di Silvia Sanna
La Nuova Sardegna, 7 giugno 2019
Gianfranco Oppo conobbe l'arzanese nel carcere nuorese di Badu e Carros: "Era pentito e voleva dimostrarlo. C'è un episodio indelebile nella sua memoria, quando quel detenuto che aveva seguito con grande attenzione la rappresentazione teatrale, alzò la mano e si rivolse all'attore protagonista sul palco, in sedia a rotelle in seguito a un incidente. "Vorrei donarti le mie gambe - gli disse - a me non servono perché sono un morto che cammina".
Quel detenuto era Mario Trudu, condannato all'ergastolo per sequestro di persona e omicidio, recluso in cella dal 1979: sulla sua cartella la dicitura "fine pena mai", davanti a sé un orizzonte rigato dalle sbarre. L'attore sul palco capì il senso di quella frase pronunciata con sarcasmo dal detenuto e gli sorrise.
Era il 2015, carcere nuorese di Badu e Carros: Mario Trudu era lì di passaggio, una permanenza breve prima di rientrare nel penitenziario di San Gimignano che avrebbe lasciato definitivamente due anni per essere trasferito a Massama, Oristano. A ricordare quell'episodio è Gianfranco Oppo, sino a poco tempo fa garante dei detenuti nel carcere nuorese.
"Mi colpirono moltissimo le parole di Mario Trudu - racconta - perché rappresentavano perfettamente la sua condizione di condannato all'ergastolo ostativo, cioè senza possibilità di riassaporare la libertà. Con ironia, offrendo le sue gambe all'attore che ne aveva perso l'uso, Trudu lanciò un grido di dolore sulla sua situazione e offrì a tutti motivo di riflessione". L'ergastolano di Arzana in una lettera pubblicata ieri sulla Nuova ha rilanciato il tema con toni e parole forti: ha detto che una condanna a morte sarebbe preferibile alla galera a vita, a una morte al rallenti che ti consuma giorno dopo giorno. Trudu ha raccontato di avere chiesto inutilmente di poter essere fucilato in piazza per porre fine all'inesorabile agonia.
Anche a Gianfranco Oppo aveva confidato la sua frustrazione di fronte a una sentenza irrevocabile: "Ho avuto dei colloqui con lui durante la permanenza a Badu e Carros e ho esaminato la sua vicenda insieme al garante dei detenuti di San Gimignano che lo conosceva molto bene. Mario Trudu mi confidò di sentirsi impotente perché impossibilitato a dimostrare al mondo di essere cambiato, di avere preso le distanze dalla sua storia criminale.
Mi disse di trovarsi ancora in carcere per reati commessi quando era giovane, quando era una persona molto diversa. Mi spiegò di avere affrontato un percorso interiore di redenzione che avrebbe voluto portare all'esterno facendo del bene per gli altri. "Ma nessuno - disse - ha intenzione di concedermi questa possibilità".
Gianfranco Oppo in quelle occasioni provò molta pena per lui perché lo sentì sincero. "Nella mia esperienza ho avuto a che fare con numerosi detenuti condannati all'ergastolo ostativo. E ritengo che si tratti di una pena che va in contraddizione con le finalità rieducative che il carcere si propone di avere. Chi ha sbagliato deve pagare ma deve anche avere l'opportunità di dimostrare il suo ravvedimento. A una giusta condanna dovrebbe seguire il reinserimento nella società. L'ergastolo ostativo cancella tutto questo.
È una sentenza di morte ancora più crudele che gli studiosi definiscono "morte bianca": per il detenuto non esiste un domani diverso, sa che la fine della sua pena coincide solo con la morte, la vita in carcere diventa uno scandire il tempo in attesa del compimento di un destino già scritto. Io credo - dice l'ex garante - che questo non abbia senso. Da tempo mi batto a favore della cancellazione dell'ergastolo ostativo: la condanna deve avere un inizio e una fine, l'Italia deve adeguarsi a quello che succede in altri paesi europei".
