di Giulia Beatrice Filpi
napolimonitor.it, 29 aprile 2026
Tra gli utenti libici dei social media, un video girato all’interno del carcere dell’Ucciardone di Palermo ha raccolto, nei giorni scorsi, decine di migliaia di visualizzazioni. Nel filmato, girato circa due settimane fa, Mohanned “Jarkass” Khashiba*, trentenne, detenuto in Italia da oltre undici anni, annunciava una protesta per chiedere certezze rispetto alle possibilità e alla data del rimpatrio, suo e di altri due cittadini libici reclusi in Italia, Mohammed Mezgui e Tarek Laamami. Nel filmato, il trentenne appariva in primo piano, con il volto segnato dalle occhiaie. Sosteneva di aver minacciato il suicidio, di essere stato trasferito in isolamento dopo aver avuto dei problemi con le forze dell’ordine all’interno del carcere, di aver iniziato uno sciopero della fame e della sete (attualmente sospeso, ndr).
di Fabrizio Roncone
Corriere della Sera, 29 aprile 2026
Tutte le polemiche sul ministero della Giustizia, dall’affaire Andrea Delmastro al rinvio a giudizio di Giusi Bartolozzi per il caso Almasri. Ecco il ministero della Giustizia, palazzo Piacentini, con spigoli rinascimentali, massiccio, sul marciapiede di sinistra, appena svoltato l’angolo tra Lungotevere De’ Cenci e via Arenula. Ma che posto è diventato? In questa legislatura è stato il teatro buio di gravi pasticci e di memorabili baruffe, di gaffe e di arroganze, di storiche sconfitte e adesso pure di un disastroso incidente che coinvolge, addirittura, quel luogo sacro chiamato Quirinale. C’è un lungo corridoio nella penombra. Il marmo. Il silenzio. Gli impiegati camminano sulle punte dei piedi. Un tempo sarebbe uscita lei, Giusi Bartolozzi. Alta, imperiosa, accigliata. Il rumore dei tacchi rimbombava fuori dalla stanza, la voce squillante. “Che succede?”. Controllava tutto, decideva tutto. Molto più di una capa di gabinetto. Persino più di una zarina. “È la mia ministra”, diceva lui, Carlo Nordio, il Guardasigilli in carica. Spesso compiaciuto, talvolta atterrito.
di Angelo Picariello
Avvenire, 29 aprile 2026
È del tutto legittimo chiedersi perché sul caso Minetti ulteriori verifiche non siano state fatte durante l’interlocuzione tra magistratura e ministero della Giustizia, prima di arrivare sul tavolo del Quirinale. Nello stesso tempo va preservato il valore in sé del provvedimento di clemenza, basato sul possibile cambiamento della persona. La procuratrice generale di Milano Francesca Nanni che ha curato, con il sostituto Gaetano Brusa, il parere favorevole alla concessione della grazia a Nicole Minetti, ora non esclude una revisione di tale parere e la contemporanea apertura di un’indagine a carico dell’imputata. L’uomo della strada, con qualche ragione, si chiede se tali ulteriori verifiche non potevano esser fatte durante l’interlocuzione di prassi che deve esserci fra magistrati e ministero della Giustizia, prima cioè di far arrivare la richiesta sul tavolo presidenziale.
di Stefano Giordano
Il Riformista, 29 aprile 2026
Il penalista Giovanni Fiandaca sostiene che la procura non possa indagare su un reato prescritto ma il pm può proseguire le indagini per accertare la presenza di fattispecie diverse dalla prima. Giovanni Fiandaca è uno dei più insigni penalisti italiani, garantista autentico - e va detto, perché in questa vicenda conta. Da agosto 2024 su Il Foglio si è dimostrato particolarmente sensibile ai diritti degli indagati eccellenti, Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone, indagati a Caltanissetta per favoreggiamento aggravato nel filone mafia-appalti, arrivando a invocare la soppressione della Commissione Antimafia come organo inutile e confusivo. L’ultimo contributo muove su due fronti: che una procura non possa indagare su un reato prescritto; e che l’audizione pubblica del Procuratore De Luca abbia violato le garanzie degli indagati. Su entrambi mi permetto di dissentire.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 29 aprile 2026
L’Eurocamera approva una risoluzione che chiede agli Stati membri di allineare la normativa sul reato di violenza sessuale. Si smarcano Fdi e Lega, e in Italia è stallo sul ddl Bongiorno. A dare la linea sul reato di violenza sessuale ora è il Parlamento europeo, che invita tutti gli Stati membri ancora fermi a una definizione di stupro fondata sulla “forza” a riformare la propria normativa ponendo al centro il principio del consenso. Lo prevede già la Convenzione di Istanbul, ratificata dal nostro Parlamento nel 2013. E molti Paesi, da ultimo la Francia, si sono allineati allo standard internazionale. Mentre l’Italia fatica a trovare la quadra sul ddl approvato in autunno alla Camera e attualmente fermo al Senato.
