www.atnews.it, 16 aprile 2015
"Quello del carcere, in Piemonte, è un pianeta complesso e in continua evoluzione". Lo ha affermato, nella seduta del 14 aprile, il Garante regionale per i detenuti Bruno Mellano introducendo in Aula la relazione sulla propria attività.
"Grazie ai provvedimenti normativi e organizzativi adottati in seguito alla sentenza Torreggiani della Corte europea dei diritti dell'uomo - ha dichiarato Mellano - si è passati a un progressivo decremento dei detenuti all'interno delle carceri piemontesi, che da oltre 5.000 sono oggi poco più di 3.500. Occorre però tener presente che le criticità e illegalità del sistema penitenziario non sono attribuibili in via esclusiva ai problemi di sovraffollamento ma riguardano soprattutto l'efficacia del periodo di detenzione rispetto all'obbiettivo individuale e collettivo della pena".
"Dalle statistiche, inoltre - ha proseguito il Garante - si evince come siano aumentate di molto le persone in esecuzione penale esterna, che in Piemonte sono circa 2.700. Pare quindi giunto il momento di approfittare di un'opportunità impensabile fino a qualche anno fa per rilanciare e approfondire una collaborazione istituzionale e sociale mirata a rendere la pena detentiva utile ed efficace".
A poco meno di un anno dal proprio insediamento, avvenuto il 12 maggio scorso, il Garante regionale ha visitato complessivamente una settantina di volta i tredici istituti penitenziari per adulti del Piemonte, il carcere minorile e il Centro di identificazione ed espulsione di Torino, promosso incontri e siglato due protocolli d'intesa per il recupero e il reinserimento dei detenuti, specialmente tossicodipendenti, e per favorire l'esercizio del diritto allo studio e il reinserimento sociale e occupazionale dei reclusi.
"Tra le emergenze da affrontare - ha concluso Mellano - spicca quella del lavoro per abbattere il rischio di recidiva: è dimostrato che su dieci detenuti che hanno avuto occasione di sviluppare e arricchire la propria professionalità e di abituarsi agli orari e ai ritmi di lavoro, solo tre hanno fatto ritorno in carcere. Da quando i fondi dell'Ufficio ammende non sono più impiegati per finanziare progetti lavorativi, è purtroppo diminuito sensibilmente il numero di detenuti che può accedere al lavoro. Urge trovare nuove forme e nuove risorse per non perdere un'occasione tanto importante per il reinserimento lavorativo dei detenuti". Nel dibattito, al termine della relazione, sono intervenuti i consiglieri Stefania Batzella, Gian Paolo Andrissi (M5S), Domenico Rossi (Pd) e Marco Grimaldi (Sel).
di Angela Ganci
Quotidiano di Sicilia, 16 aprile 2015
Fino a oggi l'Isola ha ospitato 180 detenuti nell'ex Ospedale psichiatrico di Barcellona Pozzo di Gotto. In Sicilia attiva una struttura a Naso, presto ne verrà aperta un'altra a Caltagirone. 1 febbraio 2013-31 marzo 2015. Ventisei mesi, più di due anni, di proroghe, promesse, progetti carenti e carenze strutturali, ma finalmente il 31 Marzo scorso la chiusura degli Ospedali Psichiatrici giudiziari è divenuta realtà.
Quei soggetti "pericolosi per la società", secondo quanto disposto dal decreto-legge n. 211 del 22 dicembre 2011, verranno adesso ospitati nelle Rems, strutture residenziali socio-sanitarie per l'esecuzione della misura di sicurezza. Niente a che vedere con le ristrettezze di una cella o la scarse condizioni igienico-abitative del passato, un'assistenza sanitaria e psichiatrica adeguata al trattamento delle patologie mentali e alla reintegrazione sociale, secondo il principio costituzionale per cui "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato".
