L'Unione Sarda, 7 giugno 2019
Sedici detenute nei prossimi mesi potranno sviluppare le proprie qualità vocali esercitandosi con toni, scale e registri. Un'iniziativa volta a promuovere la diffusione della cultura musicale in carcere, con l'obiettivo di offrire anche un'importante occasione di scambio fra detenuti. Alla casa circondariale "Ettore Scalas" di Cagliari-Uta sono iniziate le lezioni gratuite di canto: impegnate sedici detenute, che nei prossimi mesi potranno sviluppare le proprie qualità vocali esercitandosi con toni, scale e registri per raggiungere l'omogeneità caratteristica del coro. Il programma di attività, promosso dall'associazione "Socialismo Diritti Riforme" e che ha il coordinamento di Elena Ledda e Simonetta Soro, è stato approvato dalla direzione dell'Istituto e si avvale del contributo dell'Area Educativa.
"Una nuova occasione - affermano Elena Ledda e Simonetta Soro - per trascorrere qualche ora con le donne private della libertà, e raccogliere le espressioni della loro cultura musicale. Il progetto intende valorizzare le esperienze maturate da ciascuna e dare vita a uno scambio di emozioni. Siamo solo all'inizio, ma la prima lezione ha rivelato non solo alcune voci interessanti, ma anche sonorità e ritmi che fanno ritenere importante la condivisione nel canto corale. A prescindere dai risultati quindi il percorso si presenta molto interessante".
"Abbiamo accolto la proposta - sottolinea il direttore dell'Istituto Marco Porcu - perché riteniamo importante offrire un'ulteriore occasione di scambio culturale. È la prima volta che nella sezione femminile viene avviato un corso per realizzare un coro e siamo certi, visto anche l'alto numero di adesioni, del successo dell'iniziativa". "Il progetto - ricorda Maria Grazia Caligaris, presidente di Sdr - è nato in occasione della Giornata Internazionale della Donna quando Elena Ledda non è stata solo protagonista dell'appuntamento, ma ha coinvolto emotivamente le detenute facendole cantare e suscitando in loro forti emozioni.
Da lì si è sviluppato un percorso che ha avuto il sostegno dell'area educativa ed in particolare di Mariangela Bandino ed Emiliana Podda, convinte del valore e significato degli incontri con la musica e la voce". Il programma prevede appuntamenti di due ore durante i quali, oltre alle tecniche di respirazione e all'individuazione delle voci, le allieve impareranno a cantare insieme un repertorio che accoglie brani della tradizione sarda ma anche canti di differenti matrici. Sarà poi organizzata un'esibizione conclusiva nell'Istituto.
salernonotizie.it, 7 giugno 2019
Il Lab ICArte Teatro Terapia, ideato e promosso dall' avv. Paola De Vita con Cittadinanzattiva e condotto dall' attore e regista Antonello De Rosa con la sua Scena Teatro all'interno della Casa di Reclusione I.C.A.T.T. di Eboli, presenta " De Pretore Vincenzo " di Eduardo De Filippo regia Antonello De Rosa venerdì 14 giugno ore 19.30.
Gli ospiti dell' I.C.A.T.T. insieme ad attori professionisti di Scena Teatro saranno impegnati in una performance teatrale itinerante all'interno della Casa di Reclusione alla presenza del direttore dott.ssa Concetta Felaco, del Comandante dott.ssa Carolina Arancio, della dott.ssa Rosamaria Caleca e delle autorità istituzionali. Spettacolo itinerante, dinamico, coinvolgente. Gli attori, preparati dal regista De Rosa, condurranno lo spettatore all'interno del Castello Colonna.
È un progetto di Teatro sociale come strumento di catarsi, introspezione ed emancipazione che coinvolge i detenuti dell'Icatt in un percorso di recupero ed inclusione. Antonello De Rosa è senz'altro la figura professionale, che più di tutti riesce a contraddistinguersi nel panorama teatrale, per competenza e dedizione. Un lavoro immenso ma gratificante dove l'opportunità del teatro dona libertà dell'essere a chi vive un momento di limitazione della libertà stessa. "Il teatro è rieducare al bello, alla cultura" afferma Antonello De Rosa "in questo mondo dove tutto è approssimativo, interviene il rigore vero del Teatro, che ci ridona equilibrio e stabilità". I posti sono limitati l'ingresso è ingresso libero. La prenotazione è obbligatoria entro il 7 Giugno, telefonare 339.4830268 entro il 7 giugno.
elbareport.it, 7 giugno 2019
È arrivato a conclusione il Progetto Pon - Il cielo in una cella. Carcere e territorio a Porto Azzurro che ha visto come protagonisti gli alunni della Scuola Secondaria di Porto Azzurro impegnati su tre moduli. Il progetto è partito dall'idea di valorizzare in termini positivi la presenza del carcere nel Comune di Porto Azzurro.