Oppo cita come esempio la strage del 2011 nell'isola di Utoya in Norvegia, quando un killer uccise 77 persone, quasi tutti studenti: "È stato condannato a 21 anni, la pena massima prevista. E durante la detenzione potrà affrontare un percorso di rieducazione e reinserimento nella società". Per questo sarebbe giusto, secondo Gianfranco Oppo, valutare le situazioni
caso per caso e capire se da parte del detenuto c'è stato pentimento e presa di distanza dai reati gravissimi commessi. "Il reo deve essere recuperato, è questa la funzione rieducativa della detenzione che un "fine pena mai" svuota di significato. E questo rappresenta un fallimento".
elbareport.it, 7 giugno 2019
È arrivato a conclusione il Progetto Pon - Il cielo in una cella. Carcere e territorio a Porto Azzurro che ha visto come protagonisti gli alunni della Scuola Secondaria di Porto Azzurro impegnati su tre moduli. Il progetto è partito dall'idea di valorizzare in termini positivi la presenza del carcere nel Comune di Porto Azzurro.
Partiti dalla storia della Fortezza spagnola di Longone con le sue caratteristiche che ospita la Casa di Reclusione, i ragazzi accompagnati dai docenti Roberta Cecchini e Luciano Melani, hanno intrapreso un percorso di confronto, dibattito ed esplorazione circa il significato della pena detentiva e le diverse modalità di esecuzione della stessa dopo aver messo a confronto le tre tipologie di detenzione sull'Arcipelago toscano: la Casa di Reclusione di Porto Azzurro, l'ex 41 bis di Pianosa e l'isola carcere di Gorgona.
Il Dirigente Scolastico Lorella Di Biagio si ritiene orgogliosa e soddisfatta di quanto realizzato e precisa: "L'acronimo Pon sta a indicare un progetto di innovazione e miglioramento del sistema dell'istruzione, attraverso dei fondi aggiuntivi europei. I singoli progetti che fanno parte del Pon hanno come obiettivo la creazione di un sistema d'istruzione e di formazione di elevata qualità, efficace ed equo. Il nostro Istituto si è aggiudicato ben quattro Progetti Europei che hanno permesso di fare un grande investimento nel sapere, offrendo nuove esperienze e competenze ai nostri ragazzi che vivono su un'isola.
Tutta la comunità (famiglie, imprese locali, Amministrazioni comunali, Pnat, Enti pubblici e privati, Associazioni...) si è impegnata e ha sostenuto le varie iniziative a 360°. È stata realizzata un'educazione ai patrimoni ambientali, storici, socio-culturali locali che ha permesso ai nostri alunni di apprendere le metodologie per la lettura e interpretazione dei beni. Un plauso ai docenti per una didattica qualitativamente apprezzabile, alle famiglie per il supporto e l'entusiasmo e ai nostri alunni che si sono dimostrati interessati e partecipi".
Attraverso laboratori esperienziali e magnifici percorsi outdoor i ragazzi si sono incontrati e confrontati con i detenuti di Porto Azzurro e Gorgona attivando così momenti di riflessione sulle proprie ed altrui risorse, sul rispetto delle regole e dei confini, su comportamenti leciti e illeciti e sull'art. 27 della Costituzione. A conclusione del progetto sono stati prodotti dépliant sulla storia di Longone da distribuire ai turisti in visita nel nostro territorio, una presentazione in power point che racconta i momenti più significativi di scambio tra i ragazzi e i reclusi.
