di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 12 settembre 2024
La Corte penale internazionale ha assicurato massimo impegno per individuare e perseguire i responsabili di crimini contro l’umanità commessi a partire dal 2014 fino ai giorni scorsi, quando numerosi oppositori politici sono stati incarcerati o costretti all’esilio per aver contestato l’esito delle elezioni presidenziali del 28 luglio. “Rispettate lo Stato di diritto”: è questo l’invito fatto direttamente dal procuratore della Cpi, Karim Khan, che ha affidato ad una nota alcune considerazioni in merito alla delicata situazione venezuelana. “È chiaro fin dall’inizio che il nostro lavoro non ritarderà gli sforzi per accertare le responsabilità riguardo alla situazione in Venezuela, sia attraverso nostre indagini sia attraverso altri sforzi genuini e reali”, si legge nel documento dell’Ufficio del procuratore. Dall’Aia Khan non fa nessun nome, ma il riferimento anche al candidato alle presidenziali del 28 luglio scorso, Edmundo González Urrutia, giunto in Spagna tre giorni fa grazie ad un salvacondotto, è chiaro. “Tutte le persone - ha aggiunto il procuratore della Cpi - devono essere protette contro le violazioni che possono costituire crimini ai sensi dello Statuto di Roma”.
di Daria Bignardi
vanityfair.it, 11 settembre 2024
La morte di Youssef Barsom a San Vittore, a soli 18 anni, ha addolorato la comunità che lo aveva accolto al suo arrivo in Italia. Ma come lui, sono tanti i giovanissimi che hanno bisogno di aiuto, non di reclusione. I sottili materassi delle celle, anzi, delle “camere di pernotto” come si chiamerebbero, dovrebbero essere ignifughi. Questi particolari materassi hanno una scadenza, invece quasi mai vengono rinnovati e, anche quando non si incendiano, se gli dai fuoco rilasciano un gran fumaccio nero che intossica chi lo respira. I detenuti che li bruciano per protesta lo sanno, infatti si coprono la testa con asciugamani bagnati cercando di stare lontani dai materassi; ma le celle sono piccole e quasi mai ci riescono. Quindi: o si intossicano o si ustionano o, addirittura, certe volte muoiono.
di Anna Spena
vita.it, 11 settembre 2024
Due ragazzi sono evasi dall’istituto penale per i minorenni di Milano Cesare Beccaria. “Gli istituti hanno una scarsa, se non scarsissima, efficacia”, dice l’educatore Franco Taverna, responsabile area adolescenza dalla Fondazione Exodus di don Mazzi e presidente dell’associazione Semi di Melo. “Il problema non riguarda il Beccaria ma è generale, il metodo non funziona quasi dappertutto. Dobbiamo superare le sbarre: la motivazione per una trasformazione positiva può nascere solo in un contesto sano di cura”.
ansa.it, 11 settembre 2024
Rivolte, disordini, fughe. La situazione nelle carceri minorili è sempre più esplosiva ed è sfociata qualche giorno fa nell’evasione di tre ragazzi dall’Istituto Penale Minorile Beccaria di Milano. “Mancano posti in strutture adeguate” spiega il legale di un ragazzo egiziano giunto in Italia da solo, minorenne. È morto carbonizzato al San Vittore dove era detenuto dallo scorso luglio in attesa di giudizio per una rapina. Youssef aveva 15 anni quando finì in un centro di detenzione in Libia, esposto continuamente alla violenza. Era poi riuscito ad arrivare in Italia su un barcone in condizioni estreme. Aveva problemi psichiatrici ma per lui non c’è mai stata, in tre anni dal suo arrivo nel nostro paese, una struttura in grado di ospitarlo. E così, minorenne, accusato di rapina, era stato portato prima al carcere minorile Beccaria, poi al San Vittore.
