Agi, 25 gennaio 2015
Sono "gravi" le condizioni di vita a cui sono costretti i detenuti per reati comuni nelle carceri del distretto. E, più in generale, la situazione complessiva degli istituti penitenziari del distretto fa registrare "malcontento e si trovano a rischio i diritti, anche quelli fondamentali, dei soggetti ristretti". Lo rileva la relazione del presidente reggente della Corte di appello di Palermo, Vito Ivan Marino.
La popolazione carceraria del distretto, sebbene lievemente ridotta rispetto al periodo precedente (3.087 contro 3.217) continua "ad eccedere macroscopicamente il limite ufficiale della capienza lamentare complessiva dei nove istituti che operano nello stesso distretto, pari a 2.819 posti". Dunque, "pare chiaro che -osserva il magistrato- finché rimarrà sul tappeto la ventilata possibilità di una nuova amnistia o di un nuovo indulto (che costituirebbe in effetti, almeno nell'immediato, lo strumento di più rapida soluzione delle problematiche di cui si discute), una larghissima parte della popolazione carceraria continuerà a coltivare quella forte speranza di anticipata liberazione che oggi la tiene in trepida attesa".
Se tutto sommato nelle case circondariali di Agrigento, Trapani, Termini Imerese, Castelvetrano e Favignana si registrano numeri lievemente al di sotto della soglia prevista, in altri Istituti l'indice di sovraffollamento si mantiene comunque assai alto: "Emblematico è il caso di Pagliarelli - si legge nella relazione - la quale, realizzata per contenere in condizioni fisiologiche non oltre 858 detenuti, oggi ne gestisce più di 1.316. Non meno significativo quello dell'Ucciardone, che ad un eccesso di presenze (essendovi ospitati 489 soggetti, a fronte di una capienza regolamentare di 375 posti) unisce tutte le gravi criticità legate alla vetustà degli edifici e degli impianti". Marino avverte che "queste condizioni non soddisfacenti inevitabilmente producono un clima diffuso di tensione che si è tradotto finora in proteste essenzialmente pacifiche e che, se ulteriormente alimentato, potrebbe facilmente sfociare in eventi ben più gravi".
Sindaco Palermo: sistema crea disparità
"Il sovraffollamento delle carceri, sommato all'assoluta e totale prevalenza di detenuti appartenenti a classi sociali marginali rispetto ai "colletti bianchi" espressione delle classi dirigenti e rappresentanti delle attività corruttive contro e dentro la pubblica amministrazione, rischia di trasformare il sistema penale in nient'altro che una conferma di una scissione verticale della società; il sistema penale e carcerario rischia di essere soltanto lo specchio e la prova di odiose disparità sociali, oggi ancor più gravi per i tagli lineari alla spesa pubblica e degli enti locali, che colpiscono innanzitutto le fasce sociali più deboli". L'ha detto il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che ha assistito all'inaugurazione dell'anno giudiziario. "Questa situazione - ha concluso Orlando - è aggravata dalla ripetuta esigenza di pacificazione fra la magistratura ed altre realtà, soprattutto politiche e imprenditoriali. Una asserita necessità di pacificazione che spesso diviene pretesto per tentativi inaccettabili di delegittimazione della magistratura impegnata in processi di grande rilievo contro poteri forti e che rischia di determinare le condizioni per perpetuare impunità di quanti saccheggiano le risorse pubbliche che potrebbero e dovrebbero essere invece destinate alla spesa sociale".
www.gonews.it, 25 gennaio 2015
Il Consorzio Mc Multicons di Montelupo F.no (Fi), da anni attivo sul territorio toscano nell'offerta di numerosi servizi, dalla logistica, al giardinaggio, passando per il facchinaggio, le pulizie e tanti altri, propone un nuovo progetto attraverso una sua consorziata, la Cooperativa Sociale Servizi Toscani, amministrata dal Presidente di Multicons Stefano Mugnaini. Stavolta, Mc Multicons presenta un'iniziativa di vasto respiro che coinvolge il mondo della detenzione della Regione Toscana, proponendosi come canale interlocutorio per la predisposizione di percorsi di lavoro dei carcerati finalizzati al reinserimento sociale. Dalla consapevolezza di due bisogni, vale a dire il sovraffollamento delle carceri e la necessità per la Pubblica Amministrazione di effettuare la manutenzione ordinaria del proprio patrimonio pubblico a costi contenuti, abbiamo tratto l'idea di creare delle opportunità di impiego per i detenuti in articolo 21, scelti dagli assistenti sociali dopo appositi approfondimenti e nulla osta del magistrato di sorveglianza.