Partiti dalla storia della Fortezza spagnola di Longone con le sue caratteristiche che ospita la Casa di Reclusione, i ragazzi accompagnati dai docenti Roberta Cecchini e Luciano Melani, hanno intrapreso un percorso di confronto, dibattito ed esplorazione circa il significato della pena detentiva e le diverse modalità di esecuzione della stessa dopo aver messo a confronto le tre tipologie di detenzione sull'Arcipelago toscano: la Casa di Reclusione di Porto Azzurro, l'ex 41 bis di Pianosa e l'isola carcere di Gorgona.
Il Dirigente Scolastico Lorella Di Biagio si ritiene orgogliosa e soddisfatta di quanto realizzato e precisa: "L'acronimo Pon sta a indicare un progetto di innovazione e miglioramento del sistema dell'istruzione, attraverso dei fondi aggiuntivi europei. I singoli progetti che fanno parte del Pon hanno come obiettivo la creazione di un sistema d'istruzione e di formazione di elevata qualità, efficace ed equo. Il nostro Istituto si è aggiudicato ben quattro Progetti Europei che hanno permesso di fare un grande investimento nel sapere, offrendo nuove esperienze e competenze ai nostri ragazzi che vivono su un'isola.
Tutta la comunità (famiglie, imprese locali, Amministrazioni comunali, Pnat, Enti pubblici e privati, Associazioni...) si è impegnata e ha sostenuto le varie iniziative a 360°. È stata realizzata un'educazione ai patrimoni ambientali, storici, socio-culturali locali che ha permesso ai nostri alunni di apprendere le metodologie per la lettura e interpretazione dei beni. Un plauso ai docenti per una didattica qualitativamente apprezzabile, alle famiglie per il supporto e l'entusiasmo e ai nostri alunni che si sono dimostrati interessati e partecipi".
Attraverso laboratori esperienziali e magnifici percorsi outdoor i ragazzi si sono incontrati e confrontati con i detenuti di Porto Azzurro e Gorgona attivando così momenti di riflessione sulle proprie ed altrui risorse, sul rispetto delle regole e dei confini, su comportamenti leciti e illeciti e sull'art. 27 della Costituzione. A conclusione del progetto sono stati prodotti dépliant sulla storia di Longone da distribuire ai turisti in visita nel nostro territorio, una presentazione in power point che racconta i momenti più significativi di scambio tra i ragazzi e i reclusi.
Venerdì 7 giugno 2019, nella piazzetta antistante la Chiesa del Sacro Cuore di Maria di Porto Azzurro alle ore 21.00, i ragazzi saranno coinvolti in una piccola ricostruzione e drammatizzazione della vita quotidiana della Fortezza al tempo degli Spagnoli. Con figuranti in costume e un drappello di soldati appartenenti al gruppo storico Tercio de Longone, il siparietto, curato in collaborazione con il Comune di Porto Azzurro, offrirà uno spaccato dell'epoca a metà tra serio e faceto. I nostri ringraziamenti vanno al Parco, all'Amministrazione Comunale di Porto Azzurro e in modo particolare al Direttore della Casa di Reclusione di Porto Azzurro Dott. Francesco D'Anselmo e al Direttore del Carcere di Livorno-Gorgona Dott. Carlo Mazzerbo per la messa a disposizione di spazi e personale per la realizzazione del progetto.
Istituto Comprensivo Porto Azzurro
salernonotizie.it, 7 giugno 2019
Il Lab ICArte Teatro Terapia, ideato e promosso dall' avv. Paola De Vita con Cittadinanzattiva e condotto dall' attore e regista Antonello De Rosa con la sua Scena Teatro all'interno della Casa di Reclusione I.C.A.T.T. di Eboli, presenta " De Pretore Vincenzo " di Eduardo De Filippo regia Antonello De Rosa venerdì 14 giugno ore 19.30.