Alla luce di tali esigenze di salute e civiltà, come si stanno organizzando le Regioni nella gestione di tali strutture alternative e quali le possibili ripercussioni della legge sulla sicurezza pubblica? Al 31 Marzo, il Ministero della Giustizia riferisce che quasi tutte le regioni si siano già attrezzate per garantire la piena funzionalità delle Rems; un ritardo di qualche mese è previsto in Friuli Venezia Giulia, Puglia, Provincia autonoma di Trento e Piemonte. In Sicilia è già attiva la prima Rems di Naso, in provincia di Messina, e a breve sarà utilizzabile quella di Caltagirone, per ospitare i 180 detenuti dell'ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto.
Già al 9 Aprile però i primi intoppi: succede in Emilia Romagna, dove il trasferimento dall'Opg di Reggio Emilia alle Rems di Parma e Bologna non risulta ancora effettuato. L'effettiva fruibilità di una struttura idonea a "curare e riabilitare", come conversione del vecchio "Manicomio criminale", appare al momento impresa tutt'altro che semplice. A ciò si aggiungono i problemi nella gestione di gravi atti di autolesionismo, episodi di gravità eccezionale, come sbattere violentemente la testa contro il muro o tentare di darsi fuoco.
Se una nota positiva esiste (il numero degli internati è sceso da 1.282 nel 2001 a 988 nel 2013), la natura dei reati (nel 54% dei casi, omicidio o tentato omicidio), qualora vengano abolite celle o altre forme di detenzione, ridesta infatti legittimi fremiti di allarme sociale. Contrapporre civiltà e sicurezza non è però che una trappola, secondo Mario Sellini, presidente dell'Associazione Unitaria Psicologi Italiani, e, in questa conciliazione, due "armi" appaiono prioritarie: garantire alti livelli assistenziali, che non lascino da soli famiglie e pazienti, e agire tempestivamente per prevenire episodi di violenza e allarme sociale (come la possibilità di fuga in fase di trasferimento alle Rems). Coniugare sicurezza sociale e rispetto della dignità umana è questione delicata che può, e deve, essere risolta con la collaborazione tra Rems e territorio (adozione di telecamere e sorveglianza esterna organizzata dalle Prefetture).
Vento di ottimismo dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, secondo cui non esisterebbe nessun pericolo per la sicurezza collettiva, poiché gli internati più pericolosi verranno ospitati in strutture più idonee per la cura, nella garanzia della sicurezza per la collettività. Il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Santi Consolo, da parte sua, ha assicurato la più ampia collaborazione con il ministero della Salute per affermare il diritto alla cura e i livelli di sicurezza attesi dai cittadini.
di Cetty Mannino
www.respubblica.it, 16 aprile 2015
C'è una petizione firmata dagli stessi detenuti, che chiedo l'assegnazione del garante, e le lettere, sigillate, arrivate dai diversi penitenziari
Nel Titolo II del testo della finanziaria regionale, l'articolo 3 riporta: "L'ufficio del Garante dei diritti dei detenuti istituito con l'articolo 33 della legge regionale 19 maggio 2005, n. 5 e successive modifiche e integrazioni, è soppresso. Le funzioni dell'ufficio del Garante dei detenuti sono trasferite al dipartimento regionale della Famiglia e delle Politiche Sociali". Ciò significa che, se il testo sarà approvato, si chiuderà un capitolo aperto 13 anni fa, e negli ultimi anni oggetto di polemiche.
Dal 2013, infatti, manca il garante, la figura vertice che dovrebbe gestire tutta la macchina e, nonostante ci sono dipendenti in funzione e detenuti che si rivolgono alla struttura, l'ufficio non funziona. "L'ufficio del Garante ha negli anni stipulato 30 protocolli d'intesa con le associazioni di volontariato che operano all'interno delle carceri, in un anno ha effettuato 2 mila colloqui, circa 4 mila pratiche e ricevuto lettere anche da detenuti "eccellenti". Inoltre grazie al lavoro quotidiano è stato possibile appurare, denunciare e dunque trasferire i detenuti, che hanno subito abusi, anche sessuali, o maltrattamenti. I casi più gravi accertati all'interno del carcere Piazza Lanza, a Catania, e al Pagliarelli, Palermo".
