Ansa, 12 aprile 2015
La saletta ricreativa della casa di lavoro di Castelfranco Emilia è stata incendiata da alcuni internati. Lo riferiscono Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria) e Francesco Campobasso, segretario regionale. "Solo grazie al pronto intervento della polizia penitenziaria - affermano - è stato evitato il peggio, anche se due agenti sono rimasti intossicati ed hanno dovuto fare ricorso alle cure mediche in ospedale.
"La situazione all'interno della struttura - aggiungono i sindacalisti del Sappe - è piuttosto tesa, a causa della promiscuità derivante dall'eccessivo sovraffollamento. Infatti, sono presenti più di 100 internati e non essendoci spazi a sufficienza non è possibile separare i tossicodipendenti, in regime di custodia attenuata, dagli altri internati, i quali, spesso, mettono in atto iniziative di protesta che sfociano in gesti di autolesionismo e di aggressioni al personale.
Infatti, un altro grave episodio, verificatosi sempre nei giorni scorsi, ha visto come protagonista un internato extracomunitario che con in mano una lametta ha tentato di aggredire un agente della polizia penitenziaria. A questi episodi si aggiungono difficoltà operative, soprattutto per la gestione delle visite mediche e dei ricoveri e piantonamenti in ospedale, da quando l'amministrazione regionale ha deciso di demandare tale gestione al personale di Castelfranco, per alleggerire il lavoro del nucleo traduzioni di Modena. Il personale di Castelfranco, però, non ha gli uomini ed i mezzi necessari per gestire tali incombenze".
di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 12 aprile 2015
Sotto accusa il sovraffollamento, ma per la direttrice non c'è nessun problema. Polemica sulle "celle aperte". È di tredici persone intossicate il bilancio di un incendio sviluppatosi in una cella della casa circondariale di Montorio, a Verona. Gli intossicati sono undici agenti di Polizia penitenziaria in servizio nel carcere e due detenuti.
Le fiamme hanno distrutto un materasso e si sono poi estese a un armadietto. L'incendio è stato domato grazie all'intervento dei vigili del fuoco. Non è stato un fulmine a ciel sereno la rivolta. Nel carcere si sono susseguiti oltre una trentina di tentativi di suicidio sventati dagli agenti, 181 risse, 44 ferimenti.
L'episodio della cella data alle fiamme da due detenuti nordafricani, che ha provocato l'intossicazione di una decina di uomini della polizia penitenziaria, sarebbe solo l'ultimo di una serie di episodi accaduti all'interno del carcere di Montorio. Una situazione esplosiva denunciata con un bilancio relativo al 2014 dal Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, che dopo l'ultima rivolta ha chiesto la rimozione del provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria e della direttrice del carcere di Verona.
A telecamere spente, in un incontro informale con la stampa di rientro da un periodo di ferie, la direttrice del carcere Maria Grazia Bregoli ha però respinto ogni ipotesi di rivolta o di "caso Montorio". In sostanza ha ricordando che i detenuti del carcere "non hanno studiato ad Oxford" e che episodi di intolleranza al rispetto del regole penitenziaria esistono a Verona come in qualsiasi altra struttura. È polemica anche sul sovraffollamento del carcere, capiente il giusto secondo la direzione, sovraffollato secondo il sindacato, dato che il numero di detenuti è calato ma solo perché due sezioni sono al momento chiuse.
Il Sindacato della polizia però coglie nuovamente la palla al balzo per criticare - in chiave nazionale - il provvedimento delle celle aperte. In particolare è il Sappe a chiedere di sospendere l'apertura giornaliera delle celle nelle carceri italiane.
"Ci sono aggressioni agli agenti ogni giorno, in un anno di sperimentazione sono aumentate del 100%", aveva afferma il segretario generale del sindacato, Donato Capece. "Sono aumentati i soprusi tra detenuti, aumentano le risse e i casi di violenze, sequestriamo ogni giorno materiale che arriva in carcere. La situazione è ingestibile: è arrivato il momento di dire basta", aveva dichiarato sempre Capece.
