di Francesco Guarnaccia
www.ntacalabria.it, 14 aprile 2015
Il cantiere di "ReActionCity Women" ha preso il via nella sua seconda fase con l'arrivo dei detenuti della casa circondariale di Arghillà. Essi interverranno come operai per la ristrutturazione del bene sequestrato al civico 53 di via Possidonea che diventerà il laboratorio sartoriale delle donne della coop "Sole Insieme".
Per questa impresa collettiva si respira grande entusiasmo sia dentro che davanti il locale che ospiterà questa coraggiosa iniziativa al femminile e che vede protagonisti tanti soggetti socio-istituzionali, la consigliera di parità della Provincia Daniela De Blasio e la professoressa Consuelo Nava, che coordinano l'intero progetto, i giovani di Pensando Meridiano, che cureranno l'iniziativa "Cantiere evento & Recycle", il Tribunale, che ha reso disponibile il bene sequestrato, la Provincia, il Comune, l'Agape, Confcommercio e Confindustria, quest'ultima dando un supporto in termini di logistica, materiali, attrezzature, e la Casa circondariale con la direttrice Longo ed il Tribunale di sorveglianza che hanno concesso ai detenuti di essere presenti in un percorso di riscatto ed inclusione sociale.
C'era tanta attesa e finalmente ad aprire i primi sacchi di cemento e le pile di mattoni per iniziare a costruire sono stati proprio i detenuti. Il cantiere sarà coordinato dall'ufficio tecnico della provincia nella persona del geometra Santambrogio e i giovani di Pensando Meridiano ne seguiranno i lavori per interromperli con vere e proprie visite-evento in cui il cantiere si aprirà con messaggi collettivi alla cittadinanza e per cui attiveranno un laboratorio con social makers ed urban makers.
Presente al cantiere la consigliera De Blasio, che ha sottolineato: "Ci sono aspetti molteplici in questo progetto unico in Italia che racchiude elementi come legalità e lavoro. Quello più importante è il contributo nel dare un futuro a donne in difficoltà che altrimenti sarebbero tagliate fuori da mercato del lavoro. Ma lo è anche il resto, come il fare rete o il coinvolgere i detenuti. Abbiamo presentato "ReActionCity Women" in Europa per un riconoscimento di buona prassi, una certificazione che possa permettere repliche. Stiamo dimostrando che con poco e con buona volontà delle istituzioni si può fare tantissimo. Oggi lo stiamo facendo con le donne in difficoltà, domani con altre fasce deboli".
"La tanto attesa apertura del cantiere è arrivata. Mentre si lavora tra cemento e mattoni, noi stiamo continuando la formazione che ci servirà per il nostro laboratorio sartoriale e non vediamo l'ora di iniziare. Siamo contente di far parte di questa sperimentazione dalla grande valenza sociale" e "le donne in difficoltà sono risorse. Sono persone che hanno voglia di spendersi e di valorizzare propri talenti e che chiedono autonomia e non assistenzialismo" hanno rispettivamente detto la presidente di "Sole Insieme" Giusy Nuri e il presidente dell'Agape Mario Nasone.
Per la direttrice della Casa circondariale Maria Carmela Longo "attraverso il loro lavoro gratuito, i detenuti cercano di riparare il danno creato dal loro reato e di risarcire la società, così come di recuperare e riscattarsi socialmente. Loro lavorano già in carcere, in questo caso il valore è maggiore viste le finalità sociali del progetto.
Il lavoro è fondamentale nella rieducazione perché non c'è dignità senza lavoro", mentre per il presidente di Confindustria Andrea Cuzzocrea "c'è soddisfazione per il nostro ruolo in questa azione dall'altissima valenza sociale e per la sinergia che stiamo avendo con altri soggetti". "Sin dall'inizio abbiamo creduto fortemente nel progetto, tanto da averlo sostenuto anche finanziariamente. Speriamo di poterlo applicare analogamente per altre realtà" sono le parole del presidente della Provincia Giuseppe Raffa, a cui si sono aggiunte quelle dell'assessore Marino: "Esprimo soddisfazione a nome dell'amministrazione per l'avvio dei lavori. L'esperienza sperimentale di inclusione sociale, che registra tra l'altro il coinvolgimento dei giovani motivati e qualificati di "Pensando Meridiano", è pienamente sostenuta dall'assessorato, che apprezza il virtuoso protagonismo di attori sociali, quali i detenuti e le donne, la sinergia con il Terzo settore ed il partenariato istituzionale".
A chiudere sul cantiere è stata l'ideatrice di "ReActionCity", cioè la professoressa Nava: "Credo che oggi, la nostra impresa collettiva acquisti un significato ancora più di valore. Un triplice riscatto, per le donne in difficoltà, per l'impegno dei detenuti e per l'azione su un bene sequestrato. La città vive il senso della "giustizia sociale" in pieno, ma "reagendo".
