di Federica Delogu
valigiablu.it, 5 dicembre 2023
Oggi la Corte costituzionale deciderà se negare il diritto alla sessualità in carcere sia in contrasto con la Costituzione italiana. Lo farà a partire dalla vicenda di un detenuto di Terni, in Umbria, che ha presentato un reclamo al giudice di sorveglianza di Spoleto perché, ha spiegato l’uomo, recluso dal 2019, l’impossibilità di avere momenti di intimità con la sua compagna influisce sul suo rapporto di coppia e, quindi, influirà sulla sua vita fuori dal carcere, una volta espiata la pena. Secondo il giudice Fabio Gianfilippi, che ha sollevato la questione di legittimità alla Corte, l’assenza di tutela del diritto alla sessualità intramuraria è in conflitto con la carta costituzionale e la Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo (Cedu).
di Debora Serracchiani*
Il Dubbio, 5 dicembre 2023
Caro Direttore, nei giorni scorsi ho letto un contributo su questo giornale in cui si affermava che, sui temi penitenziari, la penserei esattamente come l’on. Delmastro Delle Vedove. Colgo l’occasione per chiarire che non è affatto così, né per me, né per il Partito democratico. Il nostro faro è stato sempre il fine rieducativo della pena, scolpito nell’articolo 27, comma 3, della Costituzione: al fondo di quella splendida norma vi è la consapevolezza che ciascuno, anche chi si è macchiato dei reati più gravi, ha diritto ad avere una nuova opportunità. E si ricollega a quella previsione (art. 3, comma 2, Cost.) secondo la quale la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo umano di tutti i cittadini, anche dell’autore del reato.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 5 dicembre 2023
Ma esiste il “carcere degli innocenti”? No, colpevoli oltre ogni ragionevole dubbio. Due giorni fa Marco Travaglio, emulando uno dei suoi maestri in toga, Piercamillo Davigo, ha scritto che “si può essere assolti anche da colpevoli”. Perché, “in base alla convenzione chiamata giustizia, si può solo dire che non sono stati condannati”. Sta parlando del numero enorme di errori giudiziari e carcerazioni ingiuste che ogni anno costa allo Stato, che pure li risarcisce solo in minima parte, cifre che si aggirano sui quaranta milioni di euro. E all’esercito di persone, 547 nel 2022, che, essendo state vittime della “forza” dello Stato, hanno ricevuto una riparazione in denaro per un totale di 37 milioni e 300.000 euro.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 5 dicembre 2023
L’incredibile storia del pastore sardo condannato all’ergastolo per tre omicidi a causa di testimonianze influenzate dai poliziotti. L’avvocato Trogu racconta cosa ha portato all’apertura del processo di revisione e alla sua liberazione. Trentadue anni in carcere da innocente. Il prossimo 19 dicembre, salvo sorprese, gli italiani verranno a conoscenza del più grave errore giudiziario della storia del nostro paese. Protagonista, suo malgrado, è Beniamino Zuncheddu, ex allevatore di Burcei (Cagliari) di 58 anni, di cui 32 trascorsi in carcere a causa di una condanna definitiva all’ergastolo per la cosiddetta “strage del Sinnai”: un triplice omicidio avvenuto l’8 gennaio del 1991, quando sulle montagne di Sinnai furono uccisi tre pastori e una quarta persona rimase gravemente ferita.
ansa.it, 5 dicembre 2023
Il 72% degli italiani ritiene che la riforma della giustizia sia un tema prioritario, ma solo per il 20% è una priorità assoluta, mentre per il 52% è secondaria rispetto ad altri settori. È quanto emerso dal sondaggio realizzato dall’istituto di ricerca Quorum/YouTrend per Sky Tg24, diffuso oggi dal canale all news in base al quale l’urgenza di questa riforma è sentita maggiormente tra gli elettori della maggioranza: per uno su tre è la questione più prioritaria di tutte (33% tra gli elettori di Fratelli d’Italia, 27% tra gli altri elettori di centrodestra). Le opposizioni la ritengono invece un ambito di intervento meno prioritario: a definire la riforma della giustizia un tema poco o per nulla prioritario sono il 30% tra gli elettori del Pd e il 42% tra gli elettori del Movimento 5 Stelle.
di Ferdinando Adornato
Il Messaggero, 5 dicembre 2023
È disarmante dover ancora assistere alle solite, incancrenite baruffe di sempre tra magistratura e politica. Come se non avessimo imparato nulla dalla nostra stessa storia. Come se l’Italia volesse pervicacemente restare ferma agli anni Novanta. Eppure gli italiani, in tutti i sondaggi, chiedono di voltare pagina. E, di certo, se il nostro sistema non uscirà dal blocco politico e mentale che lo imprigiona, il suo futuro sarà sempre a rischio. Ma è possibile voltare pagina? Certo, ma a una condizione: che destra e sinistra compiano una sorta di “rivoluzione copernicana”.
di Dario Del Porto
La Repubblica, 5 dicembre 2023
Il magistrato: “Le pagelle per giudici e pm sono inutili. Per ridurre i vuoti di organico bisogna limitare i fuori ruolo utilizzando i magistrati in pensione. Condivido l’allarme delle Corti d’Appello sulla prescrizione”.
di Massimo Gramellini
Corriere della Sera, 5 dicembre 2023
Capisco, e l’abbiamo provata in tanti, la rabbia che pervade chiunque vede messo a repentaglio il proprio spazio vitale da ladri o rapinatori. Però, con buona pace di chi si indigna per i 17 anni inflitti al gioielliere cuneese Mario Roggero, un’umanità uscita dalle grotte della preistoria deve imporre un limite ai falli di reazione. Se insegui i rapinatori ad arma sguainata (peraltro illegalmente detenuta) mentre sono ormai usciti dalla tua gioielleria, non è legittima difesa. Se spari cinque colpi all’interno dell’auto in cui si sono rifugiati, non è legittima difesa. Se insegui uno dei banditi già ferito a morte mentre cerca di scappare e, vedendolo cadere a terra, lo prendi a calci in testa e alla schiena, poi gli punti addosso la pistola ormai scarica (ma tu non lo sai) e premi ancora il grilletto, non è legittima difesa. A renderla tale non basta il senso di impotenza che assale i cittadini alle prese con l’insicurezza del vivere e l’incertezza delle pene.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 5 dicembre 2023
Non sempre la retorica cialtrona dei demagoghi in perenne campagna elettorale produce guasti politici. A volte fabbrica vere e proprie tragedie e sparge dolore. Prendete il caso di Mario Roggero, condannato ieri a 17 anni di carcere in primo grado per un doppio omicidio. Ha sparato e ucciso due rapinatori all’esterno della sua gioielleria, a Grinzane Cavour, inseguendoli e accanendosi su uno dei due dopo averlo ferito. Gli è andata anche bene: gli sono state riconosciute le attenuanti per la provocazione. Secondo Salvini invece non gli è andata bene per niente così ieri ha protestato a tutto social perché “a meritare il carcere dovrebbero essere i veri delinquenti”.
di Niccolò Zancan
La Stampa, 5 dicembre 2023
L’ex magistrato: “La condanna al gioielliere è corretta, la legittima difesa è un’altra cosa. Non mi confronto con Salvini sui temi del diritto, ma certe semplificazioni sono gravi”.
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