di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 7 marzo 2015
Arriva una norma che, per una volta, mette d'accordo avvocati e magistrati: al prossimo Consiglio dei ministri, in agenda per martedì, dovrebbe approdare, per l'approvazione definitiva, il Decreto Legislativo che introduce nel Codice penale una nuova causa di non punibilità, per tenuità del fatto. Il testo è ormai pronto e, rispetto alla versione iniziale, recepisce alcune indicazioni delle Commissioni parlamentari. L'obiettivo è di evitare che approdino in giudizio procedimenti per reati ritenuti, dalla stessa autorità giudiziaria, di scarsa offensività. Tutt'altro che una depenalizzazione.
di Alessandro Galimberti
Il Sole 24 Ore, 7 marzo 2015
È lunghissimo e alquanto eterogeneo il catalogo dei reati - tra codice penale e leggi speciali - che gravitano attorno al Dlgs "tenuità del fatto", elenco ricostruibile sulla base del tetto di pena (5 anni nel massimo), e tenuto conto comunque che ne restano fuori tutti gli indagati - e i fatti - giudicati in sostanza socialmente pericolosi.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 7 marzo 2015
La legge Vassalli non aveva bisogno di essere stravolta. Non almeno avendo come "scusante" (sedicenti) obblighi europei. La Corte di cassazione, con la sentenza n. 4446 della Terza sezione civile depositata l'altro ieri, prende posizione in una fase certo precedente all'approvazione della legge di riforma della responsabilità dei magistrati appena andata in "Gazzetta", ma non certo neutra, visto che del tema si discuteva da tempo e che tra le motivazioni delle correzioni alla legge erano state più volte evocate sanzioni comunitarie in arrivo in caso di perdurante inerzia del legislatore.
di Silvia Mastrantonio
Il Giorno, 7 marzo 2015
Il ministro: "Mai cercato scontri. I giudici devono contribuire agli sforzi del Paese". E sulla prescrizione: "Dissenso solo sui tempi, per alcuni reati. Sul punto e sulla corruzione troveremo un equilibrio". "Su corruzione e prescrizione nel governo c'è un orientamento comune, non ho dubbi che si troverà un punto di equilibrio". Andrea Orlando è al timone, da un anno, del ministero della Giustizia. Via Arenula è nell'occhio del ciclone mentre la coda dell'inverno fischia venti di tempesta su prescrizione e corruzione e fuori della porta premono i magistrati che certe novità non le hanno prese bene per niente.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 7 marzo 2015
Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, Pd, è un ligure poco incline alla retorica. Eppure stavolta, a proposito dei reati ambientali, approvati due giorni fa dal Senato e ormai in dirittura d'arrivo, dice: "È una svolta storica".
Adnkronos, 7 marzo 2015
su prescrizione aumenti irragionevoli, non è il premier ad averli voluti. Sulla giustizia non può prevalere l'anima giustizialista del Pd. È il messaggio che Angelino Alfano trasmette a Matteo Renzi in un'intervista al "Corriere della Sera", nella quale si dice tuttavia convinto che sulle norme riguardanti prescrizione, corruzione e intercettazioni Ap e Pd troveranno un punto d'intesa. "Prendiamo la riforma del lavoro: Renzi - afferma il ministro dell'Interno - ha potuto fare sponda sull'area riformista e moderata della maggioranza.
E così auspichiamo che succeda sul tema giustizia". L'obiettivo, aggiunge Alfano, deve essere "superare quella parte del Pd che è conservatrice sul lavoro e giustizialista sulla giustizia". "Renzi fin qui non ha fatto prevalere le anime giustizialiste e conservatrici. Noi abbiamo già colto un obiettivo storico dei moderati italiani, la responsabilità civile dei magistrati.
