di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 25 aprile 2026
Il tribunale fa uno sconto di pena di 39 giorni all’ex sindaco perché costretto a vivere in una cella a sei, a Rebibbia. Non è il primo caso. Nel 2024 i tribunali di sorveglianza hanno accolto ricorsi simili: è stato riconosciuto che quasi un detenuto su dieci vive in condizioni contrarie alla dignità, e in molti casi lo Stato li ha dovuti risarcire. Se in carcere si vivono “condizioni inumane e degradanti” si ha diritto a uscire prima. Perché si riceve uno sconto di un giorno ogni dieci trascorsi in cella. In alternativa si può ottenere un magro risarcimento di 8 euro per ogni giorno vissuto in una condizione infernale. Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma in carcere a Rebibbia per traffico di influenze illecite, è riuscito a ottenere il primo dei due risarcimenti: con il suo avvocato Edoardo Albertario ha chiesto al giudice di poter finire prima la sua pena dal momento che ha vissuto per tutto il tempo della detenzione (iniziata il 31 dicembre 2024) in una cella condivisa da sei persone. Avendo a disposizione meno di tre metri quadrati. L’ex sindaco uscirà dal carcere il 24 giugno prossimo, 39 giorni prima della fine naturale della pena.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 25 aprile 2026
Dopo il voto di conversione della Camera sul pacchetto (con vibranti proteste delle opposizioni), c’è il varo in Cdm del mini testo correttivo su incentivi e rimpatri, che non riguarderanno più solo gli avvocati ma vari “rappresentanti” dei migranti. Palazzo Chigi: le coperture ci sono. I testi forse oggi in Gazzetta ufficiale. La premier Meloni: noi andiamo avanti. Ma sindacati e associazioni si dicono preoccupati per la nuova stretta sui diritti. Alla fine, va tutto come previsto. Nel venerdì dei due decreti, poco dopo mezzogiorno arriva il via libera della Camera dei deputati al pacchetto sicurezza di 33 articoli, varato dal Governo a febbraio e ora convertito dunque in legge. E a seguire, verso le 13.30, il Consiglio dei ministri licenzia il mini decreto correttivo della norma sugli incentivi legati ai rimpatri.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 25 aprile 2026
Votato in parlamento e subito cambiato in consiglio dei ministri Entra in vigore la forzatura dell’esecutivo: esulta Matteo Salvini. Meloni: “Non è un precedente pericoloso”. Servirà l’intervento del Viminale. Alle 12.17 di ieri mattina la Camera ha approvato il testo di conversione del decreto sicurezza. Alle 12.37 Antonio Tajani ha dato il via al consiglio dei ministri a Palazzo Chigi. Alle 12.48 si è conclusa la riunione e il governo ha approvato il decreto correttivo della sciagurata norma sugli avvocati. Infine, intorno alle 17, Mattarella ha promulgato il primo ed emanato il secondo. Si è consumato così, in una manciata di minuti e qualche centinaio di metri, l’epilogo della vicenda. Ora il decreto correttivo dovrà essere convertito, e dovrebbe iniziare il proprio iter dal Senato, mentre l’applicazione della norma è rimandata a un successivo provvedimento del Viminale.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 25 aprile 2026
Non si è concluso bene il brutto pasticcio del decreto sicurezza e dell’incentivo di Stato agli avvocati agenti della remigrazione, scandalo che abbiamo denunciato per primi. E non importa che quella norma infame sia stata attenuata o che forse non sarà applicata per ragioni di contenimento della spesa (non di umanità). Al governo è stato consentito di approvare una misura non solo evidentemente, ma anche dichiaratamente incostituzionale. Con la soluzione salomonica di cancellarla, o attenuarla, un attimo dopo. Si potrebbe pensare che la sostanza è salva, che importa la forma. Salvo che sulla sicurezza si consuma una battaglia del tutto simbolica, propagandistica, lontana dalla realtà, dai numeri e dalle vere minacce. Non importa che l’ennesimo provvedimento stolidamente repressivo non sia efficace, quasi nessuno lo è. Importa che al governo in nome di una presunta emergenza sicurezza sia stato permesso un ulteriore strappo alle regole costituzionali.
