di Emanuele Bucci
bookciakmagazine.it, 31 maggio 2026
Premiazione di “Bookciak, Azione! 2025” nel teatro del carcere femminile di Rebibbia a Roma. Alla consegna della targa per il bookciak “Rosa” realizzato dalle allieve detenute lo scorso anno, anche la consegna dei diplomi di maturità alle studentesse del Liceo artistico Enzo Rossi, sezione R. Proiettato in anteprima anche “Quando meno te lo aspetti”, cortometraggio nato nell’ambito del nuovo progetto “Bookciak. Visioni fuori luogo”. Tra i presenti per il Comune di Roma la presidente Erica Battaglia e il garante dei detenuti del Lazio Stefano Anastasia. Ad animare festosamente la mattinata di cinema, letteratura e musica, anche il coro del liceo e l’entusiasmo delle studentesse, che testimoniano poeticamente la loro condizione nei lavori mostrati, gettando un ponte oltre le mura materiali e immateriali.
Il dovere di essere liberi, sul palco del Festival di Dogliani 4 direttori di quotidiani a confronto
di Francesca D’Angelo
La Stampa, 31 maggio 2026
Ecco le sfide del giornalismo in un’era di crisi internazionali, fake news e Ai, “Facciamo solo il nostro mestiere: le inchieste, come la libertà di informazione, dovrebbero essere la normalità, non un atto di coraggio”. Eppure a quel condizionale, che trasforma la routine giornalistica in eccezionalità, non ci si può sottrarre: non oggi, non con la guerra alle porte, l’intelligenza artificiale che invade cellulari e pc, e le tante pressioni politiche. Ieri al Festival della Tv di Dogliani sono saliti sul palco quattro “capitani coraggiosi” della carta stampata: i direttori Andrea Malaguti (La Stampa), Luciano Fontana (Il Corriere della Sera), Michele Brambilla (Il Secolo XIX) e Emiliano Fittipaldi (Domani). Insieme alla moderatrice Annalisa Bruchi hanno analizzato le nuove sfide che i quotidiani devono affrontare per offrire notizie verificate e attendibili.
di Chiara Daina
Corriere della Sera, 31 maggio 2026
Seguiti dai servizi pubblici 850 mila utenti, ma è solo un decimo di chi ne ha bisogno. Spesa insufficiente, serve il 10% del budget sanitario. Il problema di chi commette reati, mentre il Terzo settore prova a fare da supplente. Non si intercetta il bisogno all’origine, troppo lunga la residenzialità. Che fine fanno le persone con un disturbo mentale che restano fuori dai servizi psichiatrici pubblici? È la domanda che s’impone leggendo i numeri dell’ultimo rapporto sulla salute mentale del ministero della Salute: nel 2024 gli utenti seguiti dai centri specialistici territoriali sono poco più di 845 mila, quasi diecimila in meno del 2023 e pari all’1,7 per cento della popolazione adulta del Paese, cioè circa un decimo di chi in realtà avrebbe bisogno di assistenza (il 15, 97 per cento), in base alle stime del Global burden of disease.
di Fabrizio Geremicca
Il Manifesto, 31 maggio 2026
Assemblea con decine di associazioni ed esponenti delle istituzioni nel comune in cui il governo vorrebbe costruire una nuova struttura. Tre ore di assemblea con la partecipazione di decine e decine di associazioni e persone con storie anche molto diverse le une dalle altre. Il progetto del ministro Piantedosi e del governo Meloni di costruire a Castel Volturno (in località La Piana) un centro di permanenza per i rimpatri da 120 posti - il bando da 43 milioni di euro è scaduto un paio di giorni fa - ha mobilitato ieri nel centro Fernandes gestito dalla Caritas nel Comune della provincia di Caserta il fronte del no: dall’ex Canapificio di Caserta, a Legambiente, dagli scout ai padri comboniani, dall’Agesci ad Emergency, dal centro sociale Insurgencia a Mediterranea, dalla Cgil (c’era il segretario regionale Nicola Ricci) alla Uil.
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 31 maggio 2026
Un’ampia rete di associazioni si oppone al Centro di Permanenza per i Rimpatri a Castel Volturno: perché “lede la dignità”. Nasce un movimento popolare per una resistenza non violenta. È “un’ostinata resistenza” quella della Chiesta casertana e di decine di associazioni contro la decisione del governo di realizzare un Centro di Permanenza per il Rimpatrio a Castel Volturno. Lo annuncia don Pietro Lagnese, arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta. Cita le parole di papa Leone XIV in occasione della recente visita ad Acerra, per spiegare che come per la “terra dei fuochi”, “siamo qui per organizzare un’ostinata resistenza, mite, rispettosa, non violenta ma ferma, non solo al Cpr a Castel Volturno”.