Gli ospiti dell' I.C.A.T.T. insieme ad attori professionisti di Scena Teatro saranno impegnati in una performance teatrale itinerante all'interno della Casa di Reclusione alla presenza del direttore dott.ssa Concetta Felaco, del Comandante dott.ssa Carolina Arancio, della dott.ssa Rosamaria Caleca e delle autorità istituzionali. Spettacolo itinerante, dinamico, coinvolgente. Gli attori, preparati dal regista De Rosa, condurranno lo spettatore all'interno del Castello Colonna.
È un progetto di Teatro sociale come strumento di catarsi, introspezione ed emancipazione che coinvolge i detenuti dell'Icatt in un percorso di recupero ed inclusione. Antonello De Rosa è senz'altro la figura professionale, che più di tutti riesce a contraddistinguersi nel panorama teatrale, per competenza e dedizione. Un lavoro immenso ma gratificante dove l'opportunità del teatro dona libertà dell'essere a chi vive un momento di limitazione della libertà stessa. "Il teatro è rieducare al bello, alla cultura" afferma Antonello De Rosa "in questo mondo dove tutto è approssimativo, interviene il rigore vero del Teatro, che ci ridona equilibrio e stabilità". I posti sono limitati l'ingresso è ingresso libero. La prenotazione è obbligatoria entro il 7 Giugno, telefonare 339.4830268 entro il 7 giugno.
L'Unione Sarda, 7 giugno 2019
Sedici detenute nei prossimi mesi potranno sviluppare le proprie qualità vocali esercitandosi con toni, scale e registri. Un'iniziativa volta a promuovere la diffusione della cultura musicale in carcere, con l'obiettivo di offrire anche un'importante occasione di scambio fra detenuti. Alla casa circondariale "Ettore Scalas" di Cagliari-Uta sono iniziate le lezioni gratuite di canto: impegnate sedici detenute, che nei prossimi mesi potranno sviluppare le proprie qualità vocali esercitandosi con toni, scale e registri per raggiungere l'omogeneità caratteristica del coro. Il programma di attività, promosso dall'associazione "Socialismo Diritti Riforme" e che ha il coordinamento di Elena Ledda e Simonetta Soro, è stato approvato dalla direzione dell'Istituto e si avvale del contributo dell'Area Educativa.
"Una nuova occasione - affermano Elena Ledda e Simonetta Soro - per trascorrere qualche ora con le donne private della libertà, e raccogliere le espressioni della loro cultura musicale. Il progetto intende valorizzare le esperienze maturate da ciascuna e dare vita a uno scambio di emozioni. Siamo solo all'inizio, ma la prima lezione ha rivelato non solo alcune voci interessanti, ma anche sonorità e ritmi che fanno ritenere importante la condivisione nel canto corale. A prescindere dai risultati quindi il percorso si presenta molto interessante".
"Abbiamo accolto la proposta - sottolinea il direttore dell'Istituto Marco Porcu - perché riteniamo importante offrire un'ulteriore occasione di scambio culturale. È la prima volta che nella sezione femminile viene avviato un corso per realizzare un coro e siamo certi, visto anche l'alto numero di adesioni, del successo dell'iniziativa". "Il progetto - ricorda Maria Grazia Caligaris, presidente di Sdr - è nato in occasione della Giornata Internazionale della Donna quando Elena Ledda non è stata solo protagonista dell'appuntamento, ma ha coinvolto emotivamente le detenute facendole cantare e suscitando in loro forti emozioni.
Da lì si è sviluppato un percorso che ha avuto il sostegno dell'area educativa ed in particolare di Mariangela Bandino ed Emiliana Podda, convinte del valore e significato degli incontri con la musica e la voce". Il programma prevede appuntamenti di due ore durante i quali, oltre alle tecniche di respirazione e all'individuazione delle voci, le allieve impareranno a cantare insieme un repertorio che accoglie brani della tradizione sarda ma anche canti di differenti matrici. Sarà poi organizzata un'esibizione conclusiva nell'Istituto.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 7 giugno 2019
Pluralismo mediatico. Approvata al Senato una mozione di maggioranza. Il sottosegretario Vito Crimi apre uno spiraglio: fondi per l'archivio e riforma del settore. Ma niente proroga.
