tendenza al commercio e alla mancata somministrazione monitorata di psicofarmaci mette a rischio anche la terapia di quei soggetti deboli che necessitano di cure, talora non pienamente eseguite e vengono sopraffatti da compagni più forti e prepotenti.
La dottoressa Gemma Brandi che dirige il Centro di salute mentale per adulti in funzione a Sollicciano ha promosso in collaborazione con la cattedra di Psichiatria dell'Università di Siena, la stesura appunto di una Guida pratica rivolta a tutti i medici e gli infermieri che operano nelle carceri toscane, con l'obiettivo di ridurre il danno che può derivare da consuetudini infauste. La Guida e le problematiche connesse alla inappropriatezza delle prescrizioni, all'uso delle compresse, più pratico ma anche più rischioso in quanto favorisce l'accumulo e il commercio illecito, sono dunque al centro del confronto che si terrà nel luogo pensato da Giovanni Michelucci per umanizzare il penitenziario.
Ufficio stampa Az. Sanitaria Firenze
www.obiettivonews.it, 11 aprile 2015
Alta tensione nel carcere di Torino, dove questa notte un detenuto straniero ha dato in escandescenza e turbato l'ordine e la sicurezza della struttura penitenziaria aggredendo un Agente di Polizia in servizio. A darne notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe. "Questa notte verso le ore 2,00, presso la Casa circondariale di Torino, un detenuto comune di origini africano, ristretto nella sezione Filtro padiglione A, ha colpito senza alcun motivo l'Agente di Polizia Penitenziaria sul naso, fratturandogli il setto nasale", spiega il segretario generale del Sappe Donato Capece.
"Al collega ferito va la nostra vicinanza e solidarietà, ma servono ora risposte certe: sono più di dieci le aggressioni a poliziotti registrate a Torino dall'inizio dell'anno". Il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria torna a sollecitare il Ministro della Giustizia Orlando e i vertici dell'Amministrazione centrale "di dotare le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria di strumenti di tutela efficaci, come può essere lo spray anti aggressione recentemente assegnato - in fase sperimentale - a Polizia di Stato e Carabinieri. Mi auguro che il Ministro della Giustizia Andrea Orlando e il Capo Dap Santi Consolo valutino positivamente questa nostra proposta e, quindi, assumano i provvedimenti conseguenti.
Vicente Santilli, segretario regionale Sappe per il Piemonte, evidenzia che, nei dodici mesi del 2014, nel carcere di Torino si sono contati "17 tentati suicidi di altrettanti detenuti, sventati in tempo dalla Polizia Penitenziaria, 54 episodi di autolesionismo (ingestione di corpi estranei, chiodi, pile, lamette, pile, tagli diffusi sul corpo e provocati da lamette), 5 colluttazioni e 8 ferimenti".
Capece evidenzia infine come l'ennesima aggressione nel carcere di Torino, un penitenziario nel quale oggi ci sono circa 1.300 detenuti, è "sintomatico del fatto che le tensioni e le criticità nel sistema dell'esecuzione della pena in Italia sono costanti. E che a poco serve un calo parziale dei detenuti, da un anno all'altro, se non si promuovono riforme davvero strutturali nel sistema penitenziario e dell'esecuzione della pena nazionale, come ad esempio l'espulsione dei detenuti stranieri".
Ansa, 11 aprile 2015
Tre agenti di polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Bari sono rimasti feriti dopo essere stati aggrediti da un detenuto che stavano trasferendo dalla Sezione ordinaria in infermeria. L'episodio, del quale riferisce il Coordinamento sindacale penitenziario (Cosp), sarebbe avvenuto il 7 aprile scorso ma se ne è avuta notizia solo nelle ultime ore.
Gli agenti hanno riportato rispettivamente la frattura del setto nasale, un trauma cranico facciale con ematoma nella zona dell'occhio sinistro e una ferita al polso sinistro, e sono stati medicati al Pronto soccorso del Policlinico di Bari. Anche il detenuto - 44 anni, di Afragola (Napoli), condannato per reati contro la persona e il patrimonio con fine pena nel 2017 e pare con disturbi psichici - è stato medicato in ospedale dopo aver compiuto atti di autolesionismo, e i medici - per quanto riferito dal Cosp - gli avrebbero suturato l'addome con decine di punti. Il Cosp prende spunto dall'episodio per sottolineare le difficoltà in cui operano gli agenti di polizia penitenziaria nel carcere di Bari, anche per l'organico carente, e chiede l'intervento del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
- Velletri (Rm): Fns-Cisl; agente penitenziario aggredito da un detenuto
- Varese: progetto "Educare alla libertà", una finta cella nella palestra della scuola
- Lecce: presentato "Amore e Rabbia", videoclip musicale interpretato dai giovani detenuti
- Libri: "Giustizia relativa e pena assoluta", di Silvia Cecchi
- Libri: i manicomi ora si chiamano psicofarmaci










