Redattore Sociale, 15 aprile 2015
Giovedì 23 aprile i reclusi dell'istituto penitenziario fiorentino cucineranno insieme a chef qualificati per un aperitivo aperto al pubblico.
Le cene galeotte arrivano al carcere di Sollicciano, dopo la felice esperienza al carcere di Volterra. Giovedì 23 aprile primo appuntamento con l'aperitivo galeotto. I detenuti parte del progetto (per ora 10, 5 uomini e 5 donne) saranno impegnati nella realizzazione di un aperitivo aperto al pubblico su prenotazione, supportati per questa prima serata - quattro gli appuntamenti in calendario - da Simone Cipriani del ristorante Il Santo Graal, chef giovanissimo ma già da tempo agli onori della cronaca quale firma fra le più interessanti del panorama cittadino grazie alla sua una cucina che unisce ricerca, qualità delle materie prime e grande creatività.
Un impegno quello dello chef che, giusto sottolinearlo, avviene in maniera assolutamente gratuita. Ma i veri protagonisti saranno ovviamente loro, i detenuti, che dopo essersi cimentati ai fornelli nella realizzazione di gustosi finger food da aperitivo saranno presenti in sala - lo splendido "Giardino degli Incontri" firmato dall'architetto Giovanni Michelucci, con spazi interni ed esterni ispirati alle suggestive opere dello spagnolo Antoni Gaudì - per occuparsi del servizio a buffet. E anche di quello dei vini, offerti dalla Fattoria Montellori di Fucecchio.
Ma non di solo cibo beneficeranno coloro che, per la cifra di venti euro (l'intero ricavato contribuirà al restauro del Battistero di Firenze) parteciperanno agli aperitivi di Sollicciano. Fra un piatto e l'altro si potrà ascoltare buona musica dal vivo, eseguita da ragazzi ospiti del carcere e iscritti al laboratorio musicale, alternata a letture da parte dei partecipanti al laboratorio di teatro: giovedì 23 aprile in particolare saranno protagonisti i brani dello scrittore fiorentino Marco Vichi, presente alla serata.
Voluti da Unicoop Firenze, che oltre a fornire le materie prime necessarie assume i detenuti retribuendoli regolarmente, e dalla Direttrice della struttura penitenziaria Maria Grazia Giampiccolo, gli Aperitivi Galeotti sono possibili grazie all'imprescindibile apporto di Pantagruel - Associazione per i diritti dei detenuti Onlus (www.asspantagruel.org), la collaborazione del Ministero della Giustizia e della direzione della Casa Circondariale N.C.P Sollicciano, il supporto della delegazione fiorentina della Fisar e la supervisione artistica del giornalista Leonardo Romanelli.
da Linea Civica Montelupo
www.gonews.it, 15 aprile 2015
"Il 31 marzo ormai è passato, apparentemente senza colpo ferire, e niente pare essere davvero cambiato. Dopo anni avuti a disposizione e trascorsi inutilmente, la Giunta della Regione, con grande ritardo e appena il giorno prima della chiusura degli Opg ha adottato una delibera in cui individua i luoghi dove dovranno sorgere le rems. Rems che, ancora non nate, già destano preoccupazioni e perplessità di non poco conto.
Nonostante qualcuno voglia farci credere che decidere il giorno prima per il giorno dopo il destino di internati e lavoratori non sia sintomo di indeterminatezza, noi continuiamo convintamente a dire per amore di correttezza e verità che, ad oggi, niente si sa di più rispetto a un mese fa se non qualche nome di località in cui dovrebbero sorgere le nuove strutture per accogliere quei detenuti in carico all'Opg ritenuti ancora socialmente pericolosi e quindi sottoposti a misura di sicurezza. Siamo entrati in una fase di transizione in cui l'Opg non fa più l'Opg, e degenti, lavoratori e struttura navigano ancora a vista.
E proprio da questi ultimi dobbiamo partire. Le Rems formato Toscana, infatti, rischiano di tradire totalmente lo spirito della legge che le ha create. I detenuti, infatti, sarebbero dovuti passare da una situazione carcerario-sanitaria come l'Opg a una realtà più sanitaria che detentiva, la Rems appunto, basata sui principi di territorialità e specialità di cura: ogni Regione avrebbe dovuto prendere in carico i suoi degenti, e ogni struttura non avrebbe dovuto ospitare più di 20 degenti. Ad oggi, invece, sappiamo che la Toscana ha già stipulato convenzioni con Liguria e Umbria per tenersi in carico i degenti di competenza di queste due Regioni (facendo saltare quindi la territorialità).