Venerdì 7 giugno 2019, nella piazzetta antistante la Chiesa del Sacro Cuore di Maria di Porto Azzurro alle ore 21.00, i ragazzi saranno coinvolti in una piccola ricostruzione e drammatizzazione della vita quotidiana della Fortezza al tempo degli Spagnoli. Con figuranti in costume e un drappello di soldati appartenenti al gruppo storico Tercio de Longone, il siparietto, curato in collaborazione con il Comune di Porto Azzurro, offrirà uno spaccato dell'epoca a metà tra serio e faceto. I nostri ringraziamenti vanno al Parco, all'Amministrazione Comunale di Porto Azzurro e in modo particolare al Direttore della Casa di Reclusione di Porto Azzurro Dott. Francesco D'Anselmo e al Direttore del Carcere di Livorno-Gorgona Dott. Carlo Mazzerbo per la messa a disposizione di spazi e personale per la realizzazione del progetto.
Istituto Comprensivo Porto Azzurro
agensir.it, 7 giugno 2019
"Tra pochi giorni ci incontreremo a Roma per trascorrere insieme dei momenti di fraternità sacerdotale, ma sarà anche l'occasione per dare più forza e coraggio a ciascuno di voi nel delicato e prezioso servizio che vi state accingendo a vivere nelle carceri.
Vi auguro di non camminare mai da soli, ma di vivere sempre in comunione con i vostri confratelli cappellani e con tutti gli operatori che incontrerete nei luoghi di pena". Lo scrive don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane, nella lettera con la quale presenta il terzo seminario di formazione per i nuovi cappellani delle carceri italiane, che si terrà a Roma, dal 24 al 26 giugno, presso l'Hotel "Casa Carbulotto", in via Annia Regilla n. 60.
Il tema del seminario è "Chiamati a fasciare le ferite e a rialzare chi e caduto". "Il titolo scelto - osserva don Grimaldi - ci suggerisce la strada per compiere ancora meglio ciò che il Signore chiede a ognuno di noi. Nel vostro delicato incarico pastorale quotidianamente incontrate uomini e donne, disperati, poveri ed emarginati che, privati della loro libertà personale, hanno bisogno di essere ascoltati, accolti nella tenerezza del ministero di noi tutti 'uomini del Vangelo'". Ed è ciò, prosegue l'ispettore generale, che "la Chiesa vi chiede e cioè di aiutare a rialzarsi chi è caduto nell'errore, per dare loro ancora un barlume di speranza per un futuro aperto ai nuovi orizzonti di inclusione".
Don Grimaldi ricorda come le carceri siano profondamente cambiate nel tempo: "Anche noi cappellani, in questo contesto, siamo chiamati a svolgere il nostro delicato ministero, rinnovandolo alla luce delle nuove esigenze e sfide pastorali. Siamo tutti sollecitati dalle Parole e dai gesti profetici di Papa Francesco, sempre attento alle fasce deboli e ai carcerati".
All'interno dei nostri istituti di pena "la povertà cresce giorno dopo giorno sempre di più e con la nutrita presenza di uomini e donne di altre nazionalità, che si professano in altre fedi, siamo chiamati a confrontarci e a qualificare il nostro servizio. Questi sono alcuni dei motivi che dovrebbero farci riflettere sulla nostra azione pastorale accanto alle persone private della loro libertà personale e quindi di metterci continuamente in ascolto del grido dei poveri".
L'Unione Sarda, 7 giugno 2019
Sedici detenute nei prossimi mesi potranno sviluppare le proprie qualità vocali esercitandosi con toni, scale e registri. Un'iniziativa volta a promuovere la diffusione della cultura musicale in carcere, con l'obiettivo di offrire anche un'importante occasione di scambio fra detenuti. Alla casa circondariale "Ettore Scalas" di Cagliari-Uta sono iniziate le lezioni gratuite di canto: impegnate sedici detenute, che nei prossimi mesi potranno sviluppare le proprie qualità vocali esercitandosi con toni, scale e registri per raggiungere l'omogeneità caratteristica del coro. Il programma di attività, promosso dall'associazione "Socialismo Diritti Riforme" e che ha il coordinamento di Elena Ledda e Simonetta Soro, è stato approvato dalla direzione dell'Istituto e si avvale del contributo dell'Area Educativa.
