recensione di Federica Delogu
vocididentro.it, 6 ottobre 2024
Del carcere si sa sempre poco. È difficile pensarlo, immaginarlo. Sono pochissime le fotografie, tutte molto simili, che raccontano lunghi corridoi e braccia appoggiate, anonime, che sbucano da dietro le sbarre. Come se fosse tutto là. Da sempre è un luogo di cui la società si dimentica. Non rientra nel mondo che si racconta ai bambini. Valentina Calderone e Marica Fantauzzi, nel libro “Il carcere è un mondo di carta”, edito da Momo Edizioni, con la prefazione di Giusi Palomba e la postfazione di Luigi Manconi, lo raccontano ad adolescenti e preadolescenti. Entrambe, in modi diversi, da anni si occupano di detenzione. Calderone, garante delle persone private della libertà personale di Roma Capitale, il carcere lo vive quotidianamente, e Fantauzzi lo conosce bene anche attraverso il suo lavoro con i minori in pena alternativa.
di Concita De Gregorio
La Repubblica, 6 ottobre 2024
“Adesso tocca a noi” non è un’idea nuova: l’hanno esercitata tutti coloro che si sono avvicendati al potere, leader di sinistra compresi, con esiti da cui credo discendano la grande disillusione per la politica e il conseguente astensionismo. Perché sì, tocca sempre a chi governa: ma lo si dovrebbe fare dando voce e spazio anche alle minoranze, in nome del bene e delle libertà dei diritti e dei doveri comuni.
di Simone Alliva
Il Domani, 6 ottobre 2024, 6 ottobre 2024
L’Unar di palazzo Chigi è ormai una scatola vuota. Riceve fondi Ue ma è sempre stata osteggiato dalla destra. Meloni voleva eliminarlo già anni fa. A capo c’è un renziano che ha scelto l’immobilismo come difesa personale. C’era una volta l’Unar, l’ufficio antidiscriminazioni interno al dipartimento Pari opportunità della presidenza del Consiglio. Un organismo nazionale, istituito in attuazione di una direttiva europea, “autonomo e indipendente”. Un lavoro decennale alle spalle contro tutte le discriminazioni, incluse quelle omotransfobiche. C’è ancora, in teoria. Tuttavia, da quando è presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che nel 2017 chiese l’immediata chiusura tramite un’interrogazione parlamentare, lavora un po’ meno. Qualche convegno e concilianti comunicati stampa. L’Unar risponde al vento della politica come la più docile e temprata delle vele.
di Marco Grieco
L’Espresso, 6 ottobre 2024
La Corte Costituzionale, con due sentenze, ha invocato una legge sul suicidio assistito. Ma l’appello è rimasto lettera morta per la contrarietà della maggioranza. E al Numero Bianco dell’associazione Coscioni sono arrivate oltre tremila chiamate di cittadini che vogliono avere informazioni. Esiste il diritto di morire o il dovere di vivere? A questa domanda, che propone due opposti scenari, non c’è una risposta univoca. Eppure, due parole all’apparenza antitetiche come suicidio assistito o fine vita possono essere tenute insieme in nome della Costituzione. È ciò che, a più riprese, ha fatto la Corte Costituzionale, chiedendo una legge sul fine vita a partire da due sentenze. Con l’ultima, la 135 del 2024, ha ribadito la validità dei requisiti per richiedere il suicidio assistito, legittimati pochi anni prima dalla sentenza 242 del 2012: l’irreversibilità della patologia, la presenza di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili dal paziente, la dipendenza dello stesso da trattamenti di sostegno vitali e la sua capacità di prendere decisioni libere e consapevoli. Si tratta di condizioni che vanno verificate dal sistema sanitario nazionale e approvate dal comitato etico territoriale, ma che definiscono la complessa situazione in cui versano molti malati gravi per i quali resta solo una speranza: morire dignitosamente.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 6 ottobre 2024
Insulti dalla Lega, Salvini si scusa. Striscioni e cori contro il leader forzista dai giovani leghisti riuniti a Pontida Gli azzurri insorgono, il capo del Carroccio corre ai ripari: “Sono 4-5 scemi, Antonio è amico e alleato”. Dopo mesi di annunci e conferme, nel pieno delle tensioni tra Forza Italia e Lega e insieme delle rassicurazioni sull’unità del centrodestra, Antonio Tajani scioglie le riserve e presenta lo “Ius Italiae”. Deciso a non votare il referendum delle opposizioni sulla cittadinanza, considerato una “provocazione”, dopo aver respinto il tentativo del leader di Azione Calenda di riformare la legge con un emendamento al ddl Sicurezza, il vicepremier azzurro presenta un testo che offre la possibilità di diventare italiano se “ti sei formato da italiano”, dopo 10 anni di scuola.
