di Lorenzo Drigo
ilsussidiario.net, 6 gennaio 2024
Nel carcere di Terni scoppia l’allarme per i suicidi: quattro casi in pochi mesi, mentre non si contano i gesti autolesionistici o gli attacchi alle guardie carcerarie. Il carcere di Terni, piccola struttura che ospita anche un delicato reparto dedicato al 41 bis, nel quale venne rinchiuso Bernardo Provenzano, si trova al terzo posto della triste classifica dei morti suicidi tra le sbarre. Una classifica che vede, poco sorprendentemente, al primo posto il Regina Coeli e al secondo il San Vittore, mentre la media annuale complessiva delle strutture è di 4 morti per ogni penitenziario.
di Veronica Altimari
romatoday.it, 6 gennaio 2024
Il 12 gennaio al Gemelli di Roma verrà eseguita l’autopsia, sin qui negata dalla procura di Oristano e concessa dopo l’audio di una testimonianza resa alla sorella Marisa e al legale Armida Decina. Ecco come è morto il 42enne del Tufello secondo il supertestimone. “Un pestaggio per mano di cinque agenti della Polizia penitenziaria, il secondo colpo alla nuca con un manganello che ne determina la morte, per poi inscenare un suicidio che non sarebbe mai avvenuto”.
di Angiola Petronio
Corriere Veneto, 6 gennaio 2024
Il carcere di Montorio è al centro di polemiche per i presunti privilegi - smentiti dalla direzione - a Filippo Turetta. “Il carcere non è un parco divertimenti”. È tranciante, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari. E il suo commento arriva all’indomani della denuncia dell’associazione Sbarre di Zucchero su presunti “privilegi” - smentiti sia dalla direttrice della casa circondariale che dagli stessi detenuti in una lettera aperta di un mese fa di cui godrebbe, nel carcere di Montorio in cui è recluso, Filippo Turetta il 22enne padovano reo confesso per l’omicidio dell’ex fidanzata, la coetanea Giulia Cecchettin.
di Manuela Trevisani
L’Arena, 6 gennaio 2024
Montorio tra le 10 Case circondariali peggiori. Dopo i suicidi, l’associazione in visita: “La manutenzione è buona, ma sono pochi gli spazi. Il tasto più dolente rimane la sanità”. “Verona, con 584 detenuti a fronte di una capienza di 335 posti e un tasso di affollamento del 174 per cento, è tra i dieci istituti penitenziari più affollati d’Italia”. È l’analisi dell’associazione Antigone, che dal 1991 si occupa di carceri, giustizia, diritti umani e di prevenzione della tortura a livello nazionale e che in dicembre ha fatto tappa al carcere di Montorio. “Gli stranieri sono circa il 60 per cento dei presenti e il carcere ospita anche 40 donne detenute. Si tratta di un istituto complesso, con varie tipologie detentive. Oltre al reparto femminile infatti c’è anche una sezione per detenuti protetti e una articolazione per la salute mentale”.
di Mara Chiarelli
L’Edicola del Sud, 6 gennaio 2024
“Nel carcere di Taranto il diritto alla salute sembra essere calpestato sempre di più. Da un po’ di tempo niente visite mediche di routine ai detenuti, ma solo emergenze poiché non ci sarebbero più medici, per cui il dirigente sanitario che è rimasto solo, sarebbe costretto a fare di tutto e di più”. A denunciare quella che, se confermato, sarebbe una violazione di un diritto costituzionalmente garantito, e cioè quello alla salute, è il Sappe, il sindacato autonomo della polizia penitenziaria, che da tempo evidenzia “una situazione di grande affanno, per non dire peggio - scrivono - nell’assistenza sanitaria ai detenuti presenti nel carcere di Taranto, con i detenuti psichiatrici abbandonati a se stessi, malati cronici con carenza di assistenza che, generano situazioni di protesta da parte dei ristretti che diventano sempre più preoccupanti.
di Stefano Petrella*
levantenews.it, 6 gennaio 2024
Ieri mattina una delegazione del Partito Radicale composta da Stefano Petrella, Angelo Chiavarini e Luca Robustelli accompagnata dall’avvocato Piero Casciaro (rappresentante di Aiga), dal Consigliere Regionale Pippo Rossetti (Azione) e dal Sindaco di Casarza Ligure Felice Stagnaro si è recata presso la Casa di Reclusione di Chiavari.
