di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 10 luglio 2024
Ancora un suicidio negli istituti di pena. La Cedu intanto condanna l’Italia per trattamenti degradanti: dovrà risarcire un detenuto con problemi psichiatrici che ha tentato più volte il suicidio. Un detenuto italiano di 57 anni, con problemi di tossicodipendenza, si è suicidato ieri notte nel carcere di Varese, impiccandosi nel bagno della propria cella. Questo tragico evento porta a 54 il numero totale di suicidi nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno. Includendo anche i suicidi degli agenti di polizia penitenziaria, il bilancio sale a 60 vittime. Il sindacato Uilpa, in particolare il segretario generale Gennarino De Fazio, denuncia questi “numeri pazzeschi, senza precedenti”, definendoli “inumani persino per un regime totalitario”.
di Irene Carmina
La Repubblica, 10 luglio 2024
È morto nel carcere di Augusta Giulio Arena, l’ergastolano di 67 anni che da dicembre dello scorso anno aveva smesso di bere e di mangiare per protestare contro una condanna che riteneva ingiusta. A tenerlo in vita nei sette mesi di sciopero della fame e della sete era stata la nutrizione artificiale. Rena aveva deciso di lasciarsi morire. “Se va avanti così non vivrà a lungo”, era stato il grido di allarme lanciato dal garante dei detenuti di Siracusa, Giovanni Villari, sulle pagine di Repubblica a febbraio. È andata esattamente così.
di Viola Giacalone
controradio.it, 10 luglio 2024
L’autopsia dovrà verificare la natura di eventuali e ulteriori lesioni sul corpo del ragazzo oltre a quelle riconducibili al suicidio. Sarà fatta l’autopsia sulla salma del detenuto tunisino di 20 anni che si è tolto la vita, impiccandosi, a Sollicciano. Cosi ha stabilito la pm Ornella Galeotti che ha aperto un fascicolo, così da poter svolgere l’esame autoptico. L’autopsia dovrà verificare la natura di eventuali e ulteriori lesioni oltre a quelle riconducibili al suicidio. Nel frattempo in seguito alla riunione di giunta straordinaria sulla situazione degli istituti penitenziari a livello regionale che si è tenuta ieri pomeriggio, il presidente di regione Eugenio Giani ha annunciato che scriverà al ministro della Giustizia Carlo Nordio per avere chiarimenti sul futuro del carcere fiorentino.
di Arianna Egle Ventre e Giacomo Zandonini
Il Manifesto, 10 luglio 2024
Dal Pakistan a Torpignattara, Mohammad Ishaq Khan era stato condannato per tentato furto. “La giudice non ha potuto disporre accertamenti né è stato possibile attivarsi a livello difensivo. Si rileva una chiusura ermetica del sistema carcerario”, dice l’avvocato Dini Modigliani. “Davvero nelle carceri italiane le persone possono morire così?”, ha chiesto incredulo Irshad dopo aver saputo del decesso del fratello minore: Mohammad Ishaq Khan. La salma è arrivata all’aeroporto di Islamabad, capitale del Pakistan, il 2 luglio. Ad attenderla tutta la famiglia. Secondo la comunicazione ufficiale ricevuta dall’avvocato difensore, lo scorso 4 giugno il detenuto si sarebbe tolto la vita nel carcere romano di Regina Coeli.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 10 luglio 2024
Otto mesi fa la giovane detenuta di Sollicciano ha perso il bambino. L’appello delle associazioni. Da quasi un anno, per l’esattezza otto mesi, cerca una casa per scontare la sua pena agli arresti domiciliari, come previsto dal giudice, ma questa casa ancora non è riuscita a trovarla. E quindi continua a scontare la pena in una cella umida e con infiltrazioni nel carcere di Sollicciano. È la storia di Amira (nome di fantasia), la detenuta tunisina di 27 anni che lo scorso marzo ha perso il figlio al quarto mese di gravidanza. Dopo il drammatico evento la reclusa, in arresto per spaccio di sostanze stupefacenti con una pena di quattro anni, è caduta in uno stato psichico critico, con frequenti crisi di pianto alternati a stati depressivi. Per lei, il suo avvocato e i volontari del penitenziario fiorentino si sono attivati per trovare una casa (non soltanto dopo l’aborto ma anche all’inizio della gravidanza).
