di Raffaella Tallarico
gnewsonline.it, 26 maggio 2026
Dentro faldoni impolverati, il tempo custodisce documenti e oggetti preziosi. Anche in un carcere. A Pistoia, Capitale italiana del Libro 2026, il penitenziario cittadino e i tesori del suo archivio sono stati protagonisti di due incontri. L’iniziativa è dell’associazione Storie, trame e narrazioni Odv. Lo scorso 16 maggio, la vicepresidente Rosa Cirone, funzionaria del Dap in pensione, ha portato i molti cittadini curiosi alla scoperta dei faldoni custoditi nel penitenziario, durante una conferenza presso la Biblioteca San Giorgio del comune toscano. Il 21 maggio, i pistoiesi hanno potuto visitare l’archivio del carcere.
telenuovo.it, 26 maggio 2026
Non soltanto una partita di calcio, ma un messaggio sociale forte, portato dentro le mura del carcere Due Palazzi di Padova. Nei giorni scorsi la squadra di Gentiliamoci, composta da amministratori locali, giornalisti e rappresentanti del Centro Tara Cittamani ha sfidato i detenuti della formazione Pallalpiede, la squadra di calcio nata all’interno del carcere di Padova che milita nel campionato di Terza Categoria. L’iniziativa è stata organizzata per promuovere il “Manifesto della Gentilezza nello Sport”, un progetto sostenuto anche dal Comune di Padova con l’obiettivo di diffondere inclusione, rispetto e socializzazione attraverso il linguaggio universale dello sport.
di Piero Ghetti
Corriere di Romagna, 26 maggio 2026
“In accordo con la direttrice Carmela De Lorenzo e il cappellano don Enzo Zannoni, anche quest’anno, nell’imminenza dell’estate, abbiamo donato indumenti agli ospiti del carcere di Forlì”. A comunicare l’ennesimo gesto caritativo a beneficio della popolazione maschile della Casa circondariale di via Della Rocca, è il presidente della moschea di via Masetti, Mohamed Ballouk. Nell’elenco del vestiario, rigorosamente nuovo, consegnato sabato scorso a don Zannoni, compaiono 180 canotte, 200 magliette mezza manica collo tondo, 200 pantaloncini e 200 slip. “È un dono della comunità islamica forlivese - precisa Ballouk - che viene elargito a tutti i carcerati, nessuno escluso”.
di Stefano Anastasìa*
garantedetenutilazio.it, 26 maggio 2026
Ogni istituzione sociale produce il suo vocabolario, e il carcere è una istituzione sociale, con il suo vocabolario. In quel vocabolario, nelle parole prigioniere che Maria Brucale, complice Francesca de Carolis, ci ha voluto donare, c’è la storia del carcere e il suo presente: la sua realtà, al di là delle forme, o attraverso di esse (“Trattamento”, “traduzione”, “ordine e sicurezza”, per esempio, sono lì, proprio nell’ordinamento penitenziario, e dicono ancora il contrario di quello che la sua legge costitutiva voleva dire).
di Andrea Pugiotto
L’Unità, 26 maggio 2026
Referendum, disobbedienza civile, nonviolenza: Marco non ha incarnato una ideologia, ma una prassi. E il modo meno infedele per ricordarlo, a dieci anni dalla sua morte, è quello di riattivarlo Ricordare Marco Pannella, a dieci anni dal suo congedo dalla vita, è un esercizio rischioso. Perché la commemorazione è sempre in agguato: addomestica, trasfigura, sigilla. Pannella, invece, è tutto fuorché archiviabile. Non si lascia chiudere in una formula, né confinare in una stagione della Repubblica. Non si lascia normalizzare. È - ancora oggi - una figura eccedente, come è sempre stata: nel corpo e nella parola, nel cibo e nel fumo, fin’anche - alla fine - nelle cravatte e nella chioma. Il modo meno infedele per ricordarlo è quello di riattivarlo. Perché la memoria - diceva Pannella - “è il fiume di Eraclito che continua a scorrere, è materiale che vive dentro di noi e che proprio come noi si trasforma”. Proviamo allora a capire che cosa, della sua prassi politica, sia di nuovo utilizzabile. Non cosa resta, dunque. Ma cosa funziona ancora. Rimane fuori, inevitabilmente, l’altra dimensione di Pannella: quella fisica, emotiva, perfino teatrale. La voce, il digiuno, le intemperanze, l’empatia, le notti radiofoniche, la vitalità debordante. Una dimensione così clamorosa da sottrarsi tuttora a ogni tentativo di ordinata ricostruzione.
