Aki, 18 aprile 2015
Rivolta di un gruppo di detenuti nel carcere di Rumiyeh, sulle colline a nordest di Beirut, in Libano. Secondo il sito web del giornale libanese The Daily Star, che cita fonti della sicurezza, i detenuti di un gruppo integralista islamico hanno "preso in ostaggio" tre guardie carcerarie durante una protesta contro le condizioni di detenzione. Stando a Mtv, gli agenti presi in ostaggio sarebbero 20.
La protesta è scoppiata nella sezione D del carcere, spesso teatro di rivolte, dove molti detenuti sono stati trasferiti a inizio anno per motivi di sicurezza. Stando alla ricostruzione del Daily Star, i detenuti hanno prima dato alle fiamme alcuni materassi o poi bloccato una zona della prigione, prendendo in ostaggio gli agenti. A inizio anno il trasferimento dei detenuti è avvenuto dopo un'operazione delle forze di sicurezza nella sezione B del carcere. Successivamente, secondo il sito web del giornale An Nahar, tra gli 800 e i 900 detenuti sono stati trasferiti nella sezione D. Il carcere di Rumiyeh, notoriamente sovraffollato, è il più grande del Libano.
di Simone Pieranni
Il Manifesto, 18 aprile 2015
In Cina, quando si arriva ad un processo c'è la certezza della pena. Tutti i procedimenti alla fine terminano con una condanna e non ha fatto eccezione Gao Yu, giornalista di 71 anni, arrestata nell'aprile del 2014 e condannata a sette anni di carcere per aver "fornito illegalmente a persone all'estero segreti di Stato".
Una pena pesante, con un'imputazione dura. Nella fattispecie, secondo l'accusa, Gao Yu avrebbe diffuso il noto "documento numero 9", dopo averlo ottenuto, fotocopiato e poi inviato fuori dal paese. Il "documento numero 9" è un testo interno al partito, scritto appositamente dalla leadership per i funzionari di livello inferiore. Alcuni stralci vennero pubblicati dal New York Times due anni fa (ed esattamente un anno dopo Gao Yu sarebbe stata arrestata). Nel documento venivano criticati i cosiddetti "concetti universali" dell'Occidente, in particolar modo la libertà di parola e i diritti umani. Nel "documento numero 9" si avvisavano i funzionari di partito di stare in guardia contro questi valori e il loro utilizzo compiuto dalle potenze occidentali, con il duplice scopo di screditare la Cina nell'immaginario collettivo e irretire i quadri del Partito. Si trattava di un insieme di avvertenze, contro quella che in Cina viene definita la "corruzione spirituale", un insieme di sistemi valoriali da cui guardarsi, che Xi Jinping sembra tenere in gran conto.
Nel testo trovava spazio anche una critica alla democrazia occidentale, che ricalcava i toni e le argomentazioni usate spesso dalla dirigenza di Pechino. La condanna contro l'autrice di articoli molto duri contro la dirigenza cinese, recentemente pubblicati sul magazine tedesco Deutsche Welle, è l'ennesimo vivido esempio di come negli ultimi tempi l'ondata di arresti di intellettuali, giornalisti e "dissidenti" pare non aver fine, rendendo la leadership di Xi Jinping ormai famosa per il suo pugno duro contro ogni forma di dissidenza (al momento sarebbero 14 i giornalisti in carcere).
Non è la prima volta che la giornalista Gao Yu si trova a dover affrontare la durezza del sistema penale cinese. Nel 1989 era stata accusata di aver scritto articoli - sul suo magazine Economic Weekly - destinati a infiammare le proteste e venne condannata a 15 mesi di reclusione. Per Gao come per tanti altri, quell'arresto fu un marchio impresso per la vita. Tutte quante le persone arrestate in occasione delle manifestazioni di Tiananmen rimangono controllate nel tempo; ad ogni scadenza, ogni 4 giugno, di ogni anno, vengono tenuto sotto controllo. E proprio la mancata partecipazione di Gao a una celebrazione del 4 giugno, lo scorso anno, ha preoccupato i suoi conoscenti. Si è così scoperto che Gao Yu era agli arresti, dal 24 aprile.