di Alessio Gaggioli
Corriere Fiorentino, 10 luglio 2024
Nella città in cui oramai tutto è preso è inevitabile il dramma della giovane Amira. Ci sono gli studenti che non trovano alloggi perché a Firenze, come racconta l’ultima ricerca sul mercato immobiliare, una stanza (letto, scrivania, finestra e armadio) costa 600 euro al mese, ci sono i lavoratori - in gran parte occupati nel mangificio - che schiacciati dai part time imposti dai titolari dei ristoranti guadagnano una miseria. Ci sono i residenti che scappano dal cuore di una città che non ha più cuore. E c’è Amira, una storia problematica alle spalle, ma esemplare della Firenze di oggi: avrebbe diritto agli arresti domiciliari dopo aver perso un bambino a Sollicciano, ma è da un anno che nessuno riesce a trovarle un posto fuori.
di Silvia M. C. Senette
Corriere dell’Alto Adige, 10 luglio 2024
Da gennaio ad aprile il carcere di Bolzano ha vissuto una grave emergenza sanitaria: dieci contagi accertati di scabbia, di cui un agente, con tre casi così gravi da richiedere il ricovero in ospedale. La situazione ha evidenziato le carenze di un sistema penitenziario al collasso, ma ha anche dimostrato la forza della collaborazione tra enti e la resilienza della popolazione carceraria. Ora per fortuna l’emergenza è rientrata, grazie ad una complessa opera di disinfestazione e ieri si è svolta una piccola cerimonia all’interno della struttura per celebrare questo risultato.
di Cecilia Ferrara e Angela Gennaro
ansa.it, 10 luglio 2024
“Se non sei pazzo, qui lo diventi”: viaggio all’interno del Cpr di Ponte Galeria a Roma. Un tentativo di suicidio ogni due giorni, un “evento critico” ogni 24 ore. Autolesionismo, consumo di psicofarmaci “a scopo contenitivo”, vulnerabilità sanitaria e mentale. E il caso di una donna con chiari tratti psichiatrici rinchiusa e isolata per 9 mesi, che porta all’Italia l’ennesima condanna da parte della Cedu. Tutto questo nel Centro di permanenza per i rimpatri che si trova nel sud della capitale.
di Elisa Sola
La Stampa, 10 luglio 2024
Nostro viaggio tra i tuttofare della Procura dei minori: dai carabinieri in pensione al poliziotto che smista le mail. L’agente del Ferrante Aporti manda le notifiche. “Sono qui per senso del dovere. Ho lavorato una vita in Procura. So come muovermi. Un giorno mi ha chiamato il maresciallo. Era sepolto dai fascicoli. Mi ha chiesto se per caso potevo dare una mano. Quando ho visto la situazione sono rimasto. Pazienza se sono in pensione. Qui sono messi peggio che alla Procura ordinaria”. Settimo cammina svelto lungo il corridoio del primo piano. Ha in mano una pila di cartelline. Raggiunge Giovanni Scaraggi, militare in congedo come lui, che aggiunge: “C’è da fare l’archivio, smistare la posta, scaricare le notizie di reato. Come si fa a non restare, vedendo come sono messi?”.
di Maria Nocerino
napoliclick.it, 10 luglio 2024
Un aiuto concreto per i detenuti con problemi di dipendenza all’interno del carcere di Poggioreale, perché la vita in cella possa essere “riempita” e resa più umana grazie ad attività di socializzazione ed inclusione sociale. È quello che offre quotidianamente l’équipe integrata del Progetto IV Piano, intervento realizzato da circa 9 anni all’interno della Casa Circondariale di Poggioreale e promosso dal Dipartimento Dipendenze della Asl Napoli 1 Centro - in collaborazione con la UOS Serd Area Penale e in stretta integrazione con la Direzione di Poggioreale - insieme al gruppo di imprese sociali Gesco attraverso la cooperativa sociale Era.