L'ostracismo esibito contro Radio Radicale e contro il pluralismo mediatico evidentemente non paga. Deve averlo capito pure il sottosegretario pentastellato con delega all'Editoria, Vito Crimi, che ieri in Senato ha brigato a lungo con una parte dei suoi e con gli alleati di governo per mantenere la posizione intransigente di cui si era fatto baluardo. Ma poi, facendo onore al proprio incarico, ha aperto un sia pur "minimo e confuso spiraglio" (come l'ha definito la senatrice di Leu, Loredana De Petris), presentando una mozione insieme alla Lega (e soprattutto riformulandola in modo più favorevole a Radio Radicale, come chiesto dall'opposizione).
Il testo, che ha ottenuto 138 sì (Lega e M5S), 45 no (Pd) e 57 astensioni (Gruppo misto, FI, Autonomie e FdI), impegna il governo ad "attivare una separata convenzione triennale, volta esclusivamente a concludere l'attività di digitalizzazione e messa in sicurezza degli archivi", a patto che "l'archivio digitale resti formalmente vincolato al servizio pubblico". Nel frattempo l'esecutivo dovrà spendersi, secondo il documento, per una riforma complessiva del settore dell'informazione e della comunicazione istituzionale nell'ambito della quale si colloca la gara vinta nel 1994 dall'emittente radicale. (Nella prima versione, si stabiliva l'abolizione del divieto antitrust imposto alla Rai che impedisce l'ampliamento della rete radiofonica dedicata ai lavori parlamentari).
La riforma del settore era quanto vivamente caldeggiato dall'Agcom nella segnalazione urgente inviata al governo oltre un mese fa e ribadito proprio alla vigilia del voto al Senato dove erano state presentate, prima di quella M5S-Lega, cinque mozioni fotocopia firmate da Leu, dal Pd, da FdI e da FI, tutte volte ad ottenere una proroga della convenzione con il Mise fino a nuova gara. Su tutte però il governo ha dato parere negativo e così sono state affossate (a favore solo un centinaio di voti ciascuna), insieme alla promessa di Vito Crimi di trovare un "testo condiviso". Per farlo infatti bisognava seguire fino in fondo le raccomandazioni dell'Agenzia per le garanzie nelle comunicazioni che chiedeva al governo di non interrompere il servizio pubblico garantito da 43 anni dalla radio di Marco Pannella e Massimo Bordin.
E invece ieri, durante le dichiarazioni di voto in Aula, la parola proibita tra i banchi della maggioranza era proprio "proroga". Vietato usarla. Comprensibilmente, in parte, perché è difficile prorogare ormai una convenzione scaduta il 21 maggio scorso. Esattamente ciò a cui puntavano i 5 Stelle e Crimi, che non a caso ora spiega: "Ad oggi non è possibile un rinnovo in assenza di una legge; l'impegno è che si farà nel più breve tempo possibile in ambito parlamentare con una legge".
Il sottosegretario si prende pure lo spazio per rivendicare la propria posizione: "Non accetto che si dica che affamiamo Radio Radicale, nell'anno 2019 il Centro produzioni Spa ha ricevuto un intervento pubblico pari 9 ml di euro a fronte dei 12 ml percepiti negli anni precedenti". Il servizio pubblico? Quello "è esclusivamente limitato alla trasmissione delle sedute parlamentari, il resto è altro. Ben venga quindi che per la prima volta un governo ha apportato un cambiamento. Uno choc al sistema per poi poterlo regolamentare bene".
Una frase che tradisce una certa megalomania, ma tant'è. "Ben venga una gara, che Radio Radicale chiede pubblicamente dal 1998", commenta l'emittente che però al contempo chiede "che si arrivi rapidamente ad una soluzione per la copertura del periodo transitorio, che va dal 21 maggio scorso all'assegnazione della medesima gara.
Senza questa rapida soluzione transitoria il servizio svolto da Radio Radicale fino ad oggi rischia di interrompersi". Passare per un disegno di legge in Parlamento equivale alla chiusura dell'emittente. Occorre, fa notare l'Fnsi che si affianca alla lotta della testata radicale, "un provvedimento urgente che assicuri la continuità del servizio scongiurandone l'interruzione". Perché altrimenti salvare e digitalizzare l'archivio storico, interrompendone contemporaneamente l'aggiornamento, è atto da mummificatore, non da Governo.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 7 giugno 2019
Convenzione prolungata di tre anni per la messa in sicurezza dell'archivio. Con 138 voti a favore, 45 no e 57 astenuti, l'aula del Senato ieri ha approvato, con i soli voti del Movimento 5 Stelle e della Lega, la mozione di maggioranza su Radio Radicale riformulata dal governo con le correzioni del sottosegretario Vito Crimi.