Il progetto che prevede questo nuovo modello di carcere si chiama "vigilanza dinamica": prevede la libera circolazione nelle sezioni e l'apertura delle celle per otto ore al giorno, con gli agenti che non devono più restare di guardia ad ogni singola cella ma a zone di passaggio dei detenuti. Questo modello è già prassi nelle carceri europee: "Sono assolutamente contrario a che si torni indietro alla marcatura a uomo del detenuto: è deresponsabilizzante - ha commentato il presidente dell'associazione Antigone Patrizio Gonnella. Non è un progetto che l'Italia s'inventa perché è un Paese particolarmente avanzato. Anzi, ci stiamo adeguando alle regole europee perché il nostro modello è retrogrado".
Su un punto Sappe e Antigone hanno però avuto delle convergenze: l'apertura delle celle, di per sé, non basta. "Se i detenuti stanno a oziare, il progetto è fallimentare", ha affermato Capece. "Bisogna riempire la vita dei detenuti di attività che siano utili per la loro formazione. Solo in questo modo si rende il carcere un luogo che assomiglia alla vita normale", ha aggiunto Gonnella. Uno dei problemi è legato ai fondi: la Commissione Smuraglia, che finanzia i progetti in carcere, il 30 dicembre 2014 ha subito un taglio del 34%.
"Più in generale è necessario che sul tema del lavoro e delle attività in carcere ci sia una forte regia del ministero della Giustizia", continua però a sostenere Gonnella. Sul modo di condurle, le posizioni però sono tornate a divergere. Per Capece "devono essere chiuse le sezioni, le attività devono essere svolte all'esterno" e ci devono essere "meccanismi di premialità" che regolino la possibilità per i detenuti di uscire dalla cella.
"Premialità che significa?", si è chiesto Gonnella. "Se un detenuto ha maggiore libertà e aggredisce qualcuno avrà sicuramente sanzioni, in ogni caso". Secondo Gonnella "non può essere trasformato in beneficio da meritare, ciò che è un diritto", come la possibilità di stare fuori dalla cella. In più, per Gonnella, sul medio lungo periodo "la vigilanza dinamica darà anche più soddisfazioni agli agenti di Polizia penitenziaria che non vedranno il loro lavoro ridursi ad aprire e chiudere le celle".
Le esperienze di carceri come Bollate, dove le celle restano aperte già da anni, insegnano poi che il tasso delle aggressioni si riduce con il tempo. Ma basta una rivolta scatenata per motivi legati alla situazione di degrado nelle carceri, per dire che la colpa è delle celle aperte.
Ansa, 12 aprile 2015
Il Sappe comunica l'ennesimo evento drammatico avvenuto, questa volta, nell'ospedale di Imperia dove era stato ricoverato un detenuto italiano, ristretto presso la C.C. di Sanremo, con palesi problemi psichiatrici.
La segreteria regionale del Sappe riferisce che il detenuto era collocato nella stanza riservata al ricovero detenuti. Improvvisamente il detenuto è andato in escandescenza iniziando a demolire tutto ciò che aveva a portata di mano. Vani i tentativi dei due agenti per ricondurlo alla ragione. Ma il fatto grave, al quale il Sappe ligure evidenzia particolare senso di protesta in quanto il detenuto, noto proprio per sua particolare aggressività non è stato trattato con la dovuta cautela dai vertici dell'istituto di Sanremo, è che il detenuto avrebbe potuto darsi alla fuga perché si era procurato una rudimentale arma ricavata dai cocci di vetro della finestra minacciando i 2 poliziotti penitenziari, il tutto tra il panico dei pazienti e parenti del Reparto che si sono chiusi nelle stanze.
I poliziotti di turno hanno richiesto unità di rinforzo dall'istituto di Imperia e, insieme all'ausilio del personale ospedaliero, sono riusciti a sedarlo e, successivamente, contenzionarlo in un'altra stanza dell'ospedale, purtroppo in comune con altri pazienti.
La segreteria regionale del Sappe, reputa assurdo che un soggetto particolarmente pericoloso già noto perché protagonista di analoghi episodi anche in altri istituti, la direzione ed il comandante della sicurezza lo abbiano trattato come un detenuto comune, quindi il personale di scorta non aveva a disposizione nessuna dotazione di sicurezza. Secondo il Sappe, è una gravissima disattenzione.