"Dodici carcerati, uomini e donne, in un primo momento delle strutture circondariali "Valdorme" di Empoli e "Gozzini" di Firenze, rispettivamente femminile e maschile, avranno la possibilità per un anno di ricorrere al lavoro extra-murario, dimostrando le proprie competenze professionali pregresse, acquisite prima della detenzione", afferma il presidente di Mc Multicons Stefano Mugnaini. "Per rafforzare - prosegue - "la capacità di lavorare in squadra, è stata coinvolta l'Asev (Agenzia Sviluppo Empolese-Valdelsa), che si occuperà della formazione preliminare con un piano di 50 ore. Noi vogliamo che gli enti locali che si avvarranno della possibilità di avere manodopera a costi contenuti molto competitivi sul mercato, possano disporre di un servizio qualificato, di livello".
"A tal proposito - aggiunge Edoardo Antonini, Responsabile della Comunicazione di Multicons - il progetto "Fuori Area" vuol dare un contributo al territorio, Empolese-Valdelsa in prima istanza, ma successivamente, ci auguriamo, in molte altre zone della Toscana. Di fronte alla crisi economica ed alla perdita di posti di lavoro, per il mondo della detenzione diventa sempre più difficile trovare soggetti esterni con cui imbastire collaborazioni a scopo professionale.
Ciò non significa che non siano indispensabili, considerando che, secondo i dati diramati nel 2012 dall'allora Ministro della Giustizia Severino, i detenuti che non hanno mai svolto lavoro durante la detenzione sono soggetti ad una recidiva superiore di tre volte rispetto agli altri, con differenze percentuali del 65% contro il 19".
Per presentare nel dettaglio il progetto, è stata organizzata una conferenza stampa che si terrà Venerdì 6 Febbraio 2015, alle 18,30, presso la Sala Conferenze dell'Asev di Empoli, in via delle Fiascaie,12. Saranno presenti l'On. Dario Parrini, deputato e segretario regionale del Pd, Vittorio Bugli, Assessore al Bilancio ed ai rapporti con gli enti locali della Regione Toscana, il Sindaco di Montaione Paolo Pomponi, delegato al Sociale dell'Unione dei Comuni Circondario Empolese-Valdelsa, un rappresentante del Garante regionale dei detenuti ed i direttori del carcere di Empoli e del "Gozzini" di Firenze, Graziano Pujia e Margherita Michelini.
In un momento difficile come quello che sta attraversando l'Italia, diventa sempre più necessario impegnarsi in ambito sociale e contribuire alla costruzione di una società più giusta ed inclusiva. Dal riscatto delle condizioni dei detenuti, passa una buona fetta di ampliamento del significato di Cittadinanza attiva. Lasciare a se stesso chi sta in cella, al contrario, significa condannarlo ad una vita passiva e marchiarlo per sempre. Come diceva nell'800 Victor Hugo, "La liberazione non è la libertà; si esce dal carcere, ma non dalla condanna." La Cooperativa Servizi Toscani ed il Consorzio Mc Multicons, si adoperano per cambiare questa sentenza.
di Tito Giuseppe Tola
La Nuova Sardegna, 25 gennaio 2015
Nella battaglia per il carcere scende in campo la Regione. Francesco Pigliaru sosterrà la battaglia del Comune per un utilizzo alternativo della struttura carceraria nel caso in cui il ministero della Giustizia dovesse non rivedere la decisione di abbandonare il complesso che ospitava i detenuti e nel quale aveva sede anche il nucleo cinofili della polizia penitenziaria.
Il presidente della Regione ha scritto nei giorni scorsi al ministro Andrea Orlando richiamando l'attenzione sulla validità del complesso carcerario e sollecitando il suo utilizzo anche per attività diverse da quelle legate alla detenzione che vi si svolgevano fino allo scorso anno. Con una serie di motivazioni, per certi versi evasive, il ministero ha risposto picche.
Nel carcere di Macomer, in pratica, non si intende fare più nulla. Di fronte al diniego, Pigliaru ha deciso di sostenere la battaglia intrapresa dal sindaco Succu, che con tenacia continua a battersi per far sì che la struttura non sia lasciata in abbandono, preda del vandalismo e del degrado. Venerdì 6 febbraio, Succu e Pigliaru si incontreranno a Cagliari per decidere come muoversi per spuntarla in una vertenza che non si annuncia facile. Finora la battaglia del comune di Macomer contro il ministero è stata combattuta quasi in solitario.