Anche sul resto non ci sottraiamo al confronto". Alfano ricorda che qualche giorno fa in commissione giustizia alla Camera è stato "approvato l'inasprimento delle pene per corruzione. Siamo favorevoli agli aumenti degli anni per la prescrizione e a una prescrizione ancor più lunga per i reati di corruzione. Ma una parte del Pd ha imposto aumenti ulteriori, non più ragionevoli. Non scarichiamo sui cittadini la lentezza della giustizia: se un uomo viene assolto dopo 30 anni che se ne fa dell'assoluzione?"
"Farò un esempio. Reato di corruzione per atto contrario a dovere di ufficio: la prescrizione - spiega il ministro dell'Interno - è stata portata da 10 a 15 anni e mezzo. Il voto in commissione che abbiamo avversato l'ha fatta arrivare a 18 anni. Sono convinto che con Orlando e Boschi troveremo un punto d'accordo. Non è Renzi che ha voluto questo ulteriore innalzamento dei termini". Altro punto dolente è il falso in bilancio sul quale "il governo presenterà un emendamento in commissione con un punto di equilibrio che tuteli le imprese piccole e medie e gli imprenditori in buona fede. Deve essere punito solo chi ha consapevolmente tratto in inganno. Anche in questo caso va sconfitto il giustizialismo: non gettiamo sugli imprenditori l'alone del sospetto per qualsiasi errore commesso".
C'è poi l'aspetto delle intercettazioni. Il progetto del presidente del Senato Grasso prevedeva intercettazioni a prescindere dalle pene. "Sulle intercettazioni - conclude il ministro dell'Interno - abbiamo già assistito a troppi abusi. È una materia da regolare in generale, tenendo conto delle esigenze delle indagini, della privacy, della libertà di stampa e del fatto che si tratta di uno strumento molto invasivo".
di Nico D'Ascola (Senatore di Area Popolare)
Il Garantista, 7 marzo 2015
Nel complesso dibattito sulla prescrizione e sulla sua applicazione ai reati contro la pubblica amministrazione, occorre partire da un dato ufficiale del Ministero della Giustizia. Risulta che allo stato della vigente legislazione, quindi senza alcun incremento delle pene e dei termini di prescrizione, solo il 3% circa di questi reati si prescrive. Non si può tuttavia negare che la diffusione e la gravità crescente di un simile fenomeno incide sulla efficienza, sul buon andamento e sulla imparzialità della P.A., oltre che sulla economia nazionale e sulla connessa immagine internazionale dell'Italia.
Ciò giustifica, pertanto, già sul piano retributivo un aumento delle pene e un più duro regime della prescrizione. È per tali ragioni che Area popolare ha condiviso - sino ad un certo punto - il progetto legislativo volto a punire molto più severamente questi reati. Tuttavia, proprio al fine di escludere ogni dubbio e per comprendere bene gli esatti termini della questione, è necessario esemplificarla, assumendo quale termine di paragone il delitto di corruzione propria.
Attualmente il termine di prescrizione di questo delitto è di 10 anni. A seguito degli interventi riformatori proposti e condivisi da Area popolare, raggiungerebbe la soglia di 15 anni e 6 mesi (risparmio al lettore lo strazio dei calcoli intermedi). Un incremento, quindi, molto severo in grado di eliminare del tutto quella fisiologica, ma gracilissima percentuale di prescrizioni del 3% dalla quale siamo partiti.
Possiamo pertanto concludere che l'obiettivo di rendere di fatto non prescrittibili tali reati può dirsi così già raggiunto. Ciò peraltro senza nemmeno interrogarsi sulla legittimità di un così drastico risultato. Ma se le cose stanno in questi termini - e sfido chiunque a dimostrare il contrario - c'è da chiedersi per quali ragioni si pretende un ulteriore aumento dei termini di prescrizione sino a 18 anni. Proposta, questa, che ha determinato il voto contrario di Area popolare a Montecitorio e la conseguente rottura in seno alla maggioranza.
A ben riflettere, la risposta al quesito è intuitiva. Spingendo i termini di prescrizione ben oltre un limite già molto elevato e di piena garanzia, non sembra si miri al già raggiunto obiettivo di rendere più duro il complessivo trattamento penalistico di questi reati. Infatti, l'eccesso così perseguito trasforma il risultato preso di mira in qualcosa di nettamente diverso. In altri termini, così facendo si rischia, in netto contrasto con il dettato costituzionale, di incidere molto negativamente sulla durata dei processi penali.