di Giulia Ghirardi
fanpage.it, 29 aprile 2026
“Dolori atroci, non mi curano”. In alcune lettere un detenuto al 41bis del carcere di Rebibbia ha espresso la volontà di morire a causa di dolori cronici non curati. La Ong Bon’t Worry Ingo ha denunciato a Fanpage.it “cure inadeguate” e il mancato trasferimento sanitario. “Voglio chiedere il suicidio assistito: non posso essere curato e ho dolori atroci”. A parlare è Salvatore F., 39 anni, malato cronico, detenuto al 41bis nel carcere romano di Rebibbia che, stando alle lettere che Fanpage.it ha potuto visionare, non riuscirebbe “a stare in piedi” a causa del dolore: “Non mi guardo neanche più allo specchio, sono deformato”.
sardiniapost.it, 29 aprile 2026
Nuovo episodio nel Centro di permanenza per i rimpatri dove la situazione è ormai fuori controllo grazie all’assenza pressoché totale delle istituzioni. Dicevano fosse una polveriera, e non avevano tutti i torti. Due blocchi del Cpr (Centro di permanenza per i rimpatri) di Macomer sono stati dati dalle fiamme dagli stessi ospiti (una definizione inadeguata per quella cinquantina di giovani nordafricani detenuti). In realtà, il rogo ai locali è stato il gesto disperato, l’extrema ratio di una protesta in corso da mesi e rimasta inascoltata. Sono intervenuti i vigili del fuoco e alcune ambulanze: un paio di persone sono rimaste intossicate dal fumo, poi soccorse e trasferite altrove. Sporcizia, servizi igienici in stato di totale degrado, materassi puzzolenti, ai quali si aggiunge il fatto che alcuni giovani sono affetti da scabbia e non sono curati, quindi, con il rischio di contagiare gli altri. Non solo: mancanza di indumenti e beni di prima necessità, vitto scarso e di qualità scadente, cure mediche specialistiche impossibili e impedimenti a incontrare gli avvocati. Lo sciopero della fame e della sete, in uno dei blocchi della struttura, non ha prodotto alcun effetto. Inutile anche un tentativo di suicidio e una sorta di rivolta soppressa dalle forze dell’ordine.
di Angelica Mori, Giacomo Marzi e Sibilla di Guida
Corriere della Sera, 29 aprile 2026
Nell’ultima isola carcere d’Europa uno studio della Scuola Imt di Lucca e dell’Università di Firenze combina formazione imprenditoriale e regolazione emotiva per cambiare il rapporto dei detenuti con il futuro. In Italia circa il 68% dei detenuti torna in carcere entro tre anni dalla scarcerazione. È una delle statistiche più citate nel dibattito sulla giustizia penale e una delle meno scalfite dalle politiche pubbliche. I programmi di reinserimento esistono e in molti casi producono risultati parziali. Da qui nasce una ricerca condotta da ricercatori della Scuola Imt Alti Studi Lucca e dell’Università di Firenze che analizza cosa permette a un detenuto, una volta uscito dal carcere, di impiegare le opportunità offerte, in particolare nel lavoro. Si tratta di una ricerca sperimentale condotta nel carcere di Gorgona che combina due percorsi formativi, uno imprenditoriale e uno sulla regolazione emotiva al fine di osservare come agire su entrambe le dimensioni cambi il rapporto dei detenuti con il proprio futuro.
di Edoardo Iacolucci
lacapitale.it, 29 aprile 2026
A Roma presentato “Fuori”, il progetto di Disco Lazio per portare università, cultura e sport ai giovani detenuti di Casal del Marmo e favorire il reinserimento sociale: “Il diritto allo studio non si ferma davanti ai cancelli di un carcere”. “Con “Fuori” portiamo il diritto allo studio dove troppo spesso non arriva”. Con queste parole Simone Foglio, presidente di Disco Lazio presenta presentato a Roma, nell’hub culturale Moby Dick della Garbatella, il progetto “Fuori” - Formazione universitaria per orientamento e reinserimento individuale, promosso da Disco Lazio, ente regionale per il diritto allo studio e alla conoscenza, in collaborazione con la Regione Lazio. L’iniziativa è rivolta agli studenti dell’Istituto penale per i minorenni di Casal del Marmo e punta a favorire percorsi di crescita, formazione e reinserimento sociale per ragazzi sottoposti a misure restrittive.
di Angelo Cannatà
MicroMega, 29 aprile 2026
In “Una stanza fatta di tempo” Francesco Demasi racconta il carcere dall’interno. L’esperienza del carcere è dura. Orribile. Da sempre. Una condizione dolorosa che menti lucide, acute, persone profonde, hanno indagato (a volte vissuto) per anni. Nelson Mandela riprende una celebre frase di Dostoevskij - “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni” - e la sviluppa in una direzione precisa: “Una nazione dovrebbe essere giudicata da come tratta non i cittadini più prestigiosi ma i più umili.” Ecco. Con le prigioni bisogna fare i conti perché la cosa ci riguarda. Perché le prigioni dicono di noi, come mostra Una stanza fatta di tempo di Francesco Demasi, che non vuol essere un’autobiografia né un atto d’accusa.