"Ora non siamo più soli ma è con noi anche la Regione - dice il sindaco, Antonio Succu, - sono molto soddisfatto del sostegno che il presidente Pigliaru ha deciso di darci e lo ringrazio per l'attenzione che vorrà dedicare a questa battaglia, che non è solo del comune di Macomer ma di tutto il territorio. Hanno voluto chiudere il carcere per risparmiare sui costi, ma sono molto perplesso sui reali risparmi che possono derivare da un'operazione piuttosto dispendiosa legata a una decisione frettolosa che butta via una struttura nuova. Si tratta di una decisione incomprensibile che non tiene conto delle reali esigenze dei detenuti e delle conseguenze per la città, che ha accolto il carcere per anni quando altri non lo volevano. La chiusura del carcere è dispendiosa a per lo stesso ministero, che non risparmia nulla, ma avrà anzi maggiori costi nel trasferire tutto e nel realizzare una nuova struttura per il nucleo cinofili".
Nella risposta al presidente della Regione il Ministero spiega che l'esigenza di chiudere il carcere di Macomer è legata alla necessità di razionalizzare i servizi e la gestione del patrimonio edilizio. Tenere in funzione strutture con meno di cento posti (quello di Macomer ospitava in media 90 detenuti in celle a due posti da 15 metri quadri dotate di servizi igienici separati) contrasterebbe quindi col "principio di buona amministrazione". Il ministero insiste che il carcere di Macomer dispone di 46 posti detentivi, contro la media di 90 detenuti ospitati fino a pochi mesi fa. È chiaro, a questo punto, che la decisione di chiudere è definitiva. Si pone perciò l'esigenza di un uso alternativo della struttura, che altrimenti resterebbe in abbandono e alla mercé di vandali e ladri che finirebbero per rubare anche le inferriate.
di Errico Novi
Il Garantista, 25 gennaio 2015
Violenza sessuale nei confronti di una detenuta trans avvenuta all'interno del carcere di Baldenich, a Belluno. La procura sta trattando nel massimo riserbo l'indagine partita dalla denuncia della vittima. Sconosciuto il nome della trans, assoluto silenzio anche per quanto riguarda l'identità dell'agente di polizia penitenziaria finito nei guai.
Nel medesimo carcere c'è già stato un precedente. Qualche anno fa, sempre una trans denunciò un agente di polizia penitenziaria di avere abusato della propria posizione per costringerla a un rapporto orale. In quel caso la trans aveva però una prova a conferma di quanto detto: aveva infatti tenuto il liquido seminale in un sacchettino in modo da poter incastrare l'agente.
Le trans detenute nel carcere di Belluno occupano uno spazio tutto loro, un'ala apposita, a causa delle cure ormonali alle quali sono sottoposte per mantenere caratteristiche fisiche femminili. Nonostante la denuncia e le numerose segnalazioni che vennero fuori contemporaneamente, non si è riuscito a evitare che un caso di violenza accadesse nuovamente. A seguito di quest'ultimo potrebbero, adesso, esserci conseguenze pesanti per il carcere di Baldenich, uno dei pochi ad avere un ala apposita per le persone transessuali.
Il tema della transessualità in carcere è già stato ampliamente affrontato da Il Garantista. Sono coloro che pagano ancor di più lo scotto dell'insostenibile sistema carcerario. Se vivere la detenzione è difficile per ogni essere umano, per la transessuale lo è ancor di più. Il transessualismo non viene riconosciuto dalle direzioni carcerarie, quindi generalmente le trans sono reclusi negli istituti maschili e in reparti speciali separati per detenuti "a rischio" insieme con i collaboratori di giustizia e ai pedofili.