di Chiara Evangelista
Il Giorno, 6 gennaio 2024
“Mitiga” è stata fondata da Vincenzo Dicuonzo, a Bollate. “Così ci sosteniamo a vicenda”. L’obiettivo è il reinserimento considerando le richieste delle aziende e le inclinazioni dei singoli. Se si dovesse descrivere in poche parole, utilizzerebbe l’espressione “diario umano” per le storie che ha incontrato e ascoltato in oltre dieci anni di carcere. Vincenzo Dicuonzo, 43 anni, ora è a Bollate, in regime di articolo 21, cioè può uscire la mattina dall’istituto penitenziario e deve ritornarci la sera. Le esperienze che ha raccolto negli anni di detenzione lo hanno portato a fondare “Mitiga”, un’impresa sociale gestita da detenuti per aiutare i detenuti stessi a trovare lavoro.
La Sicilia, 6 gennaio 2024
L’opera è un testo ispirato al “Il Piccolo Principe” e racconta la storia di tre ragazzi di strada. Si è svolto all’Ipm Catania Bicocca lo spettacolo “U Principinu, un calcio al pallone” diretto da Ivana Parisi, regista e presidente dell’associazione La Poltrona Rossa, messo in scena con la compagnia gli Ir-ritati in Catarsi, composta dai giovani ristretti della stessa struttura detentiva, con le scene realizzate da Luana Lombardo.
di Ugo Cundari
Il Mattino, 6 gennaio 2024
Un libro sui minori che crescono dietro le sbarre. Arrestata per traffico internazionale di droga Alice, 33 anni, era detenuta a Roma, nella sezione nido del carcere di Rebibbia. Con lei i suoi due figli, Faith di 6 mesi, Divine di 18. La madre ripeteva che i suoi bambini, in cella, soffrivano. Doveva fare qualcosa per liberarli. Una mattina li prese in braccio e li scaraventò dalle scale del carcere. Faith è morta sul colpo. Divine dopo poche ore. All’epoca, nel 2018, i bambini innocenti detenuti nelle carceri italiane erano sessanta.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 6 gennaio 2024
Il bilancio in chiaroscuro della normativa che il 9 gennaio 2024 compie vent’anni. Le richieste nei tribunali sono in forte aumento: da 43 mila nel 2014 a 59 mila nel 2021. Al Garante Palma le denunce di mancato rispetto della volontà degli amministrati. Angeli o demoni? Da qualche tempo dalle cronache a metà tra lo scandalistico e il sociale fa capolino una figura double face, un po’ salvifica e benefattrice e un po’ malandrina e approfittatrice. È l’amministratore di sostegno (AdS). Da Gianni Vattimo a Lando Buzzanca, da Gina Lollobrigida a Paolo Calissano, fino al più circostanziato caso di Carlo Gilardi, anziano morto in una Rsa dove era stato recluso contro il suo volere e per il quale l’Italia è stata condannata della Corte europea dei diritti dell’uomo, il ruolo dell’AdS, nato esattamente vent’anni fa come figura di ausilio alle persone più fragili e incapaci di gestire da soli la propria vita, sembra rivelarsi oggi talvolta perfino come un ostacolo alla realizzazione personale del beneficiario e un rischio per le sue libertà fondamentali. Naturalmente, a raccontare questa realtà non sono solo una manciata di casi Vip, ma centinaia di denunce in procura, proteste presentate ai giudici tutelari o, semplicemente, inesorabili vite che si consumano nell’anonimato senza via di scampo.
- Amministratore di sostegno. Più controllo o più poteri: le riforme dei Democratici e dei Radicali
- Lottare ogni giorno contro l’odio per ricordare l’orrore di ieri e di oggi
- L’agonia del diritto internazionale e il rilancio dell’Unione europea
- Lo sporco boom dei soldi armati
- Stati Uniti. In Alabama un uomo sarà giustiziato con la “maschera della morte” a base di nitrogeno










