di Annamaria Corrado
Il Resto del Carlino, 26 marzo 2026
Il fotoreporter ravennate Giampiero Corelli protagonista a Venezia. Da qualche giorno è aperta nel cuore del capoluogo veneto la mostra fotografica “Domani faccio la brava - Donne e madri nelle carceri italiane”, frutto di un progetto iniziato nel 2008 che ha portato Corelli a documentare le condizioni nelle carceri femminili di tutt’Italia. Una quindicina di foto esposte nella prestigiosa sede della Scoletta dei Calegheri di Campo San Tomà, con scatti inediti alle detenute di tredici istituti penitenziari femminili della Penisola visitati, fra cui quelli di Venezia, Roma, Firenze, Messina, Reggio Calabria, Trani, Torino, Palermo, Napoli, Genova.
di Silvia M. C. Senette
Corriere dell’Alto Adige, 26 marzo 2026
La celebrazione in via Dante, dove sono recluse un centinaio di persone. Il direttore Monti: “Un’occasione di fortificazione lungo un cammino difficile”. Il vescovo Ivo Muser ha rinnovato ieri la tradizionale visita pasquale alla casa circondariale di Bolzano, incontrando gli oltre cento detenuti di via Dante, il personale carcerario e i volontari. Un appuntamento che, al di là del valore liturgico, ha inteso portare un messaggio di supporto e di riflessione all’interno di un contesto segnato da oggettive complessità quotidiane.
di Roberto Levi
torinocronaca.it, 26 marzo 2026
Il progetto ha compiuto 16 anni ed è stato ideato dall’ex nazionale Walter Rista. “Rugby Oltre le Sbarre” è un progetto che è nato nel 2010 a Torino e non ha eguali nel mondo. Lo ha ideato Walter Rista, che oggi ha 81 anni e nella sua carriera è stato uno dei due piemontesi, assieme a Franco Berni, capaci di indossare la maglia della Nazionale. La sede è sempre stata la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, che ospita l’attività de La Drola, squadra di detenuti che disputa il campionato di serie C. È l’unico caso di agonismo svolto in un carcere italiano, assieme a quello del Giallo Dozza Bologna. In 16 anni l’iniziativa ha coinvolto circa 200 persone. Sergey Vitali quando è uscito dal carcere ha militato per due stagioni in serie A nel Colorno e Aziz Tahib ha insegnato il rugby ai ragazzi down.
di Gianfranco Pellegrino*
Il Domani, 26 marzo 2026
Lo sconcertante episodio della provincia di Bergamo, dove un tredicenne ha accoltellato la sua insegnante a scuola, viene affrontato dal ministro Valditara e dalla destra come un problema penale. Basta proibire che avvenga, come mai non ci abbiamo pensato prima? Chi ha accoltellato lo studente tredicenne di Trescore Balneario? Ha accoltellato Chiara Mocchi, la sua insegnante, ovviamente. La persona a cui va tutta la nostra solidarietà e apprensione, come genitori, insegnanti, cittadini e cittadine di questo paese. La persona che, insieme a milioni di altre, sta lì a reggere la trama fragile del futuro di questo paese, che in gran parte dipenderà da chi è giovane adesso. Ma non ha accoltellato soltanto Mocchi, quel ragazzo tredicenne, che aveva un coltello e la scritta “Vendetta” sulla maglietta. Ha colpito lo Stato, come dice Valditara?