di Andrea Riccardi
Corriere della Sera, 26 maggio 2026
Nel solco della “dottrina sociale” della Chiesa, il Papa condanna la “cultura della potenza”, non le nuove tecnologie. Elaborare una visione del mondo può apparire molto arduo, forse superato, a causa della sua complessità, tanto che si coltivano i più diversi specialismi. Tuttavia, Leone XIV, con l’enciclica Magnifica Humanitas, indaga l’orizzonte globale, leggendo criticamente il presente e mettendo insieme i tanti aspetti diversi e contraddittori della realtà. La Chiesa vive nella storia e ne scruta i cambiamenti alla luce di una preoccupazione, che è il cuore dell’enciclica: “Non c’è il rischio di costruire un mondo disumano e più ingiusto?”. Il testo si vuole collocare nella scia della “dottrina sociale” della Chiesa, da Leone XIII, che nel 1891, con la Rerum novarum, pose la questione operaia nella società industriale: “L’essersi accumulata la ricchezza in poche mani e largamente estesa la povertà”. Per Sturzo, quell’enciclica sociale non fu solo un contributo teorico, ma un invito alla mobilitazione in senso sociale.
di Davide Ferrario
Corriere di Torino, 26 maggio 2026
Dietro il linguaggio aziendale, la disumanizzazione dei trattenuti. Cosa rivela la sentenza sui gestori di corso BrunelleschiCome tanti, ho seguito le cronache del processo per il suicidio di Moussa Balde nel Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr, le strutture detentive istituite per trattenere gli stranieri privi di un regolare titolo di soggiorno, in attesa dell’esecuzione dei provvedimenti di espulsione o respingimento) di corso Brunelleschi, conclusosi con la condanna della direttrice e della società che lo gestisce, sentenza di cui sono state pubblicate da poco le motivazioni.
di Innocenzo Cipolletta
Il Domani, 26 maggio 2026
Dicevano che la pace e la diplomazia come risoluzione dei contrasti internazionale fosse un’illusione, che il conflitto armato è uno degli strumenti della politica internazionale, per quanto da usare con cautela. In realtà accade il contrario: i risultati ottenuti da Trump, Netanyahu e Putin sono disastrosi. Con lo scoppio della guerra in Ucraina e poi in Medio Oriente, molti hanno affermato che finiva un’illusione che aveva colpito in particolare noi europei: che la guerra fosse uno strumento ormai obsoleto per risolvere i problemi tra i paesi e che bastasse il diritto internazionale e le organizzazioni preposte a esso per evitare il deflagrare di conflitti tra i grandi paesi.
di Sergio Labate*
Il Domani, 26 maggio 2026
Il ministro israeliano non è diverso da Trump, da Netanyahu, da tutti coloro che hanno trasformato la democrazia nel suo rovescio: l’autoritarismo. Che a questo punto non sembra essere ciò che mette in discussione la credibilità delle democrazie da fuori, ma ciò che rischia di dissolverle da dentro. Il problema di Ben-Gvir è molto più profondo di Ben-Gvir. Non solo per una considerazione scontata, quella per cui la sua responsabilità è semplicemente estetica: egli ha trasformato in spettacolo ciò che è ormai per lo Stato d’Israele prassi giuridica e comportamento consolidato di fronte a tutti coloro che semplicemente criticano le politiche del suo attuale governo.
di Estefano Tamburrini
Avvenire, 26 maggio 2026
Il fumo nero si vede dall’esterno. E si sentono le urla dei prigionieri: denunciano “torture”, “perquisizioni violente” e “spedizioni punitive”. Alcuni lamentano “decine di giorni” di isolamento “senza cibo”. Dagli striscioni appesi sul muro esterno si legge: “S.O.S” e “Ci stanno torturando”. È rivolta al carcere di Barinas, dove 1.320 detenuti (1.200 uomini, 120 donne) hanno preso il controllo della struttura penitenziaria per chiedere a Caracas la destituzione del direttore, Elvis Macuare Guerrero, già segnalato per “eccessi” e “abusi di potere” sulle persone recluse. “Ci ha tolto lo sport e lo studio e ci fa dormire per terra”, denunciano.
- L’indulto e la clemenza
- Donne in carcere, un sistema ancora pensato al maschile
- Responsabilità civile dei magistrati, Forza Italia riapre il fronte giustizia
- Responsabilità civile dei magistrati: incontro Costa-Nordio su input di Marina Berlusconi
- Processo, nuovi reati e carceri: ecco le sfide sul tavolo dei penalisti










