di Chiara Dino
Corriere Fiorentino, 17 luglio 2026
Il nuovo spettacolo di Armando Punzo con i detenuti attori della Compagnia della Fortezza “Ripartiamo dal valore di essere comunità alla riscoperta delle grandi idee. Via libera al teatro stabile”. Un progetto, l’ultimo di un pioniere della presa in cura dei detenuti per il tramite della cultura, e un appello alla politica quando la cronaca registra, per la seconda volta in due giorni, la morte di due uomini reclusi nel carcere di Lucca: uno di loro si è impiccato, aveva 23 anni. Meglio morire che vivere lì. Armando Punzo presenta il nuovo spettacolo della Compagnia della Fortezza - la prima in Italia in una galera, di stanza nella prigione di Volterra dal 1988 - che andrà in scena dal 24 luglio al 1° agosto nel teatro della casa di pena, dove i primi attori sono quanti lì scontano la pena: Il Capitale Umano s’intitola ed è la prima parte di un progetto che si concluderà nel 2028 per il quarantennale dell’esperienza volterrana che ha inanellato decine di premi per Punzo e i suoi collaboratori.
di Veronica Daltri
Il Manifesto, 17 luglio 2026
Fino al 30 luglio, al Centro Maiiim di Genova, per la prima volta in Italia la mostra “Punti di vista”. Il ruolo di foto e video nella ricostruzione anche giudiziaria di quanto avvenuto. Una fotografia raramente è neutra: porta con sé significati, può essere strumentalizzata e manipolata a seconda del fine. Una fotografia, però, può essere anche un grande strumento: nel saggio del 2008 “The Civil Contract of Photography” la teorica della cultura visiva Ariella Azoulay invita il lettore a uscire dall’interpretazione fornita in precedenza da critici e studiosi come Susan Sontag rispetto alla percezione delle immagini come una marea asfissiante che porta lo spettatore alla desensibilizzazione. La cosiddetta “compassion fatigue” altro non è che una scusa per non fare, secondo Azoulay. Introduce quindi una lettura diversa: la fotografia come contratto di impegno civile tra chi la fa, il soggetto ritratto e chi la vede.
di Alessandra Algostino
Il Manifesto, 17 luglio 2026
Dalla Diaz ai decreti sicurezza. Le violenze di 25 anni fa sono esondate nelle piazze militarizzate, nelle carceri sovraffollate, nei Cpr illegali e nella varietà di abusi di potere dei decreti sicurezza. “È questione di democrazia saper rispondere delle innumerevoli ingiustizie, disastri ambientali, guerre e morti per fame che questa globalizzazione produce… Anche il diritto a manifestare è questione di democrazia” (Genoa Social Forum, Appello per le manifestazioni di Genova, 2001). Venticinque anni dopo della democrazia sociale si è persa traccia, il riscaldamento climatico asfissia e devasta indisturbato il pianeta e la guerra è normalizzata, come presente e come futuro. E il diritto di manifestare è neutralizzato: populismo penale e “amministrativizzazione” della sicurezza concorrono a criminalizzazione il dissenso e a svuotare la democrazia anche nella sua veste minima, liberale. La libertà esiste (solo) come libertà del capitale e del potere, senza democrazia (Peter Thiel docet).
di Giorgia Serughetti*
Il Domani, 17 luglio 2026
Negli ultimi anni lo spirito del Genova social forum è ricomparso in movimenti come Fridays for Future, nelle manifestazioni di Non una di meno, in lotte per il lavoro come quella della ex Gkn, nei movimenti proPal. È riemersa la consapevolezza del nesso tra le crisi molteplici del presente e il desiderio di una politica di solidarietà, responsabilità collettiva, uguaglianza per il pianeta intero. Cos’è Genova per noi? Non solo per chi nel 2001 aveva vent’anni, ma per tutte e tutti noi - chi ha passato l’età migliore della vita e chi ha vent’anni oggi e allora non c’era - che osserviamo con orrore il corso intrapreso dalla politica mondiale. Perché tornare ai fatti di allora?
di Daniela Preziosi
Il Domani, 17 luglio 2026
L’ex capo della Polizia: “Quel 2001 non iniziò a luglio, ma a marzo con gli scontri di Napoli, e c’era un governo di sinistra. Che usò poi una modalità autoassolutoria. Noi cercammo di trarne degli insegnamenti. A Nettuno fu istituita una scuola per l’ordine pubblico. Un’innegabile presa di coscienza di quel disastro, e anche la volontà di cambiare pagina”. “Lo schieramento democratico ha un rapporto timido con la sicurezza, perché alla fine lo considera una declinazione di una modalità securitaria. Ma chi vuole candidarsi al governo del Paese questo rapporto lo deve riannodare” Franco Gabrielli è il classico poliziotto buono dell’hard boiled.
di Sandro Mezzadra
Il Manifesto, 17 luglio 2026
Politicizzare le pratiche di mobilità, costruire nuovi progetti di società attorno alla libertà di movimento: un insegnamento che dura. “Il mondo è di chi si muove”, recitava uno striscione esposto a Roma al corteo contro la “remigrazione”, lo scorso 13 giugno. Un’analoga intenzione politica aveva motivato la scelta di aprire con una manifestazione dedicata al tema delle migrazioni le tre giornate di contestazione del G8 di Genova, il 19 luglio del 2001. Libertà di movimento, libertà senza confini, era scritto sul grande striscione di apertura.
