di Valentina Stella
Il Dubbio, 7 febbraio 2025
La magistratura raccoglie la sfida lanciata dal guardasigilli in Aula: “Siamo pronti a mobilitarci contro le riforme”. Ma in Anm è battaglia. “L’altro giorno un magistrato ha ringraziato ironicamente il Ministro perché finalmente aveva compattato la magistratura. Sono io che ringrazio questa parte della magistratura, perché ha compattato la nostra maggioranza come mai si era visto: se agli inizi vi erano delle esitazioni, oggi non vi sono più. Andremo avanti, andremo avanti fino in fondo, senza esitazione e fino alla riforma finale”: così ieri alla Camera il ministro Nordio ha concluso la sua informativa sul caso Almasri facendo capire alla magistratura che nulla fermerà la maggioranza e il Governo nel finalizzare la riforma sulla separazione delle carriere.
di Maurizio Crippa
Il Foglio, 7 febbraio 2025
L’atto “dovuto” dell’iscrizione nel registro degli indagati, feticcio di tanto giornalismo giudiziario e dogma incrollabile di molta parte della magistratura, per lui invece “non è mai automatico”, c’è sempre un aspetto di valutazione. Però il caso della comunicazione del procuratore Lo Voi ai membri del governo sulla base di un esposto “è esattamente il caso particolare in cui l’atto è davvero e inevitabilmente dovuto”. La separazione delle carriere è un danno per il sistema giudiziario, ma l’equilibrio reale tra accusa e difesa va garantito dal corretto funzionamento del processo. Sulle inchieste della procura di Milano per le ipotesi di reato in materia di edilizia premette subito di non voler commentare, essendo ex procuratore, come i cardinali emeriti. Ma indica l’elogio, inserito nel suo ultimo libro, della sostituta procuratrice di Prato, Laura Canovai, “secondo cui i magistrati non devono indagare i fenomeni”. Per la precisione: “Indagheremo solo i fatti concreti”, disse dopo l’alluvione del 2023, “non posso indagare il ciclone e non è detto che per forza ci sia una causa riferibile all’uomo”. Conversare con Edmondo Bruti Liberati, ex procuratore di Milano, saggista e giurista acuminato, è una sfida interessante.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 7 febbraio 2025
Parla D’Avino, procuratore di Parma: “La riforma Nordio non riduce l’autonomia e l’indipendenza del pubblico ministero. L’Anm sembra subordinata alle visioni più estreme e politicizzate della magistratura”. “La riforma della separazione delle carriere non mi fa paura, perché non vedo in nessuna parte del disegno di legge uno stravolgimento della giustizia, oppure gravi ripercussioni per la tutela dei diritti dei cittadini, né tantomeno il rischio - che viene da paventato da qualcuno - di riduzione dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura”. Lo afferma, intervistato dal Foglio, il procuratore di Parma, Alfonso D’Avino.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 7 febbraio 2025
Oggi in commissione Giustizia alla Camera si sarebbe dovuto accelerare l’iter della proposta di legge sull’istituzione della giornata per le vittime degli errori giudiziari, cominciando ad esaminare gli emendamenti. Ma è stato tutto rimandato a data da destinarsi. Probabilmente la commissione tornerà a riunirsi tra quindici giorni, come ha comunicato il presidente Ciro Maschio.
