di Vincenzo Caccioppoli
affaritaliani.it, 24 giugno 2026
Il sottosegretario alla Giustizia parla di Piano carceri, nuove assunzioni e recupero dei detenuti tossicodipendenti. Alberto Balboni, avvocato ferrarese nato nel 1959, è senatore di Fratelli d’Italia e sottosegretario di Stato alla Giustizia dal 22 aprile 2026. In Parlamento ha maturato una lunga esperienza sui temi istituzionali, ricoprendo anche l’incarico di presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato. Storico esponente della destra italiana, è considerato una figura di solida competenza giuridica e parlamentare. Dal 22 aprile è sottosegretario alla giustizia, al posto del dimissionario Andrea Delmastro delle Vedove.
di Gianni Alemanno
Il Dubbio, 24 giugno 2026
E così ci siamo, mercoledì 24 giugno alle ore 10 uscirò dal portone di Via R. Majetti, ponendo fine ad un’esperienza di carcere durata 1 anno, 5 mesi e 24 giorni. Un’esperienza che non doveva mai cominciare, perché sono innocente, perché il reato per cui sono stato condannato (traffico d’influenze per abuso d’ufficio) è stato abolito e perché ci sarebbe molto da dire anche sulle circostanze che hanno portato alla completa revoca del mio affidamento in prova. Ma così è la giustizia italiana, soprattutto per chi prova a navigare controcorrente. Che mi ha portato a incontrare di nuovo (ero già stato in carcere a vent’anni per un episodio di militanza politica) un universo carcerario, che ho trovato molto più degradato e abbandonato a se stesso di quanto me lo ricordavo.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 24 giugno 2026
Il diritto agli incontri riservati non può essere negato per i gravi reati precedenti e per l’assenza di una precedente convivenza. L’assenza di una precedente convivenza non basta per negare gli incontri intimi con la donna che il detenuto ha sposato in carcere. La Cassazione accoglie così il ricorso contro il no a un colloquio riservato chiesto dall’uomo. Con un verdetto che valorizza le indicazioni della Consulta come della Cedu, la Suprema corte ricorda che “una pena che impedisce al condannato di esprimere una normale affettività con il partner si traduce in un pregiudizio nelle relazioni nelle quali si svolge la sua personalità, che va incontro a un progressivo impoverimento fino alla disgregazione che rischia di rivelarsi inidonea alla finalità rieducativa cui deve necessariamente tendere il trattamento penitenziario”.
di Alessandro Parrotta*
Il Dubbio, 24 giugno 2026
Con la sentenza n. 108 del 2026 (relatore Francesco Viganò) la Corte costituzionale ha cancellato l’articolo 322-quater del codice penale - la “riparazione pecuniaria” - perché, sommandosi a confisca, risarcimento, danno erariale e danno all’immagine, portava il prevenuto a versare alle casse dello Stato fino al quadruplo della tangente. Ma il numero è solo il sintomo, non la malattia. La lezione offerta dall’arresto costituzionale è più radicale: mentre puniva chi lucra sul fatto-reato, lo Stato aveva costruito un meccanismo per lucrare sulla pena. Alla logica del reo secondo cui “il crimine non paga”, il legislatore aveva silenziosamente affiancato la propria: “La repressione conviene”. La Consulta ha detto no.
inconsiglio.it, 24 giugno 2026
L’Aula del Consiglio regionale ha approvato a maggioranza la proposta di risoluzione sull’attività per il 2025 del Garante dei diritti dei Detenuti. Hanno votato a favore Pd, Casa Riformista, Avs e Movimento 5 stelle; si sono astenuti Fratelli d’Italia e Forza Italia. Respinto, invece, l’Ordine del Giorno presentato da FdI, primo firmatario Diego Petrucci, che chiedeva alla Giunta regionale di valutare l’aumento della capienza dei posti letto nelle Rems di Volterra e Empoli perché “spesso ci sono malati psichiatrici in carcere e quindi è un problema aperto e che in parte si potrebbe risolvere. Forse il voto contrario della maggioranza nasce perché la proposta parte dall’opposizione”.