Nel 2010 a Empoli, per evitare questo problema della doppia punizione, era stato finanziato il progetto per l'apertura di un carcere dedicato esclusivamente alle detenute transessuali: l'allora ministro della giustizia Angelino Alfano decise di bloccare l'iniziativa. Eppure era già tutto attrezzato per trasformare la casa circondariale di Empoli, già carcere esclusivamente femminile, in penitenziario riservato ai soggetti transessuali, nel tentativo di non ghettizzarli e poter rendere concreto, oltre che agevolmente fruibile, il trattamento penitenziario stesso. La grande percentuale delle trans è in carcere per reati minori e quindi il periodo di detenzione è breve, ma nonostante ciò la carcerazione viene vissuta con molta sofferenza e frequenti sono i casi di tentativi di suicidi in cella. Molte detenute trans sono di origine sudamericana, perché penalizzate dalle condizioni di emarginazione in cui si trovano a vivere nel Paese straniero, sprovvisti di documenti, soldi e permesso di soggiorno si trovano facilmente a delinquere. E la detenuta transessuale straniera è priva del permesso di soggiorno e nell'impossibilità di ottenerlo, quindi costretta a vivere la propria carcerazione in misura pressoché isolata ed ulteriormente afflittiva.
Tali difficoltà si riflettono, ad esempio, sulle questioni pratiche connesse alla detenzione: il legame sentimentale del detenuto transessuale non ha alcuna rilevanza per la legge, e il proprio compagno o compagna non verrà mai riconosciuto come tale e ammesso a fare colloqui; le misure alternative alla detenzione non trovano applicazione, volta l'impossibilità di reperire domicili idonei o aiuti esterni.
Sulla carta, le transessuali detenute che hanno iniziato il trattamento prima dell'arresto, hanno diritto alle cure ormonali: la realtà è che non avviene quasi mai, soprattutto nei confronti di chi risulta, sulla carta d'identità, ancora un uomo. La cura ormonale non è un capriccio, il Movimento identità nazionale spiega che "senza ormoni si assiste a un abbruttimento del proprio corpo. Ci si lascia andare, subentra la depressione, l'impossibilità di realizzarsi".
Durante la sua esperienza da parlamentare, Vladimir Luxuria visitò diversi carceri, in particolare quelli con apposite sezioni per transessuali. "Nella maggior parte dei casi", spiegò, "scontano una doppia punizione: quella per il reato commesso e quella per il fatto di essere trans". Poi c'è l'associazione radicale "Certi diritti" che ogni anno organizza visite alle carceri per verificare le condizioni della transessualità.
E da tempo intraprende la battaglia per riformare la legge 164 : se nel 1982 era stata una grande conquista per il mondo trans, oggi diventa un ostacolo per chi vuole cambiare nome all'anagrafe senza necessariamente operarsi. Le detenute transessuali non operate sono coloro che rischiano ancor più discriminazione e ghettizzazione proprio perché la loro identità sessuale non corrisponde all'anagrafe. L'ennesimo caso di violenza registrata al carcere di Belluno, evidenza il fatto che le detenute transessuali sono coloro che subiscono più violenze e abusi delle guardie penitenziarie. Sempre sulle pagine de Il Garantista abbiamo riportato l'inquietante denuncia dei volontari del gruppo Calamandrana, i quali ci hanno raccontato delle continue vessazioni nei confronti delle trans avvenute nel carcere di San Vittore, a Milano.
Nel 2009 la Procura di Milano aveva cominciato ad occuparsi della faccenda. Era scattato il rinvio a giudizio nei confronti delle due guardie penitenziarie e avviato il processo. Dopo molti rinvii il processo si era concluso il 18 luglio 2013 con l'assoluzione dei due agenti "perché il fatto non sussiste". Ma la conclusione di questa storia è molto più amara e inquietante. Gabriella Sacchetti, volontaria del gruppo Calamandrana, racconta sempre al Garantista che "due protagonisti importanti di questa brutta storia sono spariti subito dopo il processo o poco prima. Di Erica, una delle trans che aveva denunciato gli abusi, è corsa voce che sia stata uccisa, ma non siamo riusciti a sapere il dove, come e quando".
Il detenuto della lettera di denuncia che abbiamo pubblicato è sparito dalla circolazione dopo che ha finito di scontare la pena. "E questo ci è molto dispiaciuto e ci ha inquietato, anche perché", conclude amaramente Gabriella Sacchetti, "li avevamo conosciuti durante il nostro volontariato ed eravamo rimasti in contatto epistolare fino a poco prima della sentenza".
Adnkronos, 25 gennaio 2015
Ieri pomeriggio nell'Istituto di Frosinone vi è stata un'altra aggressione, la terza in questo mese e la seconda in soli tre giorni. Lo comunica in una nota La Fns Cisl Lazio. Il detenuto, un 38enne italiano, ha strattonato un ispettore, il quale per fortuna non ha riportato danni. L'assistente capo, invece, è stato ferito nelle fasi di contenimento e, dopo le cure presso l'ospedale di Frosinone, gli è stata diagnosticata una distorsione della mano destra e 5 giorni di prognosi. La Fns Cisl Lazio ha già richiesto interventi urgenti agli uffici del Dap e Prap Lazio anche con l'invio di un congruo personale di Polizia Penitenziaria, considerata la carenza degli agenti e il sovraffollamento nel carcere. Vi sono infatti, nella struttura di Frosinone, circa 170 detenuti in più rispetto ai previsti.