Ciò peraltro in netta controtendenza con tutti i tentativi di ridurne i tempi, dato che la prescrizione, tra l'altro, ha proprio la funzione di assicurami la ragionevole durata. Su queste posizioni da noi avversate grava poi un vero e proprio cortocircuito. Infatti, taluni ritengono che della prescrizione beneficino soltanto i colpevoli, abili nel sottrarsi alla pena. Ciò però contrasta, non solo con il principio costituzionale di presunzione di non colpevolezza, ma soprattutto con i fatti i quali dimostrano che la magistratura, nei diversi gradi di giudizio, assolve a vario titolo una certa percentuale di imputati di ogni reato e, quindi, anche di quelli contro la PA. Per non dire poi del fatto che così oltretutto si elude una questione della quale le società civili dovrebbero farsi carico.
Quella della difesa dell'innocente. Esigenza che, nel contesto di una legislazione davvero equilibrata e costituzionalmente orientata dovrebbe tra l'altro valere di più della pur molto condivisibile necessità di condannare il colpevole. In altri termini, se la durata dei processi dovesse diventare eccessiva, l'eventuale riconoscimento della innocenza dell'imputato, se troppo tardivo, perderebbe il suo stesso significato. Considerazioni analoghe possono farsi anche per la persona offesa che su posizioni opposte ha un identico interesse alla celerità del processo. In conclusione e cercando si semplificare al massimo, quanto alla prescrizione del reato si possono proporre due modelli esplicativi di sistemi politici del tutto opposti, che possono orientare le scelte - per l'appunto altrettanto politiche - dei cittadini.
Si può delineare un assetto dei rapporti tra Stato e cittadini che ponga al centro dell'interesse legislativo il primo. Così facendo, però, si prefigurano relazioni di tipo autoritario. Poiché lo Stato ha posto taluno al centro del suo interesse punitivo, per ciò solo avrebbe il potere di perseguirlo anche in tempi irragionevolmente lunghi, con ciò tra l'altro scaricando sul cittadino la sua stessa inefficienza e l'incapacità di dotarsi di un processo di durata contenuta. In alternativa si profila un modello del tutto compatibile con l'assetto democratico della nostra Costituzione. Al centro si pone la persona.
Lo Stato, in presenza di condizioni tassative, ha il potere - dovere di punirla. Tuttavia, il potere punitivo è a termine, in quanto il processo deve avere una durata ragionevole e comunque compatibile con il diritto costituzionale di difendersi provando. In assenza di queste garanzie minime, la stessa differenza tra colpevole e innocente finirebbe paradossalmente per premiare il primo. Riflettano i cittadini su quale dei due modelli preferiscono.
9Colonne, 7 marzo 2015
Udienze che si tengono negli angusti uffici dei magistrati perché non ci sono aule a sufficienza, organici insufficienti sia tra il personale amministrativo che tra quello togato, un processo civile telematico azzoppato da una scarsità di mezzi e di formazione che rischiano di allungare, anziché accorciare, i tempi della giustizia.
È questa la fotografia scattata dal primo Report Aiga sulla giustizia in Italia, realizzato grazie al lavoro di tutte le sezioni territoriali dell'Associazione italiana giovani avvocati e presentato oggi ad Ancona nel corso del Focus nazionale sull'ordinamento giudiziario. Aiga ha raccolto attraverso una serie di questionari diffusi in tutti i tribunali italiani le principali criticità che ancora oggi contribuiscono alla maglia nera assegnata all'Italia dal rapporto Ocse sulla giustizia civile, secondo il quale nel nostro paese occorrono 564 giorni per concludere il primo grado di un procedimento, contro una media di 240 giorni e i 107 giorni del Giappone, primo classificato. Per una giustizia efficiente servono prima di tutto spazi adeguati e, secondo il Report Aiga, i tribunali italiani non sono in grado di soddisfare le necessità del sistema.