Se a questo ci aggiungiamo l'impegno di istituzioni, associazioni e giovani, mi pare che "ReActionCity" continui a fare "umanesimo" ed "urbanesimo" per una città veramente differente e collettiva. Apriremo il cantiere evento alla cittadinanza e poi ci potremo dire pienamente felici quando la coop "Sole Insieme" confezionerà il primo lavoro di sartoria".
www.4live.it, 14 aprile 2015
Arriva anche a Forlì il film documentario "Meno male è lunedì" del regista Filippo Vendemmiati, vincitore del David di Donatello per "È stato morto un ragazzo". Il film sarà proiettato questa sera (martedì 14 aprile) alle 20.30 al Cinema Saffi.
L'evento è organizzato da Amnesty International, Con...tatto, Associazione Sovraesposti e Sunset e realizzata con il supporto di Documentaristi Emilia Romagna D-ER e Forlì #Social Hub e fa parte della manifestazione "Coltiviamo la legalità" promossa dal Comune di Forlì in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, il Campus Universitario di Forlì, l'Osservatorio sulla Legalità, le Istituzioni Scolastiche del territorio e numerose Associazioni culturali, ricreative e sociali.
Il film "Meno male è lunedì" è il trait d'union della giornata, interamente dedicata a diritti, legalità e carceri. Si parte la mattina con una proiezione dedicata alle scuole, per poi continuare dalle 17,00 alle 19,00 alla Fabbrica delle Candele, dove lo stesso regista curerà un workshop aperto a tutti (su iscrizione
Il documentario narra la storia di un gruppo di operai in pensione che riprende il lavoro per insegnare il mestiere a 13 detenuti nell'officina-azienda sorta in un carcere. La trasmissione del sapere ribalta, fino a confonderlo, il rapporto servo-padrone, libertà-prigionia. Imparare ad usare la giusta vite diventa metafora della ricostruzione di vite alla deriva. Chi impara di più alla fine e che cosa? Chi esce dal carcere? L'ex operaio, il detenuto o il manufatto? L'officina dei detenuti è spazio di libertà. Se l'operaio torna metalmeccanico in prigione, il detenuto con quello stesso ruolo rientra nel gioco della vita. Il film non insiste sul passato dei protagonisti, il tono è leggero, quasi da commedia. Nel "lavoro fuori" il lunedì è il giorno peggiore, nel "lavoro dentro" è il migliore. Il sabato e la domenica per il detenuto-operaio rappresentano la noia in attesa del ritorno in fabbrica di chi delle ferie non sa che farsene.
Vendemmiati è giornalista e regista. Come giornalista si è occupato di stragi, omicidi di stato e terrorismo. Come regista ha firmato "La Grande Sorella", reportage sul dramma della lebbra in India, "Premio Enzo Baldoni" nel 2006.
Nel 2010 a Venezia 67 (Giornate degli Autori) ha presentato "È stato morto un ragazzo", documentario che ha poi ottenuto il David di Donatello e il premio Vittorio De Seta al Bari Bifest e che conta oltre 100 mila visioni sulla rete. Nel 2012, a Venezia 69 (Giornate degli autori) ha portato il film "Non mi avete convinto", dedicato a Pietro Ingrao: non la biografia del politico, ma la "dichiarazione d'amore ad un uomo che con la politica sognava di cambiare il mondo". Il film è uscito in dvd vendendo quasi 20 mila copie ed è stato ospitato in numerosi festival. Tutti gli appuntamenti sono ad ingresso gratuito.
Ansa, 14 aprile 2015
Diavoli, bare e cuori dietro le sbarre: sono alcune delle grafiche ispirate ai tatuaggi ideate da un gruppo di detenuti del carcere di Bollate che sono stati coinvolti in Part.Art, un progetto pilota di design etico e sostenibile che viene presentato in anteprima, oggi a Milano, nell'ambito del FuoriSalone. Il progetto del marchio di creatività etica e solidale Braghette Rosse, portato avanti in collaborazione con Art therapy italiana e la cooperativa Articolo 3, è iniziato lo scorso settembre.
Il carcere di Bollate ha ospitato un ciclo di 14 incontri aperti a un gruppo di detenuti e condotti da formatori e tirocinanti di Ati e successivamente da designers di Braghetterosse con l'obiettivo - viene spiegato dagli ideatori - di stimolare la creatività individuale, costruire uno spirito di gruppo e arrivare a produrre materiale creativo e grafico, sul tema del tatuaggio. I disegni sono stati poi elaborati e proposti ad aziende esterne come valore aggiunto nella realizzazione di accessori di moda, home furnishing o cartotecnica. Il risultato - agende e borsette, calzature e tazzine - è esposto alla galleria Spazioostrakon di Milano.
