Ansa, 11 aprile 2015
Preoccupazione per il progetto di trasferire l'Opg di Montelupo all'istituto fiorentino a custodia attenuata Mario Gozzini. A scriverla gli stessi detenuti dell'istituto, il cosiddetto Solliccianino. La lettera è stata citata dal consigliere regionale Fi Nicola Nascosti che ha tenuto una conferenza stampa sul trasferimento dell'Opg.
Nella missiva i detenuti sottolineano che la struttura non è adatta ad accogliere i pazienti dell'Opg ed esprimono timori che l'istituto possa perdere il suo carattere di custodia attenuata portando al trasferimento di chi vi è internato. I detenuti spiegano quindi di sentirsi "trattati come merce di scambio , e non come essere umani che hanno commessi degli errori ma che cercano di riprendere in mano la loro vita. Ci sembra che chi ha pensato questa nuova destinazione per l'istituto Gozzini, voglia privarci di quei pochi diritti che la nostra condizione ci consente"
Nascosti (Fi): errore trasferire Opg Montelupo a Gozzini
"Fermo restando la condivisione della necessità della chiusura degli Opg, non posso non esprimere delle riserve sulla gestione di tale importante decisione in Toscana, sulla quale peraltro aleggia più di un sospetto riguardo la finalità politico elettorale". Lo ha detto il consigliere regionale Fi Nicola Nascosti, in merito alla chiusura dell'Opg di Montelupo e al suo spostamento presso l'istituto Gozzini di Firenze, il cosiddetto Solliccianino.
La scelta di Solliccianino, ha aggiunto, "risulta calata dall'alto senza una adeguata conoscenza delle reali condizioni dell'istituto. Si tratta di una struttura in cemento armato con spazi non corrispondenti alle norme previste per i pazienti e quindi richiede una totale ristrutturazione, che richiederà 2 o 3 anni di tempo.
Questo significa che la Regione è in enorme ritardo rispetto alla ormai datata decisione di chiusura, il che rafforza l'idea che si tratti di una manovra politico elettorale". Nascosti ha poi annunciato di voler presentare un esposto per i costi, 11 milioni di euro stimati, per i costi che comporterebbe spostare l'Opg all'istituto Gozzini.
Il trasferimento, ha detto ancora, "comporterebbe poi la fine di un'esperienza positiva e all'avanguardia che finora ha prodotto ottimi risultati quale è stata ed è quella svoltasi all'intero dell'Istituto di custodia attenuata Gozzini. Pare ovvio, quindi, che i primi a risentire negativamente della chiusura di questa esperienza saranno proprio i detenuti" di Solliccianino.
di Lara Loreti
Il Tirreno, 11 aprile 2015
Dopo 8 anni, ecco l'edificio ristrutturato: celle confortevoli e tecnologiche. La Uil: "Perplessità sul numero del personale". Con la primavera, ventate di novità anche alle Sughere: dopo anni di polemiche, ritardi e un'inchiesta alla Procura della Repubblica di Roma, finalmente il nuovo padiglione delle Sughere ha aperto i battenti.
Nei giorni scorsi, sono arrivati i primi detenuti di "alta sicurezza", coloro, cioè, che hanno commesso reati gravi come quelli legati alla mafia. Si tratta di tutti uomini arrivati prevalentemente da Sicilia, Campania e Abruzzo. In un primo momento, sembrava che alcuni detenuti di alta sicurezza dovessero giungere in città anche da Prato, progetto poi sfumato perché le persone in questione stanno seguendo dei corsi di studi.
Arrivati a gruppi, i detenuti sono stati sistemati, così come prevede il regolamento, nelle celle singole, dotate di vari confort come docce private, tv al plasma, prese della corrente, angolo cottura in acciaio, phon e così via, oltre delle suppellettili canoniche come tavolo e sgabelli. Nelle prossime settimane, è previsto l'arrivo di altri detenuti, per un totale di 100-120 persone.
La struttura è organizzata in tre piani, ciascuno dei quali ospita 27 celle. Presenti anche l'infermeria e la cucina, anche se quest'ultima non è stata ancora aperta perché ci sono stati dei problemi. Per il momento, quindi, il cibo viene inviato al nuovo padiglione dalla vecchia cucina, dove vengono preparati i pasti per l'intero corpo dei detenuti, che ammonta a circa 150 persone.
