di Nello Scavo
Avvenire, 17 luglio 2026
La Corte penale internazionale conferma 17 capi d’accusa contro Al Buti, uno dei vertici della milizia Rada insieme ad Almasri. Per la prima volta finiscono alla sbarra le detenzioni arbitrarie nel carcere di Mitiga. Sotto la lente ci sono anche i rapporti dei Paesi dell’Unione con le autorità di Tripoli, in primis l’Italia. Il processo internazionale sul “Sistema Libia” si farà. Khaled Mohamed Ali El Hishri, detto Al Buti, sarà giudicato dalla Corte penale internazionale per i crimini commessi nel carcere di Mitiga e nel sistema di detenzione costruito attorno alla potente milizia Rada. La Camera preliminare dell’Aja ha confermato tutti i diciassette capi d’accusa formulati dalla Procura e ha disposto il rinvio dell’imputato davanti a una Camera di primo grado. Le contestazioni della difesa sull’uso di testimonianze anonime, sulla presunta vaghezza delle accuse e sulle carenze investigative sono state respinte. È il passaggio che le vittime attendevano: quindici anni dopo il deferimento della situazione libica da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il sistema di violenze costruito dentro Mitiga entra finalmente in un’aula di giustizia internazionale. I giudici hanno ritenuto che esistano fondati motivi sostanziali per credere che El Hishri sia responsabile di crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi tra il 1° maggio 2014 e il 30 giugno 2020 contro migliaia di persone detenute nel carcere e nel complesso di Mitiga, a Tripoli.
di Enrica Muraglie
Il Manifesto, 17 luglio 2026
Abu Safiya si trova a Rakefet, il carcere sotterraneo riaperto nel 2023 per volere del ministro israeliano della sicurezza nazionale Ben Gvir. “Non ha mai avuto in mano altro che il suo stetoscopio”. Così Elyas Abu Safiya ha raccontato il padre Hussam durante l’audizione al Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo. Il pediatra dell’ospedale Kamal Adwan di Gaza è detenuto da oltre 18 mesi senza accuse formali né processo in base legge israeliana sui “combattenti illegali”. Una normativa crudele che autorizza l’esercito a emettere ordini di detenzione rinnovabili “nei confronti di chiunque sia sospettato di costituire una minaccia per la sicurezza dello Stato o di essere coinvolto in atti ostili e senza l’obbligo di presentare alcun atto di accusa”, spiega Tina Marinari, coordinatrice delle campagne di Amnesty international Italia.
di Diego Lopez
amnesty.it, 17 luglio 2026
Oltre 90.000 persone finite in carcere, almeno 470 morte in custodia dello stato, migliaia di famiglie in cerca di notizie sulle condizioni di salute o sullo status legale dei propri cari. Quattro anni di stato d’emergenza, rivela Amnesty International in un nuovo rapporto, hanno reso El Salvador un laboratorio di politiche securitarie basate sulla prolungata sospensione dei diritti. Un provvedimento temporaneo adottato per contrastare la violenza delle bande criminali è diventato un sistema permanente che promuove la detenzione arbitraria di massa, l’annullamento delle garanzie del giusto processo, le sparizioni e la tortura. Un sistema che produce numeri e non giustizia: El Salvador ha il tasso di carcerazione più alto del mondo, 1.700 persone private della libertà ogni 100.000 abitanti.
di Mauro Palma
Il Manifesto, 16 luglio 2026
Provvedimenti annunciati come risolutivi non hanno diminuito la sofferenza in quei luoghi. Invece la progressiva penalizzazione ha portato a quasi 9mila persone detenute in più. Proprio nella giornata di martedì, mentre numerose delegazioni entravano in carcere su iniziativa promossa dalla neonata “Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione”, la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per violazione dell’articolo 2 (tutela della vita) e dell’articolo 3 (divieto di tortura e trattamenti o pene inumane o degradanti) nei confronti di un ragazzo di ventotto anni, morto mentre era in detenzione nel carcere di Torino. La detenzione aveva determinato un progressivo calo del suo peso che però era stato considerato irrilevante, se non addirittura come risultato di una strategia manipolatoria.