"Una nuova occasione - affermano Elena Ledda e Simonetta Soro - per trascorrere qualche ora con le donne private della libertà, e raccogliere le espressioni della loro cultura musicale. Il progetto intende valorizzare le esperienze maturate da ciascuna e dare vita a uno scambio di emozioni. Siamo solo all'inizio, ma la prima lezione ha rivelato non solo alcune voci interessanti, ma anche sonorità e ritmi che fanno ritenere importante la condivisione nel canto corale. A prescindere dai risultati quindi il percorso si presenta molto interessante".
"Abbiamo accolto la proposta - sottolinea il direttore dell'Istituto Marco Porcu - perché riteniamo importante offrire un'ulteriore occasione di scambio culturale. È la prima volta che nella sezione femminile viene avviato un corso per realizzare un coro e siamo certi, visto anche l'alto numero di adesioni, del successo dell'iniziativa". "Il progetto - ricorda Maria Grazia Caligaris, presidente di Sdr - è nato in occasione della Giornata Internazionale della Donna quando Elena Ledda non è stata solo protagonista dell'appuntamento, ma ha coinvolto emotivamente le detenute facendole cantare e suscitando in loro forti emozioni.
Da lì si è sviluppato un percorso che ha avuto il sostegno dell'area educativa ed in particolare di Mariangela Bandino ed Emiliana Podda, convinte del valore e significato degli incontri con la musica e la voce". Il programma prevede appuntamenti di due ore durante i quali, oltre alle tecniche di respirazione e all'individuazione delle voci, le allieve impareranno a cantare insieme un repertorio che accoglie brani della tradizione sarda ma anche canti di differenti matrici. Sarà poi organizzata un'esibizione conclusiva nell'Istituto.
salernonotizie.it, 7 giugno 2019
Il Lab ICArte Teatro Terapia, ideato e promosso dall' avv. Paola De Vita con Cittadinanzattiva e condotto dall' attore e regista Antonello De Rosa con la sua Scena Teatro all'interno della Casa di Reclusione I.C.A.T.T. di Eboli, presenta " De Pretore Vincenzo " di Eduardo De Filippo regia Antonello De Rosa venerdì 14 giugno ore 19.30.
Gli ospiti dell' I.C.A.T.T. insieme ad attori professionisti di Scena Teatro saranno impegnati in una performance teatrale itinerante all'interno della Casa di Reclusione alla presenza del direttore dott.ssa Concetta Felaco, del Comandante dott.ssa Carolina Arancio, della dott.ssa Rosamaria Caleca e delle autorità istituzionali. Spettacolo itinerante, dinamico, coinvolgente. Gli attori, preparati dal regista De Rosa, condurranno lo spettatore all'interno del Castello Colonna.
È un progetto di Teatro sociale come strumento di catarsi, introspezione ed emancipazione che coinvolge i detenuti dell'Icatt in un percorso di recupero ed inclusione. Antonello De Rosa è senz'altro la figura professionale, che più di tutti riesce a contraddistinguersi nel panorama teatrale, per competenza e dedizione. Un lavoro immenso ma gratificante dove l'opportunità del teatro dona libertà dell'essere a chi vive un momento di limitazione della libertà stessa. "Il teatro è rieducare al bello, alla cultura" afferma Antonello De Rosa "in questo mondo dove tutto è approssimativo, interviene il rigore vero del Teatro, che ci ridona equilibrio e stabilità". I posti sono limitati l'ingresso è ingresso libero. La prenotazione è obbligatoria entro il 7 Giugno, telefonare 339.4830268 entro il 7 giugno.
elbareport.it, 7 giugno 2019
È arrivato a conclusione il Progetto Pon - Il cielo in una cella. Carcere e territorio a Porto Azzurro che ha visto come protagonisti gli alunni della Scuola Secondaria di Porto Azzurro impegnati su tre moduli. Il progetto è partito dall'idea di valorizzare in termini positivi la presenza del carcere nel Comune di Porto Azzurro.