di Veronica Marcattili
Il Centro, 24 giugno 2026
La ragazza si è impiccata con il laccio di una tuta, inutili i soccorsi. A maggio è stato trovato morto un egiziano di 25 anni. Si è tolta la vita nella cella del carcere di Castrogno dove stava scontando una condanna per rapina. Condanna che sarebbe terminata nel 2029. Ma per lei quel “fine pena” non arriverà mai. La 32enne L.M., originaria della Repubblica Ceca, si è impiccata con un laccio di una tuta ieri mattina poco dopo mezzogiorno. Le richieste di aiuto e i soccorsi dei poliziotti dele 118, seppur tempestivi, sono stati vani. Per la ragazza non c’è stato nulla da fare. Gli agenti della penitenziaria hanno informato la magistratura ed il sostituto procuratore Stefano Giovagnoni non ha ritenuto necessario disporre l’autopsia. Dalle circostanze e dall’ispezione cadaverica, infatti, non emergono dubbi di alcun tipo sulla dinamica.
di Nicole Orlando
Corriere della Sera, 24 giugno 2026
Era stato arrestato domenica scorsa per il presunto palpeggiamento di quattro minorenni in un parco acquatico. Non ha retto il carcere, forse anche travolto dal senso di colpa per il gesto per cui è stato arrestato. E il 23enne di origini indiane, richiedente asilo, in Italia da tre mesi e arrestato domenica a Concesio per aver palpeggiato quattro ragazzine di tredici anni al parco acquatico Tibidabo, si è tolto la vita nel carcere bresciano di Canton Mombello. Il giovane, incensurato, è stato trovato ieri sera dagli agenti di Polizia penitenziaria.
di Angela Stella
L’Unità, 24 giugno 2026
Nel 2024 Don Mozzi, cappellano di S. Vittore, raccontò pubblicamente le storie degli 11 detenuti che si erano tolti la vita in carcere. Ma via Arenula lo accusò di “rivelazione di segreti d’ufficio”. Per il Guardasigilli, interrogato dalla dem Serracchiani. È normale che il Dap abbia denunciato nel 2024 l’allora cappellano del carcere di San Vittore, Roberto Mozzi, per “rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio” avendo lui fatto un discorso pubblico sui suicidi in cella? Per il Ministro della Giustizia Nordio sì, è normale. Lo si evince da una risposta data qualche giorno fa a una interrogazione parlamentare del Partito democratico.
di Stefano Giordano*
Il Riformista, 24 giugno 2026
A Sollicciano un giudice mette i sigilli a sette sezioni del carcere. Il Guardasigilli promette di ridurne i numeri. Ma il vero rimedio è curare la pena. È successo il 16 giugno: per la prima volta in Italia, un giudice - il Gip di Firenze - ha messo i sigilli a sette sezioni di un carcere, Sollicciano, dichiarandole inservibili. Non un capannone abusivo: una struttura dello Stato, sequestrata allo Stato, sulla scorta di oltre trecento ricorsi di detenuti che denunciavano condizioni indegne. Il ministro Nordio ha annunciato che il carcere “sarà ridotto o svuotato entro fine anno, appena avremo i posti”: un impegno di cui va dato atto. Resta però un nodo che nessun trasloco può sciogliere: i detenuti si sposterebbero altrove, dove il sovraffollamento viaggia già al 139%. Travasare un secchio bucato in un altro secchio bucato non lo rende meno bucato. Il problema non è dove dormono gli uomini: è che la pena, così, rischia di non essere più pena ma supplizio. E non è una tesi di parte: lo ricorda Strasburgo, che l’Italia ha già condannato - da Sulejmanovic a Torreggiani, e poi ancora - in nome dell’articolo 3 della Convenzione. Nessuno può subire trattamenti inumani o degradanti. Nemmeno chi sta scontando una condanna giusta.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 24 giugno 2026
Cominciati i trasferimenti. Ma dal carcere di Prato prime richieste al tribunale. “Non ci sono spazi”. Altri 45 detenuti, oltre ai 66 in corso di trasferimento, saranno trasferiti dal carcere di Sollicciano ad altri penitenziari toscani. Raggiungono dunque quota 111 i reclusi che dall’istituto fiorentino, all’indomani del sequestro di sette sezioni da parte del gip, andranno ad affollare le carceri della Toscana, che già versano in condizioni critiche dato l’alto numero di persone all’interno delle celle. Si dicono preoccupati gli agenti penitenziari.
- Palermo. “Con Edunext l’innovazione didattica è inclusiva”
- Piacenza. Assistenti alla persona in carcere, al corso 17 detenuti
- Torino. Enel Cuore e Juventus insieme per il reinserimento sociale dei giovani detenuti
- Il Garante e i luoghi senza libertà. Un’idea viva
- L’umanità che sopravvive dietro le sbarre