di Igor Traboni
Avvenire, 11 settembre 2024
Protocollo d’intesa per il rifacimento di edifici e luoghi di culto. Nordio: la certezza della pena non deve mai essere crudele. Zuppi: un buon esempio per riuscire a dare speranza. Speranza: è questo il termine risuonato più volte nella conferenza stampa che ha preceduto la firma del Protocollo per l’impiego di detenuti nella ricostruzione post sisma del 2016. “Un buon esempio per riuscire a dare speranza” ai detenuti e, più in generale, ad un sistema carcerario “che ci riguarda tutti. E tutti dobbiamo contribuire anche alla “ricostruzione” delle persone”, come ha rimarcato il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi. Quella speranza che, per quanto riguarda il tassello della certezza della pena, “va coniugata anche con il senso etico e cristiano e mai deve essere crudele”, come ha sottolineato dal canto suo il ministro della Giustizia Carlo Nordio. E ancora, la “spem” contenuta anche nel motto della Polizia penitenziaria, come ha ricordato Lina Di Domenico, vice capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Una speranza che si traduce dunque in opportunità lavorativa e di reinserimento sociale per centinaia di detenuti (spetterà al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, in accordo con la magistratura di sorveglianza, individuare quelli in possesso dei requisiti di idoneità per lo svolgimento del lavoro all’esterno, sia uomini che donne ma non minori) ospiti di 35 carceri presenti nelle zone del terremoto 2016 tra Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 11 settembre 2024
È cominciata tra le polemiche e il duello a colpi di regolamento la discussione generale sul Ddl sicurezza. La battaglia procedurale riguarda questioni politiche, i cavilli evocano contraddizioni che emergono alla prima seduta dopo la pausa estiva. Una volta che la maggioranza ha respinto le pregiudiziali di costituzionalità si sarebbe dovuto passare alla votazione sugli emendamenti, ma si è appreso che in molti casi il governo non si è espresso. Proteste dalle opposizioni, secondo le quali in questo caso non si poteva procedere con la votazione. Il vicepresidente di turno della Camera, Fabio Rampelli, ha deciso che l’esame degli emendamenti sarebbe proseguito sui testi su cui è arrivato il parere. A questo punto, il dem Federico Fornaro ha chiesto di sapere “se il governo ha un’idea di quando completerà i pareri”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 11 settembre 2024
Ddl Sicurezza, il via libera slitta ancora. I deputati di Tajani pronti a convergere con le opposizioni. È iniziata ieri mattina, per poi proseguire nel pomeriggio, nell’Aula della Camera, la discussione sul ddl Sicurezza, preceduta dall’illustrazione dei 38 articoli da parte dei quattro relatori, due della commissione Affari costituzionali, due della commissione Giustizia. Come anticipato, la distanza tra maggioranza e opposizioni è siderale, ça va sans dire. Ma a non essere scontata è la linea che terrà Forza Italia sulla questione delle detenute-madri. Gli azzurri sia a luglio che due giorni fa avevano annunciato di voler presentare un emendamento, rispetto al testo arrivato nell’emiciclo, che ripristina il differimento obbligatorio della pena per le madri di neonati (almeno per quelli di età fino ai 12 mesi), “in modo che nessun bambino debba passare i primi mesi dietro le sbarre”. Lega e Fratelli d’Italia difendono invece l’attuale formulazione del testo, che rende facoltativo, per il giudice, il differimento della pena per le madri di bambini fino a 3 anni. Alla fine Forza Italia ha presentato il proprio emendamento. Ma ora gli alleati “intimano” di ritirarlo.