Ansa, 14 aprile 2015
Il comitato "Una chance per Chico", che sostiene la campagna per la revisione del processo a Enrico 'Chicò Forti, l'ex imprenditore trentino detenuto negli Stati Uniti per omicidio, si aspetta molto dall'incontro di venerdì tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il presidente Usa Barack Obama. "Si attende un cenno del premier italiano alla grande aspettativa per una riapertura del caso giudiziario legato all'assassinio di Dale Pyke, nel 1998 in Florida", ha detto il presidente del comitato Lorenzo Moggio incontrando oggi il presidente del Consiglio provinciale di Trento, Bruno Dorigatti.
"Se il passaggio politico dovesse maturare in modo positivo, potrà seguire (l'avvocato Joe Tacopina è quasi pronto) l'istanza ufficiale di revisione del processo, suffragata da alcune nuove prove potenzialmente decisive", ha aggiunto Moggio che ha donato a Dorigatti una t-shirt disegnata da Enrico Forti, e realizzata dal comitato, con la scritta "Chico free".
Dorigatti si è detto fiducioso che "qualcosa possa finalmente accadere, soprattutto dopo il recente, rumoroso caso negli Usa di un condannato a morte rivelatosi innocente dopo 28 anni di carcerazione". "In realtà - ha detto - sono 152 i casi di clamorosi errori giudiziari emersi negli Stati Uniti dopo decenni di carcere ingiusto. Si vuole fortemente che venga riconosciuto il 153esimo"
Aki, 14 aprile 2015
Sono circa 6.500 i detenuti palestinesi attualmente detenuti nelle carceri israeliane. Lo denuncia l'Autorità per gli affari dei prigionieri (Apa) legata all'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp). Dal 1967 all'aprile del 2015, Israele ha tenuto in carcere per periodi vari circa 850mila cittadini, tra cui circa 15mila donne e decine di migliaia di bambini, ha ricordato l'Apa in un rapporto diffuso alla vigilia della Giornata del prigioniero palestinese che ricorre il 17 aprile. "Dall'inizio della prima Intifada il 28 settembre del 2000 a oggi, più di 85mila palestinesi sono finiti in carcere, tra cui oltre 10mila minori di 18 anni, 1.200 donne e oltre 65 ex deputati e ministri", prosegue. Negli ultimi quattro anni, riferisce l'Apa, sono finiti dietro le sbarre 3.755 bambini, 1.266 dei quali solo nel 2014.
"Israele continua a detenere 30 prigionieri da prima degli Accordi di Oslo (del 1993, ndr), che sono in carcere da oltre 20 anni, oltre ai 16 detenuti che languono nelle carceri israeliane da oltre 25 anni", si legge nel rapporto. Israele ha anche nuovamente arrestato 85 palestinesi che eranno stati rilasciati in seguito allo scambio di prigionieri del 2011 nell'ambito della liberazione del caporale israeliano Gilad Shalit da parte di Hamas. La ricorrenza del 17 aprile ricorda che in quel giorno, nel 1974, è stato rilasciato il primo detenuto palestinese nell'ambito di uno scambio di prigionieri con Israele.
Agenzia Fides, 14 aprile 2015
Quasi 200 bambini dell'età di 3 anni vivono con le rispettive madri detenute nei 31 istituti penitenziari del Perù. La nota, diffusa dall'Istituto Nazionale Penitenziario (Inpe) e pervenuta all'Agenzia Fides, assicura che i piccoli, maschi e femmine, vivono in un contesto di reclusione, anche se ben attrezzato perché possano crescere serenamente senza subire maltrattamenti o aggressioni. Le carceri con il maggior numero di bambini sono quelle femminili di Chorrillos (43) e Anexo de Chorrillos (17), entrambe a Lima; e nelle regioni di Arequipa (15), Ica (14), Ayacucho (13), Cuzco (11) e Puno (10).
Sempre secondo l'Inpe un gruppo di professionisti mantiene un dialogo costante con le mamme detenute e incinte, per dare loro orientamenti e indicazioni sull'importanza del legame madre-figlio. Molte di loro provengono da famiglie problematiche e ripetono quei modelli negativi subiti e vissuti nella loro infanzia. Negli istituti penitenziari sono a disposizione dei piccoli servizi sanitari e alimentari particolari. Anche rappresentanti di istituti religiosi e civili contribuiscono alla loro assistenza, mentre le autorità penitenziarie donano pannolini, giocattoli, vestiti e medicine.
di Andrea Indiano
Il Giornale, 14 aprile 2015
Un nuovo programma di recupero del governo americano insegna ai carcerati i lavori più tecnologici con il computer.