Fra le strutture individuate, inoltre, c'è il cosiddetto Solliccianino, che conterrà ventidue posti - che sembrano pochi, ma in questa materia i numeri sono fondamentali - ma potenzialmente può contenerne molti di più. C'è insomma, il rischio concreto che si passi da un unico Opg organizzato a tanti mini Opg disorganizzati, in totale tradimento della riforma voluta negli anni 70 da Basaglia e portata a termine il 31 marzo con la chiusura degli Opg. Senza contare inoltre che, come segnalato dalle associazioni dei penalisti e anche da parte della magistratura, la chiusura degli Opg è avvenuta a codice penale invariato; codice penale che, appunto, contiene ancora l'indicazione della misura di sicurezza di contenimento in Opg.
E i magistrati, che peraltro fino a pochi giorni prima della chiusura hanno continuato a internare in Opg detenuti, adesso dovrebbero trovarsi a firmare decreti di scarcerazione, o peggio, a condannare al carcere chi dovrebbe essere condannato invece alla misura di sicurezza in Opg perché non capace di intendere e di volere, facendo saltare il doppio binario pena-misura di sicurezza che contraddistingue il nostro sistema penalistico?
E per quanto riguarda la sicurezza all'interno delle Rems stesse, ancora si brancola nel buio: queste non prevedono il presidio di sicurezza della polizia penitenziaria. Si ricorrerà quindi ad appalti esterni? Con quali risultati? Ulteriori costi, che andranno a sommarsi ai presunti 11 milioni necessari per adattare le strutture individuate per ospitare le Rems e trasferirvi gli internati attualmente ospitati nell'Opg. In tutto ciò, il personale sanitario subirà la perdita di posti di lavoro già annunciata, e la polizia penitenziaria ancora non conosce il suo futuro. La struttura stessa del complesso mediceo ancora non conosce il suo destino, unico caso fra le altre strutture italiane che ospitavano gli Opg.
Mancano, insomma, in questo processo di superamento, affrontato con incomprensibile fretta, demagogia e pressappochismo, una visione di insieme delle criticità da affrontare e una reale trasparenza sulle scelte da compiere. Per parte nostra, promuoveremo certamente un processo di cittadinanza attiva, già a partire dal Consiglio comunale aperto convocato il 22 aprile, sul destino del complesso dell'Ambrogiana, rifuggendo tavoli tecnici e task force proposte, che chiudono e non assicurano il reale coinvolgimento della comunità nel superamento dell'Opg e nella scelta del futuro del complesso che resta, a nostro avviso, compatibile sia con la riapertura della parte nobile della Villa alla cittadinanza, sia con la permanenza nelle scuderie di un piccolo carcere a tenue criminalità".
di Benedetta Bernocchi
www.parlamento.toscana.it, 15 aprile 2015
Il garante dei detenuti della Toscana ha visitato la struttura: sperimentare il diritto all'affettività, richiamo per corsi professionali ed a luglio riunione dei garanti.
O diventa un carcere esemplare o così non ha più senso di esistere. Dopo aver visitato l'istituto penitenziario dell'isola di Gorgona, dove sono recluse 58 persone, il garante dei detenuti della Toscana, Franco Corleone, ha parlato della mancanza dell'idea del significato della pena e del modello. Si tratta di capire - questo il pensiero del garante, che nella visita è stato accompagnato dal garante dei detenuti di Livorno, Marco Solimano - perché tenere un carcere su un'isola. Mentre in passato si trattava di istituti speciali o per confinati, oggi ha senso se diventa qualcosa di alternativo con un progetto ben definito.
Sugli interventi da compiere, Corleone ha specificato che andrebbe ampliata la vocazione dell'isola, un modello dal punto di vista ambientale, sociale e culturale, immaginando anche un intervento pubblico. L'isola - è la proposta di Corleone - potrebbe essere un richiamo per i corsi professionali: si potrebbero organizzare iniziative per alcune categorie di professionisti e far gestire ai detenuti l'accoglienza, lavorerebbero così per un progetto di sociabilità.
