di Carlo Valentini
Italia Oggi, 19 maggio 2026
Spettacoli teatrali e concerti animano il cortile del carcere bolognese della Dozza, coinvolgendo detenuti e ospiti. Un’iniziativa che, insieme al rugby, mira a favorire il reinserimento sociale e a ridurre le recidive attraverso la cultura. Spettacoli nel cortile del carcere, una cena per 700 con allo stesso tavolo detenuti e familiari, mostre d’arte nei corridoi, una squadra di rugby regolarmente iscritta al campionato di serie C che ha come slogan Tornare in campo, che non poteva essere più esplicito poiché è formata da 40 detenuti di 13 diverse nazionalità. Il carcere, quello della Dozza, a Bologna, cerca di scrollarsi di dosso le criticità, togliere dall’isolamento sociale chi vi è rinchiuso, favorire il futuro reinserimento sociale arginando le recidive.
immediato.net, 19 maggio 2026
L’Ipeoa “Michele Lecce” di San Giovanni Rotondo protagonista di una giornata di inclusione e calcio nell’istituto penitenziario minorile campano. Talienti: “Da un errore può nascere una fiaba”. C’è un pallone che rotola sul campo dell’Istituto penitenziario minorile di Airola e che, per qualche ora, riesce a trasformare il rumore delle sbarre in quello delle voci, delle risate e della speranza. È il cuore della giornata promossa dall’Ipeoa “Michele Lecce” di San Giovanni Rotondo insieme alla direzione dell’IPM e alla cooperativa SCS di Foggia, un’iniziativa che mette insieme scuola, sport e percorsi di recupero sociale per i giovani detenuti.
di Pasquale Scrima
avellinotoday.it, 19 maggio 2026
L’impegno delle cooperative sociali per il futuro occupazionale e sociale dei detenuti. Ieri pomeriggio, alla presenza dell’Onorevole Franco Mari, è stato affrontato il tema cruciale della cooperazione sociale, con un focus sul lavoro svolto dalla Cooperativa Sociale Artour all’interno della Casa Circondariale di Ariano Irpino. In passato, grazie all’applicazione dell’articolo 21, i detenuti sono stati protagonisti di importanti progetti di inserimento lavorativo legati all’Orto Sociale e all’Artigianato. Queste attività di riscatto e formazione erano state sostenute dalla Caritas Italiana (attraverso i fondi 8x1000) e da S.E. Mons. Melillo, prima che l’emergenza Covid, nel 2020, ne imponesse l’interruzione; da allora, purtroppo, i progetti non sono più ripartiti. Il mio impegno come amministratore sarà quello di promuovere e intercettare finanziamenti per nuove proposte programmatiche, costruite d’intesa tra “pubblico, privato ed enti ecclesiastici”.
garantedetenutilazio.it, 19 maggio 2026
Sarà “Desdemona - Studio I”, una rilettura corale dell’Otello di Shakespeare intrecciata alla storia della nave Lady Juliana, che nel 1789 trasportò oltre duecento donne detenute verso le colonie, lo spettacolo che porterà fuori dal carcere le detenute attrici della Casa circondariale femminile di Rebibbia. La regia è di Francesca Tricarico, fondatrice dell’associazione Per Ananke e della compagnia Le Donne del Muro Alto, attiva con donne in misure alternative ed ex detenute. In scena, insieme alle attrici di Rebibbia, ci saranno anche le giovani artiste del progetto “Fabbrica” - Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma. Un incontro tra percorsi diversi che condividono lo stesso spazio teatrale.
di Valter Vecellio
Il Dubbio, 19 maggio 2026
Non sono uno storico laureato che si va a impalcare in dotte (e scontate, però) vivisezioni sul come e il perché; e neppure un “ex” corroso da rancorosa rivalsa. Lo sai (e lo sappia anche il lettore) che sono più di cinquant’anni che conosco Marco: la prima tessera al Partito Radicale risale al 1972, quando il simbolo era la donna con in testa il berretto frigio disegnata da Mario Pannunzio. Non si pretenderà che il mio sia uno sguardo obiettivo, disincantato, che nel parlare di Marco non ci sia un intruglio di ammirazione, gratitudine, affetto. Mi (vi) risparmierò dunque la litania: divorzio-aborto-diritti civili-digiuni-fame nel mondo-nonviolenza, e tutto il catalogo imponente delle “imprese” pannelliane.
