di Adelia Pantano
La Stampa, 16 giugno 2026
Le stime parlano dell’arrivo di almeno 200 detenuti, ma nessuno conferma. Il sindaco: “Continuiamo ad aspettare risposte. Non siamo mai stati convocati”. Nessuna comunicazione ufficiale dal ministero della Giustizia, nessun confronto con il territorio e molte incognite sulle conseguenze organizzative e di sicurezza. Attorno alla trasformazione del carcere di San Michele in uno dei principali poli italiani destinati ai detenuti sottoposti al regime del 41 bis continuano a concentrarsi le preoccupazioni di amministratori locali ed esponenti del Pd. Il tema è tornato al centro della visita compiuta ieri 15 giugno negli istituti penitenziari alessandrini dalla vicepresidente del Senato Anna Rossomando, dal deputato Federico Fornaro, dal sindaco Giorgio Abonante e da una delegazione dei Giovani democratici.
garantedetenutilazio.it, 16 giugno 2026
Il Garante è intervenuto al convegno “La medicina delle fragilità”, un confronto interdisciplinare sulla presa in carico delle persone vulnerabili che si è svolto nell’Aula magna dell’università della Tuscia. “Continuo a pensare che la riforma che ha dato alle Asl la responsabilità dell’assistenza sanitaria all’interno del carcere sia stata una riforma fondamentale, che ha riconosciuto la parità di trattamento tra le persone detenute e le persone libere”. Così il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, nel corso del suo intervento nella mattinata d’apertura del convegno specialistico “La medicina delle fragilità: l’importanza delle contaminazioni nell’era della medicina interdisciplinare”, promosso dalla Asl di Viterbo, che si è svolto mercoledì 10 e giovedì 11 giugno nell’Aula magna dell’Università degli studi della Tuscia.
Ristretti Orizzonti, 16 giugno 2026
Giovedì 18 giugno alle ore 9,30 al Teatro della Casa di Reclusione di Rebibbia si terrà la presentazione del volume “Oltre il reato la persona”, curato da suor Emma Zordan che da oltre dieci anni, volontaria in quell’istituto penitenziario, gestisce un laboratorio di scrittura creativa con le persone detenute. Dopo qualche anno di interruzione si torna a presentare all’interno della Reclusione di Rebibbia il volume che raccoglie le loro testimonianze. Oltre alla direzione dell’istituto penitenziario e alla curatrice, interverranno alla presentazione alcuni dei partecipanti al laboratorio di scrittura, la presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma, dott.ssa Marina Finiti, e il vicario della diocesi di Roma, cardinale Ubaldo Reina.
kalaritanamedia.it, 16 giugno 2026
Dall’assistenza ai detenuti più fragili ai percorsi di reinserimento sociale, fino al sostegno delle relazioni familiari. Sono molteplici le iniziative promosse dalla Chiesa di Cagliari nel mondo penitenziario grazie anche ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Un impegno che mette al centro la persona e la sua dignità, nella convinzione che nessuno possa essere identificato soltanto con il proprio errore. “Anche nelle difficoltà la dignità umana e la speranza non vanno mai perdute”. È a partire da queste parole di Papa Leone che don Gabriele Iiriti, cappellano della Casa circondariale di Uta e responsabile della pastorale penitenziaria diocesana, racconta il senso del lavoro che quotidianamente viene svolto all’interno e all’esterno degli istituti di pena del territorio. Un impegno reso possibile anche grazie ai fondi dell’8xmille, che consentono di sostenere attività e progetti rivolti a persone che spesso si trovano a vivere condizioni di forte fragilità sociale ed economica.
di Marco Ferrando
Avvenire, 16 giugno 2026
In Italia cala ancora l’interesse e la fiducia nell’informazione, ma non tutto è perduto: il Digital News Report Italia 2026 rivela che la crisi di attenzione è diventata crisi di relazione. C’è vita, su Marte. E non è scontato, perché in questo caso il pianeta in questione è quello inospitale dell’informazione. Le notizie interessano sempre meno (ormai siamo al 34% degli italiani, contro il 74% del 2016) e anzi fanno “scappare” ormai il 36% delle persone, ma se guardiamo sotto la superficie di trend ormai consolidati ecco che qualche segnale di vita c’è. E prende forma in quella che il Digital News report Italia pubblicato oggi definisce “crisi della relazione”: si tratta, in fondo, della naturale evoluzione della “crisi dell’attenzione” di cui i social sono stati un po’ causa e un po’ effetto, e con cui ormai abbiamo imparato a convivere.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 16 giugno 2026
Dopo le polemiche dello scorso anno non è previsto il diritto di prelazione per gli stand 2025. Nessun “patentino” ma una semplice dichiarazione: “Riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione Italiana”. Ha chiesto solo questo l’Associazione italiana editori (Aie) agli espositori che vogliono partecipare all’edizione 2026 della fiera “Più libri più liberi”, che come ogni anno si terrà a Roma. Tanto è bastato per far partire all’attacco la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La mail era stata recapitata il 10 giugno a tutti gli interessati (diverse centinaia). La premier ha atteso quattro giorni, poi domenica ha tuonato sui social: “La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno”.