In servizio nel nuovo padiglione attualmente ci sono trenta agenti della polizia penitenziaria, coordinati dal nuovo comandante, il commissario capo Marco Garghella (ha sostituito nei mesi scorsi la precedente, Morgana Fantozzi). Quando il padiglione funzionerà a regime - si suppone entro la fine di questo mese - gli agenti in servizio all'interno della nuova struttura saranno circa il doppio, quindi una sessantina.
Un numero che desta preoccupazione nei sindacati. Lo sottolineano i rappresentanti della Uil Penitenziaria: "Siamo perplessi perché temiamo che il numero del nostro personale non sia sufficiente per far fronte alle esigenze del nuovo padiglione. Il numero dei detenuti è destinato ad aumentare e ciò potrebbe creare problemi nella turnazione del personale - spiegano dalla Uil Penitenziaria - Infatti, se ora è possibile lavorare sei ore con quattro turni, quando si è in emergenza tutto si complica e si è costretti a fare tre turni da otto ore, con un sacrificio enorme per il personale. Come Uil monitoreremo la situazione per evitare che sia il personale a pagare scelte non congrue da parte dell'amministrazione".
Ansa, 11 aprile 2015
L'Istituto di San Gimignano è nato sotto una cattiva stella, ovvero con gravi responsabilità di chi negli anni Ottanta scelse di costruire il carcere in una vallata, lontano dalla cittadina e quindi con difficoltà di raggiungibilità e condizioni logistico-ambientali che ancora oggi pesano, a partire dall'approvvigionamento idrico e dalla linea Telecom scadente, con tutte le conseguenze del caso. Questo il commento del Garante dei diritti dei detenuti, Franco Corleone, che oggi ha visitato il carcere di San Gimignano, per diverso tempo caratterizzato da una direzione non stabile. Da qualche anno il direttore è in servizio permanente; attualmente la presenza dei detenuti è di 365, rispetto ad una capienza regolamentare di 235, con gli ergastolani che chiedono con forza la cella singola. A San Gimignano infatti i due terzi dei detenuti sono ad alta sicurezza, mentre un terzo a media sicurezza.
Da qui la necessità di rivedere il numero delle presenze - come ha sottolineato Corleone - e la possibilità di celle singole per gli ergastolani. Accanto a tante migliorie su cui intervenire, come i servizi igienici, i camminamenti stretti o i televisori piccoli che causano problemi alla vista.
Accanto alle ombre non mancano però le luci: la ben articolata situazione dell'infermeria, le cure odontoiatriche per i detenuti garantite dall'Asl di Siena, i corsi di scuola superiore, il progetto di una lavanderia industriale e di luoghi di socialità per i detenuti di media sicurezza.
www.spoletonline.com, 11 aprile 2015
Prosegue il progetto sperimentale per l'impiego di detenuti in lavori di pubblica utilità presso l'Ase di Spoleto, avviato nel mese di marzo in attuazione del protocollo d'intesa siglato a novembre scorso tra Amministrazione comunale - Assessorato alle Politiche sociali, Casa di Reclusione di Spoleto e Ufficio Esecuzione Penale Esterna del Ministero della Giustizia di Spoleto.
In questi giorni le attività di manutenzione stanno interessando alcune aree verdi del centro storico della città (giardini Casina Ippocastano e viale Giacomo Matteotti). Sono stati già completati lavori di manutenzione del verde nella zona del Cimitero Monumentale, della chiesa San Pietro, a Piazza Campello, attorno alla nuova sede della Prociv e in molte della fioriere diffuse nel territorio.
"Desidero ringraziare i quattro uomini che stanno lavorando con grande responsabilità e abnegazione ha dichiarato il Sindaco Fabrizio Cardarelli. Alla soddisfazione per essere riusciti ad avviare un progetto dal grande valore sociale, si aggiunge il piacere di vedere quanto attaccamento alla cosa pubblica e alla comunità di adozione stiano manifestando quotidianamente attraverso il proprio impegno e il proprio lavoro. Un ringraziamento anche alle istituzioni che hanno reso possibile questo progetto, la casa di Reclusione di Maiano, lufficio di Esecuzione Penale Esterna e il Magistrato di sorveglianza.
Il progetto infatti intende promuovere il reinserimento sociale anche attraverso l'occupazione in attività di pubblica utilità, da effettuarsi durante il periodo di espiazione della pena, garantendo al contempo ai detenuti l'acquisizione di competenze e conoscenze professionali spendibili nella fase post detentiva.
