di Vincenzo Maruccio
Quotidiano di Puglia, 7 luglio 2026
Nessuno può essere privato della libertà personale solo perché non ha il denaro necessario per pagare una sanzione alternativa. Il principio, che sembra scontato in uno Stato di diritto, è stato ribadito con una forza giurisprudenziale senza precedenti dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno messo un punto fermo contro quello che rischiava di diventare un intollerabile automatismo di discriminazione sociale: l’applicazione del carcere obbligatorio per i meno abbienti. Lo hanno fatto pronunciandosi sul caso di un 50enne barese. Secondo la Suprema Corte, infatti, negare la sostituzione della cella con una pena pecuniaria basandosi esclusivamente sulla povertà dell’imputato significherebbe edificare una vera e propria “giustizia di classe”.
di Stefano Fabbri
Corriere Fiorentino, 7 luglio 2026
Certo che fa impressione vedere scritto nero su bianco una sorta di autorizzazione ai direttori di carcere ad ospitare i detenuti in eccesso rispetto ai posti in cella su materassi posati a terra, spingendovi anche l’asticella che indica il livello della dignità umana. Perché così si configura la circolare del Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria della Toscana riguardo alla situazione che gli istituti della regione stanno sopportando, anche in seguito allo svuotamento di sette sezioni di Sollicciano sequestrate dal Tribunale di Firenze per le condizioni inumane. E che si aggiunge al sovraffollamento in cui quasi tutti si trovano, acuito dagli arrivi quotidiani di arrestati di fresco portati nelle case circondariali.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 7 luglio 2026
Dopo la chiusura di sette reparti di Sollicciano, l’ufficio del Dap scrive ai direttori delle carceri una nota che fa rabbrividire: non ci sono “le condizioni per garantire il rispetto delle capienze”. Il Provveditorato all’Amministrazione Penitenziaria della Toscana manda una nota a tutte le direzioni delle carceri della regione ordinando loro di violare la legge. È scritto nero su bianco e fa rabbrividire. Visto l’alto affollamento e dopo la chiusura dei sette reparti di Sollicciano, si legge, non si “è più nelle condizioni di garantire il rispetto delle ordinarie capienze d’Istituto”. Per questo le direzioni avevano giustamente iniziato a rifiutare di accogliere nuovi arrestati. Non c’era spazio per loro, in carcere manca l’aria, si boccheggia, le celle stanno esplodendo. Ma il Provveditorato adesso dice che no, che bisogna cambiare linea.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 7 luglio 2026
La denuncia dall’istituto di Opera a Milano: al quarto piano acqua razionata, un solo medico e malori tra i detenuti per il caldo. L’avvocato Roberta Zarcone, del Foro di Como, ha scritto direttamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per denunciare le condizioni “inumane e degradanti” in cui vivono alcuni detenuti della Casa di reclusione di Milano Opera. La stessa segnalazione è finita sulle scrivanie del ministro della Giustizia Carlo Nordio e del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Al centro c’è il quarto piano del secondo reparto, sezioni A, B e C, dove l’avvocato assiste diversi reclusi che, scrive, sono arrivati a un punto di non ritorno. La missiva che Il Dubbio ha potuto visionare è partita qualche giorno fa e, oltre al Quirinale, al gabinetto di Nordio e al Dap, è arrivata anche alla direzione che al Dipartimento segue proprio i detenuti e, per conoscenza, all’associazione Yairaiha ets.
di Marina de Ghantuz Cubbe
La Repubblica, 7 luglio 2026
Il rapporto della Garante dei diritti dei delle persone private di libertà. A Rebibbia e Regina Coeli mancano spazi e accesso ai servizi. Il diritto alla salute mentale è una conquista recente che, in carcere, ancora non è entrato. La necessità è fortissima, ma le risposte non ci sono. Perché quello della fragilità psicologica dei detenuti è uno dei problemi che si sommano e si incancreniscono negli anni, a partire dal sovraffollamento. La Relazione annuale 2025 della Garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Roma Capitale, Valentina Calderone, descrive un sistema ormai vicino al punto di rottura. Gli istituti penitenziari romani ospitano un numero di detenuti ben superiore ai posti realmente disponibili, mentre personale, strutture e servizi sanitari faticano a sostenere una pressione sempre maggiore.
