di Samuele Ciambriello*
La Repubblica, 14 giugno 2026
Le carceri italiane continuano a rappresentare una delle principali emergenze del sistema della giustizia. Al problema endemico del sovraffollamento si sommano carenze strutturali, insufficienza di personale, difficoltà nell’accesso alle cure sanitarie e una crescente presenza di persone con dipendenze patologiche e fragilità psichiche. Un quadro che ci allontana sempre di più dal rispetto della funzione costituzionale della pena ex art. 27, fondata sul reinserimento sociale e sul divieto di trattamenti inumani e degradanti. I numeri aggiornati al 31 maggio 2026 confermano una situazione di forte pressione.
di Daniele Rescaglio
Il Giorno, 14 giugno 2026
Carenza di personale, sovraffollamento e fragilità sanitaria. Sono i problemi atavici che affliggono la casa circondariale di Cremona. Ieri il consigliere regionale del Pd Matteo Piloni ha visitato la struttura e incontrato la direttrice Giulia Antonicelli con la comandante della Polizia penitenziaria Letizia Tognali per un confronto sulle principali criticità. “Ritengo importante continuare a mantenere alta l’attenzione sulla situazione del carcere di Cremona attraverso visite periodiche e momenti di confronto con chi vi opera quotidianamente - ha sottolineato Piloni - Il carcere non è un mondo a parte, lavoratori e detenuti hanno diritto a condizioni dignitose e sicure”.
di Gian Carlo Bulla
La Nuova Sardegna, 14 giugno 2026
Il sopralluogo del garante Gianni Loy e del sindaco Luca Pilia fa emergere carenze sanitarie, psicologiche e psichiatriche: appello urgente al ministero e al Dap. Nei giorni scorsi, Gianni Loy, il garante dei diritti dei detenuti della Città Metropolitana di Cagliari, e Luca Pilia, il sindaco di Isili, hanno effettuato una visita nella colonia penale del paese del Sarcidano. L’incontro, volto a verificare le condizioni della struttura e del personale, ha fatto emergere una serie di gravi criticità che rischiano di compromettere un modello detentivo storicamente virtuoso. La problematica principale riguarda l’altissima concentrazione di internati (soggetti sottoposti a misure di sicurezza). Attualmente la struttura ne ospita circa una quarantina, un numero superiore a quello massimo consentito. “La colonia penale di Isili è una realtà che ha sempre funzionato e che rappresenta un modello di riabilitazione d’eccellenza - ha dichiarato il sindaco Pilia - Qui i detenuti lavorano la terra, si occupano dell’allevamento e della trasformazione dei prodotti agroalimentari. È un sistema che produce valore e dignità. Tuttavia, questo delicato equilibrio rischia oggi di esplodere a causa di una gestione dei flussi insostenibile”.
di Marco Bettazzi
La Repubblica, 14 giugno 2026
Detenuti occupati come operai e casari. Fabbrino: “I prodotti scelti anche per quello che sta dietro”. Fare impresa in Dozza “è una vera e propria officina, con prodotti che poi vanno in giro per il mondo. I ragazzi sono assunti con il contratto metalmeccanico e a tempo indeterminato”. Maurizio Marchesini è conosciuto per essere a capo di un colosso del packaging farmaceutico, Marchesini Group, e anche come vicepresidente di Confindustria. Ma è anche presidente di “Fid - Fare impresa in Dozza”, un’impresa sociale che a Bologna, nella Casa circondariale Rocco D’Amato, detta “Dozza”, appunto, insegna un lavoro ai detenuti e li assume una volta terminata la pena, dopo essere stati affiancati da volontari ed ex lavoratori delle aziende coinvolte.
di Marco Bettazzi
La Repubblica, 14 giugno 2026
Raphael Oloyede ha raccontato sul palco di Repubblica delle Idee la sua esperienza all’interno di “Fare impresa in Dozza”, che vede coinvolte tante imprese del territorio. Bergonzoni: “Il detenuto non fa tenerezza: dopo Pannella pochi politici se ne sono occupati”. “Io all’inizio della mia carcerazione, che è durata 12 anni e mezzo, pensavo che la mia vita fosse finita. Oggi mi sto rialzando, e ringrazio tutti per la vita che mi hanno ridato oggi”. Raphael Oloyede è un ex detenuto coinvolto nel progetto FID - Fare impresa in Dozza, e oggi lavora come operaio per Marchesini Group, il colosso meccanico del packaging.