La convenzione sarà prolungata di tre anni per il completamento della digitalizzazione e la messa in sicurezza dell'archivio, mentre il Parlamento - "in tempi brevi" - varerà una legge per trovare una soluzione definitiva al problema delle gare per i servizi radiofonici istituzionali. Per le opposizioni il documento giallo- verde "non salva Radio Radicale".
Il Pd ha votato contro, mentre Sel, Fdi e Forza Italia si sono astenuti. Radio Radicale, in una nota, ha fatto sapere che "saluta con favore l'indizione di una gara per l'assegnazione del servizio di trasmissione delle sedute del Parlamento, gara che chiede pubblicamente dal 1998, e al contempo chiede che si arrivi rapidamente ad una soluzione per la copertura del periodo transitorio, che va dal 21 maggio scorso all'assegnazione della medesima gara. Senza questa rapida soluzione transitoria il servizio svolto da Radio Radicale fino ad oggi rischia di interrompersi".
Respinta invece, la mozione del Pd che chiedeva il rinnovo della convenzione per altri sei mesi. Il primo firmatario Andrea Marcucci ha puntato il dito contro il governo che "odia la libertà di informazione perché è abituato a raccogliere il consenso con le fake news". Un'accusa che Crimi ha respinto: "Non è possibile ad oggi procedere con un rinnovo della convenzione in assenza di una legge. L'impegno è che si farà nel più breve tempo possibile".
Ieri in aula si sono rivisti ricompattati pentastellati e leghisti, quando fino a qualche giorno fa i secondi accusavano i primi alla Camera di voler chiudere l'emittente radiofonica non avendo reso ammissibili gli emendamenti per il rinnovo della convenzione. Per la senatrice Tiziana Nisini della Lega la mozione approvata "va incontro anche alle esigenze e alle richieste di Radio Radicale, che ha chiesto più volte, con i suoi editori, che venisse indetto un bando di gara".
Dinanzi all'atteggiamento schizofrenico della Lega, a tracciare una strada possibile per il futuro è il senatore dem Roberto Rampi: "Ora tutta la pressione della società civile deve concentrarsi sul voto della Camera che può dare attuazione ai principi della mozione di maggioranza votando un emendamento al cosiddetto decreto Crescita che garantisca intanto la copertura dei costi per il tempo necessario alla realizzazione del progetto di legge annunciato dalla mozione di maggioranza. Ho regalato al sottosegretario Crimi una radio a fine seduta come gesto simbolico invitandolo ad ascoltare Radio Radicale che dalle sue parole sembra non conoscere".
di Enrico Paola
Corriere della Sera, 7 giugno 2019
Parte da San Vittore la tournée della pianista Maria Cefalà. Una tournée tutta dedicata a Bach non sarebbe certo una notizia, ma destano più impressione che curiosità i luoghi che Maria Cefalà toccherà fino al 6 luglio: tutte carceri. La pianista milanese è partita dal carcere della sua città, San Vittore, poi farà tappa a Pavia, Brescia, Poggio Reale e Vigevano; ogni volta un recital di un'ora circa, preceduta da un'introduzione sul tema della bellezza tenuta da personalità legate alla cultura e alla spiritualità; e anche lei, oltre a suonare, racconterà ai detenuti la figura del sommo Johann Sebastian, la sua vita e la sua musica.
"L'idea è stata di Arnoldo Mosca Mondadori, un uomo che crede fortemente in ideali come bellezza, umanità, verità; i concerti sono organizzati dalla sua fondazione, la Casa dello Spirito e delle Arti". Facile pensare che gli stati d'animo con cui Cefalà affronta queste platee così insolite non siano gli stessi suscitati da un teatro o una sala da concerto: "All'inizio - racconta - ero terrorizzata. Non sapevo cosa aspettarmi, ma mi ha da subito confortato la fiducia di Arnoldo nella capacità della bellezza di parlare a tutti e di toccare tutti i cuori, anche quelli che ci sembrano più induriti e lontani da una certa sensibilità. Questo genere di sfida è quanto di più vicino a come intendo io la musica e l'attività del concertista. Per me la musica non è un passatempo per le élite, non mi è mai piaciuto il rito del concerto con i musicisti in livrea e la platea elegante; io sono per circuiti alternativi, per allargare i confini e toccare chi normalmente non ascolta orchestre o pianoforti".