Ma le vicissitudini della giornalista trovarono un altro momento dirimente tra il 1993 e il 1999: sei anni di carcere, perché accusata di aver diffuso segreti di Stato. Anche in quel caso l'accusa sosteneva che Gao Yu aveva criticato duramente la leadership, consegnando documentazione riservata ad Hong Kong. Come sottolineano gli avvocati di Gao anche dopo la recente condanna di sette anni, non ci sono prove della colpevolezza di Gao, che si è sempre dichiarata innocente. La nota giornalista, in realtà, le colpe le aveva ammesse, ma in diretta tv. Gao ha dovuto subire la gogna di una confessione in televisione, salvo poi ritrattare tutto e sostenendo di essere stata costretta e di aver subito minacce ai suoi figli.
di Claudia Gennari
www.interris.it, 18 aprile 2015
"Black Mamba", questo è il nome di una nuova droga, diventata protagonista dell'ultima moda in "riti di benvenuto" nelle carceri inglesi: I detenuti incitano i nuovi arrivati a fumare questa cannabis sintetica, per divertirsi poi a guardare i novellini andare fuori, e nella maggior parte dei casi questo gioco termina con un viaggio in ambulanza, soprannominata appunto "mambulance". Questa nuova sostanza stupefacente è fatta di erbe essiccate e innaffiate di sostanze chimiche che dovrebbero replicare gli effetti della cannabis, ma non è esattamente così: gli effetti sono devastanti, "non è come l'erba, la coca, o l'eroina, con cui sai come ti comporterai tu o come reagirà un tuo compagno. Questa è davvero roba folle", afferma un ex detenuto.
La "spice", come la chiamano invece i secondini, è sempre più popolare, ma particolarmente insidiosa, sia per i secondini, dato che non è rintracciabile con i test delle urine e nemmeno i cani riescono a fiutarla, tanto che si sospetta che sia già diffusa in ogni carcere del Paese, perché riesce a entrare attraverso i visitatori. Ma i pericoli ci sono anche per i consumatori, infatti sono in molti a non averla provata prima e non sono in grado di gestire gli effetti, che colgono i detenuti di sorpresa, tanto che spesso corrono al pronto soccorso. Un ex detenuto afferma che "ti manda completamente fuori di testa, chi ne consuma si imbambola, prende a testate il muro, oppure tenta di colpirti o di colpire gli agenti". Medici e paramedici ormai sono preparati ad affrontare attacchi epilettici, allucinazioni, perdita di controllo totale, che sono solo alcuni degli effetti della Black Mamba.
La Prison Officers Association cita la cannabis sintetica come il problema principale per le guardie carcerarie, perché rende i detenuti instabili, violenti, attaccabrighe. Molte guardie carcerarie hanno vissuto in prima persona o hanno assistito a scoppi di violenza dovuti agli effetti della marijuana sintetica, tra cui Michael che ha raccontato di un superiore, che "è stato aggredito da un detenuto sotto gli effetti della spice - e prosegue - aveva già perso i sensi ma il detenuto ha continuato a picchiarlo. Ora ha perso l'udito da un orecchio e il suo equilibrio è permanentemente danneggiato. Non credo tornerà mai al lavoro, e questo per colpa della spice". Secondo un rapporto del Centre for Social Justice, nel 2010 c'erano stati solo 15 sequestri di questa droga, mentre nei primi sette mesi del 2014 le confische sono state 430. Accanto a quest'enorme crescita nell'utilizzo, i tagli del governo al personale carcerario hanno aggravato il problema. Peter McParlin, presidente della Prison Officers Association, ha dichiarato: "Da sempre ci sono episodi di violenza in carcere, ma negli ultimi 32 anni il livello non è mai stato così alto".