di Francesca Bellini
altreconomia.it, 16 luglio 2026
L’elenco dei promotori dell’Alleanza per l’articolo 27 include, in ordine alfabetico: Acli, Antigone, Arci, Cgil, Cnca - Coordinamento nazionale comunità accoglienti, Cnvg - Conferenza nazionale volontariato giustizia, Confcooperative Federsolidarietà, Conferenza dei garanti territoriali delle persone private della libertà, Forum droghe, Gruppo Abele, L’altro diritto, La società della ragione, Legacoopsociali, Movimento di volontariato italiano (Movi), Movimento No Prison, Nessuno tocchi Caino, Ristretti Orizzonti, Voci di dentro. A metà luglio le porte di 34 istituti penitenziari italiani si sono aperte a 330 membri della società civile. A Milano le visite a Opera, San Vittore, Bollate e Beccaria hanno riportato al centro il tema del sovraffollamento, della carenza di personale e della crescente presenza di under 25 in carcere. “Di giovani si parla tanto ma non ce ne si occupa mai davvero”
di Giuseppe Frangi
ilsussidiario.net, 16 luglio 2026
Il caldo sta esasperando la vita nelle carceri italiane, sovraffollate e già invivibili. Lo Stato deve agire subito: sta già violando la sua Costituzione. “Visitare i carcerati” recita la sesta opera di misericordia. In questi tre giorni, da lunedì a oggi, la Conferenza nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale, le associazioni e le reti del Terzo settore che si occupano delle persone detenute hanno preso l’impegno di visitare le carceri in 30 città italiane per documentare le condizioni conseguenti ai picchi di caldo. “La mutazione climatica lì dentro diventa un’inutile e ulteriore punizione”, ha commentato Alessandro Bergonzoni, che ha partecipato all’iniziativa visitando il carcere di Bologna e uscendone sconvolto. “Venite e vedete, venite e ascoltate” è stato lo slogan lanciato dai Garanti per comunicare questa iniziativa presa sul piano nazionale.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 16 luglio 2026
Sul carcere bisogna “costringere le istituzioni a rispettare la legge”: altrimenti rischiamo di replicare “l’atteggiamento del suddito” che implora la “benevolenza del sovrano” anziché comportarci da “cittadini che il rispetto della legge lo pretendono”. Così Gherardo Colombo dopo la visita di “Alleanza per l’articolo 27” in 36 carceri di 29 città italiane. Sul carcere non bastano gli appelli, bisogna “costringere le istituzioni a rispettare la legge”: altrimenti rischiamo di replicare all’infinito “l’atteggiamento del suddito” che implora la “benevolenza del sovrano”, anziché comportarci da “cittadini che il rispetto della legge lo pretendono”. Così Gherardo Colombo, che ormai da molti anni il carcere lo frequenta come volontario.
imgpress.it, 16 luglio 2026
Lo scorso giugno a Milano (a Malta nel 2025, a Berlino nel 2024), a Palazzo Marino, la conferenza internazionale di Cope e Bambinisenzasbarre, rivelandosi un momento apicale di incontro tra rappresentanti istituzionali, dal Consiglio d’Europa, da circa 45 Ong di 32 paesi europei ed extra europei - dall’Estonia all’India, dagli Stati Uniti alla Turchia, dal Portogallo alla Svezia. La conferenza di Milano ha avuto un pubblico - anche online, con centinaia di collegati - di addetti ai lavori, professionisti, specialisti, istituzioni locali e nazionali, organizzazioni del terzo settore, società civile e operatori dei media.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 16 luglio 2026
Degrado al carcere Pagliarelli di Palermo: acqua arrugginita, niente aria d’estate e d’inverno manca il riscaldamento. Il Tribunale di sorveglianza di Palermo dovrà rivalutare l’istanza di Guerrino Casamonica, uno dei capi del clan romano, detenuto nel carcere Pagliarelli del capoluogo siciliano. L’uomo aveva chiesto di detrarre un giorno di pena ogni dieci trascorsi in cella, perché quelle celle, nella sua ricostruzione, violano l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, la norma che vieta i trattamenti inumani o degradanti. La domanda era stata respinta due volte. La prima sezione penale della Corte di cassazione ha annullato il diniego e ha rinviato gli atti allo stesso Tribunale, che dovrà rifare i conti e motivare in modo diverso.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 16 luglio 2026
L’uomo aveva 23 anni ed era in isolamento. Nella struttura 100 detenuti invece di 33. Era da solo in una cella del carcere San Giorgio. Lo hanno trovato ieri mattina senza vita intorno alle 8. Da una prima ricostruzione sembra che si sia impiccato. Aveva 23 anni, era originario del Bangladesh ed era entrato il 2 luglio nel carcere di Lucca a seguito di un’ordinanza di custodia cautelare per furto. A dare l’allarme ieri mattina sono stati gli agenti di polizia penitenziaria. Subito è intervenuto il medico che ha inutilmente tentato di rianimare l’uomo. Si sta adesso cercando di chiarire le cause della morte, e nel caso fosse confermato il suicidio, i motivi del gesto estremo. Sembra che negli ultimi giorni sia stato messo in cella da solo perché era particolarmente aggressivo verso gli altri e per questo gli altri detenuti avevano protestato chiedendo di allontanarlo. Era stato sottoposto a visita psichiatrica, ma gli accertamenti eseguiti avevano escluso patologie.
- Lecce. Detenuto 35enne salentino è morto in carcere per sospetta overdose
- Firenze. “Meglio morire qui che nell’inferno di Sollicciano”
- Reggio Calabria. A San Giorgio Morgeto si valorizza il lavoro in carcere
- Siena. “Vite Libera” (dal carcere), da detenuti a sommelier
- Catania. Così i detenuti diventano guide museali