Una tale visione, ma si potrebbe parlare quasi di vocazione, deriva dalla storia di Cefalà, classe 1989. "Sono nata a Milano e ho studiato alla Civica; mi sono diplomata con lode a 21 anni, ma da privatista perché già le aule e i corridoi del Conservatorio mi stavano stretti: per me l'arte è condivisione e gioia per suonare assieme, lì invece c'erano competizione e invidia. Appena dopo il diploma ho avuto un grosso problema ai nervi e non riuscivo più a suonare: ci ho provato ma niente, la situazione peggiorava inesorabilmente e ho dovuto smettere completamente per tra anni". Tre anni, confessa la pianista, vissuti malissimo. Crisi totale. Il problema nervoso che interessava le mani è diventato un problema di nervi generale; le confesso senza vergogna che ho anche pensato di buttarmi giù da una finestra, non vedevo più un futuro".
A farla ripartire è stato il desiderio di suonare. Però è stata dura: ci ho messo due anni a tornare a un livello dignitoso, e quando ce l'ho fatta, mi dicevano che ormai ero vecchia per far carriere. A 24 anni: un'età che in quasi tutti gli ambiti lavorativi appartiene ancora alla verde giovinezza. "Già, il concertismo ha le sue leggi e i suoi tempi. Poi, per fortuna, ho trovato come insegnante Anna Kravchenko, che è rimasta colpita da come suonavo Bach e mi ha spinto ad approfondirlo.
Da lì sono ripartita, senza pensare a concerti o carriera; ho continuato a insegnare pianoforte alla scuola francese a Milano e pian piano ho ricominciato a suonare davanti alla gente, ma spesso per un pubblico particolare. Certo, non così particolare come i carcerati, però comunque in contesti dove la musica non è mai fine a se stessa, ma rientra in una visione più ampia di che cosa sia la bellezza". Mai abbandonare i sogni. Nelle carceri porta Bach: "Partite, Invenzioni a due voci, il Concerto italiano. Dico qualcosa sulla vita di Bach, ma di volta in volta è guardando in faccia le persone che capisco cosa raccontare".
di Alice Bassoli
altalex.com, 7 giugno 2019
Mentre in Italia si continua a discutere sul pericolo di attacchi informatici, sui rischi per la privacy, sulla paura di ledere i diritti umani e sulla minaccia dei robot, c'è un Paese in Europa, che è stato ribattezzato "The Digital Republic". Questo paese è l'Estonia. Grande come Lombardia e Veneto, si affaccia sul mar Baltico, conta 1,3 milioni di abitanti ed è uno dei leader del digitale nel mondo. Paese del Nord Europa, ex stato sovietico, ha puntato tutto sul futuro tramite un'operazione, di cui in Italia si sente molto parlare in questi anni, ovvero la digitalizzazione.
Non scannerizzando atti e documenti, trasformando atti da world in pdf o mandando pec e magari, perché no, ripentendo tale invio anche in modo cartaceo con una semplice raccomandata, così tanto per essere più sicuri del suo arrivo. L'Estonia si è affidata ad un importante progetto tecnologico e-Estonia, tramite il quale sono stati digitalizzati tutti i servizi per i cittadini in un'unica piattaforma chiamata X-Road: tutti i dati di ogni cittadino confluiscono su tale piattaforma a cui si accede tramite una carta di identità elettronica (volendo anche un app sullo smart-phone) che funge nello stesso tempo da documento di identificazione, patente di guida, carta di debito, tessera sanitaria. Tutto si può fare on line solo sposarsi, divorziare e vendere casa richiede la presenza delle persone.
Ora l'Estonia ha deciso di sperimentare dei robot che svolgano la funzione di giudici per risolvere le controversie di minore entità, fino a € 7.000,00, al fine di smaltire l'arretrato. Il Ministero della Giustizia estone ha costituito un pool di esperti con il compito di creare un sistema di intelligenza artificiale in grado di svolgere la funzione di giudice, il sistema ideato prevede che le parti carichino atti e documenti su una piattaforma per poi lasciare ad un algoritmo la decisione sulla questione, salva la possibilità di fare appello ad un giudice umano. Questo automatismo spaventa molti paesi tra cui il nostro.