Ristretti Orizzonti, 17 aprile 2015
Il Pubblico Tutore dei minori e Garante delle persone ristrette nelle libertà personali del Veneto, dott.ssa Aurea Dissegna, la scorsa settimana ha inviato una nota al capo dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) dott. Santi Consolo, chiedendo la sospensione del provvedimento relativo al trasferimento di tutte le persone della sezione Alta Sicurezza della Casa di Reclusione di Padova, in altre strutture carcerarie italiane. Faceva notare:
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 17 aprile 2015
Prima volta della legge sulla responsabilità delle toghe. Il caos dei procedimenti paralleli.
Imputati che fanno un processo ai pm, "parallelo", d'ora in poi, al processo vero che i pm stanno istruendo a carico degli imputati: a dimostrazione dell'insidiosità delle ricadute della norma, specie dopo l'abolizione di qualunque "filtro" di ammissibilità, il primo caso in Italia di ricorso alla nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati debutta con una azione contro lo Stato che mette nel mirino non l'attività dei giudici, alla fine di tre gradi di giudizio di un dibattimento ormai concluso nel merito con assoluzione definitiva; ma l'attività ordinaria dei pm, nel pieno di una indagine economica sfociata in un rinvio a giudizio, e come reazione a una incidentale richiesta dei pm sul patrimonio di una grossa società.
di Donatella Stasio
Il Sole 24 Ore, 17 aprile 2015
La posizione di Bruti Liberati, Pignatone e Lo Voi: "Divieto per gli atti allegati".
Pubblicabili, integralmente e non per riassunto, le ordinanze con cui si concludono le indagini, quelle di custodia cautelare o i decreti di sequestro, ma non anche gli atti allegati, depositati e messi a disposizione della difesa. In tal caso la pubblicazione va sanzionata con una pena pecuniaria - non con il carcere - per i giornalisti o, preferibilmente, per gli editori. I quali, pertanto, "se decidono di pubblicare un gossip, lo dovranno pagare".
di Sabrina Della Corte
www.internapoli.it, 17 aprile 2015
Tra le strutture menzionate dal Rita Bernardini spunta anche il penitenziario di Secondigliano con un sovraffollamento del 153%.
Spunta anche il carcere di Secondigliano nell'elenco menzionato da Rita Bernardini che, attraverso una dichiarazione riportata dalle pagine del sito Notizie Radicali, ha denunciato l'emergenza del sovraffollamento delle carceri: con Marco Pannella, la segretaria dei Radicali Bernardini è da diverse settimane in sciopero della fame per chiedere l'amnistia mirata a chi è in carcere per droga.
di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 17 aprile 2015
Il Senato ha dato via libera al decreto anti terrorismo. Ci sarà il carcere per i "foreign fighters", l'obbligo di arresto in flagranza per gli scafisti e i servizi segreti saranno autorizzati ad infiltrarsi nelle carceri italiane attraverso i suoi 007.
di Vittorio Nuti
Il Sole 24 Ore, 17 aprile 2015
L'incontro con i Pg delle 26 Corti d'appello: primo passo un censimento distretto per distretto, poi l'estensione dei controlli con metal detector. No alle "improprie sindromi di assedio", sì a "scelte che tendano verso un equilibrio tra indispensabili misure di salvaguardia dei luoghi e della incolumità delle persone che accedono negli uffici giudiziari, e la necessità di contenere i disagi per l'utenza".
A dirlo è il ministro della Giustizia, che nel corso di due informative rese ieri prima al Senato poi alla Camera ha ricostruito la dinamica della strage che il 9 aprile ha insanguinato il palazzo di Giustizia di Milano. Confermando, a breve, il superamento del quadro normativo sulla sicurezza degli uffici giudiziari ("connotato da obiettivi profili di frammentarietà e disorganicità") che oggi vede competenze ripartite tra ministero (direttamente, solo sugli uffici di Roma e Napoli) e Comuni per quanto riguarda la gestione degli edifici (risorse
materiali, beni e servizi) e i Procuratori delle Corti d'appello cui è affidata l'adozione dei provvedimenti per assicurare la sicurezza interna delle strutture, in coordinamento con prefetti.