Partiti dalla storia della Fortezza spagnola di Longone con le sue caratteristiche che ospita la Casa di Reclusione, i ragazzi accompagnati dai docenti Roberta Cecchini e Luciano Melani, hanno intrapreso un percorso di confronto, dibattito ed esplorazione circa il significato della pena detentiva e le diverse modalità di esecuzione della stessa dopo aver messo a confronto le tre tipologie di detenzione sull'Arcipelago toscano: la Casa di Reclusione di Porto Azzurro, l'ex 41 bis di Pianosa e l'isola carcere di Gorgona.
Il Dirigente Scolastico Lorella Di Biagio si ritiene orgogliosa e soddisfatta di quanto realizzato e precisa: "L'acronimo Pon sta a indicare un progetto di innovazione e miglioramento del sistema dell'istruzione, attraverso dei fondi aggiuntivi europei. I singoli progetti che fanno parte del Pon hanno come obiettivo la creazione di un sistema d'istruzione e di formazione di elevata qualità, efficace ed equo. Il nostro Istituto si è aggiudicato ben quattro Progetti Europei che hanno permesso di fare un grande investimento nel sapere, offrendo nuove esperienze e competenze ai nostri ragazzi che vivono su un'isola.
Tutta la comunità (famiglie, imprese locali, Amministrazioni comunali, Pnat, Enti pubblici e privati, Associazioni...) si è impegnata e ha sostenuto le varie iniziative a 360°. È stata realizzata un'educazione ai patrimoni ambientali, storici, socio-culturali locali che ha permesso ai nostri alunni di apprendere le metodologie per la lettura e interpretazione dei beni. Un plauso ai docenti per una didattica qualitativamente apprezzabile, alle famiglie per il supporto e l'entusiasmo e ai nostri alunni che si sono dimostrati interessati e partecipi".
Attraverso laboratori esperienziali e magnifici percorsi outdoor i ragazzi si sono incontrati e confrontati con i detenuti di Porto Azzurro e Gorgona attivando così momenti di riflessione sulle proprie ed altrui risorse, sul rispetto delle regole e dei confini, su comportamenti leciti e illeciti e sull'art. 27 della Costituzione. A conclusione del progetto sono stati prodotti dépliant sulla storia di Longone da distribuire ai turisti in visita nel nostro territorio, una presentazione in power point che racconta i momenti più significativi di scambio tra i ragazzi e i reclusi.
Venerdì 7 giugno 2019, nella piazzetta antistante la Chiesa del Sacro Cuore di Maria di Porto Azzurro alle ore 21.00, i ragazzi saranno coinvolti in una piccola ricostruzione e drammatizzazione della vita quotidiana della Fortezza al tempo degli Spagnoli. Con figuranti in costume e un drappello di soldati appartenenti al gruppo storico Tercio de Longone, il siparietto, curato in collaborazione con il Comune di Porto Azzurro, offrirà uno spaccato dell'epoca a metà tra serio e faceto. I nostri ringraziamenti vanno al Parco, all'Amministrazione Comunale di Porto Azzurro e in modo particolare al Direttore della Casa di Reclusione di Porto Azzurro Dott. Francesco D'Anselmo e al Direttore del Carcere di Livorno-Gorgona Dott. Carlo Mazzerbo per la messa a disposizione di spazi e personale per la realizzazione del progetto.
Istituto Comprensivo Porto Azzurro
salernonotizie.it, 7 giugno 2019
Il Lab ICArte Teatro Terapia, ideato e promosso dall' avv. Paola De Vita con Cittadinanzattiva e condotto dall' attore e regista Antonello De Rosa con la sua Scena Teatro all'interno della Casa di Reclusione I.C.A.T.T. di Eboli, presenta " De Pretore Vincenzo " di Eduardo De Filippo regia Antonello De Rosa venerdì 14 giugno ore 19.30.
