di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 7 ottobre 2024
Dopo ottant’anni tornano i pogrom contro gli ebrei. 7 ottobre 2023, giorno di shabat, 6.29 del mattino, le sirene urlano nel sud di Israele, stanno avvertendo i residenti del lancio di alcuni missili dalla Striscia di Gaza. Un’abitudine nelle zone frontaliere, tanto la gran parte della popolazione non sembra granché preoccupata, molti si preparano a celebrare Simhat Torah, una festa ebraica. Nessuno immagina quel che sta per accadere. Dieci minuti dopo i primi allarmi circa tremila combattenti delle brigate al Qassam, l’ala militare di Hamas, varcano il confine a bordo di pick up, motociclette, buldozer, deltaplani, parapendii a motore, alcuni procedono a piedi, tutti sono armati fino ai denti come un enorme squadrone della morte. È ufficialmente iniziata l’operazione “diluvio di al Aqsa”, il più sanguinoso attacco avvenuto sul territorio israeliano dalla creazione dello Stato ebraico. Il peggior incubo di Israele, la sua paura più ancestrale si è materializzata.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 7 ottobre 2024
Colloquio con Silvana Arbia, magistrata ed ex “Prosecutor” del Tribunale Internazionale per il Ruanda che denuncia gli attacchi sistematici (e reciproci) contro i civili. Il primo anniversario delle stragi del 7 ottobre 2023, che hanno provocato l’intervento di Israele sulla Striscia di Gaza, fa emergere un dato: le popolazioni civili sono sempre le più esposte in determinati scenari e quelle che pagano il prezzo più alto. Il diritto, negli ultimi decenni, è stato sacrificato in nome dei conflitti armati. Di questo è convinta anche Silvana Arbia, magistrata con una lunga carriera a livello internazionale. Ha ricoperto negli anni scorsi il delicato incarico di Prosecutor del Tribunale penale internazionale per il Ruanda.
di Thomas L. Friedman*
Il Dubbio, 7 ottobre 2024
Non c’è altra domanda che il governo israeliano abbia posto al mondo più spesso da quando Hamas ha invaso Israele il 7 ottobre. Cosa farebbe il vostro Paese se i terroristi attraversassero il confine occidentale e uccidessero, mutilassero, rapissero o abusassero sessualmente di centinaia di israeliani che incontravano e il giorno dopo i loro alleati di Hezbollah lanciassero razzi oltre il confine settentrionale, allontanando migliaia di civili, il tutto acclamato dall’Iran? È una domanda forte e pertinente, che i critici di Israele spesso eludono. Ma non sono gli unici a evitarlo. Questo governo israeliano, guidato da Benjamin Netanyahu, vuole che tu, io, ogni israeliano e tutti gli amici di Israele (e persino i nemici) crediamo che ci sia sempre stata una sola risposta giusta a questa domanda: invadere Gaza, dare la caccia a ogni leader e combattente di Hamas, ucciderli tutti fino all’ultimo e non farsi scoraggiare dalle vittime civili, poi colpire Hezbollah in Libano.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 7 ottobre 2024
Ieri lo Stato ebraico era circondato da un mondo arabo che non nascondeva l’intenzione di “buttarlo a mare”. Oggi lo è da una marea ancora più numerosa di islamisti che nutre lo stesso sogno. Tra una parte molto cospicua, certamente maggioritaria, dell’opinione pubblica occidentale e una porzione altrettanto rilevante di quella israeliana, ma anche ebraica in generale, sussistono un fraintendimento e una reciproca incomprensione che hanno già provocato enormi disastri e rischiano di fare di molto peggio nel prossimo futuro. Quando guardano a Israele e alla sua politica nei confronti dei palestinesi quasi tutti, anche tra quelli che riconoscono in pieno il diritto di Israele a esistere, vedono solo un Paese molto forte che schiaccia e opprime un popolo con l’obiettivo di occupare definitivamente la sua terra e per questo nega a quel popolo il diritto di avere un proprio Stato.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 7 ottobre 2024
La guerra tra israeliani e palestinesi non dura da 75 anni, come molti hanno scritto in questi mesi. Prosegue da 122 anni, sanguinosa e costellata da occasioni perdute. Se si dovesse indicare una data d’inizio del conflitto sarebbe il primo maggio 1921, con l’esplosione dei “moti di Jaffa”, anche se in realtà già da due anni l’arrivo degli immigranti ebrei e il moltiplicarsi degli insediamenti sionisti avevano innecato, proteste, attacchi armati, scontri a fuoco. I moti di Jaffa, che insanguinarono la città per una settimana, furono il primo episodio di sollevazione violenta della popolazione contro l’Yishuv, l’insediamento ebraico in Palestina. Le aggressioni e le risposte armate si ripeterono, su scala più vasta, nella settimana tra il 23 e il 29 agosto 1929. La potenza mandataria britannica, disponeva appena di una cinquantina di agenti: per alcuni giorni perse completamente il controllo della situazione. Pogrom e attacchi contro gli insediamenti ebraici si verificarono ovunque, gli ebrei si difesero da soli, alla fine della settimana si contavano centinaia di morti e feriti su una popolazione complessiva che tra arabi ed ebrei arrivava appena a un milione di abitanti.