Da settembre, in base a quanto stabilito dall'ultima legge dì Stabilità, l'attuale modello di gestione datato 1941 verrà abbandonato, e il ministero avrà competenza diretta a tutti gli uffici giudiziari, e in particolare per quanto riguarda la forni tura di beni e servizi per la sicurezza. Su questo fronte, con riferimento ai fatti di Milano, non risultano comunque inadempienze o ritardi di via Arenula, dal momento che "ogni richiesta di autorizzazione" in relazione alle esigenze dì sicurezza del Palazzo di giustizia "è stata puntualmente evasa" e non risultano "richieste pendenti" da parte degli uffici.
Aggiornando il quadro delle inchieste in corso, che ancora non permettono di valutare le responsabilità penali per l'adeguatezza dei controlli e delle misure di sicurezza nei tribunali, il ministro ha poi confermato l'apertura da parte della Procura di Brescia, di un fascicolo per il delitto di omissione dì atti dì ufficio. L'indagine, a carico di ignoti, è "in relazione all'ipotesi che l'ingresso di persona illegalmente armata all'interno del Palazzo di giustizia milanese possa essere avvenuto in conseguenza della mancata, ovvero inadeguata, adozione di condotte doverose". Nel pomeriggio Orlando ha poi incontrato al ministero i Pg delle 26 Corti d'appello italiane per fare il punto sulla sicurezza. Tra le priorità, una semplificazione delle competenze e "una riflessione sulle modalità dì regolamentazione degli accessi e dell'utilizzo dei servizi di vigilanza". Primo passo: "Un censimento distretto per distretto".
Tra le indicazioni arrivate dai Pg il rafforzamento del servizio di sicurezza con l'impiego di Carabinieri e l'estensione dei controlli con metal detector a chiunque entri nei tribunali, compresi i Pg. Una misura, questa, adottata in molte sedi dopo i fatti di Milano, che a Napoli ha portato alla proclamazione dì uno sciopero delle udienze il 15,16 e 17 aprile da parte dell'Ordine degli avvocati per protesta contro il caos e le lunghe attese davanti agli Uffici giudiziari. Ieri il Garante per gli scioperi ha chiesto la revoca immediata dell'astensione per "violazione dell'obbligo del preavviso".
di Errico Novi
Il Garantista, 17 aprile 2015
Nel calderone dei pm è finita anche la società "Edera". Le prove? I precedenti penali di un socio, cioè il nulla. Ma 200 posti di lavoro sono in bilico.
E sì, poi magari fra qualche anno capiremo. Se Salvatore Buzzi era davvero un mafioso, per esempio. O se aveva piuttosto trasformato la cooperazione in una forma di rampantismo imprenditoriale, in un gioco di scambio con la politica. Allora, magari, le immagini del blitz del 2 dicembre e quella stessa intestazione, "Mafia Capitale", ci faranno sorridere. Ma sarà troppo tardi. Almeno per aggiustare il destino delle cooperative vere. Quelle che dall'inchiesta della Procura di Roma sono state solo lambite. Contagiate appena. Eppure messe in ginocchio. Forse non dal punto di vista penale, processuale. Ma economico sì.
Rischia di essere il caso della cooperativa Edera. La numero due, a Roma, tra le società mutualistiche che impiegano ex detenuti e svolgono servizi di pubblica utilità.
Nelle carte del procuratore Giuseppe Pignatone e dei suoi sostituti ci finisce quasi per caso. O per paradosso, si potrebbe dire. Un suo ex amministratore, Franco Cancelli, attualmente socio lavoratore, è indagato per turbativa d'asta nell'ambito della maxi inchiesta. Secondo i pm Ielo, Cascini, Prestipino e Tescaroli avrebbe truccato una gara Ama, la numero 30 del 2013. Prove? Nessuna intercettazione in cui echeggi la voce di Cancelli.