Alla domanda "Gli spazi riservati alle udienze sono sufficienti allo svolgimento dell'attività?", infatti, il 56,1% degli intervistati risponde di no. Il dato scorporato per territori mostra che il problema degli spazi inadeguati è sentito soprattutto al Sud, dove il no raggiunge il 78,9%. Stesso problema con gli spazi riservati alle cancellerie: a livello italiano, il 53,7% li ritiene inadeguati, con un picco al Sud (63,2%).
"Nell'elaborazione del report - spiega la presidente di Aiga Nicoletta Giorgi - sono arrivate molte segnalazioni di udienze saltate per mancanza di spazi o celebrate negli uffici dei magistrati, che certo non sono stati progettati con questa funzione. In generale, a un generale problema di spazi insufficienti o inadeguati si è aggiunta la revisione della geografia giudiziaria: spesso, l'accorpamento di più tribunali non è stato accompagnato da un conseguente adeguamento degli spazi. Del resto, lo stesso è avvenuto sul fronte degli organici".
E proprio quello degli organici è il secondo problema evidenziato dal Report Aiga sulla giustizia in Italia. Una problematica a due facce: in tutti i tribunali italiani, infatti, si lamenta una grave carenza sia nel numero di magistrati che in quello degli amministrativi.
Nel dettaglio, alla domanda "Il numero di magistrati è sufficiente in relazione al numero di cause esistenti sul ruolo?", la risposta è un secco "No" da parte del 90,2% degli intervistati. Il picco si registra nel Centro Italia, dove il dato è del 100%. Seguono il Nord con il 93,3% e il Sud con l'84,2%. "La condizione di insufficienza degli organici - sottolinea la presidente Giorgi - è certificata dallo stesso Consiglio Superiore della Magistratura, che quantifica in 1.081 i posti vacanti negli uffici giudiziari italiani.
Sottolineiamo però che lo stesso Csm segnala come 145 magistrati siano attualmente fuori ruolo, cioè distaccati a fare altro: consulenti ministeriali, componenti di uffici legislativi, dirigenti di dicastero. Forse è il momento di ridefinire le priorità ed è tempo che chi ha vinto un concorso in magistratura torni a svolgere l'attività giurisdizionale o scelga di farsi da parte e lasciare posto a qualcun altro".
Ma la carenza di personale si fa sentire anche sul fronte degli amministrativi. L'82,9% degli intervistati risponde infatti "No" alla domanda "Le unità di personale amministrativo sono sufficienti in relazione ai magistrati?".
In questo caso, il picco si registra nell'Italia settentrionale, con i "No" a quota 93,3%, contro l'85,7% del Centro e il 73,7% del Sud. "La seria intenzione di cambiare l'andamento del sistema giustizia - evidenzia la presidente dei giovani avvocati italiani - deve puntare ad un incremento delle prestazioni anche degli uffici amministrativi trovando una soluzione efficace al sovraccarico esorbitante: lo stesso Ministero della giustizia stima al 18% la scopertura degli organici. È fondamentale, poi, accelerare sull'Ufficio del Processo, struttura stabile di staff capace di affiancare il magistrato nel suo lavoro quotidiano".
Le carenze di organico e la riorganizzazione della geografia giudiziaria hanno prodotto in parte un aumento dei tempi necessari agli adempimenti di cancelleria. Alla domanda "I tempi necessari agli adempimenti di cancelleria sono aumentati?" risponde "Sì" il 46,3% degli intervistati. Stesso risultato per la domanda "I tempi necessari alle notificazioni a mezzo Unep sono aumentati?", riferita agli Uffici Notificazioni, Esecuzioni e Protesti. Nel Report Aiga si registra inoltre un certo aumento dei tempi necessari al rilascio di provvedimenti corredati di formule esecutive, aumentati per il 41,46% degli intervistati.
