di Alessandro Pendenza
gnewsonline.it, 23 agosto 2026
Prosegue il racconto del dietro le quinte del podcast “Ci credo ancora”. Nell’ultima parte del nostro viaggio, abbiamo intervistato Annalisa Graziano, da tredici anni attiva nel Csv - Centro servizio per il volontariato e da dieci anni volontaria ex art. 78 dell’Ordinamento penitenziario nell’istituto foggiano. Su questa esperienza negli anni la giornalista ha scritto due libri: “Colpevoli”. Vita dietro (e oltre) le sbarre (2017) e Solo Mia. Storie vere di donne (2019), entrambi per Edizioni La Meridiana. L’obiettivo è dare voce alle persone detenute per connettere con il mondo ‘esterno’ i loro pensieri e le loro riflessioni in particolar modo con il mondo della scuola. Questa connessione determina tra i detenuti l’avvio di un percorso di cambiamento personale che si alimenta anche dell’appoggio di famiglie e amici, che riconoscono il loro impegno.
di Stefania Garassini
Avvenire, 23 agosto 2026
Tocca a noi adulti fare il primo passo, mettendo in discussione il nostro uso di smartphone e piattaforme e, se necessario, cambiando anche radicalmente per essere credibili. Se la pura teoria non funziona mai nell’educazione, con il digitale questo è ancora più evidente. Si è molto discusso della decisione della Corte Costituzionale francese di bocciare la recente legge che vietava l’utilizzo dei social media ai minori di 15 anni e che sarebbe dovuta entrare in vigore nel settembre prossimo. Si sono espresse posizioni fortemente polarizzate, che evidenziavano il contrasto tra vietare per legge ed educare a un uso sano da parte degli adulti.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 23 agosto 2026
Il ministro dell’Interno: “Chi critica non sa di che parla, dal 2023 bloccate 80 mila richieste di trasferimento”. “Un fallo di confusione”. Le chiama così il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, le critiche delle opposizioni sulla politica migratoria del governo. Convinto che non sapendo a cosa appigliarsi il centrosinistra prenda “tre quattro temi a caso, li agiti energicamente, li renda un groviglio indistinto e ne tragga una serie di relazioni causa-effetto, prive di fondamento”. Di critiche ne sono arrivate molte. Il titolare del Viminale le cita tutte per poi demolirle.
di Ernesto Ferrara
La Repubblica, 23 agosto 2026
Prima l’annuncio del coordinatore nazionale FdI Giovanni Donzelli, poi la risposta del governatore. L’Emilia Romagna valuta. Cpr ovunque. Anche senza l’ok delle Regioni. Nel bel mezzo del pasticcio con mezza Europa sul ritorno dei migranti e dopo 4 anni di annunci a vuoto la destra riapre il capitolo dei centri per i rimpatri dei clandestini. Scatenando però di nuovo la rivolta dei territori. Intanto la Toscana. Del resto è il fiorentino coordinatore nazionale di FdI Giovanni Donzelli a far scoppiare il caso: “Faremo i Cpr anche dove le Regioni non vogliono, con buona pace anche della Regione Toscana. Li faremo anche in Toscana, sì” annuncia due giorni fa il fedelissimo meloniano, ospite della Versiliana.
di Detjon Begaj*
Il Manifesto, 23 agosto 2026
Il racconto di Detjon Begaj: la partenza da Brindisi dove suo padre sbarcò 35 anni fa, il viaggio sull’Adriatico e l’arrivo a sostegno della rivoluzione dei fenicotteri. Tra polizia di frontiera e protesta. La navigazione di bolina, controvento, delle tre barche della Global Sumud Flotilla, recuperate quasi miracolosamente tre mesi dopo l’abbordaggio dell’esercito israeliano, ci ha portato da Brindisi a Valona nei tempi previsti. A salutare la partenza notturna della missione in sostegno alla Flamingo Revolution c’erano centinaia di persone. Brindisi non è un luogo qualsiasi. Prima della nave Vlora a Bari, fu il primo grande approdo delle decine di migliaia di albanesi che attraversarono l’Adriatico tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo del 1991. Tra loro c’era anche mio padre. Sul lungomare, trentacinque anni dopo, si sono intrecciate ancora una volta le storie delle due sponde: chi quegli sbarchi li ricorda e si impegnò nell’accoglienza, albanesi della diaspora, attivisti palestinesi e realtà del Mezzogiorno impegnate contro devastazione e speculazione.