di Salvatore Lucente
Il Manifesto, 31 maggio 2026
La storia di Driss Mouaoui, quarantaseienne di origine marocchina, che aspetta assistenza medica adeguata. “Io non voglio uccidermi, io voglio uscire e crescere i miei bambini. Perché sono qui?”. Sono le parole di Driss Mouaoui, quarantaseienne di origine marocchina rinchiuso nel Cpr di Palazzo San Gervasio (Pz) da quasi quattro mesi e privo di assistenza medica adeguata. Ventisei anni in Italia a lavorare - muratore, saldatore, conducente di muletto - moglie e sei figli, cinque di loro nati in Italia, tra Pesaro e Urbino. “Ho fatto un errore, sono stato in prigione, ho pagato, sono uscito, ho chiesto scusa agli italiani, non lo faccio più. Ma questo non è giusto”. Reati minori (resistenza a pubblico ufficiale) che non precludono la permanenza in Italia ma che gli sono costati un anno di carcere e l’impossibilità di rinnovare in tempo il permesso di soggiorno. Così, quando l’8 febbraio scorso usciva di prigione, ad attenderlo c’era il Cpr.
di Gianfranco Schiavone
L’Unità, 31 maggio 2026
Il Rapporto del Comitato Onu. Così il nostro Paese lascia sole le vittime sopravvissute alle violenze. Solo tre Regioni hanno recepito le linee guida del Ministero, che comunque non prevedono disposizioni giuridicamente vincolanti. Insomma: il nostro Paese è in evidente e radicale violazione degli obblighi di cui all’art.14 della Convenzione ONU contro la tortura. La tortura è un elemento strutturale dell’esperienza migratoria di chi arriva in Europa: molti studi evidenziano come tra la popolazione migrante e rifugiata, la percentuale di quanti hanno subito tortura oscilli tra il 5% e il 35%, ma in Italia tale percentuale è certamente superiore perché ricomprende persone che hanno subito tortura in paesi di transito dove la tortura e l’esposizione a trattamenti inumani e degradanti è sistemica, come in Libia e lungo la rotta balcanica.
di Massimo Cacciari
La Stampa, 31 maggio 2026
I conflitti in atto non puntano più a ridefinire gli equilibri di potere e hanno assunto un aspetto terroristico. Più che una crisi attraversiamo un grande vuoto (chaos questo significa). Crisi è il contrasto disordinato tra elementi decifrabili nel loro contenuto e nel loro senso. In essa, insieme a frammenti e rovine del passato, è possibile assumere orientamenti e indirizzi diversi, che tuttavia esistono e si esprimono. La crisi ha sempre, per così dire, un valore costituente. Per usare una metafora giudiziaria, che è più di una semplice metafora: la crisi manifesta il momento del Giudizio; le parti si presentano, prendono la parola e, nel caso giudiziario la Corte, nel caso della storia il più forte giudica, emette la sentenza. Ma chi oggi prende la parola? Dove si pronuncia una parola dotata di senso, coerente in sé, espressione di una fondata strategia? Ogni possibile sede paragonabile, pur in modo assolutamente improprio, a un Tribunale è stata spazzata via ben prima delle tragedie degli ultimi anni. Oggi afferriamo soltanto la volontà di potenza o di sopravvivenza dei grandi spazi imperiali, ma sfugge in toto la recta intentio, l’intenzione precisa che dovrebbe muoverli (anche alla guerra): quale Nomos intendete costituire? Quale nuovo Ordine stabilire (anche magari imponendolo)? Avete valutato le conseguenze del vostro agire? Insomma, potenze sì, ma costituenti nessuna.
di Gianluca De Feo
tg24.sky.it, 31 maggio 2026
Secondo l’ultimo aggiornamento di Eurostat, nel 2024 i Paesi Ue contavano nel complesso 508.746 detenuti, un dato in aumento del 2% rispetto al 2023 e addirittura del 10% rispetto al 2020, anno in cui si era toccato un picco minimo ventennale di 463.376 detenuti. Negli ultimi anni la popolazione carceraria dell’Unione europea è tornata a crescere, registrando un’inversione di tendenza rispetto al decennio scorso. Secondo l’ultimo aggiornamento di Eurostat, nel 2024 i Paesi Ue contavano nel complesso 508.746 detenuti, un dato in aumento del 2% rispetto al 2023 e addirittura del 10% rispetto al 2020, anno in cui si era toccato un picco minimo ventennale di 463.376 detenuti.
fuoriluogo.it, 30 maggio 2026
Il 3 giugno webinar per lanciare la mobilitazione contro gli agenti infiltrati nelle carceri previsti dal governo. Il carcere non può diventare il luogo del sospetto permanente. Per questo mercoledì 3 giugno 2026, alle ore 18.30, si terrà il webinar “Contro il carcere del sospetto. No alle operazioni sotto copertura”, promosso per lanciare la mobilitazione contro il provvedimento del governo che introduce la possibilità di agenti infiltrati negli istituti penitenziari. Al centro dell’incontro c’è l’appello “Difendiamo l’articolo 27. No agli agenti infiltrati nelle carceri”, sottoscritto da associazioni, operatori e operatrici, volontariə, insegnanti e cittadinə attivə nella tutela dei diritti delle persone recluse.
- Arci aderisce all’appello contro le infiltrazioni nelle carceri: no al “carcere del sospetto”
- Università, quasi 2.000 detenuti iscritti: accordo Cnupp-Andisu per sostenerli
- Ho visto Agnese Moro abbracciare Bonisoli e vi dico: i mostri non esistono
- C’è il danno di chi ha subito, il danno di chi ha agito. E poi c’è quello aggiuntivo della giustizia
- La legge anti-gogna è realtà, sì all’obbligo per i giornali di pubblicare le assoluzioni