Gli ospiti dell' I.C.A.T.T. insieme ad attori professionisti di Scena Teatro saranno impegnati in una performance teatrale itinerante all'interno della Casa di Reclusione alla presenza del direttore dott.ssa Concetta Felaco, del Comandante dott.ssa Carolina Arancio, della dott.ssa Rosamaria Caleca e delle autorità istituzionali. Spettacolo itinerante, dinamico, coinvolgente. Gli attori, preparati dal regista De Rosa, condurranno lo spettatore all'interno del Castello Colonna.
È un progetto di Teatro sociale come strumento di catarsi, introspezione ed emancipazione che coinvolge i detenuti dell'Icatt in un percorso di recupero ed inclusione. Antonello De Rosa è senz'altro la figura professionale, che più di tutti riesce a contraddistinguersi nel panorama teatrale, per competenza e dedizione. Un lavoro immenso ma gratificante dove l'opportunità del teatro dona libertà dell'essere a chi vive un momento di limitazione della libertà stessa. "Il teatro è rieducare al bello, alla cultura" afferma Antonello De Rosa "in questo mondo dove tutto è approssimativo, interviene il rigore vero del Teatro, che ci ridona equilibrio e stabilità". I posti sono limitati l'ingresso è ingresso libero. La prenotazione è obbligatoria entro il 7 Giugno, telefonare 339.4830268 entro il 7 giugno.
L'Unione Sarda, 7 giugno 2019
Sedici detenute nei prossimi mesi potranno sviluppare le proprie qualità vocali esercitandosi con toni, scale e registri. Un'iniziativa volta a promuovere la diffusione della cultura musicale in carcere, con l'obiettivo di offrire anche un'importante occasione di scambio fra detenuti. Alla casa circondariale "Ettore Scalas" di Cagliari-Uta sono iniziate le lezioni gratuite di canto: impegnate sedici detenute, che nei prossimi mesi potranno sviluppare le proprie qualità vocali esercitandosi con toni, scale e registri per raggiungere l'omogeneità caratteristica del coro. Il programma di attività, promosso dall'associazione "Socialismo Diritti Riforme" e che ha il coordinamento di Elena Ledda e Simonetta Soro, è stato approvato dalla direzione dell'Istituto e si avvale del contributo dell'Area Educativa.
"Una nuova occasione - affermano Elena Ledda e Simonetta Soro - per trascorrere qualche ora con le donne private della libertà, e raccogliere le espressioni della loro cultura musicale. Il progetto intende valorizzare le esperienze maturate da ciascuna e dare vita a uno scambio di emozioni. Siamo solo all'inizio, ma la prima lezione ha rivelato non solo alcune voci interessanti, ma anche sonorità e ritmi che fanno ritenere importante la condivisione nel canto corale. A prescindere dai risultati quindi il percorso si presenta molto interessante".
"Abbiamo accolto la proposta - sottolinea il direttore dell'Istituto Marco Porcu - perché riteniamo importante offrire un'ulteriore occasione di scambio culturale. È la prima volta che nella sezione femminile viene avviato un corso per realizzare un coro e siamo certi, visto anche l'alto numero di adesioni, del successo dell'iniziativa". "Il progetto - ricorda Maria Grazia Caligaris, presidente di Sdr - è nato in occasione della Giornata Internazionale della Donna quando Elena Ledda non è stata solo protagonista dell'appuntamento, ma ha coinvolto emotivamente le detenute facendole cantare e suscitando in loro forti emozioni.
