di Antonio Mastrapasqua
Il Riformista, 2 giugno 2026
Sono mille errori all’anno. Quindi mille italiani ogni anno pagano le conseguenze di sentenze che si rivelano ingiuste, senza che nessun giudice paghi - nemmeno con freni alla carriera - per gli sbagli commessi. C’è chi ha preso l’esito del referendum dello scorso mese di marzo come una pietra tombale sul tema della riforma della Giustizia. Non tutti per fortuna. Ma anche nella maggioranza, che era parsa tetragona nel difendere il quesito sulla separazione delle carriere dei magistrati, riemergono tentazioni giustizialiste, mai sopite, che si traducono in una difesa sostanziale dei giudici che sbagliano.
di Luca Cereda
Famiglia Cristiana, 2 giugno 2026
Ha trascorso dieci anni all’Ucciardone di Palermo, condannato a trent’anni sulla base di testimonianze rese subito dopo lo sbarco da persone sotto shock. Ora la Corte d’appello di Messina ha ordinato di rifare il processo ad Alaa Faraj. Nel mezzo, la grazia parziale di Sergio Mattarella e un libro premiato da Sellerio. Aveva vent’anni, sognava di diventare calciatore professionista e di laurearsi in ingegneria. Lasciò Bengasi nell’estate del 2015, in fuga da una guerra civile che aveva fatto del suo paese un cumulo di macerie. I canali umanitari - ancora oggi molto pochi e difficoltosi - non esistevano, ottenere un visto era impossibile: l’unica strada era salire a bordo di un barcone insieme a tre amici, anche loro calciatori.
di Vincenzo Scalia
L’Unità, 2 giugno 2026
La Corte d’assise di Palermo infligge 4 anni al Vigile del fuoco anarchico che ha manifestato contro Leonardo. Il filosofo scozzese David Hume affermava che la ragione è la prostituta delle passioni. Ragionamenti lineari, rigorosi, serrati, sono dettati il più delle volte dall’abitudine, ovvero filtrati da rappresentazioni, pregiudizi e categorizzazioni inerenti alla considerazione dei fatti e delle persone che si analizzano e giudicano. Nel caso degli anarchici italiani, da sei decenni, l’asserzione di Hume trova più di un triste inveramento. Essere anarchici equivale ad essere di per sé pericolosi per l’ordine pubblico. Le azioni dimostrative finiscono per essere un corollario della pericolosità, giustificando l’applicazione di misure repressive eccessive.
di Stefano Giordano*
Il Riformista, 2 giugno 2026
La notizia è semplice, anche se arriva dopo trent’anni di processi. Vincenzo Scarantino era il falso pentito le cui dichiarazioni avevano fatto condannare all’ergastolo sette innocenti per la strage di via D’Amelio del 19 luglio 1992, quella in cui furono uccisi il dottor Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. Quando il castello di bugie crollò - grazie alle rivelazioni del vero collaboratore Gaspare Spatuzza - quei sette furono assolti in revisione nel 2017. La giustizia, in quel caso, arrivò. In ritardo, ma arrivò. Scarantino, però, aveva anche detto un’altra cosa: che non aveva mentito di sua iniziativa. Che era stato indotto, pressato, costruito a tavolino dagli stessi apparati investigativi che gestivano la sua collaborazione. Per queste dichiarazioni - per aver accusato magistrati e poliziotti di averlo imbeccato - fu a sua volta condannato per calunnia in un processo celebrato a Roma. Oggi la Corte d’Appello di Perugia, su istanza dell’avv. Vania Giamporcaro di Progetto Innocenti, ha revocato quella condanna. La calunnia non c’è.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 2 giugno 2026
Le Sezioni Unite (informazione provvisoria) escludono che la violazione dei limiti previsti dall’articolo 11 del decreto legislativo n. 116/2017 incida sulla capacità del giudice: si tratta di una mera irregolarità nell’assegnazione degli affari. Se al giudice onorario viene assegnato un procedimento non a citazione diretta ex articolo 550 c.p.p., in violazione dei limiti di competenza attribuiti ai giudici onorari dalla riforma della magistratura onoraria del 2017”, il processo non è nullo. Lo hanno stabilito le Sezioni unite della Cassazione con una decisione nota soltanto in forma provvisoria. La Suprema corte ha dunque escluso che si tratti di un vizio attinente alla capacità del giudice, qualificandolo invece come una mera irregolarità nell’assegnazione degli affari.