Corleone ha definito Gorgona un "paradiso" dove i detenuti vivono in celle singole, spaziose, ben ammobiliate e con bagni decenti. Sarebbe - ha detto - il luogo ideale per sperimentare il diritto all'affettività in carcere.
Il garante ha, però, ricordato anche i numerosi problemi di questa realtà a partire dalla mancanza di trasporti ai costi eccessivi per il mantenimento della struttura alla carenza di lavoro per i detenuti. Non c'è più il collegamento della Toremar, ha rilevato il garante regionale, e per arrivare sull'isola ci vuole la pilotina della polizia penitenziaria. Quanto all'energia, è stato fatto un impianto con 11 generatori a gasolio, costato 2 milioni di euro e ogni giorno per farlo funzionare occorrono 400 litri di gasolio, nessuno ha pensato ai pannelli solari o all'eolico. Manca, infine, il lavoro per i detenuti, e quello che c'è non ha riconoscimenti professionali.
I detenuti sono occupati solo tre ore al giorno nella manutenzione dei fabbricati o nel forno e non più cinque ore come in passato.
Sono diminuite le attività, ha aggiunto Corleone, non ci sono più né l'allevamento delle orate né la coltivazione delle piante officinali, né la produzione di olio e il caseificio è stato chiuso. Il garante ha ricordato che sull'isola ci sono circa 500 capi di bestiame tra bovini, suini e ovini e le difficoltà, in mancanza di pascoli, del loro allevamento. L'unica cosa che funziona, questo la sua valutazione, è la tenuta Frescobaldi per la produzione di vino, ma sono impiegati pochi detenuti. Corleone ha infine proposto, tra le ipotesi per il rilancio di Gorgona, una riunione di tutti i garanti dei detenuti da tenersi a luglio.
La prossima settimana il garante regionale terminerà il giro di visite alle carceri toscane: lunedì 20 sarà alla casa circondariale femminile di Empoli e martedì 21 all'Opg di Montelupo.
Il Tirreno, 15 aprile 2015
La visita del garante: "Ci sono spazi e ambienti per favorire le visite delle famiglie".
L'istituto penitenziario dell'isola di Gorgona "sarebbe il luogo ideale per sperimentare il diritto all'affettività in carcere". Lo ha detto il garante dei detenuti della Toscana Franco Corleone dopo aver visitato il carcere dove sono recluse 58 persone. "Si tratta di capire - ha detto Corleone, accompagnato dal garante dei detenuti di Livorno, Marco Solimano - perché tenere un carcere su un'isola. Mentre in passato si trattava di istituti speciali o per confinati, oggi ha senso se diventa qualcosa di alternativo con un progetto ben definito".
Sugli interventi da compiere, Corleone ha specificato che andrebbe ampliata la vocazione dell'isola, un modello dal punto di vista ambientale, sociale e culturale, immaginando anche un intervento pubblico. "L'isola - ha proposto - potrebbe essere un richiamo per i corsi professionali: si potrebbero organizzare iniziative per alcune categorie di professionisti e far gestire ai detenuti l'accoglienza, lavorerebbero così per un progetto di sociabilità". Corleone ha definito Gorgona un "paradiso" dove i detenuti vivono in celle singole, spaziose, ben ammobiliate e con bagni decenti ma, ha ricordato, dove ci sono anche numerosi problemi a partire dalla mancanza di trasporti ai costi eccessivi per il mantenimento della struttura fino alla carenza di lavoro per i detenuti.
"Non c'è più il collegamento della Toremar - ha rilevato il garante regionale - e per arrivare sull'isola ci vuole la pilotina della polizia penitenziaria. Quanto all'energia, è stato fatto un impianto con 11 generatori a gasolio, costato 2 milioni di euro e ogni giorno per farlo funzionare occorrono 400 litri di gasolio, nessuno ha pensato ai pannelli solari o all'eolico. Manca, infine, il lavoro per i detenuti, e quello che c' non ha riconoscimenti professionali".
www.irpinianews.it, 15 aprile 2015
L'Osapp, l'Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria, in una nota segnala al prefetto di Avellino Carlo Sessa la situazione nel carcere di Ariano Irpino relativa "all'invio da parte del Sanitario della struttura Penitenziaria Arianese di detenuti che sono in grave ed imminente pericolo di vita al locale Ospedale Civile".