A raccontare cosa ha fatto l'ufficio del Garante, dal giorno dell'istituzione, è una dipendete, Gloria Cammarata, che afferma: "Di Stefano Cucchi ce ne sono tanti in tutt'Italia, anche in Sicilia. Il Garante si è costituito parte offesa per ogni caso di morte avvenuto in carcere ed alcuni casi sono stati riaperti per scoprire che non erano suicidi".
"Da 2 anni però ci troviamo in uno stato d'incertezza, nonostante i solleciti fatti al Presidente della Regione, Rosario Crocetta". "In pratica ogni giorno gli impiegati arrivano, si siedono e aspettano le ore 14 per uscire".
"L'ufficio - afferma Cammarata- è stato un grande punto di riferimento per i detenuti siciliani e non solo. Lo è stato, infatti, anche per gli avvocati e per i familiari". A confermarlo c'è una petizione firmata dagli stessi detenuti, che chiedo l'assegnazione del garante, e le lettere, sigillate, arrivate dai diversi penitenziari. "Non possiamo aprirle perché sono intestate ancora a Salvo Fleres, ex garante, e quindi non possiamo intervenire nelle richieste di aiuto, abbiamo anche ricorsi pronti, di casi appurati ed accertati, ma non possiamo presentarli". A sollevare la polemica negli ultimi 2 anni sono stati anche i costi dell'ufficio, 500mila euro.
"Oggi l'ufficio è composto - spiega Cammarata - da un dirigente che si trova nella sede di Catania, 4 dipendenti a Catania e 2 a Palermo. L'ufficio costava 16 mila euro l'anno più i costi di gestione, cioè acquisto di materiale per ufficio, spostamenti del personale per andare a trovare i detenuti e gli stipendi dei dipendenti, che comunque sono distaccati da altri uffici regionali". E adesso? "Siamo dimenticati, senza risposte e con la preoccupazione di essere cancellati". Il garante sarà, secondo la bozza, un autority e sul personale non c'è nessun accenno, se non: "L'articolo 16, comma 4 della legge regionale 6 febbraio 2008, n. 1, è abrogato".
La Nazione, 16 aprile 2015
"C'è mancanza di rispetto per la dignità e i diritti delle persone svantaggiate, così dei detenuti del Gozzini come dei pazienti di Montelupo".
Una lettera scritta da alcune associazioni di volontariato che operano nel carcere di Sollicciano e al Gozzini (Solliccianino) esprime la contrarietà di queste associazioni verso la decisione della Regione Toscana di trasferire un gruppo di internati dell'Opg di Montelupo all'interno del Gozzini. A firmarla sono Pantagruel, L'Altro Diritto, Associazione volontariato penitenziario, Gruppo carcere delle Piagge, Associazione Il Muretto, Alessandro Santoro (volontario penitenziario) e Coordinamento chiese evangeliche per le persone detenute di Firenze.
"Questo Istituto è un carcere a sorveglianza attenuata - si legge nella lettera - con celle aperte tutto il giorno, ove è in atto da diversi anni un importante lavoro di recupero e di risocializzazione dei detenuti, organizzato dal personale educativo del carcere secondo un ricco ed efficace programma di attività culturali, sportive e lavorative, ad alcune delle quali collaborano anche nostri volontari.
La decisione della Regione è destinata ad interrompere questa esperienza, considerata l'impossibilità di conciliare, in una medesima struttura, presenze così diverse, che richiedono gestioni completamente difformi. La Legge 81 del 2014, che stabilisce la chiusura degli Opg, prevede l'inserimento degli internati psichiatrici in strutture (Rems) non più carcerarie, bensì a completa ed esclusiva gestione sanitaria, con servizi di sicurezza soltanto esterni.
Non riusciamo a capire come si possa pensare di trasferire internati dei vecchi Opg da un carcere ad un altro carcere, contravvenendo in tal modo alla lettera e allo spirito della Legge 81. Questo anche significa, a nostro parere, mancanza di rispetto per la dignità e i diritti delle persone svantaggiate, così dei detenuti del Gozzini come dei pazienti di Montelupo. Avevamo avuto notizia che erano state individuate altre soluzioni, a nostro parere del tutto appropriate, come, ad esempio, la struttura sanitaria dismessa di Villanova, sulla collina di Careggi. Ha prevalso evidentemente, su ogni altra, la preoccupazione securitaria, anche se è per noi difficile pensare che detta preoccupazione potesse riguardare la vicinanza dell'ospedale Meyer.