di Francesca Sforza
La Stampa, 17 luglio 2026
“Storica”, “fondamentale”, “di rottura”, “di svolta”, “c’è un prima e un dopo”: sono solo alcune delle espressioni utilizzate per definire la nuova legge sul fine vita approvata il 15 luglio in via definitiva dall’Assemblea nazionale francese, dopo una navetta parlamentare lunga e tormentata. Il testo nel suo complesso è piuttosto breve, ma per metterlo a punto ci sono voluti tre anni. È il bello dei governi che possono vantare una qualche stabilità: annunciano un progetto e mettono in conto di realizzarlo senza fretta, anche se nel frattempo i consensi calano o le maggioranze scricchiolano. Emmanuel Macron lo aveva promesso all’inizio del suo secondo mandato, e ha potuto consegnarlo ai francesi malgrado le turbolenze che hanno investito a più riprese la sua azione di governo. E che con l’approvazione di questo testo non solo non si esauriscono, ma si moltiplicano.
di Maurizio Delli Santi*
La Notizia, 17 luglio 2026
Contro le logiche delle guerre e gli attacchi Usa.Il 17 luglio è l’anniversario dello Statuto di Roma, che istituisce la Corte penale internazionale. Il cui ruolo è messo a rischio da guerre e nuovi imperi. L’annuncio del segretario di Stato americano Marco Rubio di una campagna contro la Corte penale internazionale, con nuove sanzioni e pressioni sugli Stati che la sostengono, non farà passare inosservato questo 17 luglio, Giornata della giustizia penale internazionale e anniversario dello Statuto di Roma. La reazione dell’Unione europea, che ha riaffermato il proprio sostegno alla Corte e definito “inaccettabili” gli attacchi contro la sua indipendenza, dimostra come sia in gioco molto più del destino di un’istituzione giudiziaria: è in discussione l’intero assetto dell’ordine giuridico internazionale minacciato dall’ultima potenza ‘revisionista’, gli Stati Uniti.
di Nello Scavo
Avvenire, 17 luglio 2026
La Corte penale internazionale conferma 17 capi d’accusa contro Al Buti, uno dei vertici della milizia Rada insieme ad Almasri. Per la prima volta finiscono alla sbarra le detenzioni arbitrarie nel carcere di Mitiga. Sotto la lente ci sono anche i rapporti dei Paesi dell’Unione con le autorità di Tripoli, in primis l’Italia. Il processo internazionale sul “Sistema Libia” si farà. Khaled Mohamed Ali El Hishri, detto Al Buti, sarà giudicato dalla Corte penale internazionale per i crimini commessi nel carcere di Mitiga e nel sistema di detenzione costruito attorno alla potente milizia Rada. La Camera preliminare dell’Aja ha confermato tutti i diciassette capi d’accusa formulati dalla Procura e ha disposto il rinvio dell’imputato davanti a una Camera di primo grado. Le contestazioni della difesa sull’uso di testimonianze anonime, sulla presunta vaghezza delle accuse e sulle carenze investigative sono state respinte. È il passaggio che le vittime attendevano: quindici anni dopo il deferimento della situazione libica da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il sistema di violenze costruito dentro Mitiga entra finalmente in un’aula di giustizia internazionale. I giudici hanno ritenuto che esistano fondati motivi sostanziali per credere che El Hishri sia responsabile di crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi tra il 1° maggio 2014 e il 30 giugno 2020 contro migliaia di persone detenute nel carcere e nel complesso di Mitiga, a Tripoli.
di Enrica Muraglie
Il Manifesto, 17 luglio 2026
Abu Safiya si trova a Rakefet, il carcere sotterraneo riaperto nel 2023 per volere del ministro israeliano della sicurezza nazionale Ben Gvir. “Non ha mai avuto in mano altro che il suo stetoscopio”. Così Elyas Abu Safiya ha raccontato il padre Hussam durante l’audizione al Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo. Il pediatra dell’ospedale Kamal Adwan di Gaza è detenuto da oltre 18 mesi senza accuse formali né processo in base legge israeliana sui “combattenti illegali”. Una normativa crudele che autorizza l’esercito a emettere ordini di detenzione rinnovabili “nei confronti di chiunque sia sospettato di costituire una minaccia per la sicurezza dello Stato o di essere coinvolto in atti ostili e senza l’obbligo di presentare alcun atto di accusa”, spiega Tina Marinari, coordinatrice delle campagne di Amnesty international Italia.
- El Salvador. Il costo umano di quattro anni di stato d’emergenza
- Una nuova visione politica per cambiare le carceri
- La società civile entra nelle carceri per ripensare un modello di giustizia più “umano”
- Dietro le sbarre, la sconfitta dello Stato
- Gherardo Colombo: “Sul carcere non bastano gli appelli, la legalità dello Stato va pretesa”









