di Giansandro Merli
Il Manifesto, 4 febbraio 2024
“Chiediamo garanzie sul rientro in Italia”, dice Pietro Cammalleri. Ha due anni in più di Luca, in cella a Costanza con Filippo Mosca. “Inaccettabile sia tenuto in quelle condizioni. È una violazione della sua dignità”, aggiunge. Luca Cammalleri ha compiuto 30 anni a giugno scorso: dietro le sbarre della terribile prigione di Porta Alba, nella città rumena di Costanza. Era stato incarcerato il mese precedente insieme a Filippo Mosca e un’altra ragazza italiana. Accusato di traffico internazionale e possesso di stupefacenti per una vicenda controversa relativa a 150 grammi di sostanze, è stato condannato in primo grado a otto anni e due mesi durante un processo in cui le difese hanno denunciato gravi irregolarità. “La vita della mia famiglia è distrutta. Ormai vivo e lavoro solo per mio fratello. Non è possibile accettare che sia tenuto in quelle condizioni. Stanno violando la sua dignità”, racconta Pietro, due anni più grande. Lavorava al nord come informatore scientifico farmaceutico, dopo l’inizio dell’incubo si è fatto trasferire nella sua Caltanissetta per poter gestire meglio la difficile situazione.
di Lucia Annunziata
La Stampa, 4 febbraio 2024
Netanyahu pressato da tutte le parti potrebbe alla fine cedere alla tregua. I Paesi arabi puntano ad arrivarci prima che inizi il mese sacro, l’11 marzo. Ultima chance, mentre lo scontro Usa-Iran rischia di degenerare. Gerusalemme Est. Nessun caffè caldo per gli ospiti. Nessun “Marhaba”. Anche la centrale Salah ed Din, Via Saladino, cuore della parte palestinese di Gerusalemme che raccoglie tutto il traffico che viene fin da Nablus, dal profondo della Palestina occupata, e si infila dritta verso Damascus Gate, persino questa strada piena di attività, tappeti, vestiti in mostra, uffici cambio moneta, e persino quel movimento continuo tipico del mondo arabo nel ritrovarsi, aggregarsi e lasciarsi, in strada, sembrano ridotti al minimo. Ecco, “ridotta al minimo” è forse la definizione migliore per raccontare una giornata a Gerusalemme. Ridotta al minimo è la vitalità, o forse la vita, di questo piccolo quadrante della mappa di una città che è il cuore delle religioni mondiali.
di Nello Scavo
Avvenire, 4 febbraio 2024
Reportage da Burka, dove in poche ore è nato un nuovo insediamento di occupazione israeliano. Si contano oltre 290 tra “insediamenti” e “avamposti” illegali di Israele in Palestina. Dalla collina si vede Ramallah. Il fortino della politica palestinese è avvolto dalla nebbia del primo mattino. Non ci sarebbe metafora migliore. Ma è questione di minuti. Dalla colonna di polvere rossastra sbucano le camionette bianche. È il segnale: i ragazzi con i lunghi riccioli saltano giù e mettono in moto la betoniera. Nasce così la colonia ebraica di Burka.
di Davide Damiano*
Il Foglio, 3 febbraio 2024
Di fronte al tredicesimo suicidio in carcere da inizio anno, è impossibile restare in silenzio. Nel paese oggi si fa strada un manicheismo che non sa o non vuole vedere la realtà. “Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una nazione”. Suicidi, pestaggi, sovraffollamento, condizioni igieniche disastrose: che direbbe Voltaire del sistema penitenziario italiano? Solo una persistente indifferenza ci salva dalle domande che la cronaca, con regolarità, ci ripropone: come trattiamo chi ha compiuto degli errori? Come li aiutiamo a prendere coscienza del danno che hanno recato a loro stessi e alla società? Cosa possiamo fare per questi “ultimi”, oltre a infliggere loro una giusta pena, che possa aprire la strada a un percorso di recupero?
di Liana Milella
La Repubblica, 3 febbraio 2024
Come evitarli? Il Guardasigilli rilancia il suo giudice collegiale, che però è previsto solo tra due anni. E le caserme da riadattare. Ne parla da un anno ma non se n’è vista una. E nel frattempo? Dal 2020 si sono uccise 282 persone. L’avete ascoltato il Guardasigilli Carlo Nordio al Senato? Lo interrogavano sulle carceri e sui suicidi in cella. E lui, alla Catalano, il “filosofo” di Quelli della notte, ha detto che “bisogna diminuire il sovraffollamento”. Proprio così, sembra l’uovo di Colombo, invece è una tragedia. Perché di mezzo ci sono vite umane che sfumano. E a parlare non è un cittadino qualunque, uno che passa per strada sotto palazzo Madama e non sa neppure che nel solo mese di gennaio 13 detenuti si sono tolti la vita.