"La fase esecutiva del processo - sottolinea la presidente di Aiga - deve essere posta sotto la lente e va prevista una semplificazione per il rilascio delle formule esecutive. Solo in questo modo la Giustizia sarà davvero dalla parte del cittadino, perché è proprio nell'esecuzione della sentenza che questa si compie. In quest'ottica, si deve forse pensare a una riforma dei soggetti che applicano i procedimenti. Grande cavallo di battaglia dell'Associazione italiana giovani avvocati è quella per l'applicazione del Processo Civile Telematico. Su questo fronte, il Report Aiga mostra che, nonostante sia ormai entrato pienamente in vigore, il Pct zoppichi ancora.
La domanda "I tempi necessari alla verbalizzazione in udienza sono aumentati con la verbalizzazione telematica?" lo dimostra. Risponde infatti "Sì" un intervistato su tre (34,1%), contro il "No" del 26,8% del campione. Ma a far riflettere sono le risposte "Altro" (39%), che vanno da "Dipende dai giudici" a "Molti giudici fanno ancora uso della verbalizzazione cartacea" ai moltissimi "Non è ancora operativa".
E un atto di semplificazione come la presentazione di materiali su pen drive è impossibile nel 70,7% dei casi. "Il Processo Civile Telematico - ricorda Nicoletta Giorgi - nasce con l'obiettivo di snellire i tempi della Giustizia. Se non viene applicato correttamente, l'effetto può essere opposto. Il Report Aiga dimostra che esiste un freno evidente all'applicazione del Pct.
Ci chiediamo dunque: è la strumentazione che manca? È una questione culturale? Serve più formazione? La Giustizia, quella telematica in particolare, ha fame di risorse e sete di formazione. Chiediamo al ministro Orlando di provvedere a colmare al più presto queste lacune e a tutte le figure coinvolte nel sistema Giustizia di collaborare per smettere di indossare quella maglia nera che fa dell'Italia il Paese dei tribunali inefficienti".
di Luigi Frasca
Il Tempo, 7 marzo 2015
Processi in aule di fortuna, organici insufficienti, uso dei computer quasi sconosciuto. Udienze che si tengono negli angusti uffici dei magistrati perché non ci sono aule, organici insufficienti sia tra il personale amministrativo che tra quello togato, un processo civile telematico azzoppato da una scarsità di mezzi e di formazione che rischiano di allungare, anziché accorciare, i tempi della giustizia. È questa la fotografia scattata dal primo Report Aiga sulla giustizia in Italia, realizzato grazie al lavoro di tutte le sezioni territoriali dell'Associazione italiana giovani avvocati e presentato ad Ancona nel corso del Focus nazionale sull'ordinamento giudiziario.
Per una giustizia efficiente servono prima di tutto spazi adeguati e, secondo il Report Aiga, i tribunali italiani non sono in grado di soddisfare le necessità del sistema. Alla domanda "Gli spazi riservati alle udienze sono sufficienti allo svolgimento dell'attività?", infatti, il 56,1% degli intervistati risponde di no.
"Nell'elaborazione del report - spiega la presidente di Aiga Nicoletta Giorgi - sono arrivate molte segnalazioni di udienze saltate per mancanza di spazi o celebrate negli uffici dei magistrati, che certo non sono stati progettati con questa funzione. In generale, a un generale problema di spazi insufficienti o inadeguati si è aggiunta la revisione della geografia giudiziaria: spesso, l'accorpamento di più tribunali non è stato accompagnato da un conseguente adeguamento degli spazi. Del resto, lo stesso è avvenuto sul fronte degli organici".
Proprio quello degli organici è il secondo problema evidenziato dal Report Aiga: in tutti i tribunali italiani, infatti, si lamenta una grave carenza sia nel numero di magistrati che in quello degli amministrativi. Nel dettaglio, alla domanda: "Il numero di magistrati è sufficiente in relazione al numero di cause esistenti sul ruolo?", la risposta è un secco "no" da parte del 90,2% degli intervistati.