Solo una in cui il solito Buzzi dice ad altri che Cancelli gli ha rappresentato una richiesta di un consigliere regionale, Eugenio Patanè: "Vuole 120mila euro". E si può chiedere la custodia cautelare, seppure ai domiciliari, perché un terzo soggetto dice che l'indagato in questione è intermediario di una presunta mazzetta, senza avere altre prove che la transazione ci sia stata, che la Edera di Cancelli e la 29 Giugno di Buzzi si siano spartite l'appalto, senza insomma il dispositivo logico che autorizzerebbe la misura?
"Avevano solo un modo per giustificare gli arresti domiciliari a mio carico: la presunta pericolosità sociale del sottoscritto". E su cosa si basa questa pericolosità? Vediamo. Cancelli ha precedenti di un certo peso. È stato arrestato nel 1978 per banda armata, con condanna definitiva nell'82. Avrebbe militato secondo le accuse nella formazione "Guerriglia comunista". Fatale, per Cancelli, è stata una rapina a cui avrebbe partecipato e che, secondo un brigatista pentito, serviva a finanziare la lotta armata.
Nella sua fedina penale compare addirittura un concorso in omicidio: "Nell'82, nel carcere di Trani, durante l'ora d'aria, uccisero il detenuto Ennio Di Nolfo. Non riuscirono a individuare l'autore e incriminarono tutti quelli che erano in cortile, compreso me". Nel 1996 ottiene la semilibertà, nel 1999 l'affidamento in prova. Da allora non ha più avuto storie con la giustizia "a parte un paio di occupazioni con altri compagni".
Insomma, è un comunista dal passato molto agitato. Che però a inizio anni 90 si è organizzato appunto "con altri compagni detenuti ed ex detenuti" per vedere "cosa potevamo fare una volta fuori". Da lì nasce la coop Edera. Che si occupa all'inizio di pulizie condominiali, qualche appalto nei giardini pubblici, la concorrenza insostenibile della 29 Giugno e poi le prime commesse nei servizi di igiene urbana. Oggi parliamo di 200 lavoratori, 780 mezzi prevalentemente destinati alla raccolta differenziata. Sulla carta una grande testimonianza di privato sociale che funziona. Nei fatti, una bella storia messa in ginocchio dall'inchiesta romana.
Perché appunto Cancelli finisce nel tritacarne degli arresti. A giustificare la misura cautelare, pur scontata ai domiciliari, è per il gip la sua "pericolosità sociale". Come si giustifica, visto che Cancelli ha chiuso i conti con la giustizia penale da quattordici anni, nel lontano 2001? Con il fatto che si è "reinserito in attività criminali di elevatissima pericolosità".
E quali sono? I presunti affari con Buzzi. Cioè, la pericolosità sociale sarebbe dimostrata dagli stessi reati oggetto dell'inchiesta. Reati che evidentemente non sono mai stati provati, visto che siamo alla fase preliminare del procedimento. Un paradosso giuridico. Che ai magistrati del Riesame appare grande quanto una casa. Tanto che il Tribunale della libertà revoca gli arresti domiciliari a Cancelli lo scorso 24 dicembre.
Ma ormai l'immagine della cooperativa Edera è compromessa. "Dal giorno stesso del blitz, dal 2 dicembre, abbiamo avuto una montagna di problemi", dice ancora il cofondatore. Nessuno si fida più. O meglio: nessuno al Comune di Roma e nelle municipalizzate se la sente di concedere appalti e credito a Edera. Sarebbe sconveniente. Un attimo dopo i giornali che hanno montato la storia della Capitale oppressa da una Cupola Mafiosa sparerebbero: la giunta Marino fa affari con i complici di Buzzi. Così andrebbe.