Da lì si è sviluppato un percorso che ha avuto il sostegno dell'area educativa ed in particolare di Mariangela Bandino ed Emiliana Podda, convinte del valore e significato degli incontri con la musica e la voce". Il programma prevede appuntamenti di due ore durante i quali, oltre alle tecniche di respirazione e all'individuazione delle voci, le allieve impareranno a cantare insieme un repertorio che accoglie brani della tradizione sarda ma anche canti di differenti matrici. Sarà poi organizzata un'esibizione conclusiva nell'Istituto.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 7 giugno 2019
Pluralismo mediatico. Approvata al Senato una mozione di maggioranza. Il sottosegretario Vito Crimi apre uno spiraglio: fondi per l'archivio e riforma del settore. Ma niente proroga.
L'ostracismo esibito contro Radio Radicale e contro il pluralismo mediatico evidentemente non paga. Deve averlo capito pure il sottosegretario pentastellato con delega all'Editoria, Vito Crimi, che ieri in Senato ha brigato a lungo con una parte dei suoi e con gli alleati di governo per mantenere la posizione intransigente di cui si era fatto baluardo. Ma poi, facendo onore al proprio incarico, ha aperto un sia pur "minimo e confuso spiraglio" (come l'ha definito la senatrice di Leu, Loredana De Petris), presentando una mozione insieme alla Lega (e soprattutto riformulandola in modo più favorevole a Radio Radicale, come chiesto dall'opposizione).
Il testo, che ha ottenuto 138 sì (Lega e M5S), 45 no (Pd) e 57 astensioni (Gruppo misto, FI, Autonomie e FdI), impegna il governo ad "attivare una separata convenzione triennale, volta esclusivamente a concludere l'attività di digitalizzazione e messa in sicurezza degli archivi", a patto che "l'archivio digitale resti formalmente vincolato al servizio pubblico". Nel frattempo l'esecutivo dovrà spendersi, secondo il documento, per una riforma complessiva del settore dell'informazione e della comunicazione istituzionale nell'ambito della quale si colloca la gara vinta nel 1994 dall'emittente radicale. (Nella prima versione, si stabiliva l'abolizione del divieto antitrust imposto alla Rai che impedisce l'ampliamento della rete radiofonica dedicata ai lavori parlamentari).
La riforma del settore era quanto vivamente caldeggiato dall'Agcom nella segnalazione urgente inviata al governo oltre un mese fa e ribadito proprio alla vigilia del voto al Senato dove erano state presentate, prima di quella M5S-Lega, cinque mozioni fotocopia firmate da Leu, dal Pd, da FdI e da FI, tutte volte ad ottenere una proroga della convenzione con il Mise fino a nuova gara. Su tutte però il governo ha dato parere negativo e così sono state affossate (a favore solo un centinaio di voti ciascuna), insieme alla promessa di Vito Crimi di trovare un "testo condiviso". Per farlo infatti bisognava seguire fino in fondo le raccomandazioni dell'Agenzia per le garanzie nelle comunicazioni che chiedeva al governo di non interrompere il servizio pubblico garantito da 43 anni dalla radio di Marco Pannella e Massimo Bordin.
E invece ieri, durante le dichiarazioni di voto in Aula, la parola proibita tra i banchi della maggioranza era proprio "proroga". Vietato usarla. Comprensibilmente, in parte, perché è difficile prorogare ormai una convenzione scaduta il 21 maggio scorso. Esattamente ciò a cui puntavano i 5 Stelle e Crimi, che non a caso ora spiega: "Ad oggi non è possibile un rinnovo in assenza di una legge; l'impegno è che si farà nel più breve tempo possibile in ambito parlamentare con una legge".
Il sottosegretario si prende pure lo spazio per rivendicare la propria posizione: "Non accetto che si dica che affamiamo Radio Radicale, nell'anno 2019 il Centro produzioni Spa ha ricevuto un intervento pubblico pari 9 ml di euro a fronte dei 12 ml percepiti negli anni precedenti". Il servizio pubblico? Quello "è esclusivamente limitato alla trasmissione delle sedute parlamentari, il resto è altro. Ben venga quindi che per la prima volta un governo ha apportato un cambiamento. Uno choc al sistema per poi poterlo regolamentare bene".