"La condizione di insufficienza degli organici - sottolinea la presidente Giorgi - è certificata dallo stesso Consiglio superiore della magistratura, che quantifica in 1.081 i posti vacanti negli uffici giudiziari italiani".
Grande cavallo di battaglia dell'Associazione italiana giovani avvocati è quella per l'applicazione del Processo civile telematico. Su questo fronte, il Report Aiga mostra che, nonostante sia ormai entrato pienamente in vigore, il Pct zoppica ancora. La domanda "I tempi necessari alla verbalizzazione in udienza sono aumentati con la verbalizzazione telematica?" lo dimostra.
Risponde infatti "sì" un intervistato su tre (34,1%), contro il "no" del 26,8% del campione. Ma a far riflettere sono le risposte "altro" (39%), che vanno da "Dipende dai giudici" a "Molti giudici fanno ancora uso della verbalizzazione cartacea", ai moltissimi "Non è ancora operativa". E un atto di semplificazione come la presentazione di materiali su pen drive è impossibile nel 70,7% dei casi.
"Il Processo civile telematico - ricorda Nicoletta Giorgi - nasce con l'obiettivo di snellire i tempi della giustizia. Se non viene applicato correttamente, l'effetto può essere opposto. Ci chiediamo: è la strumentazione che manca? È una questione culturale? Serve più formazione? La giustizia, quella telematica in particolare, ha fame di risorse e sete di formazione. Chiediamo al ministro Orlando di provvedere a colmare al più presto queste lacune e a tutte le figure coinvolte nel sistema giustizia di collaborare per smettere di indossare quella maglia nera che fa dell'Italia il Paese dei tribunali inefficienti".
www.ilfarmacistaonline.it, 7 marzo 2015
Oggi in Sicilia all'Opg di Barcellona Pozzo di Gotto e lunedì a Mantova all'Opg di Castiglione dello Stiviere. Sono le prime due tappe di un "viaggio" dei componenti della Commissione presieduta da De Biasi per un confronto sulla situazione dei presidi in vista della loro chiusura.
La Commissione Igiene e Sanità del Senato ha deciso di avviare una serie di visite presso alcuni Opg italiani per verificare i percorsi di superamento degli Opg previsti dalla normativa vigente e sostenere il lavoro dei vari soggetti interessati.
Oggi, una delegazione composta dai senatori Nerina Dirindin, Venera Padua e Domenico Scilipoti Isgrò dopo la visita all' all'Opg di Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina, avrà una serie di audizioni alla Prefettura di Messina con l'Assessore alla Sanità della regione, Lucia Borsellino, il Presidente del Tribunale di sorveglianza di Messina, il Dipartimento salute mentale di Palermo e con altre personalità di associazioni sociali e sanitarie.
Lunedì prossimo, invece, sarà delegazione guidata dalla Presidente Emilia Grazia De Biasi a visitare l'Ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione dello Stiviere. Oltre alla Senatrice De Biasi, la delegazione sarà composta dalle Senatrici Nerina Dirindin e Paola Taverna, accompagnate dal Dottor Silvio Biancolatte, Consigliere e Capo ufficio segreteria della Commissione, e dai Marescialli dei Nas dei Carabinieri Massimo Tolomeo e Claudio Vuolo.
Anche in questo caso dopo la visita in ospedale sono state programmate presso la Prefettura di Milano audizioni con l' Assessore alla sanità della Regione Lombardia, Mario Mantovani, l'Assessore alla sanità della Regione Piemonte, Antonino Saitta; il Presidente del Tribunale di sorveglianza di Milano, Pasquale Nobile De Santis, e altre personalità impegnate nel settore.
- Giustizia: chiusura degli Opg; viaggio nell'inferno degli ultimi internati ad Aversa
- Giustizia: ancora donne detenute con figli nelle carceri italiane, appello per l'8 marzo
- Giustizia: 8 marzo; per la Festa della donna eventi in diversi istituti penitenziari italiani
- Lettere: i tempi di prescrizione tra reato e processo
- Lettere: la spaventosa responsabilità civile