di Peppe Pace
fanpage.it, 7 luglio 2026
“Fino a 9 detenuti in una cella per 3 persone, ventilatori rotti, tossicodipendenti e persone con disturbi mentali che non dovrebbero essere qui”. A quasi due anni dall’ultima ispezione del carcere di Poggioreale, l’europarlamentare Sandro Ruotolo e il deputato Marco Sarracino del Partito Democratico non hanno potuto rilevare altro che un peggioramento della situazione. “Abbiamo trovato fino a 9 detenuti in celle per 3 persone - racconta Ruotolo dopo la visita ispettiva durata circa tre ore - in piena estate non funzionano nemmeno i ventilatori, mancano proprio le condizioni minime, qui non c’è la dignità umana”. I parlamentari hanno raccontato di essere rimasti particolarmente colpiti da un ragazzo che ha tentato più volte il suicidio.
novaradio.info, 7 luglio 2026
La denuncia del Gruppo Foucault: “Carcere nel caos, ma il tavolo interistituzionale è saltato”. Un sacchetto pieno di cimici, alcune grosse anche mezzo centimetro: sono quelle che ogni giorno martirizzano i detenuti del carcere di Sollicciano, ricoprendoli di piaghe e insanguinando i loro letti. È l’impressionante “souvenir” che i reclusi hanno donato al consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune, Dmitrij Palagi, che nei giorni scorsi ha fatto visita al carcere fiorentino assieme ad Antonella Bundu, Massimo Lensi, Grazia Galli e altri rappresentanti del “Gruppo Foucalt”. La visita arriva dopo il sequestro di 7 sezioni, nel mezzo di un difficile trasferimento di massa di detenuti e dopo la notizia di una circolare del Prap (Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria) che invita i direttori a mettere i detenuti dovunque ci sia spazio, anche su brande e materassi per terra. Proprio quello che hanno visto Palagi e gli altri del Gruppo Foucalt: materassi in terra, con fino a 8 letti in celle da sei, sangue sui letti, bagni rotti, caldo insopportabile, miasmi e muffe.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 7 luglio 2026
La denuncia di una madre del ragazzo finito in carcere dopo un’aggressione a lei: “Ho dovuto denunciarlo ma non pensavo finisse in cella”. Il garante: “Va trasferito in una struttura psichiatrica”. “Liberate mio figlio, non può stare a Sollicciano in quelle condizioni”. C’è una madre che non si dà tregua. “È da solo in cella. Ho paura che possa farsi del male, ha già tentato il suicidio quando era fuori. Rischia di farlo di nuovo”. È la mamma di L., detenuto fiorentino di 20 anni, con una invalidità dell’80% per problemi psichiatrici. Dopo un’infanzia molto difficile segnata da un padre problematico, il ragazzo ha vissuto per diversi anni in una struttura per giovani con fragilità psichiatrica. Lì il percorso è finito, ma le sue criticità no.
di Barbara Poggio*
Corriere dell’Alto Adige, 7 luglio 2026
Pochi giorni fa sono entrata nella Casa circondariale di Trento per incontrare la redazione femminile, di “Non solo dentro. Parole dal carcere”, l’inserto del settimanale diocesano curato da detenuti e volontari. Al tavolo, con alcune volontarie, cinque donne, tra i 20 e i 40 anni. Ho iniziato a parlare dei temi su cui lavoro - diversità, disuguaglianze, equità - ma ben presto sono state loro a prendere la parola, dando sostanza a quei concetti con la propria esperienza. Dai loro racconti è emerso un carcere pensato a misura di uomo. Se la popolazione detenuta è in larghissima parte maschile - le donne sono una quota residuale, come scrivevo qualche settimana commentando il Rapporto Antigone; qui sono circa il 10% - la maggior parte dei servizi e delle attività, in particolare quelle lavorative, formative e sportive, è di fatto calibrata su quella maggioranza.
di Francesca Romana Riello
L’Adige, 7 luglio 2026
Venerdì 10 luglio una delegazione composta da rappresentanti delle istituzioni, della sanità e del mondo associativo entrerà nella casa circondariale di Montorio per verificare le condizioni sanitarie della struttura e l’assistenza garantita ai detenuti, dopo settimane segnate da due vicende che hanno riportato l’attenzione sulla situazione del penitenziario veronese. La visita arriva dopo il caso di tubercolosi accertato all’interno del carcere e il decesso in cella di un detenuto affetto da una patologia oncologica, episodi che hanno riaperto il confronto sulle condizioni di assistenza sanitaria e sulla tutela delle persone detenute.
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