Le attività sono svolte dai detenuti a titolo completamente gratuito, assumendo così una valenza simbolica "risarcitoria" nei confronti della collettività cittadina che si avvarrà proficuamente di tali interventi manutentivi, altrimenti non realizzabili a causa della scarsità di risorse pubbliche disponibili. Il progetto, sulla scorta di questa prima esperienza, proseguirà con l'individuazione di ulteriori detenuti per le fasi successive che si protrarranno fino alla fine del 2016, con la possibilità di essere poi prorogato ed anche ampliato.
www.gonews.it, 11 aprile 2015
Il ragazzo ha sbagliato, per questo sta scontando una pena in carcere. Ma che il malessere dentro ci fosse prima o sia emerso dietro le sbarre, ora chiede al medico di essere sedato, qualcosa che lo tenga calmo e gli consenta di affrontare la giornata. Ma quel rimedio può far gola a molti, anche a un pregiudicato prepotente per preparare un cocktail di farmaci capace di alterare la giornata di un recluso o per avere una merce di scambio.
Dell'uso, dell'abuso e delle problematiche connesse alla diffusione degli psicofarmaci nelle carceri toscane si discute nella mattinata di martedì 14 aprile, a partire dalle 9, nel Giardino degli incontri della Casa circondariale di Sollicciano in via Minervini 2R nell'ambito di una iniziativa intitolata "Guida pratica all'uso di psicofarmaci nelle carceri toscane: per una riduzione del danno da uso improprio, abuso, accumulo, traffico interno", promossa dall'Azienda sanitaria di Firenze, d'intesa con l'Amministrazione penitenziaria toscana, la Casa circondariale di Sollicciano, la Regione Toscana e l'Università di Siena.
L'uso degli psicofarmaci in carcere pone problemi correlati con la percentuale elevatissima di individui tossicofilici, taluni affetti da disturbi di personalità severi, per i quali non vi sono prescrizioni con margini confortanti di risultato. Essi tendono a ricorrere in maniera impropria a tali prodotti, abusandone attraverso l'accumulo e lo smercio di quelli troppo spesso "pretesi" al di là della indicazione prescrittiva, quindi consegnati o somministrati, specie quando la formulazione in compresse, capsule, buste favorisce il traffico interno. Alcuni prodotti psicofarmacologici, come ad esempio le benzodiazepine in genere, il clonazepam in specie, o il biperidene cloridrato o la quetiapina sono molto richiesti dai tossicodipendenti. Il clonazepam è prescrivibile dal neurologo, avendo specifiche indicazioni antiepilettiche; il biperidene cloridrato è utilizzato per ridurre gli effetti collaterali dei neurolettici; la quetiapina è un antipsicotico di nuova generazione. Non sempre e non in tutte le carceri i medici si attengono alle limitazioni e alle opportunità prescrittive, essendo anche arduo resistere alle pretese dei reclusi, talvolta pericoloso. C'è poi una inclinazione a creare un mercato interno degli unici prodotti di abuso consentiti anche all'esterno.
Questo avviene per esempio con la somministrazione non controllata di farmaci, consegnati al detenuto, così come avviene talvolta con il metadone da parte dei Ser.T. esterni. Compresse, capsule o bustine, a differenza di farmaci in gocce o in sospensione, sfuggono così più facilmente anche ai controlli infermieristici e alimentano appunto un commercio parallelo. Questa tendenza al commercio e alla mancata somministrazione monitorata di psicofarmaci mette a rischio anche la terapia di quei soggetti deboli che necessitano di cure, talora non pienamente eseguite e vengono sopraffatti da compagni più forti e prepotenti.
La dottoressa Gemma Brandi che dirige il Centro di salute mentale per adulti in funzione a Sollicciano ha promosso in collaborazione con la cattedra di Psichiatria dell'Università di Siena, la stesura appunto di una Guida pratica rivolta a tutti i medici e gli infermieri che operano nelle carceri toscane, con l'obiettivo di ridurre il danno che può derivare da consuetudini infauste. La Guida e le problematiche connesse alla inappropriatezza delle prescrizioni, all'uso delle compresse, più pratico ma anche più rischioso in quanto favorisce l'accumulo e il commercio illecito, sono dunque al centro del confronto che si terrà nel luogo pensato da Giovanni Michelucci per umanizzare il penitenziario.