Cgil: internati Opg non vadano a Solliccianino
Sul futuro degli internati dell'Ospedale psichiatrico giudiziario (Opg) di Montelupo Fiorentino, la Cgil esprime "preoccupazione e forte perplessità per la soluzione individuata dalla Regione" perché "anziché' risolvere un problema si rischia seriamente di crearne due". Se la legge Marino impone la chiusura delle strutture, la gestione degli ex internati, ricorda il sindacato, è demandata alla Regione Toscana e al Servizio sanitario nazionale. La Regione quindi, per quei pazienti in situazione di maggiore gravità, non dimissibili, ha optato per l'ala dedicata alla detenzione attenuata del Mario Gozzini, più noto come carcere di Solliccianino.
Una scelta contestata dai detenuti -preoccupati di dover tornare, almeno parte di loro, nelle carceri ordinarie per far posto agli internati gravi- e dal sindacato che rintraccia "l'evidente rischio di compromettere una esperienza di rilevante valore sociale e civile come quella della custodia attenuata prevista all'istituto Gozzini. Una struttura, quella di Solliccianino, impegnata sin al 1989 nella realizzazione di interventi terapeutici e psico-socio-educativi a favore di una parte della popolazione detenuta. Un fiore all'occhiello nel settore del trattamento riabilitativo e del reinserimento sociale, così come previsto dalla Costituzione".
Per la Fp-Cgil, inoltre, altro fondamentale elemento di preoccupazione sta proprio nella legge Marino, che ha disponendo la chiusura degli Opg, ha escluso che le Rems, strutture residenziali socio-sanitarie per l'esecuzione della misura di sicurezza, siano collocate all'interno di strutture penitenziarie come è appunto l'istituto Mario Gozzini. "Si disattendono in tal modo- sottolinea il sindacato- il senso e le finalità della legge che ha voluto separare il trattamento sanitario, pur in situazione di custodia e di sicurezza, dalla condizione detentiva".
Infine, conclude la Cgil, i lavoratori "che non sono solo dipendenti pubblici, ma anche quelli che lavorano per i servizi esternalizzati, hanno diritto di sapere quale sarà il loro destino lavorativo e come dovranno organizzarsi con le loro famiglie. In questi anni si è costituito un patrimonio di professionalità che non può essere disperso o dequalificato".
di Mariano Messineo
La Sicilia, 16 aprile 2015
Il carcere calatino di contrada Noce attende ancora di essere ristrutturato. Maledetta burocrazia. I lavori per la costruzione di un nuovo padiglione nella casa circondariale di Caltagirone (una delle tre carceri siciliani - le altre sono Trapani e Siracusa - a essere interessate da questi interventi), che comportano un investimento di ben 11 milioni di euro, sono bloccati da novembre a causa del protrarsi dei tempi necessari per alcuni "passaggi".
Il 31 luglio 2014, infatti, sono cessate con decreto le funzioni del commissario straordinario del Governo per le infrastrutture carcerarie. Risale invece al 10 ottobre scorso il decreto ex piano carceri che suddivide le competenze prima commissariali fra il ministero delle Infrastrutture e il ministero della Giustizia, attribuendo al primo la titolarità degli interventi riguardanti il carcere di Caltagirone e altre strutture interessate da interventi con le stesse caratteristiche.
È pertanto il Ministero delle Infrastrutture a subentrare nelle convenzioni, nei protocolli, nei rapporti attivi e passivi, nei contratti di lavori, forniture, servizi e di collaborazione relativi alla struttura penitenziaria calatina. Fatta chiarezza su questo aspetto, si attende adesso la ripresa dei lavori che, stando a notizie giunte da fonti accreditate, dovrebbe avvenire in tempi brevi. Sinora le opere effettuate costituiscono il 25% circa dei lavori complessivi.