di Franco Giubilei
La Stampa, 26 marzo 2026
Lo psicologo: “Il vero problema è che gli adulti non ascoltano i ragazzi”. “Le emozioni che non trovano parole per essere espresse possono diventare violenza verso l’altro o verso sé stessi”. Di fronte all’aggressione violentissima del 13enne alla sua insegnante, lo psicologo Matteo Lancini ripete come un mantra un argomento che gli è caro: per riuscire a prevenire disastri come questi, gli adulti devono saper ascoltare gli adolescenti e intercettarne le pulsioni emotive prima che si trasformino in qualcosa di peggio. Inutile inasprire le pene e ancor più demagogico, come lo psicoterapeuta si aspetta che avvenga anche stavolta, proporre di abbassare sotto i 14 anni la soglia di punibilità per i ragazzini. Lancini poi richiama analogie inquietanti: “La mimetica, la preparazione, ricordano le stragi delle città americane”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 26 marzo 2026
Il Consiglio nazionale delle ricerche ha messo a punto il dispositivo a comando oculare che la donna toscana, paralizzata, attendeva. “Spero che nessuno debba più aspettare due anni per un diritto che gli appartiene già”. I dispositivi di varia applicazione basati sulla tecnologia eye-tracking non sono certo una novità. Ma quello che ha permesso a Libera - nome di fantasia per una donna toscana di 55 anni malata dal 2007 di sclerosi multipla a decorso progressivo e ormai completamente paralizzata dalla testa ai piedi - di accedere finalmente al suicidio assistito azionando con il solo movimento degli occhi il meccanismo di autosomministrazione del farmaco letale, è un’apparecchiatura predisposta appositamente per lei dal Consiglio nazionale di ricerca (Cnr).
di Vitalba Azzolini*
Il Domani, 26 marzo 2026
Gli eventi delle ultime settimane hanno fatto passare quasi sotto silenzio l’esame da parte dei giudici europei su alcune questioni pregiudiziali che determineranno la sorte dei centri italiani oltre Adriatico, uno dei cardini della politica migratoria del governo Meloni. Dovranno valutare se l’Italia avesse il potere di stipulare l’intesa e se le strutture possano essere utilizzate come centri per il rimpatrio. Tra le guerre che infiammano il mondo e gli eventi che agitano la politica interna, è passata quasi sotto silenzio la prima udienza della Corte di Giustizia dell’Unione europea su alcune questioni pregiudiziali che determineranno la sorte dei centri italiani in Albania, uno dei cardini della politica migratoria di Giorgia Meloni.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 26 marzo 2026
Mentre la politica agita lo spettro dell’invasione e qualche sindaco vieta i kebab, il Registro delle Imprese racconta un’altra storia. Al 31 dicembre 2024, in Italia ci sono 666.767 imprese gestite da persone nate all’estero. Erano 454.029 nel 2011. In tredici anni sono cresciute del 46,9 per cento. Nello stesso periodo, le imprese degli italiani sono diminuite del 7,9. Il dato viene dal Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2025, realizzato dal Centro Studi e Ricerche Idos in collaborazione con la Cna, la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa. Fonte ufficiale: il Registro delle Imprese, quello che registra tutto ciò che esiste davvero nel tessuto produttivo del Paese.
di Gianluca Nicoletti
La Stampa, 26 marzo 2026
Ora possiamo dire che è stato condannato il pusher che ci ha reso tutti dipendenti da una “sostanza” nociva; una droga non elaborata chimicamente ma spacciata attraverso modelli matematici. È l’algoritmo che ci fa galleggiare estatici nella realtà dei social che ci ha resi dei tossici, e questa non è più solo una presa di posizione ideologica ma una realtà che potrebbe presto essere sancita dai tribunali. È un passaggio storico che entra nella carne viva della nostra evoluzione digitale: l’antico anatema rivolto al mondo online non è più legato soltanto ai contenuti potenzialmente dannosi, ma alla maniera in cui sono costruiti gli algoritmi che li creano e li distribuiscono, programmati per catturare e trattenere l’attenzione degli utenti. La giuria del New Mexico ha stabilito che Meta ha consapevolmente danneggiato la salute mentale di bambini e ha nascosto ciò che sapeva sullo sfruttamento sessuale minorile sulle sue piattaforme sociali.
di Arcangelo Rociola
La Stampa, 26 marzo 2026
Il verdetto è stato raggiunto nell’ambito di un processo partito dalla una denuncia di una ventenne californiana. Cosa succede ora. Una sentenza a Los Angeles è destinata a cambiare in modo radicale il dibattito sulle piattaforme online. Google e Meta sono state ritenute responsabili della dipendenza dai social media tra i giovani. Il verdetto stato raggiunto nell’ambito di un processo sulla dipendenza dai social media. Partito da una denuncia di una ventenne californiana che ha sostenuto che Youtube (Google) e Instagram (Meta) abbiano istigato la sua depressione. Inducendole pensieri suicidi fin dall’infanzia.