di Riccardo Barlaam
Il Sole 24 Ore, 23 agosto 2026
Oltre 23mila persone sono state deportate dagli Usa nelle carceri di Paesi di cui non sono cittadini. Finiscono in una terra di nessuno, detenuti in modo arbitrario senza giusto processo. Gli Stati Uniti hanno firmato accordi bilaterali con 37 nazioni per aprire altrettanti centri di remigrazione in Paesi terzi. Donald Trump, nipote di un immigrato tedesco che nel 1885 scappò dalla Germania per evitare la leva e cercare fortuna negli Stati Uniti, ha fatto della stretta sull’immigrazione uno dei cavalli di battaglia che lo hanno riportato alla Casa Bianca. Per contrastare quella che lui chiama “l’invasione dei migranti”, ha usato l’Alien Enemies Act, una legge del 1789 che in tempo di guerra concede al presidente americano il potere di arrestare e deportare i cittadini di un Paese nemico.
di Alessandro De Pascale
Il Manifesto, 23 agosto 2026
Intervista all’avvocata delle vittime, dopo le nuove sanzioni emesse dagli Stati uniti contro alti funzionari della Corte penale internazionale. Il 19 agosto gli Stati uniti hanno nuovamente colpito la Corte penale internazionale (Cpi) con sanzioni personali nei confronti della sua presidente, la giudice giapponese Tomoko Akane, e dell’avvocato capo dell’accusa e viceprocuratore senegalese Abdoulaye Seye. È soltanto l’ultimo episodio di una campagna di pressione che negli anni ha già interessato questa istituzione internazionale con sede a L’Aia (Paesi Bassi), del quale abbiamo parlato con Laura Guercio, avvocata delle vittime presso la Cpi, professoressa associata alla Link Campus University, già segretaria generale del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il ministero degli esteri italiano.
di Eliana Riva
Il Manifesto, 23 agosto 2026
La “verifica operativa” sostituisce le indagini, i ritardi dissolvono le prove, l’esercito tace sui responsabili. E la Corte suprema archivia. Solo i casi più eclatanti conducono a un fascicolo. Che ha vita breve, come per gli abusi di Sde Teiman. “Le prove raccolte non consentono che gli atti oggetto di indagine siano attribuiti a nessun soldato o cittadino. Di conseguenza, è stato deciso di chiudere il fascicolo investigativo”. È una delle frasi più utilizzate nei verbali israeliani per liquidare le - poche - indagini su aggressioni, violenze sessuali, uccisioni di palestinesi. Inchieste aperte solo nei casi in cui vi siano una particolare pressione internazionale, rivelazioni giornalistiche scioccanti, materiale video-fotografico che diffonda la gravità degli atti commessi. E che vengono avviate mesi o anni dopo i fatti, talvolta senza ascoltare i testimoni o quando le persone coinvolte risultano ormai irreperibili.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 22 agosto 2026
Karam è morto in carcere dopo aver dato fuoco al materasso. I commenti di chi brindava alla sua morte e le parole del sindaco di San Vito: “Una persona non coincide mai soltanto con il reato che ha commesso”. Il 18 agosto, in una cella del vecchio carcere-castello di Pordenone - 54 detenuti su 37 posti disponibili - un diciannovenne di origine egiziana, Karam Mamdouh Mohamed Khodair, ha dato fuoco al materasso e si è barricato nell’angusto spazio di cesso lavandino e fornello. È morto il giorno dopo, per l’intossicazione dal fumo. Una caratteristica notizia di agosto, e di un agosto così caldo. Come d’abitudine anche il corredo, la polemica sui materassini che dovrebbero essere ignifughi e non fanno che bruciare senza fiamma aggravando il soffocamento, l’indagine d’ufficio, “a loro garanzia”, su 5 agenti penitenziari per “cooperazione in omicidio colposo omissivo”, un paio di articoli del codice.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 22 agosto 2026
Sisto al Meeting: “La grande difficoltà è il sovraffollamento”. Quei 64.741 detenuti indicano un’emergenza che dura ormai da anni e che le misure finora adottate non sono riuscite a ridimensionare. Al 28 luglio, secondo i dati di Antigone, nelle carceri italiane, infatti, erano presenti 64.741 persone a fronte di 46.343 posti effettivamente disponibili, con un tasso di affollamento reale del 139,7%. Un’emergenza che Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia, non ha cercato di eludere, affrontandola subito nel confronto alla 47ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini. “Il sovraffollamento, parliamoci chiaro, è la grande difficoltà”, ha detto Sisto, intervenuto in videoconferenza al panel “La vita oltre il muro, come far fiorire speranza in carcere”.
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