di Francesco Semprini
La Stampa, 18 novembre 2023
Viaggiano imbracciando fucili. Sulla “Piccola Gaza” piovono missili e volano droni israeliani, ma il nemico è l’Anp: “Ci ha traditi”. Due cavalli di Frisia assestati ai fianchi di un incrocio di strade sterrate definiscono l’ingresso del campo rifugiati di Jenin: “Benvenuti nella piccola Gaza”. Una polveriera a cielo aperto mappata dai droni israeliani da cui i palestinesi si riparano issando tendoni scuri da una palazzina all’altra del fitto abitato, macabri aquiloni che disegnano una copertura forzata e asfissiante di quell’immenso dedalo di vicoli e stradine. Non c’è slargo che non sia cadenzato da detriti lasciati dall’esercito israeliano nei raid divenuti sempre più frequenti già prima del 7 ottobre 2023, data dell’attacco terroristico condotto da Hamas al di là della striscia di Gaza.
di Paolo Borgna
Avvenire, 17 novembre 2023
“Per dare attuazione al principio costituzionale del ruolo educativo della pena, occorre che i detenuti siano posti in condizione di lavorare nel carcere e che abbiano spazio sufficiente per attività quali sport e altre”. Così ha detto il Guardasigilli Nordio al convegno “Vent’anni di Garante di Roma Capitale”. E ha aggiunto che uno dei primi obiettivi è “ridurre l’affollamento carcerario”, non solo individuando “strutture compatibili con l’espiazione della pena, dove esistano spazi idonei allo sport e alla dignitosa vita carceraria”, ma anche diminuendo la popolazione carceraria: “La maggior parte dei detenuti sono in prigione per reati cosiddetti minori e bisognerebbe trovare soluzioni che non li facciano stare in carcere, con forme di espiazione alternativa da eseguire con l’aiuto delle amministrazioni territoriali, predisponendo una serie di strutture alternative alla prigione che possano assicurare la presenza dell’arrestato senza però intasare le strutture carcerarie”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 novembre 2023
La lettera-appello dei dirigenti penitenziari al ministro e ai vertici del Dap per un aumento dell’organico e un adeguato riconoscimento economico del ruolo. Aumento dell’organico dei Direttori di carcere, in modo da garantire a ciascuno di loro un solo incarico. Un riconoscimento economico adeguato al ruolo e alle responsabilità di tale figura. Un maggiore sostegno psicologico e sociale per questa professione complessa e impegnativa. Sono le richieste che numerosi dirigenti penitenziari hanno rivolto, tramite una lettera, al ministro della giustizia Carlo Nordio e ai vertici del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap).
di Valentina Stella
Il Dubbio, 17 novembre 2023
Via libera al “pacchetto sicurezza”, parla Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà. Ieri sul tavolo del Consiglio dei Ministri si è discusso del pacchetto sicurezza sotto vari aspetti, tra cui il carcere. Ne parliamo con Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, quando il Cdm è ancora in corso, ma alcuni elementi sembrano esseri certi.
di Fabrizio Caccia
Corriere della Sera, 17 novembre 2023
Meloni: orgogliosa. Opposizioni all’attacco, no alle armi private per gli agenti: “È il Far West”. Stretta per borseggiatrici sul metrò, occupanti abusivi di case, truffatori di persone anziane e giovani autori di blocchi stradali che mandano in tilt la circolazione: il Consiglio dei ministri ha approvato ieri un nuovo “pacchetto sicurezza” che riguarda anche loro.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 17 novembre 2023
A Palazzo Chigi vince ancora la linea securitaria. L’ira delle opposizioni: “Tutti gli impegni sul carcere di Nordio che fine hanno fatto?”. Introduzione di nuovi reati e innalzamento delle pene, tutto a favore delle forze di polizia: è questo il succo del “pacchetto sicurezza” approvato oggi in Cdm dopo l’incontro a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i ministri competenti, tra cui Carlo Nordio, con le organizzazioni sindacali e le rappresentanze del personale del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 17 novembre 2023
Il disegno di legge uscito oggi dal Consiglio dei Ministri, il pacchetto sicurezza, è l’ennesimo intervento legislativo populista e illiberale di questo governo che, incapace di incidere significativamente in ambiti che abbiano un impatto effettivo sulla realtà economica e sociale del paese, sventola simbolicamente la minaccia penale nel tentativo di aggrapparsi al facile consenso che spera di ottenere mostrando il pugno duro.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 17 novembre 2023
Cosa sono gli istituti a custodia attenuata? Ce ne sono solo quattro in Italia dove le donne trascorrono la detenzione con i loro figli. Si chiamano istituti a custodia attenuata e sono i luoghi di detenzione, diversi dal carcere e più simili ad abitazioni, dove d’ora in avanti potranno essere recluse anche donne incinte e mamme con bambini piccolissimi di età inferiore ad un anno. Così ha stabilito il nuovo pacchetto sicurezza approvato dal consiglio dei ministri che rimette al giudice la valutazione della detenzione anche per queste categorie di donne.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 17 novembre 2023
Una sfilza di norme che introducono nuovi reati o aumentano le pene già esistenti. A questo si riduce, ancora una volta, il pacchetto di misure per la sicurezza approvato ieri dal Consiglio dei ministri. L’ennesima prova di populismo penale da parte della premier Meloni, con la collaborazione dei vicepremier Salvini e Tajani, e dei ministri dell’Interno e della Giustizia, Piantedosi e Nordio, a dispetto dei propositi garantisti avanzati in particolare da quest’ultimo. I disegni di legge prevedono un inasprimento generalizzato delle pene.
di Giacomo Salvini
Il Fatto Quotidiano, 17 novembre 2023
Pene fino a 2 anni per i blocchi stradali, 6 per chi occupa case e le rivolte nei Cpr. Cella per le madri. Sfratti rapidi. Giorgia Meloni dice che “senza sicurezza non c’è libertà né crescita”. Il Consiglio dei ministri di ieri pomeriggio è servito al suo governo per rivendicare un’altra svolta securitaria. Più reati e pene più alte, soprattutto nei confronti dei deboli: un nuovo reato con pene fino a due anni per chi blocca le strade (rivolta sopratutto ai militanti ecologisti) e fino a sei anni per le rivolte nelle carceri e nei Centri per la permanenza e rimpatrio, quelli in cui il governo italiano vuole trattenere più a lungo i migranti.
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