di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 ottobre 2024
In prossimità della Giornata mondiale della salute mentale, un nuovo studio dell’Unicusano rivela un’allarmante crescita dei disturbi psicologici in Italia. L’analisi, concentrandosi sulle difficoltà più diffuse e sulle carenze del sistema, sottolinea l’urgenza di interventi mirati. Secondo lo studio, negli ultimi due anni si è registrato un incremento del 6% nel numero di italiani che soffrono di disturbi psicologici. Donne e giovani: le prime vittime della crisi psicologica. L’aumento della violenza domestica e la precarietà hanno messo a dura prova la salute mentale femminile, mentre i giovani, in particolare la Generazione Z, si sentono schiacciati da ansia e depressione. Un allarme lanciato dai dati: oltre 700mila giovani italiani soffrono di disturbi mentali, e il suicidio è una realtà che non può essere ignorata. Tra i sintomi più ricorrenti, gli sbalzi d’umore si manifestano in ben il 60% dei casi, seguiti da vicino dall’insonnia, che tormenta il 59% degli individui colpiti. Non meno preoccupante è la presenza di sintomi depressivi, che si riscontra nel 58,9% dei casi, mentre le crisi di panico, seppur meno frequenti, colpiscono comunque il 38% delle persone affette da problemi di salute mentale.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 8 ottobre 2024
Pietro Pietrini, Ordinario presso la Scuola IMT Alti Studi Lucca: “La psichiatria forense non può abdicare a quello che è il suo scopo, semplicemente per motivi di ordine pubblico. Così come la magistratura non dovrebbe mai dimenticare cosa prevede l’articolo 27 della Costituzione”. Neuroscienze e diritto: come cambia il concetto di imputabilità e di conseguenza come dovrebbe essere diversamente espiata una pena. Ne parliamo con lo psichiatra di fama mondiale Pietro Pietrini, Ordinario presso la Scuola IMT Alti Studi Lucca.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 8 ottobre 2024
Il cosiddetto Decreto Flussi presenta una serie di criticità in punto di diritto. Dal trattenimento dei richiedenti asilo all’accesso ai dispositivi elettronici dei migranti. Non c’è provvedimento normativo del governo che non presenti serie criticità in punto di diritto. È la volta del cosiddetto decreto Flussi, del quale può essere utile rilevare almeno alcuni dei profili più problematici, quali emergono dalle indicazioni del Governo.
di Roberta Zunini
Il Fatto Quotidiano, 8 ottobre 2024
Ong contro Frontex. Le organizzazioni non governative Front-Lex e Refugees in Libya hanno presentato un’azione legale contro Frontex - l’agenzia europea per la sorveglianza delle frontiere terrestri e marittime - presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Entrambe sostengono che la fornitura da parte di Frontex di informazioni sulla posizione delle imbarcazioni dei migranti nel Mediterraneo centrale alla Guardia Costiera libica - di fatto in mano alle milizie armate già accusate traffico di esseri umani - sia illegittima ai sensi del diritto dell’UE. Pertanto Front-Lex e Refugees in Libya chiedono che la Corte ordini a Frontex di cessare di inviare queste informazioni agli enti libici.
di Youssef Hassan Holgado
Il Domani, 8 ottobre 2024
La magistrata era stata criticata, in primis da Salvini, per non aver convalidato il trattenimento in un Cpr di un migrante tunisino, nonostante non avesse pagato la caparra da 5mila euro introdotta dal decreto Cutro. Il Viminale aveva fatto ricorso, ma poi ha chiesto alla Cassazione di estinguere il giudizio. Il governo ha anche modificato le norme per evitare che la questione finisse in sede di giustizia europea.
di Marina Della Croce
Il Manifesto, 8 ottobre 2024
17 Paesi vogliono rimpatri più veloci. I recenti successi elettorali ottenuti dall’estrema destra in Francia, Germania, Austria e, prima ancora, Olanda, cominciano a far sentire il loro peso in Europa nel tentativo di imprimere alle politiche migratorie dell’Unione un’ulteriore stretta repressiva. Dopo l’Olanda, che appena un mese fa ha chiesto a Bruxelles l’opt-out, ovvero una deroga alle regole del Patto su immigrazione e asilo, ieri è stata la volta di Budapest avanzare la stessa richiesta: “L’Ungheria ritiene che ristabilire un controllo nazionale più forte sulla migrazione sia oggi l’unica opzione” per proteggere i confini e limitare l’immigrazione irregolare, è scritto in una lettera inviata alla commissaria Ue agli Affari interni Ylva Johansson dal sottosegretario per gli Affari europei ungherese Janos Boka. E sempre ieri è stata resa nota un’altra lettera, inviata questa volta da 17 paesi, nella quale si chiede alla Commissione europea nuove norme per rendere più rapidi i rimpatri. Rispetto a un’analoga iniziativa dello scorso mese di maggio, la novità è che questa volta la missiva è stata firmata anche da Francia e Germania, a ulteriore riprova di come l’avanzata delle destre estreme condizioni sempre più pesantemente le politiche degli Stati.