"Nell'ultimo periodo c'è stata una escalation di tali episodi, specialmente nelle ore serali e notturne - si legge - cioè quando il Personale di Polizia Penitenziaria presente in servizio è ridotto ai minimi termini. L'ultimo episodio risale al pomeriggio di ieri, quando un detenuto extra comunitario, riferisce di avere ingoiato delle lamette da barba e pertanto il Sanitario ne disponeva l'invio presso il Pronto Soccorso dell'Ospedale Civile per gli esami del caso. La cosa che ci preoccupa, sono le modalità di esecuzione, in quando il detenuto è stato trasferito dal Penitenziario all'Ospedale, mediante automontata del Corpo (Fiat Stilo), mezzo adibito per il trasporto di Personale di Polizia Penitenziaria e non certamente di detenuti e soprattutto in precarie condizioni di salute".
"Tanto è vero che la traduzione del detenuto si è svolta con il solo Personale di Polizia Penitenziaria, senza alcun ausilio Sanitario, ed inoltre il detenuto allocato nella parte posteriore dell'autovettura e seduto al centro in mezzo a due agenti armati con la pistola d'ordinanza, ciò significa che tale situazione è davvero al limite della sicurezza ed inoltre gli Agenti, non erano sicuramente in condizioni operative idonee in caso di qualsiasi evento che potesse accadere lungo l'itinere".
"Pertanto questa O.S. sollecita e sensibilizza chi di competenza a porre gli opportuni correttivi a tale incresciosa modalità operativa che non risponde agli standard di sicurezza e a quanto previsto dal Modello Operativo delle traduzioni e dei Piantonamenti, che prevede che l'autovettura del Corpo venga impiegata in attività di supporto alle traduzioni effettuate mediante ambulanza civile e non di proprietà dell'Amministrazione Penitenziaria".
"Inoltre, appare davvero incomprensibile, che il detenuto, successivamente dopo qualche ora viene trasferito per ulteriori accertamenti presso la città Ospedaliera G. Moscati di Avellino che dista oltre 60 Km dall'Ospedale Civile O. Frangipane di Ariano Irpino, effettuando la traduzione con la sola ambulanza impiegata per il trasferimento da parte dell'Azienda Ospedaliera, senza alcuna autovettura di supporto del Corpo".
"Tale modalità è davvero nuova ed insolita, pertanto si chiede di voler valutare l'opportunità di realizzare un Nucleo Locale T.P. al fine di gestire tali eventi critici e di assegnare Risorse Umane e automezzi per effettuare tali tipologie di servizi".
Adnkronos, 15 aprile 2015
Fare in modo che dopo il carcere ci sia l'occasione di riscattarsi è possibile: bisogna però preparare il terreno quando ancora si è in cella. A questo bisogni risponde il protocollo d'intesa, arrivato alla sua terza edizione, siglato oggi da Città di Torino, Regione Piemonte, Casa Circondariale, Università, Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo e Fondo Musy e che dal 2008 ad oggi ha già coinvolto 11 detenuti. Tra gli obiettivi dichiarati c'è quello di far completare ai detenuti gli studi universitari seguendo tirocini formativi negli enti locali, per costruire il proprio futuro e trasformare il momento della pena in un'occasione di vero reinserimento sociale.
Cinque i tirocini attivi al momento che coinvolgono 2 italiani e 3 extracomunitari fra i 30 e i 50 anni. Tre le parole chiave del progetto per il presidente dell'Ufficio Pio, Nanni Tosco: "studio, lavoro, reinserimento che hanno dato finora risultati positivi per tutti i casi tranne uno. Un protocollo di grande qualità - aggiunge - per dare un'opportunità concreta ai detenuti".
Opportunità di studio e di lavoro per la loro vita fuori dal carcere, come dimostrano i risultati raggiunti dalle persone che hanno completato il loro percorso e che hanno poi trovato un impiego in vari settori, anche in quello legale. "Ho conosciuto alcuni di loro - dice il vicesindaco Elide Tisi -: è attraverso percorsi di questo tipo che si ha il vero reinserimento". "La logica di un progetto come questo - aggiunge l'assessore regionale Monica Cerutti - non è assistenziale, ma vuole favorire gli studenti per creare un futuro e fare del carcere non solo un luogo di pena". Per il rinnovo del protocollo il Fondo Musy ha stanziato 44 mila euro che la Compagnia di San Paolo ha deciso di raddoppiare.
www.ilmarghine.net, 15 aprile 2015
"Emergenza carceri": è il titolo di un progetto che vedrà protagonisti gli studenti di diverse scuole superiori della città e della provincia. Una iniziativa voluta e promossa dall'Associazione culturale Àndel@s, con il prezioso e fondamentale contributo della Fondazione Banco di Sardegna.