Questo episodio ha avuto un elevato indice di pericolosità in quanto avvenuto in un ambiente pubblico. L'epilogo negativo è stato evitato solo grazie alla ormai acclamata professionalità e tenacia del personale. Per questo è necessario se non indispensabile che i vertici dell'istituto siano avvicendati perché non più nelle condizioni di gestirlo ma - continua il Sappe - ci meraviglia il silenzio del Ministero e del Provveditorato ligure che, per motivi di efficienza e di attenzione alle note problematiche di Imperia e Sanremo, sarebbe già dovuto intervenire.
www.sardegnalive.net, 12 aprile 2015
Studenti della scuola media, diversamente abili e detenuti sperimenteranno per 2 mesi la vita nell'orto. L'Associazione Regionale Florovivaisti "Corallo Verde" dà il via ad "Alghero Verde Sociale: Coltiviamo l'integrazione rispettando l'ambiente".
A seguito del successo di "Alghero Verde Scuola", laboratorio didattico rivolto ai ragazzi delle scuole medie, Corallo Verde ha ampliato il suo progetto allargandone anche la "mission". È nata cosi un'importante partnership con la Casa di Reclusione Giuseppe Tomasiello guidata dalla direttrice Elisa Milanesi, l'Aps Gruppo Format e l'Istituto Comprensivo n°1, che durante quest'anno ha portato alla nascita di Alghero Verde Sociale. Una scommessa che coniuga l'amore per il territorio a quello per il prossimo.
Studenti della scuola media, utenti diversamente abili e detenuti collaboreranno nell'orto didattico, sito a La Purissima, per due mesi, sperimentando successi e difficoltà del ciclo produttivo di frutta e ortaggi. Dalla semina al raccolto, ma anche mercato e filiera, i giovani agricoltori saranno guidati in un percorso formativo all'aria aperta.
"Attraverso le lezioni didattiche negli ampi spazi de La Purissima e la vita nell'orto - spiega Giovanni Roma, presidente Corallo Verde - i gruppi contribuiranno a un obiettivo comune diventando un unica realtà. Cosi coltiveremo l'integrazione, recuperando contemporaneamente quel legame con la terra e con le tradizioni che si è sfilacciato negli ultimi decenni portando ad un abbandono della realtà agricola isolana - spiega Giovanni Roma.
Il rapporto con la terra sta alla base di un rispetto delle diversità, la terra non guarda da chi viene coltivata, accetta e accoglie, ecco perché in Alghero Verde Sociale ci saranno i giovani della scuola primaria superiore ma anche i detenuti e i diversamente abili, uomini e donne, grandi e piccoli per un obiettivo comune".
Tutti gli attori del progetto saranno guidati da professionisti. L'educatrice Isabella Nieddu e la pedagogista Anna Rita Manunta cureranno i rapporti con i detenuti per i quali Alghero Verde Sociale è un'importante occasione di formazione professionale che contribuirà a far acquisire nuove competenze spendibili nel mondo del lavoro e permetterà ai due giovani di diventare attivi protagonisti del proprio percorso di riscatto sociale.
I diversamente abili lavoreranno guidati dall'Aps Gruppo Format che supporterà gli utenti nello sviluppo di abilità sociali, quali l'attenzione per l'altro e per i suoi bisogni, il rispetto dei tempi legati al ciclo produttivo, lo sviluppo delle capacità organizzative, il rispetto dei ruoli, l'impegno e l'integrazione. Il gruppo di diversamente abili sarà composto da circa 15 persone, parte delle quali fanno parte dell'associazione Pensiero Felice che ha sposato il progetto proposto.
Gli studenti della 2^ D dell'Istituto Comprensivo n°1, guidata dal docente Fulgenzio Piras, seguiranno l'intera filiera produttiva supportando detenuti e disabili nel lavoro sul campo. Settimanalmente verranno annotati i progressi degli ortaggi e della frutta piantumata e nelle lezioni didattiche comuni si approfondiranno i temi legati al ciclo di vita delle piante, le tipologie di semina e coltivazione e le differenti modalità di raccolta.