Una frase che tradisce una certa megalomania, ma tant'è. "Ben venga una gara, che Radio Radicale chiede pubblicamente dal 1998", commenta l'emittente che però al contempo chiede "che si arrivi rapidamente ad una soluzione per la copertura del periodo transitorio, che va dal 21 maggio scorso all'assegnazione della medesima gara.
Senza questa rapida soluzione transitoria il servizio svolto da Radio Radicale fino ad oggi rischia di interrompersi". Passare per un disegno di legge in Parlamento equivale alla chiusura dell'emittente. Occorre, fa notare l'Fnsi che si affianca alla lotta della testata radicale, "un provvedimento urgente che assicuri la continuità del servizio scongiurandone l'interruzione". Perché altrimenti salvare e digitalizzare l'archivio storico, interrompendone contemporaneamente l'aggiornamento, è atto da mummificatore, non da Governo.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 7 giugno 2019
Convenzione prolungata di tre anni per la messa in sicurezza dell'archivio. Con 138 voti a favore, 45 no e 57 astenuti, l'aula del Senato ieri ha approvato, con i soli voti del Movimento 5 Stelle e della Lega, la mozione di maggioranza su Radio Radicale riformulata dal governo con le correzioni del sottosegretario Vito Crimi.
La convenzione sarà prolungata di tre anni per il completamento della digitalizzazione e la messa in sicurezza dell'archivio, mentre il Parlamento - "in tempi brevi" - varerà una legge per trovare una soluzione definitiva al problema delle gare per i servizi radiofonici istituzionali. Per le opposizioni il documento giallo- verde "non salva Radio Radicale".
Il Pd ha votato contro, mentre Sel, Fdi e Forza Italia si sono astenuti. Radio Radicale, in una nota, ha fatto sapere che "saluta con favore l'indizione di una gara per l'assegnazione del servizio di trasmissione delle sedute del Parlamento, gara che chiede pubblicamente dal 1998, e al contempo chiede che si arrivi rapidamente ad una soluzione per la copertura del periodo transitorio, che va dal 21 maggio scorso all'assegnazione della medesima gara. Senza questa rapida soluzione transitoria il servizio svolto da Radio Radicale fino ad oggi rischia di interrompersi".
Respinta invece, la mozione del Pd che chiedeva il rinnovo della convenzione per altri sei mesi. Il primo firmatario Andrea Marcucci ha puntato il dito contro il governo che "odia la libertà di informazione perché è abituato a raccogliere il consenso con le fake news". Un'accusa che Crimi ha respinto: "Non è possibile ad oggi procedere con un rinnovo della convenzione in assenza di una legge. L'impegno è che si farà nel più breve tempo possibile".
Ieri in aula si sono rivisti ricompattati pentastellati e leghisti, quando fino a qualche giorno fa i secondi accusavano i primi alla Camera di voler chiudere l'emittente radiofonica non avendo reso ammissibili gli emendamenti per il rinnovo della convenzione. Per la senatrice Tiziana Nisini della Lega la mozione approvata "va incontro anche alle esigenze e alle richieste di Radio Radicale, che ha chiesto più volte, con i suoi editori, che venisse indetto un bando di gara".
Dinanzi all'atteggiamento schizofrenico della Lega, a tracciare una strada possibile per il futuro è il senatore dem Roberto Rampi: "Ora tutta la pressione della società civile deve concentrarsi sul voto della Camera che può dare attuazione ai principi della mozione di maggioranza votando un emendamento al cosiddetto decreto Crescita che garantisca intanto la copertura dei costi per il tempo necessario alla realizzazione del progetto di legge annunciato dalla mozione di maggioranza. Ho regalato al sottosegretario Crimi una radio a fine seduta come gesto simbolico invitandolo ad ascoltare Radio Radicale che dalle sue parole sembra non conoscere".