Ufficio stampa Az. Sanitaria Firenze
www.obiettivonews.it, 11 aprile 2015
Alta tensione nel carcere di Torino, dove questa notte un detenuto straniero ha dato in escandescenza e turbato l'ordine e la sicurezza della struttura penitenziaria aggredendo un Agente di Polizia in servizio. A darne notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe. "Questa notte verso le ore 2,00, presso la Casa circondariale di Torino, un detenuto comune di origini africano, ristretto nella sezione Filtro padiglione A, ha colpito senza alcun motivo l'Agente di Polizia Penitenziaria sul naso, fratturandogli il setto nasale", spiega il segretario generale del Sappe Donato Capece.
"Al collega ferito va la nostra vicinanza e solidarietà, ma servono ora risposte certe: sono più di dieci le aggressioni a poliziotti registrate a Torino dall'inizio dell'anno". Il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria torna a sollecitare il Ministro della Giustizia Orlando e i vertici dell'Amministrazione centrale "di dotare le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria di strumenti di tutela efficaci, come può essere lo spray anti aggressione recentemente assegnato - in fase sperimentale - a Polizia di Stato e Carabinieri. Mi auguro che il Ministro della Giustizia Andrea Orlando e il Capo Dap Santi Consolo valutino positivamente questa nostra proposta e, quindi, assumano i provvedimenti conseguenti.
Vicente Santilli, segretario regionale Sappe per il Piemonte, evidenzia che, nei dodici mesi del 2014, nel carcere di Torino si sono contati "17 tentati suicidi di altrettanti detenuti, sventati in tempo dalla Polizia Penitenziaria, 54 episodi di autolesionismo (ingestione di corpi estranei, chiodi, pile, lamette, pile, tagli diffusi sul corpo e provocati da lamette), 5 colluttazioni e 8 ferimenti".
Capece evidenzia infine come l'ennesima aggressione nel carcere di Torino, un penitenziario nel quale oggi ci sono circa 1.300 detenuti, è "sintomatico del fatto che le tensioni e le criticità nel sistema dell'esecuzione della pena in Italia sono costanti. E che a poco serve un calo parziale dei detenuti, da un anno all'altro, se non si promuovono riforme davvero strutturali nel sistema penitenziario e dell'esecuzione della pena nazionale, come ad esempio l'espulsione dei detenuti stranieri".
Ansa, 11 aprile 2015
Tre agenti di polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Bari sono rimasti feriti dopo essere stati aggrediti da un detenuto che stavano trasferendo dalla Sezione ordinaria in infermeria. L'episodio, del quale riferisce il Coordinamento sindacale penitenziario (Cosp), sarebbe avvenuto il 7 aprile scorso ma se ne è avuta notizia solo nelle ultime ore.
Gli agenti hanno riportato rispettivamente la frattura del setto nasale, un trauma cranico facciale con ematoma nella zona dell'occhio sinistro e una ferita al polso sinistro, e sono stati medicati al Pronto soccorso del Policlinico di Bari. Anche il detenuto - 44 anni, di Afragola (Napoli), condannato per reati contro la persona e il patrimonio con fine pena nel 2017 e pare con disturbi psichici - è stato medicato in ospedale dopo aver compiuto atti di autolesionismo, e i medici - per quanto riferito dal Cosp - gli avrebbero suturato l'addome con decine di punti. Il Cosp prende spunto dall'episodio per sottolineare le difficoltà in cui operano gli agenti di polizia penitenziaria nel carcere di Bari, anche per l'organico carente, e chiede l'intervento del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
www.romatoday.it, 11 aprile 2015
L'assistente capo di 49 anni ricoverato in ospedale con 23 giorni di prognosi. Lo rende noto i sindacati dei Baschi Azzurri. Aggressione il giorno di Pasqua nel carcere di Velletri dove un detenuto ha aggredito una guardia penitenziaria costringendola al ricovero in ospedale. Lo rende noto il l Segretario Generale Aggiunto della Fns-Cisl Massimo Costantino. Sempre nel giorno di domenica un altro carcerato ha inoltre tentato il suicidio tunisino nel carcere di Rieti.
Secondo quanto riferito dal sindacato dei 'Baschi Azzurri' l'aggressione è stata perpetrata ad opera di un detenuto magrebino ai danni di un assistente capo di 49 anni. Le violenze nella sezione isolamento della casa circondariale dei Castelli Romani. In particolare l'agente penitenziario ha riportato trauma contusivo e distorsivo al V e VI raggio della mano sinistra con successivi 23 giorni di prognosi.