La Fns Cisl Lazio evidenzia come aggressioni del genere si stiano verificando in quegli istituti dove è in atto una "vigilanza dinamica" "che, invece di creare situazioni di benessere ai detenuti, provoca situazioni critiche a danno del personale penitenziario. In strutture di questo tipo, per evitare situazioni così spiacevoli, occorrerebbe dare la possibilità ai detenuti di lavorare, anche in impegni di utilità, così da non lasciarli oziare nei luoghi preposti alla detenzione".
di Antonio Iapichino
www.ilcirotano.it, 25 gennaio 2015
Iniziativa pianificata dall'Istituto musicale "Donizetti" di Mirto Crosia nell'ambito del progetto "Note di libertà". In occasione del Giorno della Memoria, dedicato alle vittime dell'Olocausto, mercoledì 28 gennaio, i detenuti del circuito Alta sicurezza del carcere di Rossano, offriranno, per il secondo anno consecutivo, uno spettacolo denso di emozioni realizzato con grande partecipazione e commozione. Si tratta di una manifestazione culturale nell'ambito del progetto "Note di libertà", a cura dell'Istituto musicale "Donizetti" di Mirto Crosia.
I detenuti sono stati preparati dal Direttore artistico del "Donizetti", Giuseppe Greco, dal M° Giuseppe Fusaro (pianoforte), M° Salvatore Mazzei, (teoria e solfeggio), prof.ssa Letizia Guagliardi (docente di inglese presso l'Itis di Rossano) con il supporto della dott.ssa Angela Greco (educatrice). Sono previsti canti eseguiti da solisti e dal coro, brani eseguiti dai detenuti, scenette teatrali, poesie recitate e racconti sulla Shoa. "Rinnovare ogni anno il ricordo, seppure rinnova il dolore, ci ricorda - a sua volta - il dovere", ha commentato il direttore della Casa circondariale rossanese, Giuseppe Carrà, "di non dimenticare per rendere onore a chi, innocente, ha pagato con la vita per la propria identità, la propria storia, la propria cultura i propri valori.
Occorre non dimenticare e serve trasmettere memoria perché non si disperda quella aberrazione che - oggi come allora - è costituita da ogni forma di antisemitismo, di razzismo, di intolleranza, di xenofobia". A giudizio del dottore Carrà basta ricordare, quasi in parallelo con la nostra civiltà, "che con la Shoah non furono perseguitati soltanto gli ebrei ma anche zingari, serbi, testimoni di Geova, omosessuali, tedeschi oppositori del nazismo, partigiani e Resistenti di tutte le nazionalità, delinquenti abituali, slavi, malati di mente, disabili ed "asociali", come, ad esempio, mendicanti, vagabondi e venditori ambulanti".
Interessante il parallelismo "tra ieri e oggi, ovvero, come anche oggi dalle celle del carcere" ha commentato il direttore Carrà, "partano delle voci che vogliono raccontare quella terribile esperienza confrontandosi, senza filtri, con un pubblico vario e composto da gente delle varie componenti della società civile". L' obiettivo del progetto ha spiegato Giuseppe Greco "è portare sollievo in un luogo di disagio, donando un momento di arricchimento e gioia ai detenuti e al personale che opera nella Casa Circondariale di Rossano".
La musica "ha un'ampia valenza educativa e formativa, è un potente mezzo di comunicazione". Il progetto realizza attraverso lezioni settimanali, di circa due ore, dedicate allo studio della teoria musicale e alla pratica di uno strumento. A conclusione dell'anno è previsto uno spettacolo-concerto. Alla manifestazione sono state invitate a partecipare diverse autorità politiche, civili e religiose, numerose scuole, privati cittadini e associazioni di volontariato.
di Marta Ottaviani
La Stampa, 25 gennaio 2015
Un esercito di migliaia di volontari, video conferenze del leader dal carcere e presenza nei quartieri dove l'immigrazione ha procurato i maggiori problemi di sicurezza. Con queste armi il partito neonazista Alba Dorata si prepara a tornare in Parlamento, dopo il boom del 2012, quando conquistò il 7% e 18 deputati. I sondaggi lo danno attestato intorno al 6%, ma secondo i suoi parlamentari può arrivare addirittura al 15%.
