di Mario Di Vito
Il Manifesto, 31 maggio 2025
“Come ha fatto il manifesto ad avere accesso a questi provvedimenti?”, si domanda il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia evocando un possibile complotto dei giudici in combutta con questo giornale. Al ministero della Giustizia l’imbarazzo è palpabile e la speranza quasi dichiarata è che Galeazzo Bignami non dia davvero seguito alla sua idea di interrogare Carlo Nordio per ottenere chiarimenti in merito alla notizia uscita ieri sul manifesto dei due rinvii della Cassazione alla Corte di giustizia Ue sui trattenimenti nei Cpr albanesi. “Come ha fatto il manifesto ad avere accesso a questi provvedimenti?”, si domanda il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia evocando un possibile complotto dei giudici in combutta con questo giornale.
di Maria Carla Sicilia
Il Foglio, 31 maggio 2025
Dopo tre anni di inchiesta e sei di processo, Luca Marola è stato assolto dall’accusa di cessione e vendita di stupefacenti “perché il fatto non sussiste”. Ora il decreto che mette fuori legge le infiorescenze vanifica la sentenza. Ma il processo è un precedente che potrebbe fornire elementi giuridici contro la norma del governo Meloni. Assolto perché il fatto non sussiste, nello stesso giorno in cui la Camera ha approvato il decreto Sicurezza del governo Meloni. Che tra le altre cose mette fuori legge le infiorescenze della canapa e la filiera che la produce e la trasforma.
di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 30 maggio 2025
Chiunque si affidi alla retorica pubblica della legalità deve sapere che le carceri sono oggi i luoghi dell’illegalità istituzionale. Il sistema penitenziario è senza respiro! I detenuti sono senza respiro. Gli operatori sono senza respiro. Come mai negli ultimi decenni in carcere si percepisce sofferenza, tensione, paura. Nelle cento visite di Antigone lungo il 2024 abbiamo potuto constatare con i nostri occhi cosa significa un sistema penitenziario in crisi profonda di identità: corpi ammassati in celle chiuse, spazi inadeguati, tensione alle stelle, sofferenza generalizzata, condizioni igieniche e sanitarie inaccettabili, educatori stanchi, poliziotti in difficoltà, direttori provati, medici preoccupati, volontari a malapena tollerati, progetti educativi, sociali e lavorativi dirottati su binari morti. Il sistema penitenziario deve tornare a respirare aria buona e sana, altrimenti rischia una pericolosissima implosione.
In carcere senza respiro: il report di Antigone parla di sovraffollamento e compressione dei diritti
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 30 maggio 2025
Abbiamo presentato stamattina a Roma il nostro XXI Rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia, frutto di un anno di monitoraggio del sistema penitenziario avvenuto attraverso oltre cento visite da noi effettuate a strutture penitenziarie per adulti e per minori. Vi raccontiamo quello che vediamo con i nostri occhi. E quello che vediamo non è una bella cosa. Abbiamo intitolato questo Rapporto “Senza respiro”. Tempo fa il sottosegretario Delmastro raccontò di provare un’intima gioia nel togliere il respiro alle persone detenute. Il suo umore deve essere dunque molto alto: in carcere oggi si vive drammaticamente senza respiro.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 maggio 2025
È stato presentato a Roma il XXI Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia, intitolato “Senza respiro”. Un titolo che non è una metafora, ma una fotografia lucida di un sistema penitenziario al collasso, dove detenuti, operatori e istituzioni sono sempre più in affanno. Nel 2024 l’Osservatorio di Antigone ha visitato 95 istituti penitenziari per adulti e la maggior parte di quelli per minorenni, da Bolzano ad Agrigento. Ciò che è emerso è uno scenario drammatico: corpi ammassati in celle anguste, spazi inadeguati, tensioni continue e una sofferenza che tocca tutti gli attori del carcere. Al 30 aprile 2025 i detenuti in Italia erano 62.445, a fronte di una capienza regolamentare di 51.280 posti. Se però consideriamo i 4.500 posti non disponibili per inagibilità o lavori di ristrutturazione, il tasso reale di sovraffollamento schizza al 133%, con circa 16.000 persone senza un posto “vero”. Solo 36 carceri su 189 restano entro i limiti, mentre 58 hanno un tasso di affollamento superiore al 150%. Milano San Vittore guida la classifica nera col 220%, seguito da Foggia (212%) e Lucca (205%).