Un progetto nato dall'esigenza di approfondire, a partire dai giovani, le tematiche legate al sistema penitenziario italiano. Se è vero, infatti, che "il grado di civiltà di un Paese si misura dalle condizioni delle sue carceri", altrettanto vero è che il mondo carcerario italiano è in continua emergenza tanto da meritare i richiami continui della Corte europea dei diritti dell'Uomo. Intervenire a livello legislativo è perciò fondamentale. Ancor più fondamentale, tuttavia, ai fini della democrazia e del processo di crescita culturale dell'intero Paese, è la presa di coscienza del problema, così da far "emergere" il tema carcere. È su questi temi, tanto delicati quanto fondamentali, che gli studenti barbaricini apriranno il dibattito (anche attraverso un blog collettivo costruito appositamente, www.emergenzacarceri.it).
I primi ad essere coinvolti e ad inaugurare la serie degli incontri sono gli allievi delle terze classi dell'Istituto di istruzione superiore "Alessandro Volta" di Nuoro.
L'appuntamento è fissato per venerdì 17 aprile 2015, dalle ore 11 nell'aula magna della scuola diretta da Innocenza Giannasi. A parlare con i ragazzi e le ragazze del "Volta", ci saranno la direttrice della Casa circondariale di Badu e Carros Carla Ciavarella e il giornalista Luciano Piras, autore del libro "I terroristi sono miei fratelli.
Don Bussu, il cappellano che piegò lo Stato" (àndel@sedizioni. Nuoro 2013), un saggio che le scuole coinvolte nel progetto hanno avuto in omaggio. Un libro che ripercorre un periodo ben preciso che da Nuoro e dalla "lontana" provincia nuorese ha segnato profondamente la storia d'Italia: i "fatti" di Badu e Carros del 1983, quando don Bussu si schierò apertamente con i padri delle Br allora detenuti a Nuoro.
È a partire da questo libro-biografia che gli studenti sono invitati alla riflessione sui temi del carcere, nel tentativo di fornire gli strumenti socio-culturali utili e necessari per una sana e costruttiva critica della realtà. Un impegno civile che dopo gli studenti dell'Istituto Volta vedrà protagonisti gli allievi del Liceo scientifico "Pira" di Dorgali, quelli dell'Istituto superiore "Ciusa" di Nuoro, del Liceo ginnasio "Aproni" di Nuoro e del Liceo scientifico "Fermi", sempre di Nuoro.
www.tarantosera.it, 15 aprile 2015
La Fns-Cisl ha riscontrato emergenze igieniche, negli ultimi giorni, presso il locale mensa della Casa Circondariale di Taranto, in concomitanza con l'avvio del servizio affidato ad una Azienda vincitrice di nuova gara di appalto. È quanto si legge in una nota.
"Il personale lamenta una serie di disservizi nella somministrazione dei pasti" dichiara Erasmo Stasolla, Segretario generale aggiunto della Fns Cisl Taranto Brindisi "e pare che il cuoco oltre alle sue mansioni, svolge anche quelle di somministratore dei pasti, forse anche di pulizia dei locali della mensa oltre che nelle cucine, dal momento che solo per due ore al giorno egli viene supportato da un altro dipendente che lo aiuta nel lavoro".
Ieri mattina una delegazione formata dalla direzione e dalla commissione mensa agenti ha ispezionato detti locali. "Abbiamo riscontrato sporcizia e fatiscenza" rincara Stasolla "in più il pentolame era sporco dal giorno prima ed abbiamo visto piantine di prezzemolo e basilico in vasi di terra, nella cucina piene di formiche. Tutti, insomma ci siamo resi conto di una situazione sgradevole ed insostenibile". La direttrice della Casa Circondariale ha ritenuto opportuno, di conseguenza, sospendere l'erogazione dei pasti per il personale erogando un buono pasto.