di Giovanni Iacomini*
Il Fatto Quotidiano, 19 maggio 2026
Ci dev’essere qualcosa che non funziona nei meccanismi dei regimi che si vantano di essere democratici. Premessa necessaria: tra i miei amici più cari, tra le persone migliori che conosco, con cui è veramente stimolante instaurare un confronto su questioni anche di massima rilevanza, molti non hanno un titolo di studio corrispondente alle proprie conoscenze e competenze. Al contrario ho purtroppo conosciuto molti laureati che si sono rivelati profondamente ignoranti, al punto da farmi domandare come mai di tutti quei libri in qualche modo sfogliati non fosse rimasto assolutamente niente in quelle teste vuote.
di Paolo Venturi
Avvenire, 19 maggio 2026
Una lezione da Modena: la protezione del singolo non dipende solo dalla velocità con cui arriva il soccorso esterno, ma dall’esistenza di un tessuto sociale capace di risposta diretta, immediata. C’è un gesto che vale più di mille analisi. Quattro cittadini che bloccano un aggressore in via Emilia. Non aspettano una direttiva, non attendono un protocollo: agiscono insieme, istintivamente, perché si sentono parte di qualcosa che vale la pena difendere. Poi, il giorno dopo, cinquemila persone in Piazza Grande si convocano non per una manifestazione politica in senso partitico, ma per qualcosa di più antico e più necessario: per riconoscersi, per dirsi che esistono ancora come comunità.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 19 maggio 2026
Nelle ore successive al brutale attacco avvenuto a Modena, il dibattito pubblico ha preso subito una direzione precisa: terrorismo, radicalizzazione, sicurezza. Una reazione quasi automatica, alimentata dalla dinamica dell’evento e dalle origini marocchine della famiglia del responsabile. Poi gli accertamenti della Procura hanno escluso qualsiasi matrice ideologica o religiosa. E a quel punto è riemerso un altro elemento, molto meno spendibile sul piano politico e mediatico: il grave disagio psichico di Salim El Koudri, trentunenne già seguito dai servizi di salute mentale e poi uscito dal percorso di cura. È qui che si concentra il punto vero della vicenda. Perché il caso di Modena non racconta soltanto un episodio di violenza estrema. Racconta anche la fragilità di un sistema che fatica a intercettare, seguire e mantenere in cura persone con disturbi psichiatrici importanti.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 19 maggio 2026
Vannacci cavalca i fatti di Modena per erodere ulteriore consenso alla Lega, che deve rispondere sullo stesso terreno. Mentre Meloni sceglie la strada della prudenza. La prudenza istituzionale di Giorgia Meloni e Matteo Piantedosi da una parte. La controffensiva politica e mediatica della Lega dall’altra. Attorno al caso di Salim El Koudri, il giovane che a Modena ha investito diversi pedoni seminando il panico nel centro cittadino, il centrodestra si è mosso, come è noto, con velocità e registri diversi, lasciando emergere ancora una volta le profonde inquietudini che agitano il partito di Matteo Salvini sul terreno della sicurezza e dell’immigrazione. Un terreno sul quale il leader leghista sente sempre più il fiato sul collo del generale Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale, che da settimane martellano contro immigrati, islamismo e italiani di seconda generazione, cercando di intercettare l’elettorato più radicale della destra.
di Marco Aime*
Il Domani, 19 maggio 2026
L’idea di ridurre tutta la complessità dei casi di Modena e dell’omicidio di Sacko a un fatto puramente biologico - e in quanto tale, ineluttabile - dimostra la forza del razzismo di semplificare tutto. Non dobbiamo lasciare che ci si abbandoni all’assenza di volontà e di capacità di comprendere la complessità di un paese che volenti o nolenti è in via di trasformazione. Già è vergognoso che molti giornali, nello scegliere il titolo di un fatto di violenza, metta in luce la nazionalità del colpevole. Lo è ancora di più che quella nazionalità venga invece omessa, quando quel o quei colpevoli sono italiani, qualunque cosa voglia dire questo aggettivo. E perché molti giornali si sono sentiti in dovere di specificare che l’autore del disastro di Modena era italiano, sì, “ma di seconda generazione”.
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