di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 25 aprile 2026
Il governo Meloni vanta la durata come fattore di stabilità, ma massima instabilità mostra sulla sicurezza. Un settore delicatissimo: sicurezza vuol dire prevenzione e repressione dei reati, non meno che tutela dei diritti e delle libertà delle persone. In barba a proclami di garantismo e di depenalizzazione assistiamo a un vorticoso affollarsi di nuovi reati e di pene più elevate. Mai e in nessun luogo più pene e più carcere producono più sicurezza. Gli Usa di “law and order” e della pena di morte hanno un tasso di carcerazione dieci volte tanto la media europea e un tasso di omicidi volontari cinque volte superiore.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 25 aprile 2026
Il ministro: “Torni il dialogo con le toghe. Incontrerò Anm e Csm. Dopo il referendum mi sono preso una settimana di meritato riposo. La sconfitta al referendum? Me ne sono subito assunto pubblicamente la responsabilità politica, con tutte le possibili logiche conseguenze. Ero pronto a lasciare, ma non era nell’interesse del governo”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 25 aprile 2026
La magistrata di sorveglianza a Roma: “Le operazioni sotto copertura in carcere sono un tradimento della fiducia che i detenuti devono avere verso le istituzioni. È una norma che confligge con il ruolo fondamentale che svolge la polizia penitenziaria nel percorso trattamentale e rieducativo attraverso l’osservazione quotidiana delle persone detenute con cui sono a stretto contatto quotidiano. E il fermo preventivo è quasi incomprensibile”.
di Luigi Bartolomeo Terzo
Il Riformista, 25 aprile 2026
A poco più di quattro mesi dalla imminente entrata in vigore della legge n. 114/2024 (cd. legge Nordio), nella parte in cui prevede la competenza collegiale (e non più monocratica) del G.I.P. per l’applicazione della misura della custodia cautelare in carcere, il tema - come era prevedibile - è tornato a infuocare il dibattito. Già nell’estate del 2024, alla vigilia dell’approvazione della riforma, numerosi erano stati gli appelli ad un maggior realismo, che tenesse conto delle diffuse e ampie scoperture di organico, tali da rendere - soprattutto nei Tribunali di piccole dimensioni (ma non solo) - difficile, se non materialmente impossibile, l’istituzione di Collegi cautelari specializzati. La norma venne ugualmente approvata.
di Giovanni Fiandaca
Il Foglio, 25 aprile 2026
Esiste non da ora qualche problema nell’individuare le rispettive sfere e modalità di azione dell’autorità giudiziaria e della commissione parlamentare antimafia, specie quando l’una e l’altra indagano contemporaneamente sulle medesime vicende. Com’è forse intuibile, incombe infatti un rischio concreto di sovrapposizione o confusione delle indagini che si compiono nelle due sedi, con conseguenze negative anche sotto un profilo tutt’altro che trascurabile: quello del rispetto di garanzie individuali che vanno comunque assicurate a ogni persona coinvolta negli accertamenti, se accusata (o sospettata) di reati oppure anche se fatta oggetto di valutazioni incidenti sul piano reputazionale. Da questo punto di vista, la natura di organo politico della commissione non le conferisce affatto la facoltà di operare senza alcun vincolo giuridico-costituzionale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 25 aprile 2026
I giudici supremi hanno dichiarato inammissibile il ricorso, senza legittimare alcuna tesi. E la procura è intervenuta per smentire le ricostruzioni dei giornali. Ogni volta che viene depositata una sentenza, un’ordinanza, un provvedimento di qualsiasi tipo legato alle stragi del 1992, si scatena lo stesso meccanismo. Qualcuno legge il dispositivo, decide di non capirlo, e parte la corsa alla diffusione. Questa volta tocca alla Cassazione e al suo rigetto del ricorso presentato dalla procura di Caltanissetta contro l’ordinanza della gip Luparello.
- Roma. Suicidio in carcere a Rebibbia Nuovo complesso
- Bari. La denuncia dei legali: “Detenuto 40enne malato di leucemia, non riceve cure necessarie”
- Torino. “Il nido di Rondini”, un punto di partenza per chi non ha una rete su cui contare
- Lecce. Università e carcere, a Borgo San Nicola seminari con studenti detenuti e “liberi”
- Giustizia è il nome civile della libertà