In riferimento ai due episodi Massimo Costantino commenta: "Per la Fns Cisl Lazio, quindi, occorre intervenire, al fine di evitare episodi del genere, aggressioni al personale e tentativi di suicidio da parte dei detenuti, aumentando sia il numero degli agenti ma anche quello del personale medico ed infermieristico. Occorre, comunque, allo stesso tempo inasprire le pene detentive per detenuti resosi responsabili di aggressione a danno del personale di Polizia Penitenziaria".
Per la Fns Cisl Lazio anche il dato in aumento dei detenuti nelle 14 carceri del Lazio "dimostra che qualcosa non funziona, basti pensare che la legge svuota carceri non ha dato i risultati sperati, eccetto i primi 7 mesi dove il sovraffollamento delle carceri lentamente diminuiva. Come si ricorderà sono state inserite importanti novità quali braccialetti elettronici, l'affido in prova, la detenzione domiciliare al fine di evitare la detenzione in carcere".
I dati che fornisce il Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) dimostrano come continuano ad aumentare i detenuti nelle carceri del Lazio, al 31 marzo 2015, si rappresenta che i reclusi presenti nei 14 istituti della Regione Lazio risultano essere 5.816 (702 in più rispetto ai 5.114 posti disponibili), rispetto al 31 dicembre 2014 si registra in tre mesi un più 216 detenuti considerato che i detenuti erano 5.600.
Per la Fns Cisl Lazio quello che preoccupa "è che se non viene ridotto il sovraffollamento nelle carceri difficilmente si potrà migliorare sia le condizione detentiva dei detenuti ma, anche, quella lavorativa del personale ed evitare eventi critici quali aggressione al personale e tentativi di suicidio dei detenuti stessi. La Fns Cisl Lazio non resterà ferma segnalando agli uffici competenti, come sempre ha fatto, i rischi che corre il personale che lavora in condizioni a dir poco sicuro".
www.varesenews.it, 11 aprile 2015
Si tratta della seconda fase del progetto "Educare alla libertà": sarà allestita, insieme a una mostra, all'Isis Ponti di piazza Giovine Italia di Gallarate fino al 24 aprile.
Da sabato 11 aprile con inaugurazione alle ore 10, l'Isis Ponti di piazza Giovine Italia ospiterà la ricostruzione di una cella carceraria. Abbinata a una mostra fotografica sulla quotidianità vissuta dai detenuti, l'istallazione potrà essere visitata e abitata per qualche minuto, così da fare comprendere al pubblico che cosa significhi scontare una pena dietro le sbarre. La possibilità di toccare con mano tale realtà è parte di un progetto ampio, "Educare alla libertà", frutto di un lavoro d'equipe.
Il facsimile della cella è messo a disposizione dalla Caritas Diocesana mentre l'azione per informare e sensibilizzare gli studenti delle scuole superiori è stata portata avanti dall'Associazione Assistenza Carcerati e famiglie di Gallarate e dall'Associazione Volgiter, in collaborazione con il Bando Volontariato 2014 e il Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Varese. Operatori e volontari, insieme a un detenuto della casa circondariale di Busto, hanno incontrato circa 700 studenti e una trentina di professori dell'ultimo triennio. Hanno aderito l'Istituto Falcone, i Licei di viale dei Tigli, l'istituto Gadda Rosselli e, appunto, l'Isis Ponti. L'iniziativa si avvale del patrocinio del Comune di Gallarate, in particolare dell'Assessorato ai Servizi Sociali e dell'Assessorato alla Cultura.
Le classi delle scuole superiori visiteranno la cella e la mostra nei giorni feriali mentre il sabato e la domenica (dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18) gli spazi saranno aperti al pubblico, preferibilmente ma non esclusivamente a gruppi e associazioni che vogliano avviare un percorso di conoscenza e incontro. Mostra ed esposizione fotografica saranno all'Isis Ponti fino al 24 aprile.
"La prima parte del progetto, quella informativa che si è svolta nelle classi - spiega Agostino Crotti in rappresentanza dell'Associazione Assistenza Carcerati - ha avuto riscontri molto positivi. Un conto è parlare di carcere in astratto, ben altra cosa è conoscere i detenuti. Quando se ne scoprono le storie e il presente, tra aspirazioni e difficoltà, emerge l'umanità dei reclusi. Non si dimenticano colpe e reati ma diventa possibile guardare al carcere senza pregiudizi".