di Gianfranco Schiavone
L’Unità, 6 ottobre 2024
L’ennesimo decreto sull’immigrazione varato dal governo Meloni è uno zibaldone di norme tutte diverse tra loro. Da una parte insegue il bisogno di manodopera straniera, dall’altra mina ulteriormente il diritto di asilo. Ma si tiene ben alla larga da ciò che davvero andrebbe fatto: una grande riforma che superi la vecchia, irrazionale e criminogena Bossi-Fini.
di Carlo Verdelli
Corriere della Sera, 6 ottobre 2024
Ci sono 56 conflitti attivi al momento nel mondo, il numero più alto dalla fine della Seconda guerra mondiale. Nel 2023 l’impatto globale per spese militari è stato di 19 mila miliardi di dollari, circa 2.380 dollari per ogni abitante della Terra. Ma disimparare la pace ha costi incalcolabili. Forse la china che sta prendendo la situazione non ci angoscia come invece dovrebbe. E l’aspetto più allarmante è che a fronte della crescita esponenziale di morti, profughi, razzi e massacri, e con la prospettiva del peggio, fermamente perseguito per buone o cattivissime intenzioni, nessuno sembra in grado di farci niente.
di Andrea Malaguti
La Stampa, 6 ottobre 2024
“Spiazziamo Hamas. Facciamo scendere su Gaza non le bombe, ma migliaia di paracaduti colorati con casse di cibo, acqua e medicinali”. Emilio Jona dopo il 7 ottobre, intervento su Ha Keillah (La Comunità). Facciamo sempre la cosa più ovvia. Forse è per questo che non cambiamo mai, che ricorriamo alla vendetta come se fosse un anestetico e non un veleno. Mi ci ha fatto ragionare Amelia Fresia, la moglie di Bruno Gambarotta, insegnante cattolica torinese in pensione che ha avuto dodici familiari sterminati ad Auschwitz e una zia tornata per miracolo. Erano tutti ebrei catturati in Liguria, li hanno portati via in treno dal binario 21. È una donna speciale Amelia. Un incrocio di molte cose. È lei che mi ha girato la frase di Emilio Jona su quello che servirebbe a Gaza. Non bombe, ma solidarietà colorata. Cibo, acqua, medicinali, per curare il corpo e le ferite invisibili, per impedire che il dolore e le umiliazioni si trasformino in nuovo desiderio di guerra. Un modo per dire alle nuove generazioni che non tutto è perduto. Solidarietà al posto della devastazione. Quella sì che sarebbe una rivoluzione perché, lo dice in modo come sempre indiscutibile Liliana Segre: “Chi non è bambino non può capire il bambino che nasce in un mondo nemico. Indifferenza è una delle parole più brutte del nostro vocabolario”. Ha ragione.
di Eshkol Nevo*
Corriere della Sera, 6 ottobre 2024
L’insonnia, un bar, le vite di chi ha perso ogni cosa. E uno scrittore che si chiede: come posso aiutare? Dopo il 7 ottobre le nostre figlie ci hanno scongiurato di aggiungere una seconda serratura alla porta d’ingresso, una di quelle apribili solo dall’interno. Le avrebbe fatte sentire più sicure e forse avrebbe allontanato gli incubi durante i quali, la notte, i terroristi di Hamas irrompevano in casa nostra. Nel giro di pochi giorni abbiamo montato la serratura, naturalmente. Si fa qualunque cosa pur di rasserenare i figli. Un anno dopo, all’una di notte, mi ritrovo davanti alla porta chiusa a bussare, abbastanza forte perché la figlia soldatessa, che deve aver dimenticato di aprire la seconda serratura prima di addormentarsi, si svegli e mi apra, ma non tanto forte da destare i vicini. La figlia soldatessa non si sveglia. Le altre donne di casa sono rimaste a dormire a Gerusalemme dopo un festeggiamento in famiglia e non potrebbero comunque aiutarmi.
di Greta Privitera
Corriere della Sera, 6 ottobre 2024
Le testimonianze di chi vive nella Striscia bombardata e nella Cisgiordania occupata. A un anno dall’inizio del conflitto, ecco le parole di madri, padri e giovani che la guerra la vivono sulla propria pelle. Gli intellettuali palestinesi ci chiedono di non usare metafore poetiche per raccontare Gaza. Perché, dicono, se Gaza rimane l’allegoria del male sulla Terra è più semplice non occuparsene poi nel mondo reale. Ed è per questo che a un anno dall’inizio del conflitto, lasciamo parlare chi la guerra la vive sulla pelle. Con le testimonianze dirette di madri, padri e dei giovani che da mesi vivono nella Striscia bombardata e nella Cisgiordania occupata.
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