di Letizia Pezzali
Il Domani, 30 agosto 2026
Dalla post-verità alla post-politica, il Verosimile ci governa. Una falsità richiede dieci secondi per essere pronunciata e ore per essere verificata, contestualizzata, smentita, e anche chi lavora contro il contenuto finisce per lavorare per l’infrastruttura. Il troll esternalizza i costi di gestione sulla collettività. Tiene per sé, invece, il rendimento: attenzione, dati, visibilità, capitale politico. Ci sono entità che riescono a decidere di che cosa parlerai oggi senza avere bisogno che tu sia d’accordo con loro. Funzionano un po’ come certe specie invasive: modificano l’ambiente e, una volta insediate, costringono tutto ciò che non ha a che fare con loro a vivere nell’ambiente che hanno trasformato, secondo una certa forma. Queste entità funzionano bene anche se odiamo quello che favoriscono. Perché non sono politiche: sono infrastrutturali.
di Paolo Di Stefano
Corriere della Sera, 30 agosto 2026
La polemica Bonaccini-Meloni. Il tema non è se l’ignoranza è di destra o di sinistra. Il tema non è come riuscire a catturare gli analfabeti di andata e di ritorno. E soprattutto: perché ci siamo ridotti a tanto? La più classica delle travi nell’occhio: non tanto il fatto che i ceti popolari votino a destra o a sinistra, ma il basso livello culturale del nostro Paese (in tutti i ceti), che secondo gli ultimi dati Ocse (indagine PIAAC) è a dir poco drammatico e che dovrebbe preoccupare i governanti e l’opposizione in pari misura. Il 35% degli adulti non è in grado di comprendere frasi semplici e mostra gravi difficoltà nel decifrare il mondo contemporaneo. Solo il 3-4% si colloca al livello superiore, “quello che permette di affrontare la complessità e la riflessione critica”.
di Danilo Taino
Corriere della Sera, 30 agosto 2026
Dal lavoro alle relazioni: come l’intelligenza artificiale cambierà la nostra società e perché la politica deve discuterne ora. Se due genitori si turbano per la figlia che sta con un immigrato irregolare, come reagiranno a un figlio che ha una “fidanzata AI”, creata dall’Intelligenza Artificiale? Sì, succede già che ragazzi di “innamorino” di un o una chatbot. La domanda è stata posta dallo storico Yuval Norah Harari intervistato giorni fa dalla direttrice dell’Economist. Lo storico israeliano ha immaginato questo caso per sostenere che l’immigrazione sulla quale i governi si scontrano e si rompono la testa è destinata in breve tempo a essere di gran lunga superata da un’immigrazione ben più potente e pervasiva, l’”immigrazione AI”.
di Maurizio Montanari*
Il Fatto Quotidiano, 30 agosto 2026
La scuola dovrebbe tornare a insegnare che cosa significa vivere dentro una legge: quali sono i diritti, quali i doveri. Le reazioni alla proposta del governo di modificare la disciplina dell’imputabilità dei minori sono, in molti casi, la dimostrazione di quanto il dibattito pubblico sia ormai prigioniero dei pregiudizi ideologici. Una parte della sinistra sembra temere, più di ogni altra cosa, di essere accusata di rincorrere le posizioni della destra. Così finisce per opporsi in modo quasi automatico, senza interrogarsi fino in fondo sul problema. La destra fa la destra: privilegia la dimensione della responsabilità e della sanzione, lasciando sullo sfondo il tema del recupero e del riscatto. Ma rispondere che il governo vuole “punire tutti indiscriminatamente” significa semplificare il problema fino a svuotarlo di ogni contenuto. È una lettura ideologica che rivela non solo un certo analfabetismo politico, ma anche una profonda distanza dalla realtà delle nostre città.
di Youssef Hassan Holgado
Il Domani, 30 agosto 2026
La premier rivendica il calo degli sbarchi e la svolta europea sui dossier migratori. Ma tra Patto Ue, tensioni con gli alleati e il Cpr di Gjadër la gestione è un disastro. La gestione della crisi di Ceuta, il ritorno dei dublinanti, un Patto Ue che rischia di trasformarsi in un contraccolpo per il governo italiano e il fallimento del Cpr in Albania. Le politiche migratorie sono tra i risultati più sbandierati da Giorgia Meloni e dai suoi ministri. Ma dietro il calo degli sbarchi rispetto alla grande ondata del 2023 il quadro è molto più controverso: scelte contestate sul piano giuridico, scontri diplomatici con paesi amici e, nel caso del Protocollo con Edi Rama, un impiego di denaro pubblico difficilmente compatibile con i risultati (inesistenti) ottenuti.