La Repubblica, 2 giugno 2026
Il garante regionale, Samuele Ciambriello: “Una delle emergenze più grandi del sistema penitenziario italiano, con un tasso di mortalità che supera di gran lunga la media europea”. La scorsa notte un detenuto di origini marocchine di 27 anni è morto suicida nel carcere di Poggioreale. Si tratta del quarto caso registrato in Campania nel 2026. Lo rende noto il garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello, che elenca i fattori di rischio suicidio per la popolazione carceraria: “Il sovraffollamento, fattori emotivi, fattori giudiziari, la solitudine, la vulnerabilità giovanile, soprattutto per queste persone la detenzione diventa un dolore insopportabile. Abbiamo bisogno di psicologi, di psichiatri” E “a proposito di psichiatri” chiede Ciambriello, “a Poggioreale da poco la Sanità sta utilizzando le prenotazioni su Smop per cui i tempi per effettuare le visite si allungheranno, perché?”.
ilcapoluogo.it, 2 giugno 2026
Sono in corso le indagini della Procura di Teramo per accertare con esattezza le cause del decesso del giovane 25enne trovato morto nella sua cella a Castrogno. Tensione tra i detenuti. Disposta l’autopsia. Un detenuto è stato trovato morto domenica 31 maggio nella sua cella del carcere di Castrogno, a Teramo. Sono in corso le indagini della Procura di Teramo per accertare con esattezza le cause del decesso. Disposta l’autopsia che verrà eseguita mercoledì 3 giugno. Il giovane, di nazionalità egiziana, è stato trovato senza vita da altri detenuti che hanno subito dato l’allarme, ma i soccorritori non hanno potuto far nulla, se non constatarne il decesso.
Corriere Salentino, 2 giugno 2026
Quattro detenuto morti in appena due mesi. La situazione nel carcere di Lecce è simile a una polveriera. Troppi detenuti se confrontati con capienza prevista. Come confermato dalla Garante dei detenuti, Maria Mancarella, una grave carenza di organico della polizia penitenziaria, che conta appena 578 operatori rispetto a un fabbisogno di 742, una disparità che costringe spesso solo due agenti a sorvegliare contemporaneamente 270 ristretti divisi in quattro sezioni su piani differenti con pesanti ripercussioni sulla sicurezza e sui carichi di lavoro.
di Andrea Saule
rainews.it, 2 giugno 2026
Tra gli ospiti si sarebbe sparsa la voce che chi sopravvive viene liberato. La garante: nessun accompagnamento psicologico. Il sindaco: va chiuso. Cinque tentativi di suicidio in una sola settimana hanno riportato l’attenzione sulle condizioni all’interno del Cpr di Gradisca d’Isonzo. Gli episodi, avvenuti tra il 4 e l’11 maggio, riguardano persone trattenute nel centro in attesa di rimpatrio. Le segnalazioni, arrivate da parte della nuova garante comunale dei detenuti, descrivono un contesto segnato da forte disagio psicologico, episodi di autolesionismo e crescente tensione tra i trattenuti. Tra gli ospiti sono numerose le persone con fragilità psichiche, dipendenze e precedenti tentativi di suicidio. Con il rischio di emulazione, visto che si era sparsa la voce che tutti coloro che sopravvivono a un tentativo di gesto estremo venissero rimessi in libertà non risultando idonei alla vita nella struttura.
elbapress.it, 2 giugno 2026
Lettera inviata alle istituzioni: servono interventi senza ridurre il ruolo del volontariato. L’Associazione “Dialogo” Volontariato Carcere ODV, attiva da oltre trent’anni nella Casa di Reclusione di Porto Azzurro, ha inviato una lettera alle più alte istituzioni nazionali e regionali per richiamare l’attenzione sulla situazione dell’istituto penitenziario elbano. Il documento è stato trasmesso al direttore del carcere, al Presidente della Repubblica, al Ministero della Giustizia, al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e ad altri soggetti istituzionali competenti.
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