Effettuati gli interventi di carpenteria, restano infatti da fare pavimenti, facciate, impianti e altro ancora. "Ci rifiutiamo di pensare che siano solo difficoltà di ordine burocratico - afferma Salvatore Lo Balbo, della segreteria nazionale Fillea Cgil - questo è anche un problema di volontà politica, che va al più presto chiarito, ponendo fine a questa situazione di impasse che riguarda numerosi e attesi interventi nel settore.
Il paradosso - aggiunge Lo Balbo - è che ancora non c'è alcuna notizia ufficiale sui tempi per il riavvio delle opere. Auspichiamo che agli impegni di legalità negli appalti assunti dal commissario per i vari lavori nelle carceri venga adesso data continuità. Occorre che la macchina dei controlli preventivi messa in campo attraverso i protocolli di legalità, venga fatta ripartire al più presto per evitare fenomeni di presenza mafiosa e di abbassamento delle tutele dei lavoratori".
Con il nuovo padiglione, la capienza della casa circondariale calatina sarà aumentata di 200 unità. Attualmente i reclusi sono poco più di 260, ma il penitenziario ne ha ospitati anche 300. È invece già pronto, ma si attende il definitivo via libera per il suo utilizzo, il nuovo reparto (ex infermeria) per un centinaio di ospiti. Ciò significa che, nel giro di un paio di anni, il carcere di Caltagirone è destinato a contenere sino a 600 detenuti e a diventare, quindi, una delle strutture penitenziarie con il maggior numero di ospiti in Sicilia.
www.ligurianotizie.it, 16 aprile 2015
Da tempo la Uil-Pa Penitenziari segnala l'incauta e "irresponsabile" presenza di una bombola d'ossigeno nel corridoio del Piano Terra Sesta Sezione. A denunciarlo è Fabio Pagani, Segretario regionale della Uil-Pa Penitenziari - che aggiunge - "fino a qualche giorno fa le bombole di ossigeno erano addirittura due ed erano utilizzate per due detenuti italiani con seri problemi respiratori". Pagani punta il dito contro l'Amministrazione Penitenziaria e soprattutto contro l'Asl che pur avendo a disposizione un Centro Clinico, preferisce curare i detenuti in reparti comuni con tutto il pericolo del caso, come avvenuto in uno scoppio a Milano il 12 aprile scorso, causato da una bombola d'ossigeno che ha praticamente carbonizzando due persone e distrutto l'intero stabile. "Questa volta - precisa il sindacalista - a rischio ci sarebbero circa 80 detenuti nel reparto sesta sezione e soprattutto i Poliziotti Penitenziari in servizio"
di Gianni Vigoroso
www.ottopagine.it, 16 aprile 2015
Un boccone di cibo di traverso e rischia di morire soffocato, pomeriggio rocambolesco per un detenuto cinquantenne rinchiuso nel carcere di Ariano Irpino.
Prima la corsa in ospedale al pronto soccorso dell'ospedale Sant'Ottone Frangipane accompagnato dai sanitari del 118 (con il supporto mediante staffetta da parte di carabinieri e polizia penitenziaria), dove l'uomo è stato sottoposto a tutti gli esami del caso, poi il trasferimento verso il Moscati di Avellino, interrottosi per strada prima di imboccare l'A16 Napoli Bari, essendosi ripreso quasi per miracolo, dopo aver espulso il boccone rimasto incastrato nella parte iniziale della trachea.
Ai sanitari e agenti non è rimasto altro che fare dietrofront verso la struttura sanitaria arianese, dove il detenuto oramai ripresosi dal problema "ab ingestis", è stato sottoposto ad un una ulteriore visita medica e successivamente dimesso e trasferito nella sua cella.