di Errico Novi
Il Dubbio, 3 febbraio 2024
Serracchiani annuncia un evento sull’emergenza penitenziaria al nazareno. Schlein in prima linea. L’obiettivo: “Ripartire dalla riforma Orlando e da chi vi contribuì. Basta preclusioni sulle pene alternative”. Di fronte alla tragedia dei suicidi in carcere, il governo esita. Nonostante il segnale, silenzioso ma inequivoco, lanciato da Sergio Mattarella, che mercoledì scorso ha ricevuto al Quirinale il capo del Dap Giovanni Russo. Carlo Nordio riconosce il grado intollerabile raggiunto dall’emergenza, ma ne affida l’exit strategy a ipotesi in ogni caso remote.
di Riccardo Polidoro*
Il Dubbio, 3 febbraio 2024
Il 9 e il 10 febbraio si terrà l’inaugurazione dell’anno giudiziario dei penalisti italiani. Un evento voluto dall’Unione delle Camere Penali, previsto a Roma al Teatro Eliseo. Il tradizionale appuntamento, lontano dai formali rituali di esposizione di dati, cifre e numeri sull’andamento della Giustizia in Italia, é da sempre un’occasione di confronto con tutte le componenti del mondo del diritto. Il titolo dell’evento “Il processo come ostacolo. Il carcere come destino. Difendere le garanzie dell’imputato e la dignità del condannato secondo Costituzione”, rende immediatamente chiara e ribadisce, ancora una volta, la volontà dell’Ucpi di prospettare e di vedere poi concretizzate le necessarie riforme, non più rinviabili dinanzi ad un sistema processuale in coma da tempo e per il quale non si vedono reali possibilità di cambiamento, lasciando inalterate le garanzie del diritto di difesa.
di Davide Varì
Il Dubbio, 3 febbraio 2024
Il carcere appare ormai come l’unico rimedio a ogni forma di trasgressione e la politica sembra aver perso qualsiasi forma di umanità e creatività. Ha perso sopra ogni cosa l’ambizione di guidare la società italiana verso percorsi di inclusione che non siano esclusivamente punitivi. Certo, l’Italia non è l’Ungheria illiberale di Orbàn. Non ancora, almeno. Eppure c’è qualcosa che accomuna pericolosamente Roma e Budapest: parliamo del carcere. E non ci riferiamo, qui, alle condizioni dei nostri istituti di pena nei quali sono costretti a “sopravvivere” i detenuti italiani. Su quello è stato fin troppo chiaro il nostro Damiano Aliprandi, un’autorità in materia, il quale ha spiegato bene, dati alla mano, che le galere italiane, per quanto sovraffollate, invivibili e disumane, nulla hanno a che vedere col modello siberiano di Orbàn.
di Flavia Perina
La Stampa, 3 febbraio 2024
Le foto di Aylan sulla spiaggia o il volto tumefatto di Cucchi hanno svegliato le coscienze. Ma lo spazio dei diritti conquistato dai tempi di Tortora non è così largo come immaginiamo. Ci sono fotografie che hanno il potere di sintetizzare una storia in un colpo d’occhio e talvolta di cambiarla. Quella di Ilaria Salis al guinzaglio in un tribunale ungherese appartiene a questo tipo di album: sapevamo della scarsa considerazione per i diritti del governo di Budapest, ma è servita un’immagine per rendere concreta quella consapevolezza, muovere ambasciatori e ministri, cercare soluzioni.
di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 3 febbraio 2024
Con un ritardo di oltre un anno sulla iniziale tabella di marcia, la prima parte della riforma della giustizia voluta dal ministro Carlo Nordio approderà martedì prossimo nell’Aula del Senato. La Commissione giustizia di Palazzo Madama, relatrice del testo la presidente Giulia Bongiorno (Lega), ha concluso infatti nei giorni scorsi il voto sugli emendamenti. Il testo, otto articoli in tutto, prevede l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, la revisione del reato di traffico d’influenze illecite, una stretta sulla pubblicazione delle intercettazioni quando riguardano persone esterne al perimetro delle indagini, alcune modifiche ai provvedimenti cautelari, ad iniziare dalla collegialità riguardo la loro emissione, una rivisitazione dell’avviso di garanzia, il potere di ricorso del pm sulle sentenze di proscioglimento. Sul testo, messo personalmente a punto da Nordio il quale in ogni occasione ne ha sempre sottolineato il carattere “liberale” e “garantista”, la Commissione giustizia del Senato ha svolto un ciclo particolarmente approfondito di audizioni, con l’intervento di professori, magistrati, avvocati, esponenti dell’Anm e delle Authority, che hanno inevitabilmente allungato i tempi della discussione.
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