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 30 maggio 2025
Il report restituisce l’immagine desolante di una condizione detentiva sempre più lontana dalle regole democratiche. Dopo 95 istituti penitenziari visitati nel corso del 2024, l’Osservatorio Antigone può ben testimoniarlo direttamente: detenuti agenti e operatori sono “Senza respiro”. È il titolo, appunto, dell’ultimo Rapporto sulle carceri nel quale l’associazione può facilmente prevedere che con il Decreto Sicurezza - tramite il quale il codice penale accresce il potenziale punitivo di 486 anni di prigione - il sistema penitenziario è “a rischio deflagrazione”. Tanto più per via del nuovo reato di rivolta penitenziaria che si determina anche con la resistenza passiva, e prevede “pene altissime, superiori nel massimo edittale anche ai maltrattamenti in famiglia”. Tanto che, calcola Antigone prendendo in esame i circa “1.500 episodi di protesta collettiva non violenta verificatesi solo nel 2024”, sono “in arrivo 24.000 anni di carcere” per chi dissente.
quotidianosanita.it, 30 maggio 2025
“Il sovraffollamento carcerario crea insufficiente attenzione alla salute fisica e mentale nei penitenziari italiani che, aggiunto alle critiche condizioni igienico-sanitarie degli istituti impone un provvedimento deflattivo straordinario: il Parlamento approvi la legge Giachetti sulla liberazione anticipata”. L’Associazione Luca Coscioni pubblica le relazioni sulle visite in carcere delle ASL ottenute con un accesso agli atti del dicembre scorso. Ad aprile, solo 66 Aziende sanitarie locali hanno inviato copia della documentazione richiesta senza specificare, nella maggior parte dei casi, né se la Regione abbia predisposto delle regole o suggerimenti per l’effettuazione delle visite né quali siano state le reazioni istituzionali.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 30 maggio 2025
Irrazionalità, contraddizioni e sproporzioni nelle nuove norme approvate dalla Camera e ora al vaglio del Senato. Basterà aver avuto entro 5 anni neanche un rinvio a giudizio, ma appena una denuncia, per vedersi vietare dal “Daspo urbano” del Questore, senza neanche accertamento di pericolo di reati, l’accesso ad alcune aree, pena l’arresto sino a un anno: notevole coerenza per un governo che ovunque evoca la presunzione di innocenza, e dall’1 giugno designa Questore di Monza un dirigente condannato sino in Cassazione per falso sui fatti della scuola Diaz al G8 di Genova.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 30 maggio 2025
Proteste in Aula: “Misure incostituzionali”. Salvini: “Più tutele per le forze dell’ordine”. Con 163 voti favorevoli, 91 contrari e 1 astenuto la Camera dei Deputati ha approvato ieri in prima lettura la legge di conversione del dl sicurezza. Assenti in Aula la premier Meloni e i ministri che lo avevano presentato (Piantedosi, Nordio, Crosetto, Giorgetti). Martedì scorso il governo aveva incassato la fiducia. Dal 3 giugno toccherà a Palazzo Madama pronunciarsi sul provvedimento: avrà tempo fino all’ 11 dello stesso mese, pena la decadenza del decreto legge. Al termine della votazione finale Alleanza verdi e sinistra, Movimento 5 Stelle e Partito democratico hanno esposto cartelli con le seguenti scritte: “Né liberi né sicuri”, “Non si arresta la protesta”, “La democrazia non si piega”, “Decreto paura”. Tantissimi gli interventi durante tutta la giornata di discussione a Montecitorio.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 30 maggio 2025
Cresce lo scetticismo degli italiani nei confronti di quasi tutte le istituzioni, crollo di credibilità anche per la magistratura. “Sei italiani su dieci (59,3%) si esprimono favorevolmente” in merito alla separazione delle carriere, “in affinità con il dibattito introdotto dal Governo in carica sul tema, contro il 40,7% di chi si dichiara, invece, contrario”: è quanto emerso dal Rapporto 2025 dell’Eurispes, reso noto ieri. A questo dato si aggiunge un calo di tre punti del consenso nei confronti della magistratura rispetto al 2024: “Se a dirsi fiducioso è, infatti, il 43,9% degli italiani, il 46,5% si esprime, al contrario, in maniera negativa”. Questi numeri fotografano una situazione non incoraggiante per giudici e pubblici ministeri impegnati nella campagna pre-referendaria sulla riforma costituzionale dell’ordinamento giudiziario.
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