di Bianca Caramelli
Il Manifesto, 16 giugno 2026
Cadono le accuse più pesanti, al massimo arriverà una sola condanna a 18 mesi. Sei anarchici, tre episodi, un solo imputato a rischio condanna. La procura di Bologna ha depositato ieri le sue richieste nel processo nato dopo alcuni fatti verificatisi nel 2022 a favore di Alfredo Cospito e contro il regime duro del 41 bis. I pm hanno chiesto diciotto mesi per solo una delle persone a processo, accusata di aver danneggiato due ripetitori internet nella località di Sasso Marconi, che nel maggio 2022 furono incendiati. Per gli altri cinque imputati, invece, la richiesta è stata quella di assoluzione, con formule diverse a seconda della vicenda per cui erano stati accusati.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 16 giugno 2026
La criminalizzazione del movimento a Torino: la questura vuole due anni di controlli su una studentessa per i cortei del 2025. Torino capitale della repressione. Un luogo comune, ormai. Del resto è qui che una procuratrice generale, Lucia Musti si chiama, ha per prima teorizzato l’esistenza di una “eversione di piazza” legata ai centri sociali e alle loro attività. Gli inquirenti si muovono di conseguenza. Sara Munari ha 24 anni ed è una militante del Collettivo universitario autonomo di Torino. Ieri mattina per lei è arrivata dalla questura una richiesta di sorveglianza speciale, una misura di prevenzione che porta con sé una serie di restrizioni dal fatto di dover avvisare le autorità ogni volta che si vuole lasciare il proprio comune al divieto di incontrare pregiudicati, passando per l’imposizione di precisi orari di rientro notturno, fino all’obbligo o al divieto di dimora. Le sue regole sono scritte nel codice antimafia, perché di solito la sorveglianza speciale si dà, appunto, a chi è indiziato di mafia o di terrorismo, anche in assenza di reati. Basta essere definiti “socialmente pericolosi” dalla polizia.
di Maurizio Delli Santi*
Avvenire, 16 giugno 2026
Mentre dall’Ucraina al Medio Oriente cresce il rischio globale, un’iniziativa europea potrebbe riaprire il dialogo, promuovere una sicurezza condivisa e avviare nuovi negoziati multilaterali. Se davvero sarà concluso l’accordo tra Stati Uniti e Iran per il cessate il fuoco, la ripresa del traffico marittimo a Hormuz e l’avvio dei negoziati sul nucleare, l’umanità potrà tirare un sospiro di sollievo. Rimane tuttavia un’area di imprevedibilità cui da tempo ci sta abituando Trump, di cui è bene che l’Europa tenga conto anche per non sottovalutare cosa maturerà sul fronte libanese. Quanto al più vicino limes europeo, siamo dinanzi a una pericolosa escalation che rende ogni giorno più fragile il confine della guerra in Ucraina, con il rischio di un coinvolgimento diretto dell’Europa. Bastano un’incursione nello spazio aereo, la deviazione di un ordigno, un errore di valutazione perché si apra una falla dagli esiti imprevedibili. L’Europa deve proteggersi, ma deve anche agire con la diplomazia. La contrapposizione si fa ancora più aperta tra Russia e Ucraina e le prospettive negoziali arretrano sugli umori di Putin, cui fa ora gioco anche il bellicismo di Trump su altri fronti.
di Enrica Muraglie
Il Manifesto, 16 giugno 2026
Ogni giorno che passa è uno in più in detenzione arbitraria in un luogo segreto per Leonarda (Dina) Alberizia, Domenico Centrone e altri otto attivisti della Global sumud convoy, il convoglio di terra partito dalla Mauritania il 25 aprile con l’obiettivo di rompere l’assedio illegale imposto da Israele nella Striscia di Gaza e consegnare ai palestinesi aiuti umanitari salvavita. I dieci si trovano nella Libia dell’est, a Bengasi da ventidue giorni. Oltre tre settimane di notizie spesso ufficiose e col contagocce. Quasi ogni giorno si apprende di possibili visite ad Alberizia e Centrone da parte del console d’Italia a Bengasi, Filippo Colombo. Per ora gli incontri sono stati soltanto due, se ne attende uno nuovo nei prossimi giorni ma “non possono essere considerate sufficienti le poche note che provengono dall’ambasciata italiana in Libia” ha dichiarato Gennaro Cifinelli, presidente di Zona Franka, che insieme a Udu e Uds ha convocato oggi pomeriggio un presidio a Bari, la città dove Domenico insegna all’università.
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