Il problema del sovraffollamento delle carceri e della recidività dei criminali è una questione molto grave in Italia come nel resto del mondo. Diversi programmi e progetti hanno provato a porre rimedio a questi casi, ma la soluzione sembra lontana. Dagli Stati Uniti arriva ora un nuovo modello di recupero dei detenuti che unisce le necessità del mondo del lavoro di oggi alla voglia di riscattarsi di chi è in carcere. Si chiama The Last Mile ed è già stato provato con successo nella prigione di San Quintino, vicino San Francisco in California. Proprio la vicinanza della città più tecnologica al mondo è stato lo spunto del fondatore Chris Redlitz.
In un periodo storico dove tutto sta diventando digitale, nel quale gli uomini più potenti sono i creatori di Facebook e Google e dove ogni cosa passa attraverso uno schermo del computer, è scontato che la richiesta di manodopera per questo settore lavorativo sia in costante crescita. Dimostrazione ne è proprio il picco economico di San Francisco e dintorni, dove la nella famosa Silicon Valley hanno sede le più grandi aziende del web. "Ero venuto una volta a parlare con i detenuti solo per curiosità - ha detto il fondatore di The Last Mile - ma da subito ho trovato un gruppo di persone pronte ad ascoltare e imparare come non avevo mai visto nelle scuole". Redlitz lavorava come investitore in varie aziende della Silicon Valley ed aveva già aiutato varie start up come Whis, Level Up e Bottlenose ad avere successo. "La richiesta di programmatori e sviluppatori è in aumento nella zona e per questo le aziende cercano sempre persone fidate e competenti cui affidare i lavori più semplici in questo settore, come l'inserimento dati e la creazioni di programmi di base in Javascript e Html". Questo genere di lavori è spesso evitato da parte dei neolaureati. Anche nel relativamente giovane mondo del lavoro digitale si sono già create classi sociali ben distinte fra i (presunti) inventori di app e start-up e coloro che fanno il "lavoro sporco" sulla tastiera.
Ma naturalmente anche in questo campo c'è bisogno di vera manodopera e personale dedito. The Last Mile ha trovato una risposta nelle carceri. "Spesso chi è in prigione da tempo non sa nemmeno cos'è internet o come accendere un computer. Però qui le persone hanno molto tempo a disposizione e soprattutto tanta voglia di imparare. In passato questo tipo di programmi insegnava mestieri come il falegname e altri impieghi di fatica, ma è palese che ora il mondo ha bisogno di altro".
Anche per questo, pur se avevano imparato un lavoro in carcere, molti ex detenuti tornavano a commettere reati, perché trovare un impiego era molto difficile. Problema che non si pone se diventano dei programmatori. E molti non si fermano neanche qui. Un ex detenuto di San Quintino che aveva partecipato alle lezioni di The Last Mile è stato assunto dal colosso digitale Rocket Space, mentre altri stanno già lavorando su idee per lanciare una propria start-up. In questo modo è una doppia vittoria: per i carcerati, che imparano un impiego utile e al passo coi tempi, e per le aziende, che trovano facilmente persone volenterose. Un'idea, quella di The Last Mile, che sarebbe da importare in Italia per facilitare la situazioni delle carceri e incrementare la crescita digitale, finora solo millantata, del paese.
Aki, 14 aprile 2015
È stata assolta la giornalista olandese Frederike Geerdink sotto processo in Turchia con l'accusa di propaganda del "terrorismo" per il presunto sostegno al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk). La Geerdink, come riporta l'agenzia di stampa Dpa, è stata assolta oggi da un tribunale di Diyarbakir, nella Turchia sudorientale, dove la scorsa settimana si era aperto il processo.
Su Twitter la giornalista freelance, esperta della questione curda, ha annunciato la sentenza con un tweet in inglese e turco. La Geerdink, che ha sempre respinto ogni accusa, rischia fino a cinque anni di carcere. La cronista lavora come corrispondente da Diyarbakir ed era finita nel mirino per aver condiviso su Facebook la bandiera del Pkk e informazioni sulle attività del gruppo.
Il Mattino di Padova, 13 aprile 2015
"Per il vostro bene vi chiedo di cambiare vita": è l'appello che Papa Francesco lancia, nella Bolla di indizione del Giubileo, agli uomini e alle donne che appartengono a un gruppo criminale, qualunque esso sia. "Ve lo chiedo nel nome del Figlio di Dio che, pur combattendo il peccato, non ha mai rifiutato nessun peccatore". Le parole del Papa ci ricordano che non ci sono persone condannate a essere "cattive per sempre".
Ristretti Orizzonti, 13 aprile 2015
Ad Annamaria Alborghetti, della Camera Penale di Padova, abbiamo chiesto che cosa può fare una persona detenuta per tutelare i suoi diritti, in una situazione come quella di Padova, dove la chiusura delle sezioni di Alta Sicurezza sta provocando disagi, sofferenza, anche disperazione.
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