Mentre nel campo della medicina, accogliamo con entusiasmo le tecniche robotiche che sono state introdotte, in quanto ci permettono di essere più precisi nelle operazioni chirurgiche rispetto a quanto sarebbe la mano di un chirurgo, così come nel campo dei trasporti in alcuni paesi vi sono già metropolitane e treni a guida automatizzata e a breve, nel 2020, in Giappone e in altri paesi, vedremo commercializzare auto driverless senza guidatore (quest'ultimo è un altro argomento oggetto di confronto in Italia, si è pensato a chi intestare l'assicurazione e chi risponderà di un eventuale danno in caso di incidente provocato da tali autoveicoli, invece di pensare che tali mezzi permetteranno di ridurre in misura notevole gli incidenti e soprattutto le migliaia di vittime di incidenti stradali).
Nel campo della giustizia, al contrario, non si guarda di buon occhio il fatto che una questione possa essere risolta da un robot anziché da un giudice. E questo perché non ci fidiamo delle macchine e in particolare dei computer e degli algoritmi, ma ciò avviene per la mancata conoscenza.
Si ha paura delle cose che non si conoscono. Dato che in Italia pochissimi conoscono tecnicamente gli algoritmi e l'informatica in genere, si teme che si possa sbagliare. Ma che cosa è un algoritmo? È un procedimento che permette la risoluzione di specifici problemi mediante l'applicazione di una sequenza di istruzioni semplici e chiare, che devono essere seguite alla lettera.
Gli algoritmi devono presentare alcune fondamentali caratteristiche: i passi devono essere elementari; devono essere interpretabili in modo univoco e diretto dall'esecutore; l'algoritmo deve essere composto da un numero finito di passi; l'esecuzione deve avere un termine e deve portare ad un risultato univoco.
Sono state individuate tre modalità tramite le quali le macchine basate su un sistema di algoritmi possono agevolare il lavoro degli operatori del diritto: analisi di documenti e predisposizione di atti; previsione dell'esito di una causa e formulazione di giudizi salvo il controllo da parte dell'uomo.
Ora più difficile è l'applicazione di tali tecnologie nell'ambito del diritto penale, ma pensiamo alle cause civili di recupero crediti o di risarcimento dei danni da incidente stradale.
Come ha spiegato il Prof. Carlo Vercellis, responsabile dell'Osservatorio Big Data analytics &Business Intelligence presso il Politecnico di Milano, gli algoritmi trovano correlazioni nascoste che l'occhio umano non può cogliere. E ciò implica che essi possano trovare nuovi fattori esplicativi e fare previsioni sul futuro. Eppure l'Europa non è così contraria a tali tecniche tant'è che, il 4 dicembre 2018, la Commissione Europea per l'Efficacia della Giustizia ha emanato la "Carta etica europea per l'uso dell'intelligenza artificiale nei sistemi di giustizia penale e nei relativi ambienti".
In particolare, la Carta enuncia i seguenti principi: Principio del rispetto dei diritti fondamentali; Principio di non discriminazione; Principio di qualità e sicurezza; Principio di trasparenza; Principio di garanzia dell'intervento umano. Quest'ultimo principio vuole escludere l'approccio deterministico, ossia un eccessivo automatismo e garantire un controllo sulle scelte effettuate. Pertanto, secondo questo documento l'utilizzo dell'Intelligenza Artificiale nella giustizia penale sarebbe possibile a due condizioni: soggetti competenti e specializzati nella IA e possibilità di controllo da parte dell'uomo.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 6 giugno 2019
Nuova Circolare del Dap. I detenuti protestano in diversi istituti penitenziari dopo l'emanazione di una nuova circolare del Dap che obbliga di spegnere la televisione dopo la mezzanotte. Mentre nel carcere di Perugia c'è stata una pacifica protesta ben gestita dalla direttrice, circa 270 detenuti del carcere di Valle Armea, a Sanremo, hanno protestato per tre ore. Critico il coordinatore nazionale dei Garanti territoriali dei detenuti Stefano Anastasìa, raggiunto da Il Dubbio, contro il provvedimento.