Confezionamento, tracciabilità e vendita chiuderanno il percorso formativo e nel mese di giugno il gruppo di lavoro sarà ospitato negli spazi della Conad per proporre gli ortaggi e la frutta raccolti. Alghero Verde Sociale si concluderà a fine luglio, ma fino ad allora l'orto potrà e esser visitato tutti i pomeriggi quale simbolo di integrazione e amore per l'ambiente.
di Claudia Failli
www.arezzonotizie.it, 12 aprile 2015
Il direttore del carcere San Benedetto di Arezzo, Paolo Basco non ha dubbi circa la necessità di un intervento sostanziale all'edificio che attualmente ospita la casa circondariale. Ciclicamente, e anche gli ultimi mesi non fanno eccezioni, parlamentari, amministratori e consiglieri regionali hanno fatto visita alla struttura penitenziaria aretina. Tutti hanno sempre sottolineato la necessità di trovare delle soluzioni efficaci per riqualificare l'edificio. Ma al momento, ben poco è cambiato.
"Attualmente ospitiamo circa 600 detenuti - spiega il direttore Basco - la maggior parte sono solo di passaggio e non restano molto tempo ad Arezzo. Una trentina circa invece devono scontare pene più lunghe e con loro abbiamo intrapreso un percorso ormai consolidato di recupero pedagogico e sociale. Resta però evidente il problema delle strutture che attualmente non sono in grado di garantire un servizio funzionale. Sarebbe auspicabile che le visite che riceviamo in carcere possano trovare anche risvolti pratici. Riuscire a sbloccare questa situazione permetterebbe alle forze di polizia, alla magistratura e quindi anche alla collettività, di poter contare su un servizio funzionante al cento per cento".
Lo scorso febbraio, la casa circondariale è stata visitata anche dal garante dei detenuti della Regione Toscana, Franco Corleone. Anche in quella occasione venne evidenziato il problema dell'abbandono dei lavori. "Rivolgo un appello al prossimo sindaco di Arezzo, alle amministrazioni e a tutti i politici - conclude il direttore Basco - affinché ognuno si occupi di questa situazione e possano insieme trovare delle soluzioni efficaci".
di Silvana Zanovello
Secolo XIX, 12 aprile 2015
L'ottimismo americano del New Deal, riproposto ad Hollywood negli anni Sessanta, una favola metropolitana di Frank Capra, concepita all'insegna dell'ottimismo, "Angeli con la pistola" approda a teatro, alla Tosse fino al 15 e la prossima estate, il 20 e 21 luglio al festival di Borgio Verezzi in un a versione "naturalmente" velata di autoironia ma interpretata con molta convinzione.
A portarla in scena sono infatti "Gli scatenati "compagnia di detenuti che operano da una decina d'anni nel carcere di Marassi dove da qualche mese hanno anche ultimato l'allestimento di una sede stabile "Il teatro dell'Arca" ma che, sotto la sorveglianza attenta e discreta della polizia penitenziaria, non perdono l'occasione di andare in tournée. Certamente è difficile, per lo spettatore esterno scindere il valore puramente artistico dell'esperienza da finalità di recupero psicologico o professionale di chi vi partecipa. Ma in questo caso alcuni elementi fondamentali contribuiscono alla piacevolezza, al di là della pedagogia.
Ben scelto, per fruizione più ampia, il tema, riproposto in forma di musical. Favola, senza dubbio, anzi con il dubbio calcolato che si tratti di una situazione impossibile. Ma va bene cosi. Nella New York del proibizionismo un gangster di buon cuore recluta colleghi di grande e piccola taglia e ballerine per aiutare la barbona Annie a sostenere l'incontro con il futuro genero, figlio di un nobile spagnolo, che la crede una signora dell'alta società.
Nessuna "rilettura" le immagini sullo sfondo alla Lichtenstein, realizzate nel laboratorio di grafica del carcere, citano affettuosamente il film con richiami impliciti a quella poetica del cartoon che , all'epoca, avvicinava Capra a Disney.