"Chiediamo interventi urgenti da parte degli organi competenti ed annunciamo una serie di manifestazioni come quelle dell' astensione volontaria dalla mensa e dello stato di agitazione del personale, qualora nei prossimi giorni l'emergenza non rientrasse nella normalità" ha anticipato Stasolla che, conclusivamente, spiega "abbiamo moltissimi Poliziotti penitenziari che hanno la necessità di consumare un pasto caldo e decente, dopo otto ore di duro lavoro in una situazione generale dello stesso Carcere che non è certamente delle migliori".
Ristretti Orizzonti, 15 aprile 2015
Nella motivazione è stata evidenziata l'importanza di uno strumento d'informazione scritto dalle persone detenute come opportunità di crescita e riflessione.
Il prestigioso Premio Vergani è stato assegnato al giornale In corso d'Opera, realizzato dalla persone detenute grazie all'iniziativa di Cisproject-Leggere Libera-Mente - associazione culturale che si propone di favorire il reinserimento nella cosiddetta società civile - e della casa di reclusione di Milano Opera.
Il premio, organizzato dal Gruppo Cronisti Lombardi, è stato consegnato sabato 11 aprile nell'ambito di una cerimonia che si è svolta all'Istituto dei Ciechi di Milano e ha voluto essere un pubblico apprezzamento del particolare valore sociale del progetto.
Nella motivazione si è sottolineato come l'informazione debba essere senza barriere per permettere di sentirsi liberi. Con queste premesse un giornale scritto dalle persone detenute diventa uno strumento importante in un percorso di studio e un'occasione per riflettere sulla realtà carceraria, ma anche sugli avvenimenti che avvengono fuori.
"È stato un momento di grande emozione - ha detto Carlo, uno dei redattori diversamente liberi, attualmente detenuto, a margine della premiazione - pari a quella che avevo provato nel 1990 in sala parto quando è nato il mio ultimo figlio".
"Questo premio è per noi molto importante perché è un riconoscimento del lavoro svolto insieme alle persone detenute, iniziato con la lettura e proseguito con la scrittura, fino ad arrivare all'informazione - ha dichiarato Barbara Rossi di Cisproject- Leggere-Libera-Mente - In particolare, crediamo che scrivere, come leggere, sia una grande opportunità di crescita personale caratterizzata da un profondo spirito di riscatto e uno strumento utile nella prevenzione, affinché nessuno rimanga solo".
Nei giorni successivi, il premio è stato riconsegnato al giornale In corso d'Opera - che è diretto da Renzo Magosso ed è curato graficamente da Carlo Ubezio - anche da parte del sottosegretario alla Giustizia. Ulteriori informazioni sono disponibili all'indirizzo www.leggereliberamente.it. Contatti: Ufficio Stampa Cisproject-Leggere-Libera-Mente, e-mail
www.ilfriuli.it, 15 aprile 2015
Il consigliere della Lega Nord, Riccardo Piccinato, attacca: "Come è possibile avvenga una cosa simile? E la sicurezza?". Colloqui tra detenuti e passanti. Accade anche questo lungo le vie del centro di Pordenone, nei pressi del castello che ospita il penitenziario cittadino. A segnalare la questione, con un certo sgomento, è il consigliere comunale della Lega Nord, Riccardo Piccinato. "Evidentemente - dice il rappresentante del Carroccio - non è bastata l'evasione di un detenuto, che ha poi stuprato, sequestrato, e così rovinato la vita ad una ragazza. Il minimo, nel carcere di Pordenone, ancora evidentemente non viene fatto. Sono ormai molte le segnalazioni che provengono dai cittadini, preoccupati ed esterrefatti, in merito a veri e propri colloqui che avvengono tra i carcerati e i passanti, spesso e volentieri in lingue, casualmente, straniere.
Ma com'è possibile che i carcerati riescano a dialogare con chiunque si trovi al di fuori delle strutture? Questo è un problema gravissimo per la sicurezza e per l'incolumità della cittadinanza. Mi chiedo come possa essere o tollerato, o sconosciuto, questo problema visto che, ovviamente, i dialoghi non avvengono a bassa voce. Dov'è la sicurezza? La questione merita un'interrogazione all'Amministrazione per chiedere spiegazioni soprattutto in un momento come questo dove il tema della sicurezza, a causa delle numerose mancanze proprio dell'Amministrazione, diventa sempre più urgente".
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