di Errico Novi
Il Dubbio, 11 settembre 2024
Nei primi due anni di legislatura, i berlusconiani hanno tenuto il punto su materie come le intercettazioni che non “scaldavano” Pd e 5S. Ma sui diritti cambia tutto. A uno sguardo sbrigativo, non sembra che sia cambiato molto. Nel corso della legislatura, a Forza Italia era già capitato di tirare dritto sul garantismo, anche a dispetto delle ritrosie di FdI e Lega. Valga per tutti il caso, sempre sottovalutato, delle intercettazioni: giusto un anno fa gli azzurri non si arresero, quando gli alleati, Carroccio in testa, li “invitarono” ad accantonare gli emendamenti “anti Bonafede” al decreto 105, il provvedimento nato per estendere le norme antimafia sugli “ascolti” ai reati commessi in ambito non associativo. Ecco, il drappello dei deputati-avvocati forzisti che presidia la commissione Giustizia di Montecitorio tenne il punto ed ebbe ragione su quasi tutta la linea, a cominciare dai limiti sulle intercettazioni a strascico. Cosa c’è di nuovo allora, sul piano politico, dietro la proposta azzurra sulle madri condannate ma con figli neonati? Che stavolta il campo d’azione non è semplicemente il garantismo di matrice processual- penalistica, prospettiva che alla Lega, oltre che ai meloniani, non è poi così estranea (basti pensare alla battaglia condotta due anni fa dal Carroccio, insieme col Partito radicale, per i referendum sulla giustizia). Adesso in gioco c’è la materia dei diritti universalmente intesi, dal carcere ai migranti. E su un terreno del genere gli equilibri sono completamente diversi. Non foss’altro perché mentre su intercettazioni e garanzie processuali il più delle volte non c’è alcuna reale convergenza tra azzurri e opposizione, quando si tratta di diritti delle minoranze o delle fasce marginali quella saldatura diventa possibile.
di Grazia Zuffa
Il Manifesto, 11 settembre 2024
Lo scandalo dei “bambini dietro le sbarre” è argomento di dibattito almeno da un quarto di secolo. Quando nel 2001 fu approvata la legge Finocchiaro (“Misure alternative alla detenzione a tutela del rapporto fra detenute e figli minori”), i bambini in carcere con meno di tre anni erano 83, il picco più alto, e le madri detenute erano 79. Sebbene i numeri siano andati scemando, quella legge mirata non ha risolto del tutto il problema. E neppure ci è riuscita la successiva legge 62 del 2011, che si è limitata a introdurre istituti di detenzione specifici, gli Icam. Si potrebbe discutere se sia meglio insistere sulla via di leggi mirate, oppure se cambiare prospettiva e vedere i bambini imprigionati come la punta di iceberg di un altro scandalo, quello del carcere come discarica sociale, per trovare un’altra risposta.
di Michele Serra
La Repubblica, 11 settembre 2024
Che la signora di Viareggio che schiaccia il borseggiatore con la sua macchina (non si uccidono così anche le lumache?) abbia i suoi fan in rete, non è una notizia. Ce li ha anche in Parlamento, dove siedono, eletti con milioni di voti, fautori della giustizia privata, più spiccia a risolutiva (non c’è appello). La giustizia sommaria, il “butta via la chiave”, le mute di linciatori che braccano il delinquente o il reietto come una preda, le folle che applaudono le esecuzioni: esistono da sempre. L’eliminazione fisica dei delinquenti fa parte da sempre del bouquet, fortunatamente vasto e vario, dei sentimenti popolari. Nei Promessi Sposi la folla inferocita, e istupidita dall’ignoranza, è una presenza tenebrosa ma inevitabile, una specie di malattia congenita dell’agire umano. I social, che sono la piazza più grande mai vista al mondo, non possono che riprodurre, anche per la legge dei grandi numeri, quel genere di ferinità a costo zero: strillare “ammazzalo!” nel coro, nel tumulto mosso dall’emotività, non rimette ciascuno alla propria coscienza, semmai la diluisce nella folla. Sbagliamo, forse, a registrare con eccessivo sgomento queste forme, antichissime, di ferocia sociale. Dovrebbero fare notizia, semmai, la pietà per il ladro ucciso così furiosamente, le parole di chi si richiama alla legge, al diritto, ai modi che la civilizzazione si è data per affrontare il crimine. Che siano pochi o tanti - io credo non così pochi - sono la parte di umanità che ha capito di essere uscita dalle spelonche, e conta di non farvi ritorno. La voce delle spelonche va considerata un problema importante (anch’essa da affrontare nel pacchetto: “lotta al crimine”). Ma non è il caso di amplificarla.
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