agi.it, 6 ottobre 2024
Il carcere è “divenuto nel nostro Paese di per sé una macchina della disperazione. Un luogo incivile del quale vergognarsi: vero e unico esempio di resa dello Stato”. Lo ha detto il presidente dell’Unione delle Camere penali Francesco Petrelli, parlando al congresso straordinario dei penalisti in corso a Reggio Calabria, rilevando che “idee fatte del gettare via le chiavi, del marcire in galera, e di quella equivocata idea della certezza della pena hanno fatto apparire come naturalmente accettabile il vivere ristretti, in spazi degradati, fatiscenti e sovraffollati, fra le blatte e le cimici, fra la scabbia e le muffe, senza servizi igienici e sanitari degni di questo nome, e il permettere quindi che 73 persone detenute, abbandonate a se stesse in quei luoghi privi di speranza e di qualsiasi possibile risposta di giustizia, si siano suicidate, e continuino a farlo, dandosi la morte nei modi più atroci”.
di Serena Riformato
La Stampa, 6 ottobre 2024
Dopo sette tentativi a vuoto, il centrodestra pronto a sbloccare lo stallo. L’opposizione non partecipa al voto. Ma nel campo largo c’è il caso Bonelli. Il centrodestra servono almeno 3 voti per provare a centrare, dopo vari tentativi falliti, la nomina di un giudice della Corte costituzionale (che manca ormai da mesi). Giorgia Meloni ha bisogno di un uomo di fiducia nelle stanze della Consulta, in un momento in cui la Corte vedrà passare tra le sue mani una serie di temi particolarmente delicati per il governo, come l’autonomia e la cittadinanza, tra referendum e giudizi di incostituzionalità. Eppure, più delle possibili defezioni in Aula o degli accordi per trovare i voti necessari, la premier in queste ore è preoccupata soprattutto dell’ennesima fuga di notizie. E per questo, ha riaperto la caccia alla talpa.
di Marcello Sorgi
La Stampa, 6 ottobre 2024
Da Palazzo Chigi a Palazzo della Consulta, sede della Corte costituzionale. Dopo settimane di rinvii, tanto che era intervenuto anche il Capo dello Stato per sollecitare il Parlamento a esprimersi, Meloni ha deciso di imprimere un’accelerata alla scelta del quindicesimo giudice, sedia attualmente vacante. In un primo momento era sembrato che l’orientamento fosse quello di attendere la scadenza di altri tre membri della Corte, per eleggerli insieme, in modo da poter applicare la Costituzione, che prevede un quorum largo per far sì che maggioranza e opposizione trovino un punto d’incontro.
di Vincenzo Bisbiglia
Il Fatto Quotidiano, 6 ottobre 2024
Votazione la proroga agli ascolti solo davanti a “evidenze”: mercoledì discussione. Un altro bavaglio di governo è alle porte. Ma stavolta più che limitare il diritto di cronaca, il centrodestra vuole introdurre dei paletti al lavoro degli investigatori, i quali avranno ancora meno strumenti per portare avanti le loro indagini. “Sempre più difficile”, insomma, proprio come nelle prove a ostacoli.
di Thomas Bendinelli
Corriere della Sera, 6 ottobre 2024
L’uomo che a Nuoro ha ucciso la moglie, la figlia, un figlio e un vicino di casa era un appassionato di armi sportive. Lo ricorda Giorgio Beretta, dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa di Brescia (Opal) osservando che nel 2024 sono già trenta gli omicidi commessi in Italia con armi legalmente detenute. Omicidi che hanno causato 42 morti, tra cui 12 suicidi dell’assassino. Diciotto le donne rimaste vittime. Appassionati di armi sportive, insomma, ma che talvolta usano l’arma per uccidere moglie e familiari.
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