Il Dubbio, 30 agosto 2026
L’impennata nella stretta all’immigrazione si è registrata a luglio, con 50mila fermi in un mese: il confronto con l’era pre Trump. I numeri sono impressionanti: gli agenti dell’Ice, l’ormai famigerata agenzia federale statunitense per il controllo dell’immigrazione, hanno arrestato 500.000 persone nell’ultimo anno, di cui 50.000 solo a luglio. A rivelarlo è il Washington Post, dopo aver analizzato i dati del dipartimento degli Interni. Quasi il 40% di queste persone non aveva precedenti penali: la Casa Bianca - scrive il quotidiano - ha ripetutamente affermato che la campagna di espulsioni è diretta contro i “peggiori tra i peggiori”, ossia migranti irregolari responsabili di reati violenti o recidivi, ma i dati mostrano un aumento degli arresti di persone accusate soltanto di violazioni amministrative delle norme sull’immigrazione e prive di condanne o procedimenti penali pendenti. Il totale di 49.571 fermi registrato il mese segna il dato mensile più alto registrato dall’inizio del secondo mandato del presidente Donald Trump, con un incremento del 15% rispetto ai 43.021 del mese precedente e un aumento del 70% rispetto ai 29.241 di febbraio, periodo successivo all’intensificazione delle operazioni di controllo dell’amministrazione in Minnesota. E’ la ripresa della linea dura, già certificata dai dati diffusi dall’Associated Press e raccolti dal Deportation Data Project dell’Università della California Berkeley.
di Vincenzo Musacchio*
La Notizia, 29 agosto 2026
L’approvazione, da parte della maggioranza di governo, della Legge n. 140/2026 - che introduce la detenzione domiciliare per detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti - è presentata come una svolta decisiva. Il provvedimento, nelle intenzioni dichiarate, dovrebbe alleggerire le carceri sovraffollate e riconfigurare la pena come un percorso di recupero. A un esame più approfondito, tuttavia, la misura appare come un intervento prevalentemente simbolico: uno spostamento della problematica “fuori” dagli istituti, senza una contestuale strategia in grado di aggredire le cause strutturali del sovraffollamento né di assicurare una gestione adeguata della salute pubblica.
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo
L’Altravoce, 29 agosto 2026
C’è un paradosso della giustizia penale di cui si parla troppo poco: l’errore giudiziario non è soltanto un’ingiustizia subita da chi viene condannato senza aver commesso il fatto. Può produrre, a certe condizioni, nuove ingiustizie. Può persino avere effetti criminogeni. L’uomo innocente che entra in carcere non perde soltanto anni di vita, affetti, lavoro, reputazione. Perde, anzitutto, qualcosa di più difficile da misurare: la fiducia nello Stato e nell’idea stessa di una convivenza regolata da norme comuni. Il diritto positivo lo sa: l’art. 643 del codice di procedura penale riconosce che la riparazione per l’errore giudiziario deve essere commisurata non solo alla durata della pena espiata, ma anche alle “conseguenze personali e familiari derivanti dalla condanna”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 29 agosto 2026
Tar del Lazio e Consiglio di Stato hanno condannato Palazzo Chigi a stabilire adeguamenti triennali delle retribuzioni delle toghe maggiori rispetto a quanto fissato e ad aggiornare i compensi per i consulenti risalenti al 2002. Prevista una spesa di oltre 200 milioni di euro. Prima il caro energia, poi le pensioni. E adesso anche la giustizia. Il cantiere della prossima legge di bilancio si complica ulteriormente per il governo, che sarà chiamato a trovare le risorse per aumentare gli stipendi dei magistrati e i compensi degli ausiliari delle toghe. Non una voce irrilevante, soprattutto se si è alla ricerca di coperture per una manovra dai margini già molto stretti.
di Carmen Giuffrida*
Il Dubbio, 29 agosto 2026
In questa tornata elettorale per il rinnovo del Csm si registra il boom di candidature “indipendenti”. Ma basta leggere alcuni dei loro curricula per chiedersi “indipendenti” da cosa o da chi? Senza contare che quasi tutti loro, non solo hanno votato No, in tal modo ratificando lo strapotere correntizio, ma ci tengono pure a rivendicarlo pubblicamente. È quanto emerge dalla mailing list di Anm dove, alla domanda provocatoria su chi avesse votato il Sì al referendum, gli unici che hanno risposto prontamente ci hanno tenuto a dire di non votarli perché avevano sostenuto convintamente il No. Come non cogliere in questo affannarsi a rispondere, pur non richiesti, una richiesta di perdono alla dirigenza della Anm con un messaggio forte e chiaro: ho votato No, mi ammanto di indipendenza solo perché oggi fa più più chic e dà più chance.
- Il Gip deve valutare la richiesta di abbreviato secco se nega l’accesso a quello condizionato
- Sicilia. Madri detenute con figli, non esistono Icam: “Bambini costretti a vivere in carcere”
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- Siracusa. Il sindaco: “Scenario allarmante”. Il garante: “Criticità serie, fra caldo soffocante e topi”