"La detenzione - aggiunge il presidente di Volgiter, Marco Pozzi - dovrebbe essere l'extrema ratio e comunque all'interno di un sistema che punta al recupero della persona con una determinazione ben diversa da quella attuale. Si tratta di cambiare lo schema culturale associato al carcere, per questo è importante incontrare i giovani prima che si consolidi in loro la percezione diffusa di questa realtà, spesso fondata su presupposti erronei o controproducenti per tutti".
"Purtroppo capita sempre di più - conclude l'assessora ai Servizi Sociali, Margherita Silvestrini - che chi affronta il disagio e la marginalità, in veste di operatore professionista o volontario, debba scontrarsi con luoghi comuni e pregiudizi. Non si possono nascondere problemi, criticità e responsabilità anche gravi dei singoli, ma le azioni di conoscenza ed educazione danno sempre un contributo importante, spesso sottovalutato, per imparare a leggere la realtà per come è davvero". "Educare alla libertà" prevede anche un concorso di scrittura, in prosa o in versi, sul tema "L'attesa: arco teso tra un vuoto che stringe e il cuore e una speranza che lo sappia colmare", riservato a studenti e detenuti. La premiazione è in programma il 29 aprile nella casa circondariale di Busto.
www.lecceprima.it, 11 aprile 2015
Venerdì 10 aprile alle ore 20.00 presso il Laboratorio KiiO Candles, in via Taranto 219 a Lecce, ha presentato il videoclip musicale "Amore e Rabbia", realizzato durante il corso di Musica e Scrittura creativa ed interpretato dai giovani detenuti del carcere di Lecce Borgo San Nicola e da artisti che hanno collaborato al progetto Storie D'Amore e Libertà, promosso dalle Associazioni Antigone onlus e BFake con il patrocinio del Garante dei diritti dei detenuti della Regione Puglia. Il brano è curato dal musicista rapper Scienza, che ha arrangiato i testi e composto la base del brano in collaborazione con il producer Killo Tha Snatcha.
Per l'occasione verrà presentata la Mostra con i disegni creati dalle detenute della sezione femminile per il corso di Street Art, che hanno già terminato un suggestivo murales di Frida Kahlo, soggetto simbolo di libertà femminile, che domina il muro fino ad allora grigio del cortile dei passeggi. Il murales è stato realizzato con l'aiuto dell'artista Ckeckos'Art autore di numerosi murales in Italia e all'estero e per ultimo il "Monaco rissoso che vola tra gli alberi" l'omaggio creativo al poeta salentino Bodini, diventato un grandioso murales in Via Taranto a Lecce. Il video è stato diretto da Mauro Russo di Calibronove che ha firmato la regia dei video di Clementino, Gue Pequeno e altri ancora.
Rime forti che raccontano i sogni, le speranze, ma anche la rabbia di giovani che provengono dalla strada. I protagonisti? Proprio loro, i detenuti. La canzone è pungente, descrive la società in cui viviamo oggi, con tutte le sue sfumature più oscure e cariche di ingiustizia. Molti artisti sono rimasti colpiti dalla bravura di questi giovani, capaci di dare sfogo ad un'anima rap di livello senza aver mai pensato di intraprendere la strada dei musicisti. Tutto il backstage fotografico del videoclip è a cura di Alessandra Alfieri e sarà allestita una mostra venerdì durante l'evento. L'idea è nata dal confronto tra Mariapia Scarciglia, responsabile Puglia dell'Associazione Antigone e i soci dell'associazione Bfake, attiva sul territorio nella realizzazione di progetti all'insegna della libera circolazione e condivisione dei saperi. La passione per i diritti e l'impegno per la difesa delle fasce più deboli sono stati fondamentali per spingere il progetto all'interno del carcere leccese.
Sono molti gli artisti e le realtà che si sono detti disponibili a collaborare e a fare la loro parte per i detenuti, perché luoghi come questi, siano più vicini alla società e contenitori di cultura, una cultura che per le rispettive associazioni fonda i suoi principi nel Rispetto dei diritti umani e nell'inclusione sociale. Anche quest'anno Il corso di Street art è curato da Ckeckos'Art e Anna Kitlas artisti del Laboratorio 167/B street mentre il corso di Musica dal rapper e dj Scienza.