Le musiche di Bruno Coli, la regia esperta di Sandro Baldacci e la presenza di alcuni attori professionisti, Federica Granata, Mariella Speranza, Francesca Pedroni, Igor Chierici, Massimo Orsetti, aiutano tutti, compreso un cinese con la vocazione per la comicità e il cabaret, a trovare ritmo. Applausi per un'esperienza che cresce stagione dopo stagione.
L'Unione Sarda, 12 aprile 2015
Una contusione all'occhio e il trasporto al pronto soccorso. È il bilancio di un'aggressione subita da un agente della Polizia penitenziaria, in servizio nel carcere di Bancali, da parte di un detenuto marocchino. A dare la notizia i sindacati di Polizia Osapp e Sappe. "Continuando di questo passo - afferma il segretario generale aggiunto dell'Osapp Domenico Nicotra - lo stato di diritto verrà garantito solo a malviventi, clandestini e pregiudicati mentre per i tutori dell'ordine si potrà parlare solo di stato di dovere. È necessario che tutti gli organi politici, di maggioranza e non, si fermino un attimo per ritrovare il bandolo della matassa perché diversamente senza ordine e sicurezza pubblica e penitenziaria non si potrà assicurare l'incolumità di ogni singolo cittadino".
Dello stesso avviso il segretario generale del Sappe Donato Capece. "Ai colleghi feriti va la nostra vicinanza e solidarietà, ma servono ora risposte certe: il Parlamento si appresta a varare il reato di tortura nel nostro Paese, però dimentica che sono centinaia e centinaia le aggressioni a poliziotti penitenziari che si registrano ogni anno nelle carceri italiane".
Adnkronos, 12 aprile 2015
Messaggio del ministro Orlando, ospedali psichiatrici appartengono al passato. "Il manicomio e il monte Sinai.... il malato di mente autore di reato tra politiche sicuritarie e reinserimento sociale", è il titolo del convegno che si è chiuso ieri presso l'Ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, promosso dalla direzione dell'Opg locale, in collaborazione con la presidenza del tribunale di sorveglianza di Messina.
A fare il punto sul passaggio dagli Opg alle Rems (residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria), sono stati magistrati, giuristi, psichiatri ed esperti. Due giorni di discussione, analisi e approfondimento che hanno verificato il crono programma che in pochi mesi concluderà il piano delle dimissioni dei pazienti dalla struttura siciliana che passeranno nelle Rems: nell'isola è già attiva la struttura di Naso e a breve sarà utilizzabile quella di Caltagirone.
Il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, ha inviato un messaggio che è stato letto in apertura dei lavori dal Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo. "Oggi possiamo finalmente dire - si legge nel testo - che tali realtà appartengono al passato del nostro sistema della tutela della salute e del nostro sistema dell'esecuzione penale.
Soprattutto si è fatto un passo importante affermando in modo netto il principio della prevalenza della necessità di cura per le persone non imputabili". Il Ministro ha quindi evidenziato in maniera netta che con la chiusura degli Opg "non vi saranno i pur evocati rischi per la sicurezza collettiva, gli internati più pericolosi verranno ospitati in strutture più idonee per la cura; ma alla cura sarà associato l'elemento della garanzia della sicurezza per la collettività".
di Gianni Vigoroso
www.ottopagine.it, 12 aprile 2015
Presso la Casa Circondariale di Ariano Irpino si è assistito all'ennesima aggressione ai danni del Personale di Polizia Penitenziaria in servizio presso l'Istituto Arianese, a darne notizia è il Delegato Regionale Ettore Sommariva, l'ultimo episodio, risale al pomeriggio di ieri, quando un detenuto, dopo aver minacciato il personale in servizio di sorveglianza, si è barricato all'interno della stanza minacciando di darsi fuoco in caso di intervento da parte degli agenti.
"Dopo una lunga ed estenuante trattativa, si è proceduto a un intervento coatto ma il detenuto si è scagliato contro i due agenti intervenuti, costringendo successivamente a ricorrere alle cure mediche presso l'Ospedale Civile "Frangipane" di Ariano Irpino. Sono stati medicati e ritenuti guaribili in sette giorni.