di Salvatore Merlo
Il Foglio, 7 febbraio 2025
Meloni vuole “bonificare” le agenzie di sicurezza. Ecco un elenco di fatti strani e di pasticci: da Almasri ad Abedini, dai cronisti spiati fino all’auto di Giambruno. Un sistema di schegge impazzite, tra Mr Bean e John Le Carré. Ora altissime fonti di governo ci dicono che Giorgia Meloni voglia “bonificare” (questa l’espressione usata) gli apparati di sicurezza. Di sicuro qualcosa non va. Poiché da sempre il complotto è il più banale rifugio del cretino, nonché il più cretino dei rifugi, e poiché l’Italia è un paese dove il Cretino Collettivo evoca complotti dalla mattina alla sera, bisognerebbe evitare di cercare una unità nella complessità. Tuttavia nell’ultimo anno e mezzo, con una preoccupante accelerazione negli ultimi mesi, tra i servizi segreti e gli apparati di sicurezza in generale, si è verificata una serie di fatti - sospesi tra il pasticcio e il mistero, tra Mr. Bean e John Le Carré - che merita di essere messa in fila. A segnalare che più di qualcosa, anche se che cosa non è ben chiaro, non funziona. L’altro giorno Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, in una relazione al Copasir, l’organismo parlamentare di controllo dei servizi segreti, ha pronunciato una frase che suonava all’incirca così: “Se i servizi segreti sono ogni giorno sulle prime pagine dei giornali, qualcosa non va”. Ecco. Appunto. Ma cosa sta succedendo? Ecco un elenco di fatti apparentemente scollegati, chissà, ma che rendono l’idea di un certo subbuglio. A cominciare dal fatto, decisamente non secondario, che il 15 gennaio, Elisabetta Belloni, il direttore del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza della Repubblica, ovvero l’organismo che dirige e coordina i servizi segreti interni ed esterni, ha lasciato il suo incarico per ragioni ancora non del tutto chiare. Ma andiamo in ordine cronologico.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 7 febbraio 2025
“Rivelazione shock sulla strage”, così il programma di Rai3 Report aveva lanciato la sua bomba giornalistica ricacciando fuori la pista nera, conferendo credibilità a una delle tante dichiarazioni del neofascista Alberto Volo, morto nel 2020. L’inchiesta dava per certo non solo che Paolo Borsellino, nel giugno 1992, lo avesse ascoltato in gran segreto mentre illustrava la fase esecutiva della strage di Capaci, ma addirittura che il magistrato si fosse confidato con lui. Sì, proprio quell’uomo che - come già riportato da Il Dubbio - era stato definito un “mitomane” dallo stesso Giovanni Falcone.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 7 febbraio 2025
Per la Cassazione l’obbligo di allontanamento si impone anche quando l’avvicinamento tra “carnefice” e vittima si sia determinato per caso fortuito non imputabile in alcun modo al comportamento o alla volontà del primo. Nei casi di violenza domestica o di genere la violazione del divieto di avvicinamento e/o dell’ordine di allontanamento può essere imputata alla persona sottoposta alla misura anche se è la vittima che volontariamente ha reso possibile l’incontro tra i due.
ilpuntonotizie.it, 7 febbraio 2025
Inclusione lavorativa, diritto alla casa e continuità degli interventi. Sono questi i fattori più efficaci degli interventi regionali per la tutela delle persone detenute come evidenziato dalla relazione, illustrata da Claudio Mangiarotti e Onorio Rosati, approvata ieri all’unanimità dal Comitato paritetico di controllo e valutazione (CPCV) sull’attuazione della legge regionale n. 25/2017 in tema di tutela delle persone sottoposte a provvedimenti dell’Autorità giudiziaria. Il documento riporta l’esito dell’esame condotto dal Comitato Paritetico sulla Relazione n. XII/57, la terza trasmessa dalla Giunta al Consiglio regionale dall’approvazione della legge regionale in materia, aggiornando lo stato di attuazione al biennio 2022-2023.
di Elisa Sola e Stefano Scarpa
La Stampa, 7 febbraio 2025
Protestavano per chiedere condizioni di detenzione migliori e vennero sgombrati dalla polizia. Dopo sei ore di trattative fallite e sedici dall’inizio dell’occupazione, il comandante urla l’ultimo appello: “Allontanatevi e mettetevi nelle camere. Nessuno si fa male. Assolutamente”. Il dirigente esclama: “Entrare nelle camere! Chi sta fuori si assume la responsabilità di stare fuori. Meglio se entrate”. Sono le nove di mattina del secondo giorno della rivolta. I detenuti della terza sezione del blocco A del carcere delle Vallette sono barricati dal pomeriggio del giorno prima. È una delle proteste più lunghe della storia recente di un istituto affollato da 1.480 detenuti quando potrebbe ospitarne 1.035. Un’occupazione con barricate durata due giorni, dal 10 all’11 febbraio del 2022. Sono dieci gli indagati, dal pm Paolo Toso, che verranno processati in primavera con l’accusa di violenza e resistenza nei confronti di pubblici ufficiali.
di Ilario Balì
lacnews24.it, 7 febbraio 2025
Il progetto di giustizia riparativa avviato dalla Caritas in sinergia con il tribunale di Locri. Il presidente del Tribunale Accurso: “Reintegrare i detenuti è possibile”. Il riscatto sociale e l’inclusione passano per il lavoro. La Caritas Diocesana di Locri-Gerace ha avviato un’iniziativa che coniuga occupazione e solidarietà. Un detenuto condannato a una pena di 15 anni, ha iniziato a lavorare al Porto delle Grazie di Roccella Jonica attraverso un percorso di assunzione del progetto di giustizia riparativa “Pro.Me.: profeti di speranza, mendicanti di riconciliazione” che vedrà il coinvolgimento di diversi detenuti nel processo di reinserimento sociale attraverso opportunità lavorative.
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