Ancora una giornata in affanno per il personale della casa circondariale arianese, dopo gli ultimi gravi episodi avvenuti a cascata tra cui l'aggressione a due agenti e il l'ingestione di lamette da parte di un detenuto extracomunitario. Una vicenda quest'ultima, gestita così come le altre in precedenza con grande rapidità e professionalità.
di Cristina Ventura
La Stampa, 16 aprile 2015
Si è presentato così: "Ho 28 anni e sono un fine-pena-mai". Ha commesso un omicidio, quando era poco più che un ragazzino. Come lui Emanuele, che di anni ne ha 27, stesso reato, stessa pena e un figlio a casa ad aspettare. Loro sono i due giovani detenuti del carcere di San Gimignano che hanno partecipato al premio nazionale Giornalisti Nell'Erba.
Antonio ed Emanuele hanno una vita da passare dietro le sbarre, ma hanno trovato una nuova finestra per guardare l'orizzonte, un "oltre" per vedersi nel mondo. Gliel'ha portato in carcere una psicologa e tutor del progetto, Michela Salvetti, il giorno che gli ha proposto di iscriversi al premio di giornalismo ambientale.
Mercoledì 15 aprile alle 14, all'Hotel Sangallo di Perugia durante il panel di Giornalisti Nell'Erba, al Festival Internazionale del Giornalismo, si potranno ascoltare Emanuele e Antonio, le loro letture e scritture, il racconto di Michela Salvetti che li ha seguiti, e le riflessioni dello scrittore e giornalista Gaetano Savatteri e di Carmelo Sardo, autore di "Malerba", scritto a quattro mani con Giuseppe Grassonelli, all'ergastolo per crimini mafiosi. Modera Alfredo Macchi.
Attraverso la scrittura, un mezzo nuovo da sperimentare, Emanuele e Antonio hanno trovato un nuovo modo per guardare lontano, per entrare in contatto con il mondo esterno, per essere in un certo senso pari ai coetanei, facendosi leggere da loro. Hanno riscoperto l'importanza delle loro radici e del territorio in cui vivevano, del rispetto della natura da cui l'uomo dipende, ma anche come luogo psichico che li ha profondamente segnati. Antonio viene dalla Sicilia ed ha descritto il legame intimo che lo lega al mare, mentre Emanuele, calabrese, ha raccontato il rapporto con la sua terra e con tutte le persone che gli hanno insegnato ad amarla, in un viaggio nella memoria a partire dai colori e dagli odori.
"L'iscrizione a questo concorso vuole essere una possibilità di confrontarsi con dei coetanei, di andare oltre i confini della loro cella, di ritrovarsi ragazzi e non solo carcerati, di riappropriarsi di un rapporto positivo con l'ambiente in cui sono cresciuti", dice Salvetti. Nei loro articoli, attraverso l'indagine giornalistica nei gesti di un quotidiano passato e nei ricordi di famiglie fortemente legate alla terra, "ritrovano nella salvaguardia dell'ambiente valori diversi da quelli dell'illegalità".
Ed è proprio grazie a questo viaggio nella memoria che sono stati obbligati, attraverso l'esercizio della scrittura, ad ordinare gli eventi della vita, a fare chiarezza, aprendosi a sentimenti e paure e, infine, affrontare anche i crimini. "Non bisogna mai dimenticare che c'è stata una vittima e loro ne sono responsabili" continua la psicologa, "ma la pena dovrebbe divenire un progetto per favorire la riabilitazione". La scrittura giornalistica, la possibilità di scrivere e anche di farsi leggere, sembra che abbia gettato qualche base per il viaggio lungo e difficile del reinserimento nella società.
Il Quotidiano, 16 aprile 2015
Una riflessione sugli strumenti per prevenire la violenza sui minori che riunisca intorno allo stesso tavolo medici, giudici dei tribunali e politici. È il convegno, "I minori e la violenza. Maltrattamenti, abusi", in programma domani, a partire dalle ore 9, nell'aula magna dell'Azienda "Moscati" (Città Ospedaliera, settore B, primo piano).