"Un altro aspetto da non sottovalutare - ha aggiunto Sommariva - e la grave e cronica carenza di organico nell'istituto arianese, che costringe il personale a dover svolgere il proprio turno, coprendo più posti di servizio e ai minimi standard di sicurezza, mettendo a serio rischio la propria incolumità personale, tanto è vero che nella serata di ieri, non vi erano agenti disponibili a poter intervenire e garantire che l'Operazione fosse svolta in sicurezza. Ormai quotidianamente assistiamo a questi episodi che vedono vittime chi svolge umilmente e silenziosamente il proprio servizio per contribuire a garantire la Sicurezza al nostro Paese".
Corriere di Novara, 12 aprile 2015
Al ritorno dalle vacanze pasquali gli alunni della primaria "Gianni Rodari" di via Cavigioli hanno trovato una piacevole sorpresa anche a scuola. Ad accoglierli non solo i sorrisi delle insegnanti, ma anche aule, corridoi, spazi comuni e bagni del secondo piano rimessi a nuovo, completamente ritinteggiati grazie al lavoro svolto dai detenuti della Casa Circondariale di via Sforzesca, accompagnati dagli agenti della Polizia Penitenziaria, coordinati e supportati da Assa, impiegando il materiale necessario acquistato dal Comune di Novara ed esprimendo la loro contentezza per aver potuto contribuire a migliorare gli ambienti scolastici anche scrivendo sulle lavagne messaggi di saluto e augurio per i bambini.
L'attività si è svolta dal 2 al 7 aprile nell'ambito delle "Giornate di recupero ambientale", protocollo che vede coinvolti Comune di Novara, Magistratura di Sorveglianza, Casa Circondariale, Ufficio esecuzioni penali esterne e Assa e che prevede l'impiego dei detenuti per lavori di pulizia e riordino di aree e strutture pubbliche. "Sono molto soddisfatto dei risultati dell'iniziativa che Assa ha promosso lo scorso anno e che sta consentendo la realizzazione di importanti opere per la comunità", sottolinea il presidente di Assa, Marcello Marzo.
Nella giornata di conclusione dei lavori hanno fatto un sopralluogo il vicesindaco Nicola Fonzo e l'assessore Elia Impaloni. Il sindaco Andrea Ballarè ha ribadito il grande valore di questo tipo di iniziativa "che - ha detto - vogliamo riproporre e potenziare".
Ai ragazzi la coordinatrice del plesso, Cristina Staurenghi, e tutte le insegnanti hanno illustrato la valenza del progetto di cui ha potuto beneficiare la loro scuola e che unisce al lavoro di pubblica utilità come occasione di riscatto per i detenuti, il beneficio per la collettività che in questo caso è direttamente apprezzato dagli alunni e da tutte le loro famiglie oltre che dalle insegnanti e da tutto il personale della Rodari.
Un giudizio positivo lo ha espresso anche la Dirigente Scolastica dell'Istituto Comprensivo "Fornara Ossola", Fabia Scaglione, soddisfatta del lavoro svolto che ha seguito anche con sopralluoghi. Allo stabile di Via Cavigioli sono stati fatti dal Comune, edilizia scolastica, anche altri lavori di manutenzione, quali la verniciatura della recinzione, la sistemazione dell'area verde e la realizzazione del canale di scolo. "Ci auguriamo - commenta la dirigente scolastica - che gli interventi vengano completati, come previsto, alla chiusura dell'anno scolastico, quando si proseguirà con la tinteggiatura di aule, laboratori, spazi comuni e bagni di primo piano e seminterrato. L'anno prossimo speriamo in un intervento per la Scuola secondaria di primo grado, magari sempre tramite questo progetto che è molto utile alla collettività e che persegue il reinserimento lavorativo e sociale dei detenuti".
La scuola Rodari ha anche aderito all'attività promossa dalla Commissione di Rete per l'Educazione Ambientale e Assa ha tenuto gli incontri di educazione alla sostenibilità ambientale, quest'anno collegati alla sostenibilità dell'alimentazione quale tema conduttore di Expo 2015, alle classi 2A, 2B, 3B, 4A, 5A.
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