Rovigo. Pane in carcere, inaugurato il laboratorio dell’istituto che venderà i prodotti ad Autogrill
di Enrica Pighin
Il Gazzettino, 14 giugno 2026
Panaté e Cooperativa solidarietà hanno unito le forze trovando nella coop Ro.Sa. la concretizzazione tecnica. Una rinascita che viene dal pane, l’imparare eventualmente anche un mestiere per il “dopo”, seguendo un percorso di recupero personale dei detenuti che porta a Rovigo esperienze vissute altrove e che anche vicino sono già famose, come al carcere Due palazzi di Padova. Alla Casa circondariale di Rovigo, dunque, è stato inaugurato il laboratorio dedicato alla produzione di pane e di lievitati artigianali, un progetto che coinvolge Panaté Società benefit e Cooperativa solidarietà, in un percorso condiviso che mira alla collaborazione fra istituzioni, associazioni e territorio. “Condannati a fare cose buone” è il concetto, riuscire a trasformare la detenzione dell’individuo in un processo di crescita nel lavoro, con nuove responsabilità e prospettive nel futuro.
di Elisa Campisi
Avvenire, 14 giugno 2026
Gabbiani e salsedine. Vette ripide a strapiombo sul mare, suggestive cale che si alternano a terreni sabbiosi ricchi di vegetazione selvaggia, pini, uliveti e vigne. Vialetti in pietra, una manciata di casette colorate e in cima a una roccia una torre di avvistamento in pietra del XIII secolo. Intorno solo un mare limpido. Siamo a Gorgona, l’isola più piccola e settentrionale dell’Arcipelago Toscano, a circa un’ora e mezza di navigazione da Livorno. Ma non è questo a renderla speciale. “Chiusura, chiusura!”, intima una voce metallica e improvvisa al megafono, a ricordarci che quella che al primo sguardo potrebbe sembrare una tipica perla turistica in cui fuggire dalla routine, in realtà è un posto di reclusione. Siamo in una colonia penale agricola, l’ultima di questo genere attiva in Europa.
di Paolo Lambruschi
Avvenire, 14 giugno 2026
Il senso del pane è ridare speranza e dignità alle persone fragili. A chi è finito in carcere anche per reati molto gravi, a detenuti, migranti vittime di tratta, disabili e donne vittime di violenza attraverso l’insegnamento del lavoro di produzione delle ostie per la Santa Messa. Il senso del pane è un progetto visionario della Fondazione Casa dello spirito e delle arti nato nel 2016, anno del Giubileo e della Misericordia, da un’idea di Arnoldo Mosca Mondadori che creò, nel carcere milanese di Opera, il primo laboratorio per la produzione di ostie che coinvolse alcuni detenuti condannati per omicidio.
La Sicilia, 14 giugno 2026
Per valorizzare il lavoro svolto è stato allestito un vernissage con tutte le creazioni pittoriche e scultoree ai quali è stata conferita un’apposita menzione per la partecipazione al concorso bandito dalla Fondazione Angelo D’Arrigo. La giornata conclusiva ha visto, tra gli ospiti, la presenza di Laura Mancuso, presidente della Fondazione Angelo D’Arrigo, che ha consegnato i riconoscimenti ufficiali ai partecipanti, e della scrittrice Barbara Bellomo. Con quest’ultima i detenuti, che avevano già letto il volume “La biblioteca dei fisici scomparsi”, hanno dialogato e portato in scena uno dei capitoli affrontati in classe.
di Marco Turco
unionemonregalese.it, 14 giugno 2026
Al Teatro “Marenco” di Ceva lo spettacolo portato in scena dai detenuti di Alta Sicurezza di Saluzzo. “Carcere”. Una parola dal peso enorme. Chi finisce in prigione, lo impara a sue spese: la vita subisce una battuta di arresto e si ferma davanti a un muro contro cui è difficile non schiantarsi. Ma se la pena detentiva ha un termine, lo stigma sociale spesso è a tempo infinito. Così nasce “Ma l’Amore no”: uno spettacolo teatrale fatto dai detenuti di Alta Sicurezza della Casa di Reclusione di Saluzzo e prodotto dall’Associazione “Voci Erranti” nell’ambito del progetto teatrale “Per Aspera ad Astra” finanziato dall’Acri. Andrà in scena lunedì 15 giugno alle ore 20, presso il Teatro Marenco di Ceva (Piazzetta Cardinale Francesco Adriano, 1), grazie alla Fondazione Azzoaglio.
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