I due terzi del partito sono sotto inchiesta da parte della magistratura per terrorismo. I due leader, Nikos Michaloliakos e Christos Pappas, più altri quattro dirigenti, sono in carcere abbiamo un simbolo simile alla svastica nazista - continua Vouldis - non sapete nemmeno che è invece è ispirato al meandro che è un simbolo dell'Antica Grecia. Ci giudicate e non conoscete la storia recente del nostro Paese".
Sarà anche così ma di fronte alla sezione vicina alla stazione di Larissa, nel centro di Atene, compare una scritta che recita "Libertà per Michaloliakos, abbasso la dittatura di Samaras" con in mezzo una croce celtica che di antica Grecia ha veramente poco. Nel quartier generale dell'organizzazione, non lontano dal Parlamento, all'ingresso si vedono manganelli e maschere antigas, da fotografare di nascosto. Sono tutti vestiti di nero e non passa settimana che in Grecia non arrivi notizia di qualche loro aggressione.
"A noi importa come veniamo percepiti dai greci - continua Vouldis. La gente è alla fame a noi interessa per prima cosa la loro tutela. La nostra campagna elettorale si basa proprio su questo: le bugie raccontate su di noi e la salvezza della Grecia. Tsipras e Samaras sono uguali, entrambi pronti a obbedire all'Europa". Poi si va nelle vie attorno alla chiesa di Aghios Panteleimonas, dove per la prima volta il partito neonazista espose un manifesto con scritto "Fuori gli stranieri dalla Grecia" o nel quartiere di Kipseli, uno di quelli che si sono più impoveriti con la crisi e si capisce meglio come funziona il "metodo Alba Dorata".
"Io sono di origine turca e da quando ci sono loro questo quartiere è diventato un inferno - spiega Ahyan, che lavora in un negozio vicino alla chiesa. Controllano ogni strada. Fanno di tutto per ingraziarsi soprattutto le persone anziane, le accompagnano al bancomat, a fare la spesa, gli dicono di votare per loro e diffidare degli stranieri. Gli anziani tornano a casa, raccontano quanto li aiutano quelli di Alba Dorata e così fanno proseliti". Una campagna elettorale all'insegna della persecuzione e del populismo, ma che cela un pericoloso mix di squadrismo, xenofobia e violenza. Questo oggi potrebbe diventare il terzo partito della Grecia.
di Carmelo Musumeci
www.carmelomusumeci.com, 24 gennaio 2015
"Gelida desolata vuota vita piatta / Eternamente uguale / Che fare? / Morire o fare il pazzo / Elevarsi in volo per essere liberi?". (Diario di un ergastolano, www.carmelomusumeci.com).
di Vincenzo Vitale
Il Garantista, 24 gennaio 2015
E così, è andata anche quest'anno. L'Italia, pur sede del Vaticano - specialista in coreografie religiose dalle quali emerge comunque la presenza dello Spirito - si segnala per una particolare tenacia nella ripetizione ad oltranza di liturgie laiche (che è, si badi, una inutile ripetizione, poiché liturgia altro non significa se non "opera del popolo") tanto ostinate quanto inutili. Infatti, mentre la liturgia religiosa si offre quale mediazione necessaria con il divino, quella laica, consumata anche ieri per l'ennesima inaugurazione dell'anno giudiziario, si presenta del tutto priva di senso e perciò completamente autoreferenziale.
di Moreno D'Angelo
www.nuovasocieta.it, 24 gennaio 2015
Si chiama "farina nel sacco". Pane, grissini, pizza e anche pasticceria di alta qualità che arrivano dal forno della Casa circondariale Lorusso e Cutugno. Prodotti che da sabato 24 gennaio saranno acquistabili presso il punto vendita di via Massena 11.
- Como: il Centro Servizi per il Volontariato organizza un incontro dedicato al carcere
- Droghe: Fini-Giovanardi, una legge da macelleria
- Stati Uniti: la costituzionalità delle nuove combinazioni di farmaci letali sotto esame
- Stati Uniti: settantenne scagionato dopo 40 anni di carcere, era innocente
- Arabia Saudita: il buco nero dei diritti umani, tra decapitazioni e frustate