Dopo i saluti del Direttore Generale dell'Azienda "Moscati", Giuseppe Rosato, e del Presidente Lions Club Avellino Host, Concita De Vitto, apriranno i lavori del convegno Mirella Galeota e Maricetta Speranza Sanfilippo, responsabile nuovo service distrettuale Lions Violenza sui minori. Donatella Palma, medico-chirurgo presidente dell'Associazione Neuropsichiatria Infanzia e Adolescenza in Rete Campania, fornirà quindi indicazioni per riconoscere le violenze e gli abusi sui minori, mentre la psicoanalista Maria Luisa Califano, componente della Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica, parlerà del significato psicodinamico della violenza.
La mattinata si chiuderà con gli interventi del neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale Aldo Diavoletto, che parlerà della violenza negli adolescenti, e della psicologa e psicoterapeuta dell'età evolutiva Rosanna Gentile, che relazionerà sulle forme della violenza. I lavori della sessione pomeridiana si apriranno, alle ore 14.30, con gli interventi, moderati dalla giornalista Marina D'Apice, del neuropsichiatra infantile Carlo Barbati, giudice onorario presso il Tribunale per i minori di Napoli che parlerà delle memorie della violenza e di Pasquale Andria, Presidente del Tribunale per ì Minorenni dì Salerno, che relazionerà sul tema "La giurisprudenza come interviene?".
Il convegno si chiuderà con un dialogo tra istituzioni sui metodi per il riconoscimento e la prevenzione della violenza, che vedrà confrontarsi il consigliere della Regione Campania Rosa D'Amelio, presidente della in Commissione consiliare speciale in materia di politiche giovanili, lo psichiatra psicoterapeuta Antonio Acerra, Direttore della sede di Avellino della Scuola Romana di Psicoterapia Familiare, il neurofisiopatologo e neuropsichiatra infantile Salvatore Baga-là, direttore del Dipartimento Materno-Infantile dell'Asp di Crotone e il deputato parlamentare Guido Milanese, direttore dell'Unità operativa di Psichiatria dell'Asl Salerno 3.
Le conclusioni della tavola rotonda saranno affidate a Renato Rivieccio, Vicegovernatore del Distretto 108. "Il nostro obiettivo - spiega ancora la dottoressa Galeota - è quello di dare voce ai più piccoli, ma anche soffermarsi su quanta importanza assumano la comunicazione e la diffusione di alcuni concetti per incidere e sollecitare un'educazione alla civilizzazione. Di qui l'idea di promuovere un dialogo interdisciplinare tra i soggetti, che, a vario titolo, intervengono nella cura e nell'aiuto ai minori".
di Antonio Maimone
www.sicilians.it, 16 aprile 2015
Si è concluso con la vittoria di una rappresentativa di detenuti di diverse nazionalità il triangolare di calcio a 7 "Un calcio ai pregiudizi" giocato con due compagini
universitarie composte da studenti universitari e collaboratori del Cus Unime nel campo del carcere di Gazzi. Il rettore dell'Università di Messina Pietro Navarra e il direttore della casa circondariale Calogero Tessitore, hanno voluto organizzare l'evento "per rilanciare una visione dello sport come strumento di promozione di valori meritevoli e di tutela sociale, quali il rispetto reciproco dei contendenti, la solidarietà e il sacrificio individuale a vantaggio del risultato collettivo". L'evento, nato da un'idea del delegato alle attività sportive dell'Università Daniele Bruschetta, è stato una vera e propria festa dell'amicizia che ha superato qualsiasi barriera, in cui lo sport non ha rappresentato solo una parentesi agonistica, ma soprattutto un momento di impegno civile e sociale. Tutti i rappresentanti delle istituzioni si sono dichiarati entusiasti per la perfetta riuscita del torneo e hanno annunciato nuove iniziative per il futuro.
- Larino (Cb): poesia e musica in carcere, perché c'è una vita al di là del proprio passato
- Iran: 8 detenuti impiccati in una prigione di Karaj, condannati per reati legati alla droga
- Uzbekistan: la denuncia di Amnesty "Usa ed Europa chiudono un occhio sulla tortura"
- Israele: Human Rights Watch denuncia "i coloni sfruttano i bambini palestinesi"
- Giustizia: per l'Unione europea la presunzione d'innocenza è un diritto fondamentale