di Stefano Anastasia
garantedetenutilazio.it, 7 ottobre 2024
Il sistema penitenziario italiano sembra precipitato in una crisi senza vie d’uscita: le presenze in carcere aumentano costantemente, e quindi conseguentemente il sovraffollamento, l’indegnità delle condizioni di detenzione e la sofferenza dei detenuti, l’insufficienza e la frustrazione del personale, le proteste, gli atti di autolesionismo e i suicidi. Il Governo ignora o sottovaluta quello che sta accadendo, che è ormai sotto gli occhi di tutti, perché è parte del suo programma: “garantisti nel processo, giustizialisti nella pena” dicevano in campagna elettorale, e il giustizialismo nella pena oscilla tra la sua “certezza” detentiva e il “buttare via la chiave”, con buona pace dei progetti di rieducazione e reinserimento attraverso il lavoro che il capo dell’Amministrazione penitenziaria ha messo allo studio con il Cnel. Se il carcere è programmaticamente il contenitore della marginalità sociale, neanche i campi di lavoro forzato saranno in grado di disciplinare e, forse, rendere produttivo un esercito di tossici, malati di mente, senza fissa dimora e manovalanza criminale privi di una prospettiva di reinserimento sociale in condizioni di autonomia e legalità.
di Monica Cristina Gallo e Luigi Colasuonno*
altreconomia.it, 7 ottobre 2024
L’apparato penitenziario italiano non è più in grado di tenere una rotta già sgangherata. Suicidi ed episodi di conflitto, pur frequenti in passato, si verificano ormai quotidianamente. Il governo sa rispondere solo con “giri di vite” legislativi, una soluzione buona per gli annunci e non per le vite dei reclusi. “Direzione Casa Circondariale Lorusso e Cutugno Torino”. Chissà quante centinaia di volte sono passata sotto questa targa negli ultimi nove anni eppure ogni volta l’indicazione di casa circondariale mi ricorda che fra pochi minuti la contraddittoria realtà con cui mi confronterò mi porterà a incontrare persone appartenenti a tutti i circuiti detentivi previsti dall’ordinamento e non solo in attesa di giudizio o condannate a pene inferiori ai cinque anni come invece prescrivono le norme per questa tipologia di struttura. In ogni caso al Garante dei diritti delle persone private della libertà personale è richiesto di monitorarne la praticabilità da parte di tutte le persone presenti in carcere, anche di quelle che non dovrebbero essere recluse, appunto, in una casa circondariale.
di Suor Emma Zordan
Ristretti Orizzonti, 7 ottobre 2024
Dieci anni fa sono entrata nel carcere di Rebibbia Reclusione in punta di piedi con il cuore che mi batteva, la mente confusa Tutti gli ospiti mi sembravano tristi, appassiti, in disparte. Fui presa allora da tanta tristezza, non avevo il coraggio di incrociare il loro sguardo. Mi sembrava di offenderli. Quei volti tristi, così mi sembravano, mi chiedevano solo di essere ascoltati, considerati, compresi. Ho cominciato ad avvicinarli con un ascolto attento e silenzioso, ho cercato di entrare nelle ferite di ciascuno, di comprendere il dolore per il peso degli anni da scontare, la tristezza per la lontananza della famiglia. Andando avanti nell’esperienza mi è diventato sempre più chiaro che quei racconti, confidenze, emozioni cariche di sofferenza, dovessero essere raccolti e custoditi in un libro.
di Valentina Iorio
L’Economia - Corriere della Sera, 7 ottobre 2024
Un’opportunità anche per le imprese che troveranno la manodopera qualificata e certificata che il mercato non riesce ad offrire. Il 33% dei detenuti in Italia è coinvolto in attività lavorative, ma nella maggioranza dei casi è alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria. Solo l’1% è impiegato presso imprese private e il 4% presso cooperative sociali. Incrementare le opportunità di formazione e lavoro tra le persone detenute e favorirne il reinserimento sociale è innanzitutto un dovere costituzionale. L’articolo 27 della Costituzione, infatti, dice che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
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