E ora 200 persone rischiano di veder disintegrata la loro fonte di reddito. La "creatura" messa insieme in oltre quindici anni di sudore, "fatica spesa, soprattutto all'inizio, nei lavori più umili, che abbiamo sempre accolto come un privilegio". C'è un capannone a San Lorenzo che Edera vorrebbe prendere in affitto, per farne un deposito dei mezzi della società.
"Eravamo in trattativa e ora si è bloccato tutto. Avevamo proposto al Comune e ai proprietari di assumere l'incarico dello smaltimento dell'Eternit, presente nella struttura in grande quantità. Sembrava fatta. Dal 2 dicembre non ci rispondono neppure alle mail". Stessa storia per una terreno Ater (Azienda territoriale per l'edilizia residenziale di Roma) sulla Palmiro Togliatti, in zona Torraccia: "Abbiamo proposto di prendere l'incarico per trasformare l'area in un grande parco pubblico. Giochi per bambini e aree picnic. Molti nostri soci abitano lì, avrebbero la soddisfazione di lavorare e realizzare nello stesso tempo qualcosa di utile per il loro quartiere. Cosa ci guadagneremmo? A parte l'installazione delle strutture, gli introiti di un baretto da aprire sul posto. Niente di che, ma è un progetto in linea con lo spirito a cui cerchiamo di riferirci da quando
siamo nati: attività mutualistica che realizza servizi utili alla comunità, possibilmente alla stessa comunità di cui fanno parte i soci. Senza velleità di accumulo capitalistico... Cosa c'entra una cosa del genere con la Mafia della Capitale?".
Chissà se l'inchiesta sarà capace di evadere il quesito. Intanto anche il discorso intavolato con Ater si è incagliato nelle secche della maldicenza. Cancelli è stato fatto passare per uno che s'accorda e spartisce gli appalti con Buzzi. "Eppure mi sono sempre sentito lontano da lui. Già dalle prime riunioni, agli inizi della 29 Giugno. Gli dissi chiaro e tondo che non apprezzavo il rampantismo di certi suoi discorsi. Ci vedevo una forma impropria di impresa di capitali classica. Diciamo che dal punto di vista ideologico, tra me e Buzzi c'è da anni grande distanza".
Ci sono state tensioni tra i due anche durante una agitazione che coinvolse molte coop durante la giunta Alemanno. "Buzzi creò una delegazione con cui pretendeva di rappresentare anche Edera. Noi eravamo al presidio in 50 su 400, ritenevamo di dover avere una presenza diretta al tavolo con il sindaco. Non ce la diedero e ce ne andammo".
Adesso la coop Edera ha in pedi due appalti importanti, sempre con l'Ama. Ma non ne prende altri e questo pregiudica l'abituale processo di assorbimento di nuova forza lavoro dal bacino degli ex detenuti, tanto da dover respingere le richieste avanzate dagli assistenti sociali. In base a quanto previsto dalla legge che ha istituito l'Authoritry di Cantone, le due commesse di Edera sono state commissariate.
"I commissari sono due, professionisti di grande livello, che portano anche un valore aggiunto per i nostri soci lavoratori. Ma la nostra immagine è compromessa, Sulla base di un'accusa mossa al sottoscritto che si basa su mere presunzioni e chiacchiere di Buzzi al telefono", dice Cancelli. "La Mafia Capitale? Tra le tante carceri che ho girato c'è anche Fossombrone, dove ho diviso la cella con esponenti di spicco delle cosche siciliane.
Al piano di sotto c'erano i cutoliani. Me li sono studiati. E posso dire che Buzzi e Carminati, con i mafiosi veri, non c'entrano nulla. Corruzione? Magari lo proveranno. C'era un sistema di scambio, questo mi sembra. Ma la mafia è un'altra cosa. E noi siamo finiti sotto questo marchio infamante che rischia di distruggere tutto".
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